Babele
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07/01/2008
Parlare di aborto senza retorica

Si può riaprire il dibattito sulla legge 194? Che curiosa domanda! A giudicare dai giornali, il dibattito non è aperto: è spalancato. Ed è, a quel che risulta, libero quanto qualsiasi altro dibattito. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza è modificabile? Certo che sì: lo è la costituzione, figuriamoci se non lo è una legge ordinaria. Così stando le cose, la retorica con la quale ci si spende per affermare questi punti, che nessuno nega, andrebbe considerata senz’altro come una cattiva retorica. E non è inutile cercare di ridurne il volume. Così, riservandomi di tornare su alcuni aspetti di merito, non mi dispiacerebbe segnalare anzitutto alcuni di questi esercizi di inutile quando non perniciosa retorica.
Primo fra tutti, quello connesso alla stessa proposta di moratoria lanciata da Giuliano Ferrara, sull’onda della risoluzione approvata dalle Nazioni Unite in tema di pena di morte. Per dare concretezza ad una proposta che altrimenti non si capiva diretta a sospendere cosa, Ferrara ha pensato bene di suggerire un emendamento alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per il quale il diritto alla vita che all’articolo 3 la Dichiarazione solennemente sancisce andrebbe riconosciuto sin dal concepimento. Col che non solo sarebbero disincentivate le politiche pubbliche di segno contrario, ma verrebbe finalmente denunciato come “abusivo” e “inventato” il diritto all’autodeterminazione della donna. Se non è pessima retorica questa....
Poi viene la retorica legata alla proposizione di argomenti che con l’aborto non c’entrano granché. Un campionario impressionante è offerto dall’articolo di mons. Sgreccia sul Corriere della Sera. Per sostenere i diritti del nascituro, mons. Sgreccia arriva ad esempio a tirare in ballo l’economia e il capitale umano (evocando pure i fantasmi di un’Europa colonizzata dall’immigrazione). Facciamo pochi figli: se la smettessimo di abortire ne faremmo di più. A prendere sul serio l’argomento, ne verrebbe che dove di figli se ne fanno troppi bisognerebbe abortire di più – ma sono sicuro che mons. Sgreccia non intendeva dir questo.
In terzo luogo, stanno le considerazioni ad effetto, ma campate in aria. La palma spetta questa volta all’associazione di don Oreste Benzi, che ricordando le parole del fondatore chiede a gran voce che alla donna venga riconosciuto “il diritto di non abortire”: come se la legge 194, o chissà cos’altro, conculcasse questo diritto.
In quarto luogo, stanno le dichiarazioni di principio, che vengono sbandierate come se appartenessero solo ad una parte politica o culturale. Sono per la vita, contro la cultura della morte, dice uno. Ma l’altro che è invece per la morte contro la vita a me non è ancora riuscito di trovarlo. Il problema è casomai quello di bilanciare i diritti e gli interessi in gioco, poiché è evidente, a meno di non voler considerare la donna che abortisce un’assassina (opinione che peraltro qualcuno purtroppo nutre), che di diritti ed interessi in gioco ce n’è più d’uno.
Infine, metterei quegli esercizi di retorica in cui qualcosa è affermato perché qualcos’altro venga taciuto. Si lamenta ad esempio che l’aborto non può essere uno strumento di controllo delle nascite. Il che è giusto, e infatti la legge 194 non è stata fatta per questo, né alcuno sostiene il contrario. Ma l’argomento suona un po’ falso in bocca a chi è, su un altro piano, molto restio a concedere l’uso di altri strumenti di controllo, come i contraccettivi, che di vite umane non ne sopprimono neanche una. Si osserva poi che oggi i progressi scientifici e tecnici della medicina prenatale sono tali da aver mutato il quadro delle possibilità di vita offerte ad una nascita prematura. Il che è vero, e anche in questo caso la legge 194 potrebbe già bastare, visto che, all’art. 7, si fa più stringente “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto”. Ma è vero altresì che anche sul fronte delle modalità abortive e contraccettive si sono fatti passi avanti, e anche in questo caso la legge, all’art. 15, promuove già l’uso responsabile delle tecniche più moderne: non basterebbe, quindi, che applicarla.
Naturalmente, nulla può essere scritto senza neanche un filo di retorica. Ma a volte si può condurre un buon esercizio retorico anche per sottrazione. Scrivendo per esempio sulla legge 194, come s’è tentato di fare, ed evitando per una volta di scomodare gli immancabili valori irrinunciabili, e la tirata parimenti irrinunciabile sulla laicità. Il che però comporta che se nessuno dovrà spiegare al religioso qual è l’autentico spirito della religione, non confessionale e non clericale, nessuno dovrà sognarsi di spiegare al laico in cosa consista la vera, la sana, la nuova laicità.
(Il Mattino, 7 gennaio 2008)

Postato da Azioneparallela | 14:08 | commenti (7)





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