Babele
Babele
 
29/04/2008
Ex voto

In relazione al post qui sotto, mi corre l'obbligo di dare ampia diffusione alla seguente notizia, a cui la stampa non ha dato il dovuto risalto:

a San Giovanni Rotondo si è vinto. E, per giunta, ha perso  Fini. (Sarà stata la salma? Bisogna considerarlo un miracolo?)

Postato da Azioneparallela | 11:45 | commenti (2)

Le spoglie mortali del cattolicesimo

“ - Perché cercate tra i morti colui che è vivo? -. Alle donne che il giorno dopo il sabato si recarono con oli e aromi profumati al sepolcro, trovandolo vuoto, due uomini dalle vesti sfolgoranti si rivolsero, secondo la versione del Vangelo di Luca, con quelle parole. Ed esse compresero ciò che era scritto, che il loro Signore Gesù doveva resuscitare dai morti".

Su Left Wing (sconsigliato ai devoti di Padre Pio, ma molto più ai frati francescani di San Giovanni Rotondo).

Postato da Azioneparallela | 00:09 | commenti

28/04/2008
Dovuto, probabilmente

I filosofi, questi fantastici affabulatori: "Il segretario del Pd ha dovuto [corsivo mio] giocare il ruolo del perfetto continuatore, sia rispetto al governo Prodi sia rispetto all'Amministrazione Veltroni. E per questo, probabilmente [corsivo mio], l'ha pagata cara" (M. Cacciari). D'accordo: nessun chieda le dimissioni di Veltroni: ma una moratoria sulle scemenze?

(Spero che sia tutta colpa del giornale)

Postato da Azioneparallela | 20:18 | commenti (2)

Però

Però, vedrete: nel 2013 (o al più tardi nel 2018...)

Postato da Azioneparallela | 18:15 | commenti (2)

25/04/2008
Nel mare aperto si può affondare

“Sono convinto che soprattutto oggi la politica debba essere veloce e aperta com'è la società, e debba coltivare l'ambizione di conquistare non le "casematte" degli interessi particolari [...], ma il "mare aperto" di un'opinione pubblica nella quale convivono condizioni sociali diverse nel corso di una stessa vita, nella quale abitano più dubbi che certezze, più disponibilità che identità blindate”: sono parole di Walter Veltroni, e si leggono nella Prefazione al libro di Barack Obama, L’audacia della speranza, pubblicato lo scorso anno, quando ancora il 14 aprile non era, almeno nelle sue proporzioni, immaginabile. La convinzione che l’allora Sindaco di Roma manifestava a proposito di ciò che la politica deve essere ha avuto poi modo di tradursi in una dolorosa sfida politica ed elettorale. A causa di una congiuntura particolare, il partito democratico ha dovuto mettere necessariamente in campo la velocità e l’apertura auspicate da Veltroni, e presentarsi alle elezioni ancor prima che del partito si costruisse l’intera architettura. A causa poi di un risultato non brillante, ha dovuto all’indomani del voto chiedere per sé anche un altro aggettivo: non solo veloce nelle decisioni e aperto nelle candidature, ma anche paziente e lungimirante nel disegnare una prospettiva politica che superasse il 2008, per fissare l’appuntamento con la vittoria un po’ più in là negli anni – anche se intanto il ballottaggio alle Comunali di Roma incombe, e nessuno può dire più, come il poeta, “io sol combatterò, procomberò sol io”. Comunque vadano le cose nella capitale, il partito democratico ha effettivamente accarezzato, con la sua guida nuova di zecca, l’idea secondo la quale la politica, per esser “bella” (un altro aggettivo che Veltroni ha dispensato negli anni a piene mani), deve alleggerirsi del peso degli interessi particolari e, così liberata, rendersi piacevole anzitutto agli occhi dell’opinione pubblica che si esprime sui grandi giornali.
Solo che gli interessi particolari capita che coincidano a volte con gli interessi reali, fin quasi ad essere la stessa cosa, come il successo della Lega sembra avere dimostrato in maniera lampante. Tutto si può pensare della Lega, meno infatti che sia un partito veloce e aperto. Tutto si può dire di essa meno che goda di particolare favore presso l’opinione pubblica. Tutto, infine, le si può attribuire, meno la propensione a lasciarsi abitare dai dubbi: se non è blindata la sua identità, non si può dire quale lo sarebbe. La Lega ha la stessa classe dirigente da qualche legislatura a questa parte, e lungi dall’inseguire novità ripropone la stessa ricetta, convincente o no che sia, praticamente da quando è nata. Naturalmente, col senno di poi riesce facile dire che il successo elettorale della Lega fa giustizia di molte chiacchiere sulla crisi dei partiti, sui nuovi modelli di organizzazione degli interessi, leggeri e privi o quasi di una solida struttura territoriale, sulla predominanza della rappresentazione mediatica rispetto alla rappresentanza reale degli interessi.
In realtà, come erano sbagliate prima le infatuazioni per la modernità liquida e le identità plurali, così è sbagliato rimpiangere adesso i solidi partiti della prima Repubblica e prendere la loro tetragona identità a modello. Che però si possano lasciar perdere le robuste casematte per approfittare dell’aleatorio favore di vento di cui si gode in mare aperto si è rivelato, alla prova dei fatti, un errore. E lo è ancor più se si considera che non vi è motivo alcuno per rimanere intrappolati in una simile contrapposizione: come se gli interessi particolari si dovessero vergognare di sé e non lasciarsi rappresentare alla luce del sole, e d’altra parte l’opinione pubblica non fosse innervata da interessi molto particolari che spiegano a volte più di ogni altra cosa la direzione e i salti di vento.
Chissà, comunque, cosa avrà pensato Obama, della prefazione. Dopo la vittoria di Hillary Clinton alle primarie in Pennsylvania, però, si ripresenta anche al di là dell’oceano la preoccupazione che il candidato affascinante, che ha tutte le ragioni per piacere, che gode di buona stampa, che ha le simpatie di Hollywood, che parla in nome del nuovo, della velocità e della leggerezza, e che infine ha maggiore capacità di parlare al futuro e alle nuove generazioni, possa essere, al presente, elettoralmente debole. La Clinton, di cui si riconoscono competenza e serietà per considerarle però prerogative da establishment – roba vecchia, quindi – ha in realtà preso più voti di Obama in quegli Stati che potrebbero fare la differenza contro McCain. È da vedere se il partito democratico originale, quello americano, sia più o meno paziente e lungimirante di quello nostrano, e se sia disposto a mettere da parte la preoccupazione di vincere le prossime elezioni presidenziali, per rimontare però fiduciosamente più in là.
(Il Mattino)

Postato da Azioneparallela | 19:49 | commenti (6)

21/04/2008
I segni dell'umano

E' un pdf un po' pesante, ma insomma: domani, a Salerno, ore 11, si discutono:

Marco Russo, Al confine. Escursioni sulla condizione umana, Mimesis 2007

Massimo Adinolfi, Una passione senza misura, Transeuropa 2007.

Relatori. prof. M. De Carolis, prof. F. Piro.

Postato da Azioneparallela | 14:59 | commenti

20/04/2008
Primi bagni

International Summer School - "Religione e democrazia" PDF Stampa E-mail

La Fondazione Italianieuropei organizza la prima edizione dell'International Summer School di Filosofia e Politica sul tema “Religione e Democrazia”. La Scuola, rivolta anzitutto a un pubblico qualificato di studiosi e ricercatori, vedrà la partecipazione di docenti di fama internazionale. La Summer School si svolgerà a Marina di Camerota (SA), dal 23 al 25 maggio 2008.

"La filosofia è il proprio tempo appreso in pensieri", diceva Hegel. Con questa affermazione sullo sfondo, la Fondazione Italianieuropei organizza tre giornate di studio dedicate al tema "democrazia e religione" che intendono declinarne in maniera problematica le rispettive pratiche.
Vi è oggi, indubbiamente, un ritorno della religione, di cui occorre tenere conto; l'esercizio della filosofia consiste però non nella mera descrizione, ma nella decostruzione di simili fenomeni culturali, nell'indagine circa i loro presupposti, nella ridefinizione della loro portata. In questa chiave, la democrazia e la religione non si presentano come sfere o dimensioni già date, già costituite, ma possono rimettersi in discussione proprio a partire dal loro confronto (o, forse, a partire dal loro scontro). Dappertutto vi sono segnali della necessità di una ridefinizione dei rispettivi ambiti. Spazi che un tempo erano rigidamente demarcati, o che si pensava potessero essere precisamente definiti, oggi non lo sono più, o lo sono sempre meno. Per questo motivo, la riflessione critica deve essere incessante, e la filosofia intende offrire il proprio contributo in tal senso.

 

Programma

Venerdì 23 maggio

10.00-13.00    "Religione, persona  e diritti umani
                        intervengono:
Roberto Esposito, Stefano Rodotà

15.30-18.00    “Laicità e Stato costituzionale
                        intervengono: Luciano Violante, Alfonso Catania,
                        Luigi Ferrajoli

Sabato 24 maggio

09.00-11.00    “Identità e integrazione
                        intervengono: Remo Bodei, Vincenzo Vitiello,
                        Eugenio Mazzarella    

11.30-13.30    "Occidente, relativismo e fondamentalismo religioso
                        intervengono:
Salvatore Natoli, Felix Duque

16.00-19.00    “La Chiesa e la società post-secolare
                        intervengono:
Mons. Piero Coda, Peter Sloterdijk

Domenica 25 maggio

10.00-13.00    Tavola rotonda “Religione e democrazia in Europa e
                        negli Stati Uniti
                        modera: Mario Orfeo
                        intervengono: Tzvetan Todorov, Charles Larmore,
                        Massimo D’Alema
                       

Modalità di iscrizione

La partecipazione alla summer school è limitata a 100 persone, che saranno ospitate per l’intera durata del corso presso l’Happy Village di Marina di Camerota (SA).

1) Modulo di iscrizione

Scaricare qui il modulo di iscrizione e inviare via mail a l.caroli@italianieuropei.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o via fax allo 06.6875539.
L'iscrizione si considererà confermata solo dopo l'avvenuto pagamento.

2) Quota di iscrizione

La quota di partecipazione, comprensiva di vitto e alloggio (tre notti, da giovedì 22 sera a domenica 25 maggio dopo il pranzo) e della documentazione di sostegno alle lezioni del corso, è di 300 euro.
Per gli studenti e i dottorandi sono a disposizione 50 posti con una quota di iscrizione ridotta, pari a 200 euro. È necessario in tale caso allegare al modulo di iscrizione una certificazione attestante lo status di studente.

3) Modalità di pagamento 

Bonifico Bancario
Bonifico bancario sul conto corrente n° 2053/40,
IBAN IT06M0569603227000002053X40,
intestato a Solaris srl,
presso la Banca Popolare di Sondrio, agenzia 27 di Roma

Conto corrente
Conto corrente postale n° 60386034
intestato a Solaris srl, piazza Farnese 101, 00186 Roma 

Carta di credito
Online - Pagamento sicuro tramite Banca Sella  


Come raggiungerci

 Happy Village
84059 Marina di Camerota (SA)
Località Arconte
Tel.               0974-932326        (6 linee)
Fax 0974-932769

Visualizza la Mappa

Con il treno: Scendere alla stazione di Pisciotta, che è distante 15 Km da Marina di Camerota. Dalla stazione è possibile raggiungere il villaggio con un servizio di pullman che ferma davanti alla nostra entrata.

Con l'auto: dal Nord bisogna prendere l’autostrada SA – RC, uscire al casello di Battipaglia, seguire la superstrada fino all’uscita di Poderia. Dal Sud uscita autostrada SA – RC a Buonabitacolo, superstrada Policastro – Palinuro 


Materiali

Non appena disponibili, saranno inseriti in questa sezione i materiali preparatori per la summer school.

 

Postato da Azioneparallela | 15:38 | commenti (3)

19/04/2008
Domani no, sarebbe impossibile

La vita media dei miei occhiali quest'oggi si è abbassata drasticamente, grazie a un poderoso colpo di testa di Mauro. Ormai siamo abbondantemente sotto l'anno, anzi: sotto i sei mesi. Poiché si tratta del capo di abbigliamento più costoso che io indossi, pari a circa metà stipendio, devo confessare che la cosa desta fondatamente in me (e non solo in me) più di una preoccupazione.

(Per giunta, in attesa della visita oculistica, ho pensato bene di acquistare i miei primi occhiali da presbite. E poiché domattina non mi sveglierò alle sei per fare un po' di corsetta, o una sgambata in bicicletta di cinquanta chilometri, sarebbe impossibile, temo proprio di dover considerare di essere ormai definitivamente approdato alla mezza età)

Postato da Azioneparallela | 23:07 | commenti (4)

Decolli

"il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l’umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell’ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale. Allo stesso modo, l’azione internazionale volta a preservare l’ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l’autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici".

Non sono sicuro di comprendere bene il significato di questo passaggio del discorso che Papa Benedetto XVI, decollato da Roma e atterrato a New York, ha tenuto a Palazzo di Vetro. Il Papa dice: non solo "un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma anche la riscoperta dell'autentica immagine della creazione". Non si tratta di scegliere tra scienza ed etica, il che credo significhi che non si tratta solo di non proseguire nella ricerca scientifica o forse di arrestarsi nell'applicazione delle scoperte della ricerca scientifica per motivi etici, ma proprio di un metodo scientifico-etico (non so come dire), che incorpori dentro di sé imperativi etici, come se cioè la violazione di quegli imperativi comportasse una violazione dello stesso metodo scientifico. In base alla corrente idea di metodo scientifico, la faccenda è complicata assai. Ma Papa Benedetto XVI non auspica solo che dinanzi a risultati, scoperte e applicazioni ci si fermi, e ci si chieda se il loro uso sia razionale, chiede proprio un altro metodo, un'altra scienza, un'altra episteme, qualcosa che tenga insieme e incolli nuovamente tra loro scienza ed etica. Le quali naturalmente non sarebbero più la scienza e l'etica qual sono ora che si sono scollate, ma sarebbero ricomprese in qualcosa che, non essendo più né scienza né etica, potrebbe essere - per dirla con un'antica parola - filosofia.

Il guaio è che manca la colla: quella filosofia non esiste più, è stata decollata, né prende a esistere perché ci piacerebbe. (Non esiste più, però capisco che invece per il Papa esista sempre).

Postato da Azioneparallela | 09:37 | commenti (1)

18/04/2008
Godi! (l'imperativo del '68)

Gli interventi di Zizek sono sempre molto interessanti. Chiamato a riflettere sul ’68, Zizek fa alcune osservazioni degne di nota. Sostiene per esempio che il socialismo ha cominciato ad apparire vecchio, “conservatore, gerarchico, amministrativo” a partire da allora; che il capitalismo “digitale” costituisce “la verità del ’68” (e i capitalisti alla Bill Gates, vestiti in modo informale, ne sono l’icona), e Toni Negri si illude se pensa che generi da sé “i germi della futura forma di una vita nuova”; che il tollerante edonismo ereditato dal ’68 è stato “facilmente incorporato nella nostra ideologia egemonica”, facendo proprio l’imperativo consumistico del nostro tempo, perfetto rovesciamento di quello kantiano: “puoi, quindi devi!”; che le risposte post-sessantottine – forme estreme di jouissance sessuale, terrorismo, misticismo, sono figlie di una stessa sconfitta, e in fondo la perpetuano; che l’alternativa radicale rappresentata dal ’68 sta nel rifiuto del “capitalismo egemonico democratico parlamentare”.
Breve commento a rovescio. Siccome Zizek rifiuta il capitalismo egemonico democratico parlamentare, la liberazione sessuale del ’68 gli pare che sia tutta quanta finita nel consumismo edonistico degli anni seguenti.

Postato da Azioneparallela | 19:12 | commenti (2)

17/04/2008
Quale allegria

Produrmi, buon ultimo, in una pensosa analisi del voto mi sembra francamente inutile (e inoltre di valore assai discutibile). Può darsi che, avesse vinto il PD, l'euforia avrebbe prodotto decine e decine di post e invece la sconfitta ammutolisce. (Come diceva Walter Benjamin della natura irredenta in cerca di una lingua: che non è triste perché muta, ma ammutolita perché triste - così forse io, altro che la scusa del lavoro*). Io però sono meno preccupato per la sconfitta, che di capire quale sarà la strategia del PD di qui al...2009**, cioè alla prossima tornata elettorale: per le europee, e col proporzionale (e con le preferenze). Il PD andrà da solo, perché col proporzionale per fortuna da solo non ci va solo il PD, ma ci vanno tutti. Il che però forse significa niente flusso di voti utili verso il PD. Io sono certo che nel 2018 vinceremo, forse se facciamo le cose per bene anche il 2013 è alla nostra portata, ma sono molto preoccupato per il 2009.

(Mettiamo una canzone, va: "...senza allegria anche sui tram e gli aeroplani o sopra un palco illuminato
fare un inchino a quelli che ti son davanti e son in tanti e ti battono le mani...")

*Devo però respingere fermissimamente l'insinuazione. Nel paese reale, siamo all'appuntamento con la legge di riforma del sistema universitario, la n. 270 del 2004, che restringe i cordoni dell'offerta formativa universitaria. Roba di cui non c'è filosofo speculativo che non ami occuparsi. **Mi ci ha fatto pensare lui.

 

Postato da Azioneparallela | 23:54 | commenti (2)

14/04/2008
Nec ridere nec lugere neque detestari/2

Proiezioni, spogli, risultati parziali. Ce ne sarebbero di cose, da dichiarare

Postato da Azioneparallela | 20:45 | commenti (10)

Nec ridere nec lugere neque detestari

Primi exit poll. Non ho niente da dichiarare.

Postato da Azioneparallela | 15:34 | commenti (1)

Lo scenario larghe intese

"A campagna elettorale chiusa e urne ancora aperte, prima dei risultati, dei numeri, delle percentuali, può essere utile riflettere ancora sul modo in cui i principali partiti politici si sono avvicinati alla prova del voto. Quasi tutti gli osservatori hanno infatti convenuto che la polemica politica ha avuto toni meno accesi che in passato; che non si è cercato di demonizzare l’avversario ma si è condotto un confronto tra competitors parimenti legittimati alla guida del governo; che si è perciò potuta mantenere aperta l’ipotesi (salutare) di dialogo sulle riforme istituzionali necessarie per il paese...".
(Su Il Mattino, dopo le 14)

Postato da Azioneparallela | 09:56 | commenti (1)

13/04/2008
Riordinare le file. E le idee.

"E’ possibile che le elezioni del 2008 rappresentino una svolta. Che la svolta sia epocale è però lecito dubitare, se non altro perché la frequenza con la quale si annunciano le svolte epocali in Italia è tale da far dubitare del concetto stesso di epoca. Soccorre piuttosto un’altra celebre immagine di Aristotele".

Il resto è su Left Wing, sul quale si esercitano anche Roberto Gualtieri e Francesco Cundari.

Postato da Azioneparallela | 08:49 | commenti

12/04/2008
Calma e gesso

"Anxiety in the Berlusconi camp" (The Economist). Sarà.

Postato da Azioneparallela | 14:14 | commenti (1)

09/04/2008
Commozione

Non auguro a nessuno di trascorrere un'intera mattinata a districarsi fra ordinamenti didattici, regolamenti didattici, decreti ministeriali e linee guida, classi di lauree, corsi di studi, e via deliziando. Però si fanno delle scoperte. Ad esempio, si rimane colpiti dalla denominazione della classe delle lauree magistrali in Scienze dell'Universo (a chi interessa, è la classe LM 58, ed è naturalmente caratterizzata da insegnamenti erogati nell'ambito delle discipline astronomiche): come filosofo, ho nostalgia. Quasi mi commuovo.

Postato da Azioneparallela | 10:50 | commenti (8)

08/04/2008
Dopamina per tutti

Perché le scienze cognitive applicate alla morale costituirebbero un settore chiave? Chiave per aprire che cosa? Leggo (grazie al blog) che fra qualche anno potremmo avere qualche elemento in più per sapere se abbia ragione Dennett, per il quale la religione passerà di moda, oppure Gray, per il quale è come il sesso: un bisogno fondamentale che di moda non passerà. Spero proprio che sia qualche anno, e non qualche decennio o secolo, perché mi farebbe piacere conoscere la risposta, anche se dubito molto che le scienze cognitive applicate alla morale potranno darmela.

O forse potranno. Chissà. Però mi domando: si considera che sia un problema empirico o concettuale la questione di sapere che cosa significa che queste e queste altre sono le basi fisiologiche del bisogno di religiosità? Si considera che v'è chi neghi (e che perciò vada dimostrato) che quando il credente si trova nella disposizione della credenza (qualunque cosa ciò significhi) nel suo cervello accade qualcosa? E posto che si dimostri che quel che accade nel cervello non è gran che e può non accadere per questi e questi altri motivi (biologici, chimici, farmacologici o chissà cos'altro), si sarà davvero con ciò dimostrato che la religione è solo una moda, un fenomeno culturale passeggero? Ma posto che si nutrano simili considerazioni, sono esse scientifiche? Lo sono secondo quale idea di scientificità? D'accordo: meno ideologia e più scientificità. Ma è ideologico o scientifca la determinazione del senso dei risultati scientifici? Posto infine che si dimostri che alla base della credenza religiosa c'è un sacco di dopamina, e che invece chi di dopamina non ne ha neanche una goccia è 'naturale' che non creda, si sarà compreso cosa, precisamente? (E chi impedirà o consentirà al futuro Ratzinger - Ratzinger no, facciamo Luca Volonté - di chiedere la prescrizione della dopamina per legge?).

Mah.

Postato da Azioneparallela | 15:37 | commenti (5)

Unmusikalisch

La cosa che mi ha strappato un molto doloroso assenso, è il logo: la cassetta. La musicassetta. Chi non ha preparato una musicassetta in gioventù (avendo ahimè l'età per parlare oggi della sua gioventù)?

[E chi non si è trovato alle quattro di notte nella metropolitana di Londra senza un soldo in tasca, e non ha incontrato un giovane turco vagabondo (o un armeno o un curdo: non so bene), seduto tranquillo per terra, intento a riavvoltolare il nastro delle musicassette raccattate qua e là, e disposto non solo a spiegarti dove conviene scavalcare i tornelli per non essere sorpresi da guardie o telecamere, ma a darti persino, insieme alla fiducia nell'umanità, qualche spicciolo per consentirti di tornare a casa, dopo che hai accompagnato (senza portafoglio) la tua ragazza all'aeroporto, l'unica a cui tu abbia regalato una compilation su cassetta in gioventù?].

Perciò ecco l'esordio di Azioneparallela su Muxtape. Sono solo due canzoni. Cinque minuti. Per mia madre e per mio padre.

Postato da Azioneparallela | 09:46 | commenti (4)

Un gesto coraggioso

Torno su Mancuso, per linkare la migliore difesa del libro L'anima e il suo destino (grazie a Roberta De Monticelli, su InSchibboleth). E' una difesa che non entra nel merito, non discute il contenuto della posizione di Mancuso, si ferma sulle soglie del libro e giustifica "il gesto coraggioso" di Mancuso, che ha posto fine all'epoca del doppio binario: "la gran dialettica filosofico-teologica fuori, il catechismo un po' nascosto dentro".

In effetti è così. E ha ragione la De Monticelli: dire che, quale orrore, è un libro 'pop', non risolve gran che. Avendo poi qualche conoscenza dell'attuale "gran dialettica filosofico-teologica fuori", cioè dei Cacciari, dei Donà, dei Vitiello che dialogano con i Bruno Forte e i Piero Coda, devo dire che sì: il dialogo non si svolge mai sulla lettera catechistica (chiamiamola così). Ed è giusto che Mancuso si sia un po' stufato. I filosofi no, poiché non hanno bisogno di difendere quella lettera, ma i teologi: non dovrebbero spiegare come andrebbe difesa? Oppure non va difesa? L'impressione che ho ricevuto, leggendo commenti qua e là di credenti seri e impegnati, è che costoro vedono bene come l'esperienza cristiana della fede, alla lettera, sia molto lontana dalle pagine del libro di Manuso, ma evidentemente confidano in un'intelligenza di quella lettera in cui Mancuso non confida più. Perché essi vi confidino, però, non è chiaro. Mancuso ha voluto chiarirselo, ha voluto provare ad immaginare di poter dialogare 'fuori' proprio di quella lettera, senza nasconderla.

Da questo punto di vista,è veramente esemplare la risposta (secca, priva di particolare sapienza teologica, ma secca e diretta) che Vito Mancuso ha dato qualche settimana fa a Bruno Forte. Di solito, la "gran dialettica filosofico-teologica fuori" discute dottamente del peccato originale, o della salvezza in Cristo, senza porsi però le domande che ad esempio pone nella replica Mancuso. Ad es.: d'accordo, e i non battezzati? O cambi la lettera del dogma, o la nascondi. Non puoi abolire il Limbo, tenere il peccato originale e il sacramento del battesimo nel suo significato tradizionale, e però dire che i non battezzati non vanno all'inferno. Alla lettera ci vanno, eccome se ci vanno (o ci dovrebbero andare).

(Però, sia detto en philosophe, nella replica Mancuso ha solo parzialmente ragione su Kant. Anzi, ha fondamentalmente torto).

Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (3)

07/04/2008
La proposizione perfetta/9

"Il piacere non è un'impertinenza fisiologica; è il lato sereno dello spirito"

(Le altre proposizioni perfette possono essere ritrovate a partire da qui)

Postato da Azioneparallela | 08:44 | commenti (1)

06/04/2008
Le risposte (inevase) di Walter a Saviano

Pronuncia i loro nomi. Pronuncia i nomi dei boss, di Zagaria e Iovine, ad esempio, accendi i riflettori su queste terre, e fai anche i nomi delle persone a cui affidare la svolta politica di cui questa terra ha un disperato bisogno: così Roberto Saviano ieri, su questo giornale.
Ma Saviano ha anche scritto: ci vogliono parole “che diventino «ouvertures» ai fatti”. Non credo volesse dire solo che le parole devono costituire la premessa del cambiamento: devono essere già, esse stesse, i primi fatti di questa nuova politica.
Le parole possono avere infatti anche un uso performativo, e cioè: si possono “fare cose con le parole”, e non limitarsi a dirle. Il sindaco che emette ordinanze, il cittadino che denuncia, il giudice che sentenzia fanno cose con le parole: non si limitano a constatare, agiscono. Lo stesso fa Saviano, con il suo libro Gomorra, e ora con la lunga e accorata lettera a Veltroni: non si limita a riferire fatti, ma smuove coscienze, motiva persone, e chiede risposte. E lo stesso dovrebbe saper fare finalmente la classe politica campana: compiendo scelte nette, pronunciando parole scomode, e dando risposta alle domande finora inevase. Risposte che sono drammaticamente urgenti. Che non possono essere differite sine die. Che devono, soprattutto, avere la stessa, decisa perentorietà dei fatti.
Già, i fatti. Anche questa, però, è una parola. Si declina anzitutto al passato, ed invita a considerare in primo luogo quello che è stato e quello che non è stato fatto, specie in campagna elettorale, che è tempo di programmi ma anche di bilanci. Ora, il governo Prodi può e deve rivendicare con convinzione le azioni di contrasto alla criminalità organizzata che ha saputo condurre: le confische dei beni, gli arresti dei mafiosi, le condanne dei criminali. Sono peraltro fatti i numeri, la proporzione e l’entità dei crimini commessi, ed è giusto che i cittadini valutino su queste basi se sia o no accresciuto il grado di sicurezza e di legalità delle nostre città. Quel che però Saviano dice con forza, è che a fatti di natura criminale, che richiedono, per le dimensioni del fenomeno, un impegno assoluto sul piano delle politiche nazionali e un coordinamento efficace su quello internazionale, non si può rispondere, a livello locale, parlando di musei e di mostre. Se lo dice uno scrittore, non sospettabile di disinteresse verso la valorizzazione dei beni artistici e le risorse culturali, vuol dire davvero che in Campania c’è una necessità così impellente di migliorare il lato materiale dell’esistenza, le condizioni ordinarie del vivere civile, la pulizia delle strade, la sicurezza del lavoro, il rispetto della legalità, da non consentire più “imbellettamenti” di sorta. Finora Napoli è stata, agli occhi del mondo e pur di se stessa, un puro scialo: di bellezza, ma anche di turpitudini. È stata un enorme spreco: di autentica generosità ma anche di rovinose ricchezze. Non può più esserlo e non deve esserlo. E le parole che le occorrono per questo, non possono più essere, da parte di nessuno, fatue parole di declamazione o parole di imprecazione altrettanto vane.
Saviano ha dunque mille ragioni: voltare pagina è possibile ed è doveroso. Se si rivolge con la sua lettera a Veltroni, è perché forse la novità rappresentata dal partito democratico è tale da meritare ancora qualche apertura di credito. Ma nessun credito è illimitato. E soprattutto nessun credito sopravvive se non riesce a rimuovere con coraggio le ragioni del discredito. Le parole di cui c’è bisogno, in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale, devono perciò cominciare già a produrre la discontinuità necessaria. E il fallimento decennale delle istituzioni pubbliche nella gestione dei rifiuti chiama tutti, ciascuno per la sua parte, a una piena assunzione di responsabilità. Veltroni lo ha compreso e ha il merito di averlo riconosciuto. Ma occorre che lo comprendano anche le forze regionali. Né la candidatura di D’Alema né il tour elettorale di Veltroni devono infatti avere un carattere surrogatorio, o fornire alibi: non possono sostituirsi all’opera di rinnovamento che il PD deve saper intraprendere a partire dalle sue classi dirigenti locali, dall’interno delle sue stesse file. Se il PD vuole essere davvero un partito nuovo, deve saper dimostrare, senza il ricorso a deleghe eccezionali, che è in grado di segnare con le sue proprie forze un nuovo inizio. Se poi sarà davvero una nuova stagione, si vedrà. Ma per specchiarsi in persone nuove in cui riconoscersi con orgoglio e fiducia, come vuole Saviano (ed è l’unico appunto che può muoversi alla sua lettera), la prima cosa che occorre è non limitarsi ad aspettare che le persone nuove siano nominate, ma chiedere con forza di ripristinare i circuiti democratici che, nei partiti e nel paese, consentono di tornare a scegliere.
(Il Mattino di ieri. Il titolo, com'è noto, è del giornale. Nell'articolo, ad essere inevase sono, più sensatamente, le domande. Ma io spesso ho chi veglia su di me, e rimedia alle sviste, il giornale evidentemente no)

Postato da Azioneparallela | 09:23 | commenti (3)

04/04/2008
Grandi agenzie educative: politica, scuola, famiglia

Premessa. La politica può insegnare tante cose, o non insegnare nulla. In ogni caso, non sempre insegna quel che immaginiamo debba insegnarci.
 
Svolgimento. Non credo di essere l’unico a verificare di tanto in tanto che cosa dice Google sul proprio conto. Stasera ho cercato sul motore di ricerca un po’ di persone che non conosco, e che mi ritroverò a fianco nel convegno che si apre domani a Roma 3, sul tema dell’utopia (la mia relazione ha per titolo: Neuma. L’utopia del canto fermo, e di tutto parla meno che di canto, fermo o mosso che sia). Mentre così cercavo, sono passato a vedere a mia volta chi io sia, per ritrovarmi con grande sorpresa (ma correttamente) inquadrato come “politico” in questo sito.
Eh già, mi son detto, sono consigliere comunale uscente. Anzi: quasi uscito, visto che il 13 e 14 aprile si vota anche per il rinnovo del consiglio comunale di Baronissi, e io non mi sono neppure ricandidato. Proprio oggi, però, rientrando in macchina a casa, davo un’occhiata ai manifesti elettorali dei candidati locali, quando mio figlio seduto sul sedile posteriore mi fa: “Papà, perché quei signori sono appesi al muro?”. “Sono manifesti”, dico io. “E a che servono?”. La spiegazione non è stata troppo difficile, perché nella principale saga di storie che gli racconto, lui e la sorella sono gli eroi della Città Arcobaleno, e il Sindaco della Città (di cui ho illustrato più volte le principali funzioni, insieme a una fondamentale inettitudine che probabilmente li sta già educando alla più demagogica delle forme di antipolitica contemporanea), il Sindaco c’è, e spesso in cerca di aiuto si rivolge a loro, e agli altri componenti della Squadra Arcobaleno (la cagnolina Beth con la sorella Bea, il gattino Bill, Chiara la cuoca, Alfredino mago dei palloncini, Gedeone gran dormiglione e l’ultimo arrivato Ferdinando, l’uomo del libro, più altre guest star fuori team come la Talpa Tegucitalpa, il mago tascabile Fantasia, la Regina del Sud, ecc. ecc.).
Ma cosa dicevo? Ah sì, che stavo spiegando la cosa con ampi riferimenti alle favole che mi invento per i miei piccoli e ancora ingenui bambini, facendo entrare poco a poco elementi di realtà in quelle fantastiche storie, quando mi viene di domandargli: “Beh, e a te chi piace di questi candidati?”. Ed Enrico, senza la minima incertezza, senza tentennamenti, senza bisogno di valutazioni supplementari, mi risponde indicando un manfesto colore arancio: “Quella”, dice. “E perché?”, chiedo io, incuriosito. “Perché somiglia alla mamma di Esther”, mi fa.
 
E io che non sono andato all’ultimo incontro scuola-famiglia (non ricordo se per un consiglio comunale o per altro).

Postato da Azioneparallela | 00:17 | commenti (6)

03/04/2008
Teosofie - un viatico per il partito democratico

"A prima vista, l'apatia sembra una dubbia ragione per spiegare il pessimismo. Oggi senza dubbio la gente non pensa granché alle elezioni politiche o alle teorie del plusvalore; ma se solo provate a far passare un'autostrada nel giardino di casa sua, a ridurla alla disoccupazione o a chiudere le scuole dei suoi bambini senza dubbio la protesta scoppierà immediata [...]. Ogni cosa dimostra che in genere la gente non è affatto intorpidita o compiacente; al contrario, i cittadini sono piuttosto allarmati da moltissimi problemi politici essenziali, anche se la maggior parte di essi è pronta a cercarne le soluzioni tanto nel socialismo quanto nella teosofia" (T. Eagleton, Figure del dissenso, Meltemi 2007, p. 51).

 

Postato da Azioneparallela | 09:37 | commenti (5)

Non solo totale, ma totalizzante

"La questione fondamentale è dunque la seguente: è possibile esprimere un contenuto ultimo e supremo in un formato la cui qualifica come mezzo di comunicazione comporta l'incapacità a fornire contenuti totalizzanti?".

Lo so che il contenuto ultimo e supremo in questone è somminstrato dalla filosofia, ma non chiedetemi quale sarebbe il mezzo (oppure il medio, o il luogo), in cui si potrebbero viceversa fornire dei bei contenuti totalizzanti. La nuova rivista online Sophias schiera i nomi di Cacciari, Sini ed Eco, ma l'editoriale di presentazione - per la verità, l'unica cosa che ho letto finora - è francamente imbarazzante.

(Che poi, se l'interrogativo ha fatto sorgere in voi seri dubbi, proseguite pure così: "Il contenuto filosofico entra nel mezzo elettronico e lo disintegra nella pluralità che più si adatta al raggiungimento di una fruizione non solo totale, ma totalizzante". Che la pluralità in questione è in tutto uguale a quella di cui è capace una rivista cartacea, beh: questo è un dettaglio. Ma intanto grazie a una "capacita unica di corrispondere alla totalità multiforme dell'umano", grazie a questa corrispondenza, che permette ai "contenuti ultimi e supremi di pervadere il supporto mediatico su cui si innestano per piegarlo e informarlo della fruizione totalizzante che spetta loro essenzialmente", grazie a tutto ciò la filosofia ha finalmente la strada spianata. La network society è avvisata).

Postato da Azioneparallela | 01:42 | commenti

02/04/2008
Troppo forte (neanche un dubbio)

La risposta ai cattolici di Pietro De Marco a proposito di Magdi Cristiano Allam è magistrale. Il battesimo, ricorda il professore, è tutto meno che un atto privato: "Se interiore è la scelta personale, il battesimo fa di tale scelta un atto solidale di intere comunità. Così è stato per secoli". E se negli ultimi decenni questo significato s'era appannato, è perché, "premuta dalla secolarizzazione, la nuova apologetica della fede si fondava proprio sul presupposto che ovunque la fede attecchisce lì sono all’opera i fondamentali valori umani. E quindi la Chiesa, segnando confini e volendosi come istituzione, distruggerebbe il terreno sul quale il cristianesimo può esistere e rigenerarsi, ossia l’unità del genere umano sancita dalla coscienza morale, realizzata nelle rivoluzioni dei poveri e rivelata religiosamente, alla persona, solo dall’universalità della via mistica, che brucia ogni particolarità". Con Benedetto XVI, queste timidezze postconciliari sono finite.

Dopo di che, De Marco passa a descrivere conversione e battesimo come un soglia, come un "attraversamento del Mar Rosso spirituale", per ritrovarsi infine in seno "al porto, alla maternità spirituale della Chiesa cattolica", là dove, come diceva il convertito Newman, “diecimila difficoltà, secondo me, non costituiscono un solo dubbio”. La descrizione che fornisce De Marco è così intensa, così vibrante, così ricca di calore spirituale, che pure lui deve essersi accorto che nella lettera di Allam tutta questa intensità religiosa, tutto questo calore spirituale non c'era. Perciò pensa bene di aggiungere un ultimo paragrafetto, in coda al suo articolo, in cui riconosce che effettivamente, certi toni di Allam verso l'Islam erano un po' asprigni, e la dolcezza dell'approdo, nella lettera del neo-battezzato, non si sentiva affatto. Ma si capisce:  "L’esperienza della soglia attraversata, dell’uscita da una “servitù di peccato” (non solo individuale e interiore, tanto meno metaforica) è troppo forte perché egli non parli per opposizioni".

Insomma, Magdi Cristiano Allam si farà. (Segue lettera in risposta a Aref Ali Nayed, esponente di punta del gruppo dei 138 saggi musulmani che hanno criticato il clamore del battesimo di Allam, senza peraltro dire una sola parola in difesa del suo diritto inividuale. Qui di parole ne dico volentieri più di una, perché per me la libertà morale e religiosa di Allam non è affatto secondaria, né lo è la sua sicurezza personale).



Postato da Azioneparallela | 06:02 | commenti (1)

01/04/2008
La mamma è sempre la mamma

Benché abbia riletto I promessi sposi abbastanza di recente, non ho ricordi precisissimi. E perciò può darsi mi sbagli. Anzi: sicuramente mi sbaglio, e sto facendo una brutta figura (in tal caso, il post sarà prestamente soppresso). Però ho controllato su Wikipedia, e anche lì non risulta che Manzoni abbia dedicato pagine e pagine alla mamma di Don Abbondio. (Su Google, "mamma [o madre] di Don Abbondio", virgolettato, non ha occorrenze). Eppure, ieri mattina, in seduta di laurea, una laureanda presentava il suo ponderoso lavoro di tesi (premiato con lode) sul profilo psicologico della mamma di don Abbondio, quale si può congetturare non dalle righe che Manzoni le avrebbe dedicato, ma dal comportamento del povero curato. Pare che abbia avuto una di quelle mamme che al bimbo Abbondio dicevano: "sta lì e non ti muovere!" e lui tranquillo.

La psicologia dell'arte sa regalarti delle emozioni. (La mamma di Don Abbondio!: lettore criticamente sguarnito, il sottoscritto non ci aveva mai pensato. Ora però intravede nuove possibilità)

Postato da Azioneparallela | 00:32 | commenti (9)





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