Recensioni super-ontiche
Emanuele Severino recensisce i Contributi alla filosofia di Martin Heidegger, apparsi finalmente (ma non era un'impresa facile) in italiano, grazie alla cura di Franco Volpi (quanto alla traduzione: il volume che un amico troppo generoso mi ha regalato, risulta tradotto dalla sola Alessandra Iadicicco, ma è un incredibile errore dell'editore, Adelphi, che dovrà correggere le ulteriori tirature, perché a tradurre sono stati tutti e due, Volpi e Iadicicco).
Per Severino, il punto è: vi sono verità eterne, sì o no (verità, principi, enti)? Lui dice di sì, Heidegger dice di no, e quindi va rubricato sotto l'etichetta: "follia estrema". Ciononostante, e in attesa delle determinazioni del mio heideggerologo di fiducia (che ci sta scrivendo un libro sopra), a proposito della citazione di Essere e Tempo nell'articolo di Severino ("Che ci siano verità eterne potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà fornita la prova che l'Esserci era è e sarà per tutta l'eternità"), osserverei quanto segue:
Severino scrive su un giornale, capisco dunque che della parola Esserci debba offrire una traduzione per il volgo, e che quindi dica: l'Esserci è l'uomo. Ma poiché Heidegger scrive "Esserci" proprio perché non vuol scrivere "uomo", e poiché la struttura d'essere di questo benedetto Esserci è di essere-nel-mondo, e poiché infine si tratta per Severino della domanda se vi sia qualcosa di eterno oppure no, sarebbe stato meglio sostituire "Esserci" con "mondo", e chiedere che si dia la prova che "il mondo [e con mondo non si intende il pianeta Terra, ma qualcosa come il tutto, posto che anche questa parola possa essere usata così impunemente] era è e sarà per tutta l'eternità". Messa così, si può anche concedere ad Heidegger che certo egli non era in dubbio circa la possibilità di fornire la prova in questione, e che doveva considerare abbastanza insensato domandare se il mondo, cioè il tutto, cioè quella cosa che precede immemorabilmente la domanda sulla sua durata o sulla sua eternità, e quindi anche - purtroppo per lui - il domandare di Severino, sia eterno oppure no.
Se infatti il mondo precede (en philosophe direi: il mondo è la precedenza), ciò non vuol dire ancora che non proviene dal nulla (o che finisce nel nulla). Dire che il mondo precede non significa affatto dire che è eterno, e non significa affatto autorizzare l'interpretazione in senso cronologico o logico di questa precedenza. (E anzi, se fosse eterno nel senso di 'non proveniente dal nulla', lo spazio di pensabilità dentro il quale verrebbe fatto cadere il mondo con la domanda, la possibilità alla quale sarebbe esposto potendo/non potendo provenire dal nulla, precederebbe il mondo).
Se si è capito sin qui, si capirà perché Heidegger, interrogato sulla cosa, disse che per lui Severino era un super-ontico, che era una presa di sitanza non da poco per il pensatore della differenza ontologica. (Definizione grossolana e scherzosa di super-ontico: uno che pensa che intorno all'essere, alla verità e al mondo si possa, e si debba, rispondere con un sì o con un no).



