Babele
Babele
 
30/11/2008
Protagonisti

L'altro giorno, il 27, è stato san Massimo. Nessuno di voi che mi abbia fatto gli auguri. Né posso biasimarvi, dal momento che io stesso me ne sono dimenticato. Ma poiché mia suocera oggi s'è giustificata, dimostrandomi che il santo non c'è sul calendario, ho consultato il relativo motore di ricerca. Per scoprire che san Massimo di Riez Vescovo esiste eccome, e si festeggia appunto il ventisette novembre. Ma si festeggiano anche:

San Massimo di Torino Vescovo MR 25 giugno
Santi Ciriaco, Massimo, Archelao e compagni Martiri MR 23 agosto
Santi Liberato, Bonifacio, Servio, Rustico, Rogato, Settimo e Massimo Martiri MR 2 luglio
San Massimo Vescovo MR 9 aprile
San Massimo Martire MR 14 maggio
San Massimo Martire MR 19 novembre
San Massimo d'Aveia Martire 10 giugno
San Massimo di Apamea Martire MR 30 ottobre
San Massimo di Chinon Abate MR 20 agosto
San Massimo di Gerusalemme Vescovo MR 5 maggio
San Massimo di Napoli Vescovo e martire MR 11 giugno
San Massimo di Nola Vescovo MR 7 febbraio
San Massimo di Padova Vescovo MR 2 agosto
San Massimo di Pavia Vescovo MR 8 gennaio
San Massimo di Verona Vescovo 29 maggio
San Massimo il Confessore Teologo bizantino MR 13 agosto
Venerabile Massimo Rinaldi.
San Massimo Sandovych Sacerdote e martire Chiese Orientali
San Massimo venerato a Cravagliana Martire 13 giugno
Santi Massimo, Claudio, Prepedigna, Alessandro e Cuzia Martiri di Ostia 18 febbraio
Santi Massimo, Dada e Quintiliano Martiri MR 28 aprile
Santi Migdonio, Eugenio, Massimo, Domenica, Mardonio, Pietro, Smeraldo e Ilario Martiri di Nicomedia MR 12 marzo
Santi Timoteo, Diogene, Macario e Massimo Martiri MR 8 aprile
 
Ora, non pretendo che l'anno prossimo, cominciando dall'8 gennaio, vi mettiate tutti in regola, però mi domando se il nuovo partito di Magdi Cristiamo Allam, Protagonisti Per l'Europa Cristiana, che per ora ha un programma solo transitorio, non posso ultimente suggerire di metter mano al calendario. Io non penso minimamente che la moltiplicazione dei San Massimi sia il segno di una certa deriva etica, relativistica e indifferentista, però indicazioni più chiare, scelte più nette gioverebbero sicuramente. Non sarà il processo di riforma etica delle istituzioni che costituisce la missione del nuovo partito, ma sarebbe comunque un passo avanti.
(La cosa che più mi ha colpito di tutto il sito: "Sono sempre più preoccupato per la grave deriva religiosa ed etica presente in seno al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran, tendente a legittimare sempre più l’islam come religione e ad accreditare Maometto come profeta".

Postato da Azioneparallela | 18:59 | commenti (5)

Buona domenica

"Decisivo oggi è un sì o un no sulla questione: l’appartenenza alla Chiesa cattolica è o no definita dall’accettare la soggezione della propria coscienza in materia morale all’autorità magisteriale, in tutti i casi in cui la propria coscienza (morale) si trovi in conflitto con quell’autorità sulla questione di quale sia effettivamente il bene e il dovere? A me pareva che quella grande innovazione del Concilio comportasse la risposta: no. Non più" (Roberta De Monticelli).
Non c'è domenica, non c'è giorno del Signore, in materia morale.

Postato da Azioneparallela | 08:24 | commenti

28/11/2008
Per completare

Il Mattino ha un nuovo sito. Sul quotidiano di oggi, potete leggere l'articolo che metto qui, Chi grida al regime che non c'è. (Ma il titolo del post è perché non venga frainteso l'articolo, di cui il precedente post costituisce, ideologicamente parlando, un utile complemento):

C'è qualcosa di paradossale nel dibattito che periodicamente ricompare sui giornali, a proposito della natura antidemocratica, oppure autoritaria, con tratti sudamericani oppure putiniani, forse un po' totalitaria e passabilmente fascista del regime che si sarebbe instaurato in Italia quest'anno, precisamente dal giorno dell'insediamento del governo Berlusconi, ed è il fatto stesso che se ne discuta. Se infatti anche una sola delle qualificazioni sopra menzionate fosse appropriata, il minimo che ci si dovrebbe aspettare è la pura e semplice cancellazione di un dibattito del genere: non vi sono infatti molti esempi storici di regimi non democratici di cui si possa discutere pubblicamente il carattere non democratico.
Poiché però paradossi e altri formalismi lasciano sempre l'impressione che il punto non sia davvero colto, proviamo a sostenere (per amore di discussione, per l'appunto) una delle due seguenti tesi: la prima, che il regime sarebbe in via di formazione, e che proprio perciò si può ancora ascoltare qualche voce critica, la quale deve tenere ben desta la coscienza democratica del paese, prima che si chiudano tutti gli spazi; la seconda, che i nuovi fascismi (autoritarismi, totalitarismi) possono ben convivere con espressioni pubbliche di dissenso, avendole però potute svuotare di effettiva incidenza e di reale capacità di controllo sull'esercizio effettivo del potere reale.
Ora, nessuna delle due tesi sembra fare al caso nostro (cioè dell'Italia). La prima contiene una drammatizzazione così intensa dell'attuale fase politica, da riuscire incompatibile con la quotidiana presenza nei talk show televisivi di coloro i quali convintamente la sostengono. In termini empirici, poi, bisognerebbe dimostrare che negli ultimi mesi sono stati chiusi giornali, tacitati oppositori scomodi, e promulgate leggi liberticide, o che s'è fatto comunque qualcosa di analogo. Il che, per fortuna, non è finora accaduto né pare che stia accadendo. Tutto ciò che di deprecabile può essere accaduto è stato deprecato da chi lo ha giudicato tale, né più né meno di quanto è accaduto in passato, a parti invertite (vale a dire: quando era Berlusconi a gridare ossessivamente al regime, ma appunto: anche lui a gridarlo per ogni dove).
La seconda tesi è intellettualmente più raffinata, ma probabilmente non meno problematica. Si dice: le società contemporanee diluiscono nel generale, indistinto ma enorme volume dell'informazione qualunque fermento critico, qualunque nota dissonante, qualunque voce contrastante, condannandola così di fatto all'irrilevanza. Non c'è bisogno di censurare: è sufficiente che il dissenso sia annacquato in un mare di consenso, perché non si riesca a disturbare il manovratore. E il governo ha oggi in mano tutti gli strumenti che gli occorrono per creare quel largo consenso passivo di cui ha bisogno, per consentire magari a profeti e grilli parlanti di levare inascoltati la loro voce, Ora però, a parte il fatto che di solito questa tesi è sposata proprio da chi si autoelegge, per l'occasione, profeta o grillo parlante, e a parte pure che se si nutre questa opinione del consenso bisognerà pure che si rinunci una buona volta alla democrazia, che a quel consenso deve, dopo tutto, la propria legittimità - a parte tutto ciò, questa tesi può cogliere un fenomeno reale solo a condizione di riferirsi a trasformazioni profonde della vita politica, che non si misurano in termini di mesi trascorsi dalle ultime elezioni, ma di anni o di decenni. Il che scagiona, se non altro, l'ultimo governo Berlusconi, il lodo Alfano e il Presidente Villari.
Di tutta questa faccenda non metterebbe peraltro conto di occuparsi, se essa dimostrasse solo un malanno passeggero dell'opposizione, in cerca di ragioni che ne rendano più credibile l'azione, e non invece una malattia più seria e più profonda. Malattia della quale la diagnosi in fondo è già stata formulata, trovandosi per esempio nella critica che il filosofo americano Richard Rorty, recentemente scomparso, rivolgeva a buona parte della sinistra europea. Ai suoi occhi, essa si era dimostrata sin troppo brava nella capacità di smascherare le ipoteche ideologiche che gravano sul vocabolario pubblico, fin troppo smaliziata nello sventare addirittura le trappole metafisiche in cui cade spesso il buon senso comune, fin troppo munita criticamente contro il 'discorso del potere', dal pensare solo al discorso, appunto, finendo così col trascurare le più prosaiche cause reali e materiali delle disuguaglianze economiche e sociali.
In maniera del tutto simile (e fatte le debite proporzioni), l'opposizione sembra oggi assai più determinata nel denunciare la fisionomia che starebbe assumendo la comunicazione pubblica, il mondo dei media e, alla fin fine, la Commissione di Vigilanza, che non a intercettare malcontenti e disagi veri, per rappresentare i quali rischia di presentarsi in ordine sparso molto più di quanto non accada sulle vicende della RAI.
Con l'aggravante che su queste ultime vicende è molto più difficile cogliere quel tratto epocale che riforniva di identità e di senso l'azione politica nei decenni scorsi, mentre tutto sembra lasciar intendere che è invece sul piano dei compiti che lo Stato deve nuovamente assumere nelle materie economiche, che si gioca oggi la credibilità della politica. E, per la sua parte, del nuovo, ancora nascente partito democratico.

Postato da Azioneparallela | 15:13 | commenti (1)

La guerra dei trent'anni

La legge del 13 ottobre 1975, nel dare attuazione alla convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razionale, firmata nove anni prima a New York, punisce chiunque diffonda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale, ma anche chiunque inciti in qualsiasi modo alla discriminazione. E naturalmente vieta associazioni o organizzazioni che abbiano il medesimo scopo.
Fin qui, non so se questo significhi che con tale legge si sia introdotto il "reato d'odio".

La legge Mancino del '93 interviene in materia di  discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (anche nazionali, si noti) e condanna chiunque "in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli delle organizzazioni, associazioni o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975".
Qui posso andare più sicuro: se la legge Mancino (in mezzo all'inasprimento di altre misure) introduce il "reato d'odio", è a causa del riferimento alla legge del 1975, di cui si limita a specificare una precisa fattispecie (cioè l'ostentazione: la legge aveva di mira, se non ricordo male, gli ultrà del calcio).

Arriviamo così alla risposta che si legge oggi su Il Foglio. L'on Concia scrive, in replica ad un articolo di Agnoli, e spiega che in questione è l'estensione delle sanzioni della legge Mancino ai reati d'odio "per motivi di orientamento sessuale". Si può essere d'accordo o no, ma se si replica scrivendo che "il reato d'odio ha sapore orwelliano" bisogna perlomeno esibire, tra le proprie credenziali, una battaglia trentennale contro la legge del 13 ottobre 1975, la madre di tutti i reati d'odio di cui si parla qui.
E forse qualcosa del genere Il Foglio deve averla in animo per i prossimi trent'anni, visto che "combatte limpidamente contro le culture gay o di genere e altri secolarismi impazziti". Cosa ci sia di impazzito nella cultura gay,  peraltro, non mi è del tutto chiaro: spero che non si consideri l'estensione della legge Mancino un impazzimento della cultura gay, o peggio che il solo fatto che vi sia una cultura gay sia di per sé un impazzimento. Ma anche se così fosse, voglio perlomeno sperare che non sia la legge del '75 (e la Convenzione del '66) il primo dei secolaristici impazzimenti. Chi glielo dice, sennò, a Obama?

Postato da Azioneparallela | 11:27 | commenti (2)

27/11/2008
Cenerentole di tutto il mondo, unitevi!

(E soprattutto andate a casa, che a mezzanotte finisce l'incantesimo e compare la terza puntata di "Europa, Occidente", in replica su Red TV)

Postato da Azioneparallela | 22:05 | commenti (1)

La proposizione perfetta/10

"Non tutto diventa politica, sebbene la politica sia tutto"

(Questa proposizione perfetta appartiene alla tradizione orale del pensiero. Le altre proposizioni perfette possono essere ritrovate a partire da qui)

Postato da Azioneparallela | 10:42 | commenti (2)

Poèsia

Solo la cultura
ti eleva a dignità umana.
Solo la cultura
t'insegna a vivere tra uomini.
Solo la cultura
ti aiuta a combattere
questi nostri tempi inquinati
che ci negano la gioia
che pur potremmo godere
se ad ogni esistenza
fosse lasciato di progettare
il proprio futuro.
Solo la cultura:
è fune solida,
per arrampicarci al cielo
almeno quello della speranza
per costruire un uomo umano
(Non so se esista qualcuno che abbia mai scritto una roba simile, chiamandola poesia. Se anche esistesse, non mi augurerei mai che fosse un dirigente scolastico. E se anche fosse un dirigente scolastico, non vorrei mai che un tal uomo avesse del proprio talento poetico una considerazione tale, da dettare i suoi versi a una classe di alunni di quinta elementare. E ove mai lo facesse, l'ultima cosa che vorrei è che li abbinasse a una pagina di Platone. E se proprio dovesse concedersi l'ardito abbinamento dei propri versi con le parole di Platone, e per esempio con il libro VIII della Repubblica, e con quel passo in cui Platone ha di mira l'eccessiva libertà di quello Stato, in cui il padre teme i figli e l'insegnante gli allievi (però proponendolo senza tirare in ballo gli uomini e le donne comprati che non sono meno liberi dei loro compratori, per non dovere dare troppe spiegazioni), beh: spererei che almeno, in un soprassalto di dignità, non pretendesse di commentare e spiegare: i propri versi e la Repubblica di Platone, magari in mezzo a maestre troppo zelanti pronte a chiedere, salutato il Direttore, che il commento sia almeno di otto pagine.
Ma in realtà non posso escludere che un uomo umano del genere qualcuno l'abbia costruito davvero, gratificandolo del titolo di dirigente scolastico, per mandarlo veramente in giro per le classi, con i suoi versi immortali).

Postato da Azioneparallela | 01:30 | commenti (4)

26/11/2008
Segreti

Io: - Beh, com'è andata a scuola? -.
Enrico: - Non mi ricordo -:
Io: - Come non ti ricordi? Non ti ricordi niente? -.
Enrico: - No, niente -
Io: - Ho capito. Peccato. Io volevo dirti un segreto -.
Enrico: - Quale segreto? -.
Io: - Eh. Un segreto. Tu ce l'hai un segreto? -.
Enrico: - Sì -.
Io: - Ma quello che hai fatto a scuola è un segreto? -
Enrico: - Sì -.
Io: - Allora facciamo che tu racconti il tuo segreto a me e io il mio a te? -.
Enrico (dopo averci pensato un bel po'): - Va bene -.
Io: - Allora: cosa avete fatto a scuola? -.
Enrico: - Io, Umberto e Esther abbiamo fatto una guerra contro tutti gli altri -.
Io: - Ah! -.
Enrico: - E qual è il tuo segreto, papà? -.
Io: - Il mio segreto è che non ho segreti -.
Enrico: - No. Adesso me lo devi dire un segreto -.
Io: - Te l'ho detto. Il mio segreto è proprio questo, che non ho nessun segreto. Nessuno lo sa. Adesso lo sai solo tu -.
Enrico: - Ma allora ce l'hai un segreto! -.
Io: - Già -.
Enrico: - Però non vale, papà! Mi devi dire un segreto vero! -.
Io: - Ma è verissimo che non ho segreti. E solo tu lo sai! -:
Enrico: - Papà, ma mi fai arrabbiare sempre! Io te l'ho detto -.
Io: - Anch'io te l'ho detto, in segreto -.
Enrico: - Ma io non ho capito se ce l'hai o non ce l'hai, un segreto! -.
Io: - Non ce l'ho, ma nessuno lo sa. Te l'ho detto: lo sai solo tu! -:
Enrico: - Uffà, papà! -

 

Postato da Azioneparallela | 15:31 | commenti (9)

25/11/2008
Con questa mia a dirvi

Posso solo dirvi che la puntata di oggi di Europa, Occidente, con Remo Bodei, è bellissima. Alle 17.09 su redtv

Postato da Azioneparallela | 12:38 | commenti (3)

24/11/2008
Gruppi normali e gruppi non normali

Mi rendo conto che mentre il blog langue già la prima mossa potrà sembrarvi azzardata, ma insomma: da qualche giorno ho aperto il mio bravo account su facebook. Quello che ho fatto oggi, però, va al di là di ogni buona creanza: ho creato il gruppo di quelli che non aderiscono a nessun gruppo, mettendovi ipso facto nell'impossibilità di iscrivervi. Son cose.

Postato da Azioneparallela | 15:11 | commenti (6)

18/11/2008
All'erta! All'erta!

Alle 17.10, su Red Tv, va in onda la seconda puntata di "Europa, Occidente". L'ospite di questa puntata è mons. Piero Coda, presidente dell'Associazione Teologica Italiana.

(per l'etimologia, vedi qui)

Postato da Azioneparallela | 11:06 | commenti (5)

17/11/2008
Caso Eluana, l'incertezza del fine vita

A «4253 Km da Istambul», cioè nel piano della campagna romana attraversata da uno stradone deserto, Ninetto (l'innocente, il furbetto) domanda alla ricca maschera di cera di Totò: «A' papà, io ce penso sempre, alla morte. Perché dico: come fa uno a morì? Piano piano, respira e fa: 'Ah'. E poi com'è che nun jela fa più? Tutt'un botto, nun po' fa' più: 'Ah'? Ma lui se n'accorge che nun po' fa' più: 'ah'? Come fa a passà da quann'è vivo a quanno è morto?".

Così comincia l'articolo di oggi per Il Mattino. Online dopo le 14 (quando dubito di poterlo postare qui)

Postato da Azioneparallela | 09:56 | commenti (1)

12/11/2008
Sapere aude

Io non c'entro nulla, ma un minuto fa, su Red TV, qualcuno ha detto che "l'ontologia ricapitola la filologia".

(Chi ha osato dirlo, a Spazi bianchi è Gloria Origgi, La figlia della gallina nera, venerdì scorso ospite delle Invasioni barbariche).

(E' da dire che però nel finale di trasmissione lei brucerebbe tutto Baudrillard, tutto Virilio e tutti quelli che pensano che la filosofia non sia ricerca della verità ma dire quello che si pensa. Il più trombone di tutti era Heidegger. Essere e Tempo, uno dei libri più brutti della storia della filosofia. Heidegger era nazista e ha rubato la cattedra di Husserl e l'ha sbattuto via, e ha piantato la Arendt che era ebrea ma come filosofa è molto meglio di lui)

Postato da Azioneparallela | 11:19 | commenti (7)

Un labirinto senza pareti

"...Nella sua riflessione, dopo avere detto che non è facile stabilire quando la vita umana, in quanto umana, nasce e finisce, il cardinal Martini ragiona su ciò che significa vita sulla base degli usi della parola, sia genericamente linguistici che propriamente scritturistici".

Il titolo, su un motivo di Gino Paoli, è opera del Direttore (col che non sto prendendo le distanze: ho aderito anzi entusiasticamente). Il resto, più che opera mia, è opera di Giuliano Ferrara. Chi vuol dunque sapere cosa di Martini pensi Ferrara, e cosa io, trova tutto su Left Wing.

Postato da Azioneparallela | 00:28 | commenti (8)

10/11/2008
Come non detto

Aggiornamento. La prima puntata di Europa, Occidente, andrà in onda, solo per questa settimana, sia lunedì che martedì, sempre alle 17.09. Dalla prossima settimana, invece, andrà in onda stabilmente di martedì, sempre alle 17.09.

Postato da Azioneparallela | 16:17 | commenti (12)

Ora mi sento un po'

Ora mi sento un po' Alda d'Eusanio (o giù di lì): al momento, a giudicare dal sito, Europa, Occidente è transitato dal lunedì al martedì, stesso orario (17.09). I ventiquattro amici che erano pronti a immolare il lunedì pomeriggio per seguire la trasmissione più filosofica dell'anno mi stanno sommergendo di email: neanche i piloti dell'alitalia sono pronti ad azioni di protesta tanto vibrate quanto quelle che i sei gruppi di ascolto (ventiquattro diviso quattro), già pronti dinanzi al canale, hanno in animo di compiere. E' una situazione incandescente dal punto di vista dell'allarme sociale che il rinvio del programma può creare. Io non ho alcuna responsabilità. Faccio anzi un appello al senso di responsabilità di tutti e prego di mantenere la calma e di evitare le provocazioni: in situazione del genere anche una piccola scintilla può scatenare un grande incendio.

Postato da Azioneparallela | 15:05 | commenti (4)

Visibile, è visibile. Il punto è se sarà vista

RED è visibile sul canale 890 di SKY e, free per tutti, sulle seguenti frequenze: HotBird 13° est, Transponder 72, Frequenza 12.149, FEC 3/4, Symbol Rate 27.500. Poi è visibile in streaming direttamente via internet

Voi mi direte: embé? Ma come sarebbe embé? Oggi è il grande giorno. Europa, Occidente comincia con Felix Duque (che è più o meno questo qua).
Non si sgarra. Alle 17.09. Non un minuto dopo. Fatevi un paio di caffettiere, infilatevi le pantofole, mettetevi comodi. Dimenticatevi l'Isola dei Famosi, lasciate perdere la passeggiata col cane, la riunione condominiale, lo shopping serale ed eventualmente il lavoro (Brunetta capirà), e predisponetevi all'esperienza intellettualmente più stimolante mai proposta dalla televisione italiana nella fascia oraria pomeridiana, ad eccezione di Starsky e Hutch, di Barbapapà e della Melevisione.
(Che poi in verità non si comincia con Duque, ma con "Europa" di Lars Von Trier: sigla!)

Postato da Azioneparallela | 01:41 | commenti (2)

08/11/2008
Wow

Ho letto con molto interesse l'articolo apparso sul Foglio, a firma di Benedetto Ippolito, in cui si dà brevemente conto di alcune delle posizioni proposte, su religione e morale, nell'ultimo Almanacco di Filosofia di Micromega: Flores, Fisichella, De Monticelli. Ma l'articolo finisce in bellezza, perché è sul finire che viene indicata la soluzione, nell'"avvenimento spettacolare della Croce e della Resurrezione di Cristo".

Avvenimento spettacolare. Già mi immagino, all'ora nona, le pie donne ai piedi della croce prorompere tutte estasiate in un rapito: "Wow!"

Postato da Azioneparallela | 23:38 | commenti (3)

Sugli scudi

L'università di Cassino, su La Stampa di oggi. (A causa del conflitto di interessi, anzi di una serie di conflitti di interessi, debbo purtroppo astenermi dal commentare e mi limito a segnalare)

Postato da Azioneparallela | 19:33 | commenti

La democrazia americana

Da dove vengono fuori, i presidenti degli Stati Uniti d'America? L'ultimo di essi Barack Hussein Obama, viene da un padre keniota e da una madre emigrata dal Kansas alle Hawaii, e poi trasferitasi in Indonesia. Ma in realtà viene da più lontano ancora. Viene dalle stive di una baleniera, che sfidava il grande Oceano un secolo e mezzo fa circa, e di cui si racconta nel cap. 34 del «libro malvagio» di Hermann Melville, Moby Dick.
È mezzogiorno. Il capitano Achab scende in coperta. Solo dopo che si è spenta l'eco profonda dei suoi passi e tutto, di sotto, è silenzio, scende anche il primo ufficiale; poi è la volta del secondo, poi il terzo. Al tavolo, il pasto viene consumato secondo le regole del più inflessibile cerimoniale: prima viene servito il capitano; dopo di lui tocca al primo ufficiale; poi il secondo, poi il terzo. Così ogni volta, a ogni portata. Alla fine del pranzo avviene il contrario: prima lascia la cabina il terzo ufficiale; poi il secondo, poi il primo. Infine Achab, libero di sedere ancora a tavola o di far ritorno sul ponte. Solo a quel punto, la tovaglia di tela viene ripulita e tocca finalmente ai tre ramponieri.
E la scena muta.. Scrive Melville: «La completa, spensierata mancanza di remore, la disinvoltura e la democrazia fin eccessiva di quei compagni di grado inferiore, i ramponieri, era in strano contrasto con la soggezione a mala pena tollerabile e gli indicibili e invisibili dispotismi propri della mensa del capitano".
Eccola la democrazia americana, illustrata meglio di quanto non possano fare le poesie di Whitman o le analisi politiche di Tocqueville, le canzoni di Springsteen o i western di John Ford. Meglio anche dei discorsi del Presidente Lincoln, che appena eletto Obama ha voluto ricordare. Eccola sedersi a tavola e mangiare senza particolari etichette, dopo che la vecchia e aristocratica Europa – così come doveva apparire a un americano dell'800 – ha lasciato la cabina: una ciurma di uomini privi di soggezioni, schietti e spicci nei modi, liberi da vincoli artificiosi, insofferenti verso ogni forma di subordinazione, empirici e pragmatici, sicuri del fatto loro, aperti e fiduciosi in se stessi, che mangiano tanto rumorosamente quanto silenzioso era stato il pasto degli ufficiali.
Su quella ciurma una dignità democratica senza fine si irradia da Dio stesso, «il grande e solo Dio centro e circonferenza di ogni democrazia»: sono ancora parole di Melville, ma si potrebbero trovare nei discorsi di Obama, carichi come sono di uno senso religioso, che pure suona lontanissimo da ogni forma di bigottismo o di clericalismo di stampo europeo. In quelle parole si confondono concretezza e idealismo, in una mistura caratteristica della più americana di tutte le filosofie, il pragmatismo. Il suo fondatore, Peirce, gran filosofo ma pessimo inventore di parole, forgiò neologismi come agapismo e agapasticismo (da agape, l'amore cristiano), pur di insufflare uno spirito religioso nella storia, nella politica e nel cosmo intero.
Quelle parole, quei discorsi parlano di un'America «creata dalle genti di tutte le nazioni. Non puoi versare una sola goccia di sangue americano senza versare quello del mondo intero»: di nuovo è una citazione di Melville, e di nuovo sembra di risentire le parole con le quali Obama ha ringraziato gli americani, tutti: «vecchi e giovani, ricchi e poveri, democratici, repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, eterosessuali, disabili e non disabili». Ha ringraziato l'America, «il Paese dove tutto è possibile», e l'entusiasmo e la fiducia che il giovane Presidente nero è in grado di suscitare è tale, che nessuno avverte il senso potenzialmente minaccioso che, sotto altre longitudini, quelle stesse parole avrebbero.
Come del resto quelle di Melville: cosa vuol dire infatti che per versare una goccia di sangue americano occorre versare quelle del mondo intero? Non è per amore del paradosso che va notata la cosa, ma per misurare tuta la distanza che separa lo spirito americano da quello europeo, e che inutilmente i leader nostrani cercano di accorciare. Se un leader italiano dicesse che nel nostro paese tutto è possibile, noi non ne trarremmo affatto motivo di speranza; e se un leader tedesco dicesse che non si può versare sangue tedesco senza versare il sangue del mondo intero, nessuno dormirebbe sonni tranquilli.
Il fatto è che le democrazie europee non hanno la rude franchezza di una democrazia di ramponieri: non mostrano, senza snaturarsi come democrazie, un volto aggressivo o addirittura imperiale, come a volte è accaduto all'America, ma non riescono neppure a inventare nuove, storiche uguaglianze senza bagnarle nel sangue di una rivoluzione.
Nel suo libro, Melville fa dire alla voce narrante, Ismael, che una baleniera è stata il suo college di Yale o la sua Harvard; Barack Obama, che ad Harvard ha avuto una borsa, potrebbe ben dire, per converso, che quella è stata la sua baleniera, l'inizio del suo straordinario viaggio nella democrazia americana.. E che da lì è partito per conquistare non la Balena, ma, almeno, la Casa Bianca. Non è la nostra casa, ma non è poco.
(Il Mattino)

Postato da Azioneparallela | 14:56 | commenti (7)

06/11/2008
Ore decisive

E così Obama ha vinto e Red Tv ha avviato i suoi programmi. Ma ore molto più decisive ci attendono. Guardate qua.

Postato da Azioneparallela | 19:24 | commenti (6)

03/11/2008
Non cambia veste grafica solo l'Unità

E' uscito, in una nuova, magnifica veste grafica, il numero di ottobre-novembre di Inschibboleth, con articolo di Elio Matassi, Umberto Curi, Mauro Ponzi, Alfredo Reichlin, Carmelo Meazza, Silvano Andriani e Adamu Nuramo.

Il mio contributo al fascicolo si intitola Sulla laicità della politica. A voi le belle cose.

Postato da Azioneparallela | 17:45 | commenti





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