E gli spruzzatori di brodino a distanza?
Le sottigliezze di cui si può dar prova nella discussione sull'alimentazione forzata sono veramente mirabili. Ecco l'ultimo esempio:
"Non è vero come dice Dario Franceschini che con questa legge sul fine vita si “impone l'alimentazione artificiale a una persona anche contro la sua volontà”. Si confonde il trattamento sanitario (che comprende anche l’introduzione di un tubo gastrico nello stomaco) con la somministrazione del sostentamento (che riguarda ciò che scorre nel tubo, una volta inserito). La legge infatti, senza modificare l’attuale prassi, prevede espressamente che “ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole” (art. 4). Perciò se l’alimentazione del paziente dovrà realizzarsi attraverso un presidio artificiale, il paziente potrà rifiutare quest’ultimo e il medico sarà nell’impossibilità pratica di intervenire finanche per attivare l’idratazione e l’alimentazione del paziente".
Alberto Gambino (Ordinario di Diritto privato e Diritto civile all'Università europea di Roma)
Ora, poniamo il caso del cucchiaio. Il paziente non vuole il brodino. Il brodino gli tocca, ma lui può rifiutare il cucchiaio. (Perché mai qualcuno dovrebbe potere infilarmi il cucchiaio in bocca?) Se però il personale paramedico è così bravo da riuscire ad approfittare di miei momenti di rilassatezza, e per esempio riuscisse, mentre parlo, a lanciarmi spruzzi di brodino in bocca, in tal caso non si sarà determinata alcuna imposizione del brodo contro la mia volontà.
(Anche se confesso che non mi è del tutto chiaro come andrebbe considerato il caso dell'uso di spruzzatori di brodino a distanza)
Postato da Azioneparallela | 17:41 | commenti (5)
Wiederholung des Sinnes
Enrico: . E così l'accapacchiacani... -.
Io: - No, Enri: l'accalappiacani -.
Enrico: - E così l'appalacchiacani... -.
Io: No, Enri: l'accalappiacani -:
Enrico: - E così Il catturatore...-.
Postato da Azioneparallela | 11:53 | commenti (3)
La buona logica di Panebianco
Postato da Azioneparallela | 21:42 | commenti (23)
Chiarimento
Ho tempo di leggere solo il titolo del Corriere: "Casini rilancia al centro - Verso un partito della nazione -".
Ora rileggetevi il discorso di Veltroni a Spello, in apertura della campagna elettorale (cosa che m'è toccato di fare) e ditemi se quel discorso non era il discorso del segretario del partito della nazione.
Postato da Azioneparallela | 11:24 | commenti (2)
Cercasi
C'è un allegato. Lo scarico. Poi lo salvo. Se non faccio attenzione, finisce in automatico in una cartella preselezionata dal computer. Come diavolo posso ritrovarla non so. Perdonate l'analfabetismo informatico, ma è un'ora che ci provo.
Scarico di nuovo dalla casella di posta lo stesso allegato. Poi faccio 'salva con nome'. A questo punto faccio attenzione, e mi annoto tutto il percorso di cartelle che il computer preseleziona. E' il seguente: Disco locale (C) - Documents and Settings - Work - Impostazioni locali - Temporary Internet Files - Content IE5 - JVDPWZ3O. Il file viene dunque salvato in automatico in quest'ultima cartella, che ora devo ritrovare.
Vado dunque in (C), poi in Documents and Settings, poi in Work, poi in Impostazioni locali, e qui avviene l'inspiegabile. Tra le cartelle che stanno sotto Impostazioni locali non c'è Temporary Internet Files. Non si capisce perché. Ho controllato: il computer visualizza anche i file e le cartelle nascoste, ma niente: c'è Apps, c'è Dati Applicazioni, c'è Temp, ma non c'è la cartella che cerco (né c'è, in nessuna delle tre cartelle, il file che cerco).
Ora avete la possibilità di rendere un uomo felice: cercasi cartella, cercasi file, cercasi spiegazione di questo per me impenetrabile mistero. (Cercasi tutto il lavoro di questa sera/notte, insomma)
Postato da Azioneparallela | 02:16 | commenti (28)
Fate voi
Quello che leggete nel post sotto, è l'attacco del mio pezzo per il Mattino; quello che invece vi metto qui è l'attacco dell'editoriale di oggi di Galli della Loggia. Un meme deve essere partito da Napoli verso Milano:
"E’ la sala della Pallacorda, non uno squallido hangar della Fiera di Roma, il luogo vero — vero perché definito dalla misteriosa verità dei simboli — dove si riunisce oggi l'assemblea del Partito democratico"
(Siccome siete pigri, vi metto anche il finale dell'articolo, che somiglia un po' di più:
"E dunque: l’Assemblea nazionale non sarà agitata da spiriti rivoluzionari. Il Padiglione della Fiera di Roma non avrà gli stucchi e gli arazzi di Versailles. Ma se non altro nel Pd il segretario è già caduto, mentre nel 1789 c’era ancora il re e non ne voleva sapere di farsi da parte. Per superare lo stallo e fare una scelta un po’ più netta e coraggiosa c’è bisogno perciò di molto meno di una rivoluzione: è sufficiente tornare a fare politica, discutere, decidere. E non solo ratificare. Se il partito democratico vuole davvero trovare la sua identità, i delegati dell’assemblea nazionale possono cominciare a cercarla da domani").
Postato da Azioneparallela | 11:22 | commenti (2)
Leader vero e subito (ovvero: della Pallacorda del PD)
Postato da Azioneparallela | 04:26 | commenti (7)
Astensione
(E mentre il PD sta lì che riflette e medita, la Commissione Sanità del Senato vota il DdL Calabrò come testo base. Ignazio Marino vota contro (insieme ad altri cinque), Dorina Bianchi, che ha sostituito Marino come capogruppo del PD, si astiene (insieme ad altri due). La "posizione prevalente" del PD in materia di testamento biologico sembra dunque essere, numeri o non numeri, quella di astenersi).
Postato da Azioneparallela | 14:02 | commenti (3)
Neanche se dici burzocco
Quando ero piccolo, quella del titolo era forse tra le frasi che sentivo più spesso. Era il no più inamovibile che potesse venire da mio padre. Non che la parola 'burzocco' avesse qualche magico significato, ai miei occhi (e alle mie orecchie), ma dava bene l'idea che nessun argomento avrebbe potuto smuovere mio padre: non solo quelli sensati, ma neppure quelli insensati.
Ci si poteva convincere a poco prezzo di un'evidenza, che la vita pubblica conferma a ogni passo: che spesso hanno corso e sono più forti le insensatezze rispetto alle poche cose sensate che uno riesca a dire. (In realtà, poi, dedicandosi allo studio della filosofia, uno poteva anche farsi venire il sospetto che 'burzocco' funzionasse un po' come l'id quo maius cogitar nequit della prova di Anselmo. L'intenzione con la quale si significava l'iperbole di ogni possibile richiesta di senso era più o meno la stessa).
Neanche se dici 'burzocco': io sono convinto che Walter Veltroni abbia guidato il partito democratico un po' così. Tutti vedono il lato del 'ma anche', il lato per il quale, incapace di dare una rotta determinata al PD, Veltroni finiva col voler tenere tutto insieme (così ad esempio Stefano Menichini su Europa). Io invece trovo che lo stile della sua risposta fosse un po' come quello di mio padre, sensate o insensate che fossero le richieste degli elettori, della base, dei dirigenti del partito: il punto vero (e con esso l'identità del PD) si collocava ben al di là del passato brutto e cattivo, oltre le tradizioni di provenienza, oltre gli schemi dei vecchi partiti, oltre le forme tradizionali di organizzazione, oltre lo schema destra/sinistra, oltre l'età anagrafica, oltre la militanza, oltre le appartenenze, persino oltre la possibilità di dire 'burzocco'. Così oltre che nessuno ha mai saputo dove fosse, e come quindi andasse argomentato.
(A onor del vero, mio padre scherzava. E per lo più usava quelle parole - soprattutto negli ultimi anni - per respingere qualunque richiesta di spostarlo di qualche millimetro quadrato dalla sua sedia, dalla sua calcolatrice, dai suoi fogli. Un'irremovibilità che magari).
Postato da Azioneparallela | 10:36 | commenti
Quando vedo lui (Se penso)
Volesse il cielo che le tre tinche lo capissero".
(Patrizia Valduga sul supplemento D di Repubblica, sabato. Letto con il dovuto ritardo).
Postato da Azioneparallela | 17:04 | commenti (4)
Nonostante Sanremo
Mi spiace per Bonolis, che ha pure origini salernitane, ma nonostante Sanremo Red Tv mantiene la sua programmazione del martedì, e manda in onda Alberto Moreiras
Postato da Azioneparallela | 19:45 | commenti (3)
Sul significato del significato della fame
Torno sull'articolo scritto per Left Wing, Il significato della fame, a motivo delle considerazioni di G. (via mail). Di seguito la mia risposta:
G.:
Sulla vitalità della povera Eluana [nelle condizioni che hanno preceduto il distaco del sondino naso-gastrio] non solo la Chiesa, ma nessuno sa dire nulla. In questo la sconfitta dei laici, così come della scienza, è radicale tanto quanto quella della Chiesa: della povera Eluana che fu, nessuno può dire se fosse ancora viva o già morta. E quindi il tuo ragionare di fame e di sete finisce per essere sofistico: Ruini non potrà dimostrare che Eluana fosse in grado di sentire fame o sete; ma tu non puoi dimostrare il contrario, e torniamo alla casella 1.
M. (cioè io):
Ci deve essere un equivoco di fondo [...]. Io so dimostrare che cos'è fame e sete in tutti gli usi ordinari del linguaggio. La pretesa (non direi sofistica, ma diabolica: da genio maligno cartesiano), di avere un filo conduttore più robusto di quello che ti è offerto dalla vita che vivi ti getta nella situazione di dubbio très métaphysique in cui nessuno sa più dire nulla: né Ruini né io. Se la mia è fame (e questa mia in realtà non è una fame individuale e privata: sto usando Husserl e Wittgenstein, per capirci), quella di Eluana non lo era. Naturalmente, questo è solo uno schema, che quindi semplifica e banalizza, nulla di più. Ma il punto fondamentale (a cui dovremmo tenere un po' di più, a parer mio) è: non c'è altro modo di dare senso alle parole, che non sia attingerlo là dove hanno senso. La colonizzazione dei mondi vitali da parte della scienza è tale, per cui neppure tu confidi su ciò che sai, per dire cosa sia fame (e uomo e vita). E' fame, quella che senti? E' vita, quella che vivi? O credi che sia solo un'apparenza di fame (e di vita), e aspetti di sapere dalle analisi cliniche se i livelli di glicemia siano tali che si possa parlare di fame (o dalla biologia di tuo figlio di sapere se devi amarlo)? Il genio continua la sua opera. E perché sia evidente il disastro, ti invito a considerare che se io ti obiettassi: ma come fai tu a sapere che io ho fame, quando ho fame (e persino: come faccio io stesso a non ingannarmi quanto al fatto che ho fame), la risposta migliore dovrebbe essere, in coerenza con quanto dici: me lo dice il livello di glicemia. Parla per me il livello di glicemia. A te va bene, che sia così? Eluana non poteva certo dire in prima persona di aver fame, ma poteva dirlo la comunità degli uomini che hanno fame. Si può credere quel che si vuole, ma un'istituzione come quella ecclesistica, con la teologia, la filosofia e l'antropologia che si ritrova alle spalle, dovrebbe pensarsi cento, mille volte prima di lasciare che sia la scienza a dare significato all'aver fame, in mancanza della voce di prima persona che lo dica.
Naturalmente, nulla di male se lo scienziato pensa così. Fa il suo mestiere. Molto male è lasciare che quello della scienza sia l'unico discorso su ciò che è (fame). Questo è il punto. Io invece ho una fenomenologia della percezione, e la ritengo persino più fondamentale di qualunque sustruzione scientifica. (E posso persino provare a spiegare come 'funga' anche nei discorsi della scienza, che per spiegare cos'è fame devono perlomeno presupporre quella percezione di fame che debbono appunto spiegare).
Postato da Azioneparallela | 10:01 | commenti (5)
Fama
Torno di corsa in biblioteca. Cavolo, ho dimenticato il pass. Parcheggio lontano e corro a piedi. In biblioteca, fila per consegnare i libri in prestito. Poi scendo di corsa nel fondo librario. Prendo altri tre libri, compilo le schede e aspetto l'addetto per l'autorizzazione al prestito. Arriva. I libri mi vengono rilasciati. Corro all'auto, poi in auto corro verso la piscina universitaria. Parcheggio. Corro. Sono in tempo. Entro nello spogliatoio alle 16.58, due minuti prima che Enrico abbia finito il suo turno.
Postato da Azioneparallela | 19:42 | commenti
Quando si vuol fare una legge, in cui la volontà individuale figuri il meno possibile...
Alfa: Il divieto di accanimento terapeutico. “il medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura e/o di sostegno vitale del medesimo.”
Beta: E se io lo desiderassi, questo accanimento terapeutico? Per quale motivo la legge deve impedirlo?
Alfa: …
Beta: …
(Chi poteva scrivere il bel dialoghetto da cui ho prelevato questo pezzetto, se non il caro estinto?)
Postato da Azioneparallela | 13:24 | commenti (2)
Carnevale
Postato da Azioneparallela | 00:03 | commenti (3)
Il diritto di seppellire - Roberto De Mattei
Roberto De Mattei è uno storico, ed è stato a lungo Presidente dell'Associazione Lepanto. Roberto De Mattei è stato anche professore associato di Storia moderna nell'Università di Cassino. Roberto De Mattei è stato mio collega di Dipartimento. Dico al passato, perché credo sia stato trasferito.
Ma il suo nome è avvolto per me dal mistero, perché non credo di averlo mai visto nelle riunioni del Dipartimento. A volte ho pensato che potesse essere una buona idea appostarsi nei pressi dell'aula dove teneva i suoi corsi, per riuscire infine a vedere com'era fisicamente costituito un presidente di un'associazione come l'Associazione Lepanto. Sono stato sfortunato: ho sempre e solo incrociato un suo assistente, mai lui di persona. Forse usciva dalla finestra, forse si confondeva abilmente tra gli studenti: non so.
Roberto de Mattei ha spiegato al Foglio che parlare di testamento biologico ed eutanasia è per la Chiesa un segno di debolezza: "Mi spiego. Se parlo della fine della vita, dell’eutanasia, della morte cerebrale, non parlo di questioni che dividono i credenti dai non credenti, ma che semmai dividono le persone di retta ragione dagli irragionevoli. Credere che Eluana fosse una persona viva e non morta da diciassette anni, e che sia morta soltanto dopo che le sono stati tolti acqua e cibo, è un dato oggettivo di ragione. Dire questo non può dividere cattolici e non cattolici"
Roberto De Mattei ha ragione: dire che Eluana era morta diciassette anni fa non divide cattolici e non cattolici: divide Roberto De Mattei dal resto del mondo, nel senso che solo lui può sostenere che questo fosse il discrimine nella discussione su Eluana Englaro. Solo lui può credere che Beppino Englaro si stesse battendo per il diritto di seppellirre sua figlia, essendo lei già morta da diciassette anni.
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Nota bibliografica 1: "Lepanto combatte il relativismo culturale e il "progressismo", sia in campo politico che morale e religioso, in quanto fattori di un processo di secolarizzazione e scristianizzazione che sembra preparare una prossima persecuzione della Chiesa. Queste offensive sono promosse soprattutto dalle forze socialiste e libertarie e vengono di fatto favorite dai mass-media".
Nota bibliografica 2: Sulla finis vitae De Mattei ha chiesto che "venga messa indiscussione questa nozione di morte cerebrale" che risponde più ad un approccio utilitarista determinato dalla pressione di coloro che praticano trapianti piuttosto che un atteggiamento precauzionistico". "Nessuno può dimostrare che la morte cerebrale determini la separazione dell'anima dal corpo e dunque la morte reale dell'individuo" ha continuato De Mattei. C'è un altà probabilità che quel corpo cerebralmente leso conservi ancora un'anima". Giusto! Ben detto! In dubio pro vita! Propongo vivamente che la nuova legge sul testamento biologico adotti il criterio proposto da De Mattei. Scriva il Parlamento che c'è morte reale quando l'anima si separa dal corpo. Niente timidezze, niente debolezze, per favore.
Postato da Azioneparallela | 15:46 | commenti (11)
Martirio
Ma se la vita è un valore supremo, se la vita è perciò indisponibile, il martire cristiano?
Si dirà: ma il martire mica si suicida, mica dispone lui della propria vita. Giusto. Ma cosa precisamente testimonia? Se è un martire, testimonia: questo vuol dire martire. E cosa testimonia, il martire? Cosa, se non che tiene più alla fede che alla vita? Ebbene: posso io tenere più alla mia libertà, che alla vita? Mi si chiede di abiurare: io rifiuto. Mi si chiede di tradire: io rifiuto. Mi si chiede di condannare: io rifiuto. E vengo messo a morte (per esempio: mi si lascia morire di fame e sete). Se ora il sondino non può essere rifiutato, è perché chi rifiuta non testimonia nulla: nulla, s'intende, agli occhi di chi ritiene che appunto il sondino non può essere rifiutato.
Orbene, nell'articolo su Left Wing ho parlato di una catastrofe ontologica e di un disastro culturale, qui ci metto pure una grave cecità morale. Perché io voglio capire che la Chiesa non consideri la libertà di scelta e l'autonomia individuale un valore in sé, e che dunque nel suo puro esercizio io non testimonio nulla. La testimonianza sta infatti dal lato di ciò per cui scelgo: scelgo la fede, piuttosto che la vita; scelgo l'amore o l'amicizia, piuttosto che la vita; c'è un bene più grande che viene scelto, per cui ha valore di testimonianza la scelta.
Dove sta però la cecità morale? Nel fatto che è un valore più alto della vita stessa rispettare la libertà di scelta dell'altro. E' alla Chiesa che si chiede dunque di testimoniare. Ma la Chiesa non ha più forza di testimonianza.
E infine, e dal mio punto di vista soprattutto, non è vero affatto che non testimonio. Testimonio che più della vita conta il viverla.
(Se poi siete stati così pazienti da arrivare sin qui, vi regalo il link al convegno di Radio Radicale su "Verità e menzogna su eutanasia", ma soprattutto la fulminante battuta di Ignazio Marino sull'alimentazione artificiale: "la prescrive il medico, non il cuoco" - battuta la cui fonte, sono sicuro, è il Gorgia di Platone)
Postato da Azioneparallela | 11:05 | commenti (2)
Democrazia, società partecipazione
Per chi muore dalla voglia di sapere cosa mai potrò aver detto lo scorso 6 febbraio, il link è questo
Postato da Azioneparallela | 06:13 | commenti (1)
Per una sinistra non darwiniana (e neppure einsteiniana, se è per questo)
L'articolo di Anna Meldolesi, Per una sinistra darwiniana, è molto interessante. Per ora tuttavia mi limito a segnalarlo, non avendo tempo e modo di discuterlo. Se lo discutessi, l'intenzione sarebbe però quella del titolo. (E a precisare le cose, direi pure che non sarebbe per una sinistra creazionista, che scriverei)
Postato da Azioneparallela | 14:24 | commenti (1)
Il significato della fame
Nec ridere nec lugere. Mai momento fu più appropriato. Così mi sono preso la briga di occuparmi non del caso Englaro o della legge sul cosiddetto testamento biologico (si sa peraltro come la penso, e ne ho scritto sul Mattino) ma del significato della parola 'fame' (Eluana è morta di fame, dice infatti Ruini, e dicono un bel po' di persone), dal punto di vista di chi come me fa filosofia. Non per raffreddare gli animi, ma per accendere il mio: vedi quel che si legge nel post sullo schifo, qui sotto. E dunque:
"Intervistato dal Corriere, Camillo Ruini ha affermato che quel che sarebbe accaduto a Eluana, con l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, va descritto, se si vogliono “chiamare le cose col loro nome”, in questi termini: “Farla morire di fame e di sete”. Ora Eluana è morta. Il cardinale Barragan chiede perdono al Signore per coloro che l’hanno uccisa. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dice che pesano le firme non messe sotto il decreto legge del governo. Maurizio Sacconi chiede di proseguire nella discussione sul cosiddetto testamento biologico. Fioccano le dichiarazioni: è il caso di provare a tessere il filo di un ragionamento, che non debba nulla all’emozione del momento e aiuti, se possibile, a fare una legge migliore" (continua su Left Wing).
Postato da Azioneparallela | 04:05 | commenti
Io voto per i fiorellini
A domanda sul cosiddetto testamento biologico, sul diritto di mettere per iscritto la propria volontà in merito a trattamenti sanitari e a cure, rispondeva Luigi Amicone su La7 che uno puà metterla come vuole, però se siamo in una democrazia contano i numeri, e quindi sarà la maggioranza a decidere.
Con lo stesso argomento, disponendo di una maggioranza, si potrebbe fare una legge che obblighi a maggioranza Luigi Amicone a girare per strada con una mutanda a fiorellini rossi. Comincio col dire che il mio voto è assicurato.
Postato da Azioneparallela | 21:05 | commenti (1)
Lo schifo
Stimo molto Severino, moltissimo, ma questa volta mi ha fatto davvero arrabbiare. Magari è colpa dell'intervista, ma lui non è obbligato a farsi intervistare, per far sentire la sua voce: ha invece la possibilità di scrivere, per il Corriere, pagine intere sulla faccenda. Spero perciò che lo faccia.
Severino mi ha fatto arrabbiare (come mi arrabbio solo con chi stimo veramente) perché non può lasciare che la filosofia dica che in corso è solo lo scontro fra due forme opposte di violenza, e buttar lì che lui, per sé, farebbe, ove potesse, testamento per "rifiutare tutto". In questo modo, con la scusa che le grandi cose non avvengono dall'oggi al domani (ma se è per questo non avvengono neanche dall'oggi al dopodomani), non solo lascia pensare che la filosofia non abbia nulla da dire, ma che lo "schifo" che lui prova nel pensarsi attaccato a tubi e sondini non ha nulla a che vedere con la filosofia. Una filosofia che non sostenga il suo schifo (o qualunque cosa sia) o uno schifo che non abbia una filosofia per dirsi e per pensarsi, non servono a nulla. Letteralmente: a nulla.
Postato da Azioneparallela | 10:05 | commenti (3)
Voglio dire una cosa estrema
Se fossi al posto di Beppe Englaro, forse, qualora il Parlamento approvasse una legge che obbligasse ad alimentare e idratare Eluana Englaro, non proverei a disobbedire, ma mi lascerei morire di fame. Li vorrei vedere costringere a mangiare anche me.
Postato da Azioneparallela | 09:48 | commenti (2)
La Campania che guarda avanti
Venerdi 6 febbraio ore 16,30
Stazione Marittima - Sala Dione
Molo Angioino - Napoli
Saluti
Enzo Amendola
Relazioni
Massimo Adinolfi
Democrazia, società, partecipazione: ricostruire lo spazio pubblico
Vincenzo De Bernardo
Economia, competizione, crescita tra locale e globale
Tavola Rotonda
Modera
Ivano Russo
Raffaele Cantone
Gianluigi Condorelli
Mario Orfeo
Marta Herling
Gaetano Troncone
Conclude
Massimo D’Alema
Postato da Azioneparallela | 10:09 | commenti (4)
Quella volontà da rispettare
Postato da Azioneparallela | 22:12 | commenti (47)
Viatico (altrimenti detta: proposizione perfetta)
"Con evidenza salta agli occhi che le parole 'divino', 'assoluto', 'eterno' non esprimono affatto il contenuto determinato dell'Assoluto, del divino, dell'Eterno".
Postato da Azioneparallela | 06:42 | commenti (3)
Gianni Vattimo
Stasera nientepopodimenoche. Su Red TV, ora 21.30, a Europa, Occidente



