Babele
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21/11/2005
Azioneparallela incontra lui, Odifreddi!

Allora (son tornato): venerdì sera lascio Spinoza e gli spinozisti (un po’ deludenti), poiché scopro che a pochi passi si presenta l’ultima fatica letteraria di Piergiorgio Odifreddi (l’uso del termine letterario è straordinariamente elastico: qui letterario sta – credo – per: privo di simboli algebrici). Quale migliore occasione, per Azioneparallela!
Aula 3 di Lettere e Filosofia (una facoltà letteraria, direi): presentano Stefano Bonaga e Paolo Salmon, un collega mio (dello stesso settore, M-FIL/01) e un collega di Odifreddi.
 
Comincia Bonaga, ed è uno spasso. Comincia con l’augurarsi la transustanziazione sessuale di Marcello Pera, e di lì in poi prende a chiamarlo Marcella Pera; poi mette sotto la RCS - che non è la Rizzoli Corriere della Sera ma la trimurti Reale Cacciari Severino, cioè la mala pianta della filosofia in Italia (a Odifreddi van bene Russell Chomsky e Putnam, e credo che anche gente come Cavell o Rorty o Goodman gli riesca un po’ sospetta). Sicché non vuol fare "il sindacalista della filosofia continentale", Bonaga, però dire che cos’è la filosofia vuole, ed è una scelta arrischiata, che affida nientemeno che a Deleuze (Deleuze! - a Odifreddi?): percetti, funtivi, concetti, immanenza e consistenza, velocità e caos, io ho capito che la filosofia crea concetti privi di referenza, ma che comunque hanno effetti, Odifreddi dirà di non averci capito nulla.
 
Tocca a Salmon, matematico gentiluomo. Che dice due cose: caro Piergiorgio, la vita è piena zeppa di contraddizioni; caro Piergiorgio, voglio capire che per vivere bisogna saltare di palo in frasca...e queste due cose le infarcisce di aneddoti e ricordi, del suo collega impertinente alla Normale di Pisa e della battaglia contro la legge truffa (mentre ora per me è una truffa il proporzionale: vedi le contraddizioni?), delle tesi di matematica e musica per cui le studentesse si sdilinquiscono, e dei sigari puzzolenti del grande Lasker.
 
Ma basta. Tocca a Odifreddi. Cominciate voi o io? Io sono logorroico, però. Vabbè comincio... e parla un bel po’. Cosa dica a Bonaga l’ho ricordato: bene la prima parte, ma la seconda...; a Salmon, invece: io lo so che la matematica non basta a raddrizzare le cose (e meno male!); io cerco di portare la matematica fuori dai dipartimenti, e questa è divulgazione (non saprei: se leggo il suo libro mi viene voglia di studiare matematica, o semplicemente mi diverto?).
 
Domande? Sì. Azioneparallela si alza, e fa: “Io vorrei fare il sindacalista della filosofia continentale...”: smorfia di Bonaga, forti brusii alle spalle. Ho capito, non è cosa: e infatti rinuncio subito. Mi limito a riprendere le domande suggerite dalla sua intervista a Stilos, omettendo l’unica importante, quella sulle cose prime e ultime e intermedie.
Odifreddi risponde, e risponde ripetendo le cose che sono nell’intervista - solo con maggiore dovizia di particolari. Io gli chiedo ad esempio se basta fare il conto di quanti morti cadono per mano del terrorismo e quanti per abuso di alcolici per stabilire le priorità, e lui dice che non basta (ah, ecco), però snocciola le cifre. Io gli chiedo se basta ricordare i milioni di indiani ammazzati dagli statunitensi per dire che oggi Bush continua Hitler, e lui snocciola le cifre. Però aggiunge: non sono io, è Adolfo che in Mein Kampf prende ad esempio la soluzione del problema indiano (e la Santa Inquisizione). Però qui aggiunge anche un'altra cosa ancora: gli Spagnoli ne han fatti fuori molti di più, di nativi americani, però non avevano un progetto genocidiario, è che li schiavizzavano e quelli non reggevano (ma allora, mi vien fatto di pensare, quel che importa non sono solo le cifre, il senso qui non sta nelle cifre). Io poi gli chiedo ma come, Platone e la matematica, e lui dice d’accordissimo, infatti in un altro libro...io gli chiedo, no, io mi fermo (Bonaga gentilmente mi sta facendo capire che troppe domande non si possono tenere a mente); Odifreddi nella risposta continua ancora a lungo sulla filosofia continentale.
Continua con battute di spirito tipo: ho letto l’Introduzione di Essere e tempo, già lì non ci ho capito nulla (non ne dubito), poi ho visto che manca la seconda parte, e mi son detto riprendo il libro quando è terminato. Sono stato una settimana con Severino, le vacanze dello spirito, ma di spirito neanche l’ombra, veramente vacanza: in tutti i sensi (l'acredine risale dunque almeno al 2001). Pensavo, il pubblico va da treenni a novantenni, Severino comincerà piano piano, ci porterà passo passo. Ma lui tira subito in ballo l’ente, l’essere, il divenire, questi paroloni.
E’ tardi. Un altro paio di domande dal pubblico, e si va via.
 
Avvicino Odifreddi, mi presento nella mia vera identità di Azioneparallela (cordialità: sì, ero io nei commenti), poi gli dico: io son convinto che la filosofia abbia bisogno di prendere legnate [io son convinto che un criterio di demarcazione della filosofia dalla chiacchiera filosofica non c’è, perciò le legnate sono sempre salutari], però non è una legnata dire che questo non l’ho letto, che quest’altro non si capisce. Lo so, fa Odifreddi. Io gli propongo: legga la Struttura Originaria, e stronchi quella. Me lo dice anche Donà, fa lui, ma con Severino l’ha già fatto Mugnai. Saluti
 
Eh sì, l’ha già fatto Mugnai, me ne vado pensando. Ma mica l’ha prescritto il medico di parlare di ciò che non si è letto. L’avrà pure fatto Mugnai, ma non è Mugnai che sui giornali si fa beffe di Severino.
(Io però mi son divertito, e se Odifreddi accetta di pensare che con le divertenti impertinenze dei suoi libri non si regola nessun conto, anche se ci si diverte, quasi quasi me lo faccio amico).

Postato da Azioneparallela | 10:19 | commenti (8)





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