Ogni anno il 2 novembre
"Il bisogno è quindi timorato, umile, religioso, mentre il godimento è superbo, irriverente, frivolo, dimentico di Dio".
(Ci sono però complicazioni. Si può godere di aver bisogno, oltre che aver bisogno di godere; si può godere di godere, e aver bisogno di aver bisogno)
Postato da Azioneparallela | 21:50 | commenti (2)
Un professore a contratto all'università (e di ruolo nei licei)
"Stamattina compro l'Unità. E siccome Palazzo Giusso (all'Orientale) è occupato, faccio lezione lo stesso, mi sono procurato un'aula a Via Duomo; sono con gli studenti, e naturalmente domani sciopero, ma le occupazioni rompono il sasiccio. La Preside (del mio Liceo) ieri ha detto, mi è stato riferito, che sono alcuni professori a fomentare gli scioperi degli alunni (è da una settimana che non entrano): è questa la pochezza della "classe dirigente": il pensiero format vale soprattutto per loro. Io agli studenti ho solo detto: se occupate vi levo la confidenza, e poi sì li abbiamo fomentati un po': domani devono assolutamente entrare, per andare in quel posto ai colleghi che non scioperano. In questi giorni se ne sono stati in piazza S. Antonio a fare pubbliche assemblee di piazza, con un microfono con la corrente allacciata per gentile concessione del Bar Commerciale: commentavano il testo della riforma, leggevano i giornali, tutto in pubblico, a viva voce. Un'esperienza formativa, secondo me: qualcosa di meglio delle stanche e rituali occupazioni degli anni novanta. Stamattina è previsto un corteo per il corso, ma men' acque e vient'. Vento di destra!"
Postato da Azioneparallela | 08:04 | commenti (1)
Cartoonia
Ieri è stata una giornata interessante.
Nella puntata di Dragon Ball, protagonista era Goan. Goan teme che Angela possa rivelare a Videl il suo segreto (o viceversa, non ricordo). Sta di fatto che la propalazione di un segreto c'è, da parte di Angela (o di Videl, non ricordo) ma per fortuna di Goan non è quello che lui temeva: Angela rivela a Videl (o viceversa, non ricordo) che sulle mutande che indossa Goan è disegnato un orsacchiotto.
(E poi dice che non aveva ragione Veltroni al Circo Massimo, quando se l'è presa con la destra che vince grazie alle televisioni e al vuoto di valori che creano).
Nella successiva puntata dei pirati di cappello di paglia, c'era un'idea filosoficamente notevole, degna degli Scritti teologici giovanili di Hegel. Sull'isola di nonsocosa, il tribunale chiamato a giudicare è composto solo da condannati a morte. Il punto è se in costoro il sentimento di giustizia potrà manifestarsi puramente, non avendo essi più nulla da fare con il mondo che giudicano, o se invece ne approfitteranno per dare libero sfogo alla propria cattiveria, per la stessa ragione. Gli sceneggiatori del cartone non lasciano dubbi al riguardo.
(Che poi è anche un modo originale per porre il tema della separazione delle carriere).
Postato da Azioneparallela | 16:49 | commenti (3)
Oltre le ideologie
Postato da Azioneparallela | 14:43 | commenti (2)
Ombre che aleggiano
Guarda un po' chi aleggia sul Sinodo dei vescovi: Martin Heidegger. E siccome il nazismo aleggiava su Heidegger...:
Ora, Heidegger può essere stato più nazista di Hitler, e la sua influenza sui Padri sinodali può essere considerata la più deleteria possibile, però dire di una cosa che appartiene al destino dell'Essere non significa necessariamente fargli un complimento (alla cosa, o al destino dell'Essere). Volendo gettare l'ombra di Heidegger sul Sinodo, si poteva far di meglio.
Postato da Azioneparallela | 09:39 | commenti (1)
Alcibiade e il nuovismo
«Sono uno studente e credo nel potere della cultura», recita un cartello dietro il quale si nasconde un ragazzo lentigginoso che pare uscito da un telefilm americano. Poi spiega: «Alcibiade prendeva in giro Socrate accusandolo di insegnare sempre le vecchie idee. Socrate rispose che si scusava con Alcibiade di non essere un uomo colto come lui, che “di idee nuove ne aveva ogni giorno”. Non è la presunta novità delle idee a contare, ma la loro qualità e il loro valore».
Comunque la pensiate sulla manifestazione del PD di ieri, il miglior attacco resta questo, di Fabrizio Rondolino, su la Stampa, tanto più che nel seguito Rondolino si occupa proprio di quel che di nuovo c'è nella "sinistra post-politica" del veltronismo.
(Però non mi è chiaro. "Sinistra post-politica" vuol dire, per Rondolino: non è che non ci sia più la sinistra, è che non c'è più la politica, sicché la sinistra sopravvive o può sopravvivere solo su un piano - per dir così - estetico?)
Postato da Azioneparallela | 08:34 | commenti (5)
Pierre o dell'ambiguitÃ
"Tutti ci sforziamo di pensarci come esseri che non pensano, ma che hanno il diritto di farlo" spiega Pierre Manent su Il Foglio, in occasione dei dieci anni della Fides et ratio. Bella lezione, anche se il pensiero sopra citato mi strappa un commento poco filosofico: "Ma pensa per te, mio caro Pierre" (che poi l'ambiguità ci sarebbe: non vorrei che per pensarsi come esseri che pensano, bisognasse rinunciare al relativo diritto).
P.S. Il titolo del post è una gentile concessione di H. Melville)
Postato da Azioneparallela | 18:02 | commenti
La forza delle parole
Postato da Azioneparallela | 15:18 | commenti (2)
A Silvia
Ho letto il post di Ffdes sulla sua alunna Silvia, cieca dalla nascita. Siccome Ffdes mi ha chiesto cosa ne penso: penso ogni bene possibile del professore di filosofia di Silvia, dal quale mi farei raccontare tutto l'anno, lezione dopo lezione. Avrei molte cose da chiedergli, più che pensieri da formulare. Direi che, filosoficamente parlando, è una fortuna avere in classe una studentessa cieca dalla nascita, specie se in gamba. E se il Preside, il Consiglio d'Istituto e il Consiglio di Classe e Maria Stella Gelmini consentissero, manderei all'aria i programmi ministeriali e sfrutterei biecamente Silvia per ripensare la storia della filosofia insieme con lei.
Postato da Azioneparallela | 12:16 | commenti (3)
Io domani
Da domani, sul Corriere della Sera, la storia della filosofia di Antiseri Reale.
Da eomani, e fino a gennaio, io il Corriere non lo compro neanche per sbaglio.
Postato da Azioneparallela | 18:28 | commenti (14)
Basta la parola
Sto leggendo un libro, edito nel 2001 (pp. 384, euro 36,15), e vi ho trovato, ammirato, la parola "detergernelo" ("converrà detergernelo").
Postato da Azioneparallela | 10:23 | commenti (4)
L'ultima lezione
"Possiamo noi fanatici ‘heideggeriani’ riscattare finalmente l’antimodernismo di Heidegger? Tutto o quasi quello che gli è stato rimproverato prende un colore diverso alla luce di quanto sta succedendo oggi a causa della globalizzazione e della omologazione imperialistica del pianeta".
Gianni Vattimo, ieri, nel giorno della sua ultima lezione. E sempre ieri, leggevo le prime pagine di una tesi di laurea su Vattimo (non eccezionale, in verità: la tesi, dico) in cui si spiegava quanto la lettura della modernità di Vattimo fosse diversa, perlomeno nei toni, da quella di Adorno-Horkheimer. Sembrerebbe che la distanza si sia attenuata di molto.
(Nota personale: sono felice che il rettore dell'Università di Torino abbia assistito al congedo di Vattimo)
Postato da Azioneparallela | 09:29 | commenti (3)
Per un parere, chiederemo a Moggi
"Lo Stato non è giocatore, è arbitro. Per questo può anche scendere in campo, per aiutare pro-tempore un'azienda di credito in crisi. Ma non può alterare l'intero campionato"
Ora, è proprio dal punto di vista calcistico che a me questo passaggio di Veltroni fa problema.
Postato da Azioneparallela | 12:56 | commenti (3)
Il mercato, o almeno alcune facce
- Giavazzi direbbe: "è il mercato!"
Io dico: rimettiamo tutto alla giustizia sportiva! -
(su un motivo di Daniele Luttazzi)
Postato da Azioneparallela | 18:39 | commenti (2)
Nel girone della (s)fiducia
Postato da Azioneparallela | 09:19 | commenti (4)
Sul male assoluto
- "Il male normale o ordinario può entrare in una relazione di "definizione per opposizione" con il bene. Mentire costituisce la controparte negativa del dire la verità, essere sleali è la controparte negativa della lealtà. Ma un male delle dimensioni di Auschwitz, invece, non può essere posto in una relazione del genere: non esiste un bene che possa essere definito come un "non fare quello che è stato fatto ad Auschwitz". sentiamo semplicemente che un male di queste dimensioni dovrebbe essere estirpato dal mondo: questo tipo di male è eccessivo anche solo per ricoprire il ruolo di "opposto del bene" -.
(A. Ferrara, La forza dell'esempio. Il paradigma del giudizio, Feltrinelli, Roma 2007, p. 110).
(Avevo lasciato intendere, nei commenti a questo post di ffdes, che l'espressione "male assoluto" non è solo un'espressione retorica, ma non avevo prodotto argomenti. Quello di sopra a me suona come un argomento, ma mi rendo conto che per qualcuno potrebbe essere anche solo un pezzo di retorica.
Il post finisce qua, quello che aggiungo sotto - e che solo alla fine si ricongiunge alla citazione di sopra - è scritto molto in fretta, per addurre ancora qualche argomento, a favore di chi non riesca mai a soddisfarsi di argomenti morali)
Secondo molti (non so quanti, ma secondo Ffdes, al quale avevo più o meno promesso questo post) l'espressione "male assoluto" (che di solito viene riferita al nazifascismo, e di solito lo si fa con l'idea di dire che non è certo stata l'unica cosa brutta che sia mai capitata, ma che è stata di un brutto assai particolare) qualificare un evento storico come male assoluto ha di sicuro un significato retorico, e sta a dire che quella tal cosa fu "moooolto cattiva" ma non ce l'ha sul piano strettamente storico-storiografico: "La storia è, nella sua essenza, ricostruzione basata sulle interpretazioni, e spesso sul loro conflitto impacificato e impacificabile".
Un'ultima cosa: si può ben dare il caso, anzi si dà il caso dell'interpretazione storica per la quale il tale evento (ad es.: il fascismo) non fu un male assoluto nel senso 1 e 3: non fu cioè il male più grande e/o non fu un male sotto ogni punto di vista. In tal caso, non posso certo sostenere che tutti giudicano che sia un male (punto 2). Ma questo non mi obbliga certo a ritenere inconfutabile una simile, avversa opinione, se non a condizione di ritenere che su ogni fatto storico il conflitto delle interpretazioni è per principio e sempre (in ogni momento storico: questo è molto importante) incomponibile. Non so perché dovrei pensarla così, e cosa si guadagni a pensarla così. Ma posto anche che così fosse, ecco un nuovo senso, l'ultimo e non il meno rilevante, in cui per me vale l'espressione male assoluto:
Postato da Azioneparallela | 12:23 | commenti (7)
Contarla
Enrico: - Papà, la maestra ha detto che i soldi non contano nulla solo la parola di Dio conta -.
Io: - Veramente l'ha detto il Papa -.
Enrico: - Sì. Ma come si conta la parola di Dio? -.
Postato da Azioneparallela | 15:10 | commenti (4)
Sì d'accordo però
Un po' mi dispiace, forse deluderò qualcuno, ma io sono d'accordo con mons. Betori. Non può essere la coscienza individuale giudice del bene e del male. Il bene e il male sono (semplifico un po') come l'azzurro del cielo: il cielo è azzurro, qualunque cosa ne pensi la coscienza individuale. (Se qualcuno pensa che invece no, non è così, non potrà giocoforza opporre alla mia opinione alcuna buona ragione).
Già, ma la coscienza individuale può pensare qualunque cosa di qualunque cosa, o nemmeno questo può? Rientra nei suoi diritti, o no? E se anche non si decide in base all'unico criterio della coscienza individuale che questo o quello sia un bene per l'individuo, è l'individuo libero di pensarla come vuole e di farsi del male, o no? Io penso: a volte sì, a volte no. Mio figlio non è libero di farsi del male: glielo impedisco io. C'è allora un momento in cui mio figlio è libero di mandarmi a quel paese, anche quando gli insegno cosa è bene e cosa è male, perché tocca pur sempre a lui, di vedere da sé cosa è bene e cosa è male? C'è per mons. Betori un tal momento, un simile passaggio all'età adulta, qualcosa come un da sé? E di più: per mons. Betori è un bene o un male che ci sia questo momento? Anche in presenza dell'evidenza del bene, non è un bene pure che lo si veda da sé, il bene evidente? Oppure il bene evidente va sempre tutelato dalle erronee scelte che potrebbero essere compiute a partire da sé, di modo che non è bene che ci sia un momento in cui da sé e solo da sé si possa scegliere (anche) il male contro l'evidenza del bene? (E se è un bene che un tal momento ci sia, non è un bene che ci sia anzitutto quando ne va della propria vita intera?).
Secondo me è un bene. Io sono d'accordo con mons. Betori, però ha ragione Roberta De Monticelli.
(Se qualcuno obietta: ma se il bene è evidente, perché non fare bene le leggi, secondo quel bene?, lo invito a considerare che la mia idea che il bene sia evidente è puramente formale, non riguarda cioè qui questo o quel bene. Nel punto in cui lo riguarda, la parentesi finale, la mia considerazione investe invece il piano morale, non propriamente quello giuridico. Per di più, io penso in generale che la pluralità delle proposte etiche e dei piani di vita individuali sia oggettivamente un bene da tutelare il più possibile giuridicamente, e dunque).
Postato da Azioneparallela | 11:59 | commenti (2)
Il Migliore
Qual è il miglior libro di sinistra che sia stato scritto nel 2007? Adam Smith a Pechino. Genealogie del ventunesimo secolo, secondo Steven Sherman. Visto il post precedente, mi sembra giusto segnalare che l'autore è italiano.
E che non insegna in Italia.
(Che poi io ce l'ho e l'ho appena cominciato a leggere. L'ho trovato però a metà prezzo qui: proprio bene in Italia non deve essere andato. Un assaggio, per segnalare la recensione (e il sito) da cui lo prendo: “Comunque vada a finire l’avventura irachena, lo farà in modo diverso da come era stata progettata. Invece di rappresentare il primo atto di un nuovo secolo americano, sarà molto probabilmente l’ultimo atto dell’unico e solo secolo americano”. )
Postato da Azioneparallela | 12:17 | commenti (2)
Gioco di squadra
"La cultura resta un gioco di squadra, e l'impegno a salvaguardare quello che c'è di buono nella propria tradizione culturale lo si assume, che piaccia o meno, nel momento stesso in cui si prende la parola in una lingua storica, iscrivendosi così di fatto a una cultura nazionale. Nello specifico caso italiano, l'onere dell'impegno è tanto più essenziale, oggi che questa cultura nazionale sembra più che mai decisa a cancellarsi con le proprie mani" (M. De Carolis, Il paradosso antropologico. Nicchie, micromondi e dissociazione psichica, Quodlibet, Macerata 2008, p. 20).



