Ratzinger e Kant (un po' in fretta)
Mons Bruno Forte, intervistato da Alessandro Lanni, dice: quel che Benedetto XVI mette in evidenza è l'incompletezza di certe proposte (scienza, tecnica, progresso). D'accordo. Ma ciò con cui si è cimentata la filosofia nel '900 non è solo o tanto la caccia alla proposta completa, ma la critica della completezza (con l'avvertenza - qui piuttosto oscura - che questa critica non necessariamente si conclude all'affermazione che, dunque, siamo incompleti, poiché in questione è piuttosto il senso della completezza, e quindi anche dell'incompletezza). Invece la proposta di Forte è: ti faccio la critica di ogni costrutto umano/mondano, che è incompleto, e così lascio spazio al completamento. Non nego i penultimi (sono rispettoso della scienza), ma li critico quando credono di essere gli ultimi (lo scientisimo). E per giunta so io bene dove pescare gli ultimi. Si vede subito che in questo modo qualunque contributo della filosofia circa il senso di ciò che è ultimo e di ciò che è penultimo viene mancato. (Mentre Forte ha ragione nel sottolineare che una tale riflessione manca anche in chi semplicemente non vede il problema).
E se mons. Forte dice che il Papa dialoga con Kant, piuttosto che con Dawkins, io son contento, ho la stessa preferenza, ma poi penso che forse Kant non lo ha capito bene, perché è proprio di un intendimento superficiale di Kant che si tratta qui - l'intendimento che, fra l'altro, sta dietro le parole citate sotto [eccovi svelata la soluzione, e complimenti ad adlimina]: ho dovuto distruggere il sapere (lo scientismo) per far posto alla fede. Questo è però solo una prima presentazione del problema critico. Ma il senso della critica è, contemporaneamente, all'inverso: ho dovuto fare di Dio un problema senza soluzione per far posto all'uomo. Senza di che, Kant resta un libro chiuso.
(Lascio perdere per mancanza di tempo il resto dell'intervista, in cui c'è dell'altro. Ma in breve, non mi va quando la si mette come se si trattasse di scegliere: ti piace di più quel che combina l'uomo emancipato, o l'uomo non emancipato dal bisogno di Dio? Ammesso pure che mi piaccia di più il secondo, qui non si tratta di quel che piace o piacerebbe a me. E non mi va neppure quando la si mette come se ci fosse un implicito da esplicitare, e non mi va non solo per le ovvie ragioni che si possono immaginare, che anche così la si fa un po' facile, ma non mi va proprio la logica dell'implicito e dell'esplicito. Questo però non si capisce, me ne scuso e vi saluto).
Postato da Azioneparallela | 07:07 | commenti (5)
Dai un nome all'autore
"Solo se date retta a me potrete rescindere alla radice il materialismo, il fatalismo, l'ateismo, l'incredulità, la stravaganza e la superstizione, e anche l'idealismo e lo scetticismo"
A. Rosmini B. Heidegger C. Kant D. Ratzinger E. Pascal F. Nietzsche G. Sgarbi H. Ferrara
Postato da Azioneparallela | 19:29 | commenti (9)
La proposizione perfetta/5
"L'idea della scienza non è affatto un'idea scientifica. E' un'idea filosofica e per niente scientifica"
(Le altre proposizioni perfette)
Postato da Azioneparallela | 12:28 | commenti (9)
Niente perciò
Massimo Cacciari su Giambattista Vico: splendido (qualche lettore del blog mi chiede di mettere nei post un bollino, il cui significato sarebbe: attenzione, il presente post va letto con ironia. Questo post non necessità di bollino - salvo ovviamente per la presente parentesi). Splendido. Io queste cose le sento da quel dì da Vitiello, che ne scrive pure un po', ed è notevolissima la consonanza. Fin quasi all'identità (il più accreditato dei vitiellologi viventi confermerà, spero).
Ciò detto, eccoci al punto: "Ma syn-pathein è possibile, a sua volta, solo se in noi permane l´eco di ciò che andiamo visitando". Messa così, non sta in piedi. Non puoi dire che il logos è astratto, che devi pensare l'origine, che l'origine è abisso, non fondamento, che mai puoi giungere a perfetta co-scienza del fondo del dire e di ogni dire, che però deve essere scienza, e che perciò deve permanere l'eco, e sentirla è possibile.
Niente perciò.
Postato da Azioneparallela | 11:31 | commenti
Il contrario della politica
Con questo titolo indovinato, è su Left Wing l'intervento di sabato scorso. Ci sono anche quello di Roberto Gualtieri e di Carlo Cerami. Sono anche sul sito di Italianieuropei, ma io devo tenere conto delle priorità
Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (1)
L'ora delle decisioni irrevocabili
Viene anche quella, in effetti. Perché quando, nei commenti del dopo partita, il denominatore comune è lo splendore della tua calvizie sotto la luce spietata dei riflettori, non c'è un minuto da perdere. Lunedì i barbieri sono chiusi, ma martedì si interviene drasticamente. Radicalmente. Irrevocabilmente.
P.S. A chi interessa, il mio intervento al decennale della Fondazione Italianieuropei può essere seguito qui.
Postato da Azioneparallela | 11:03 | commenti (2)
Dieci anni
Domani pomeriggio sono qui. Seguite la diretta, mi raccomando.
Postato da Azioneparallela | 15:07 | commenti (3)
Il mondo ci osserva
Il New York Times dà la notizia: "If I had the chance, I would have spit in his face". Secondo il Guardian (che titola alla Kim Carnes: Berlusconi eyes) la chance l'ha avuta: "one senator was spat on and called a "squalid poof" and had to be carried from the chamber on a stretcher".
Sul NY Times (per il quale l'Unione andava dai conservative Christian Democrats fino ai Communists) non manca il commento dell'analista: "Where is the difference between right and left? There is none. If we go to elections with the same old law, people face a situation of no hope", said Beppe Grillo, a political comic and blogger".
Postato da Azioneparallela | 03:42 | commenti (3)
Un post in diretta: Storace al Senato
"Finalmente. E' la parola più pronunciata dai blog di questo paese".
Siamo un popolo di navigatori, non c'è dubbio.
Postato da Azioneparallela | 18:13 | commenti (1)
Cesare e Pinco Pallo
La scienza non avrà l'ultima parola, dice Severino, ed a me non riesce di capire come l'ultima parola possa venire così, di bel bello, dopo la penultima (e la terzultima, e la quartultima). Mi pare peraltro maggiormente interessante capire com'è fatta una parola ultima, che non chi ce l'abbia.
Ma dall'intervista rilevo che secondo Severino (che lo ha scritto e ripetuto altre volte) "l'insegnamento originale di Gesù non è solamente ma è essenzialmente politico. Proprio l’espressione che viene ricordata per indicare come si debba rispettare l’autonomia dello Stato, 'date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio', denuncia invece il carattere essenzialmente teocratico della predicazione evangelica. Gesù non può pensare che a Cesare si dia qualcosa che è contro Dio. Ma se a Cesare, che è lo Stato, si dà qualcosa che non può essere contro Dio, allora Cesare dev’essere un alleato di Dio, di Gesù, del Dio della Chiesa, cioè Cesare dev’essere cristiano, lo Stato dev’essere cristiano. Quindi appartiene all’essenza del cristianesimo il voler essere presente nella vita pubblica, nella società".
Ora, mi soffermo solo sull'argomento. Che non funziona. Se io dicessi a Pinco Pallo: dai X a Tizio e Y a Caio, come posso concludere da quel che dico a Pinco Pallo che Tizio è alleato di Caio? Come posso concludere, dal fatto che Gesù raccomanda a Pinco Pallo come regolarsi con Tizio e Caio, che Tizio è alleato di Caio? L'alleato sarà al più Pinco Pallo (e per giunta: a certe altre condizioni). C'è bisogno di un po' di ipotesi supplementari per trarre la conclusione di Severino. Ma quelle ipotesi non ci sono nel Vangelo, e di ipotesi supplementari se ne possono fare tante. E in generale, questo modo di fare l'esegesi è veramente la cosa meno convincente che vi sia.
(Dell'intervista è notevole pure la conclusione, dal tono indubbiamente religioso)
Postato da Azioneparallela | 15:38 | commenti (11)
Walk on the Wild Side
The problem is: what side are you on? Stai dalla parte della vita che resiste, o dalla parte del suo sfruttamento biopolitico? Perché non è che tu possa pensare di costruirti ingenuamente spazi separati di controcultura. Il diagramma biopolitico ti attraversa a tutti i livelli, e ti penetra nell'anima. E allora c'è poco da fare: devi resistere attivamente. E va bene che è tempo di esodo, però ci vuole pure un poco di forza, che diamine. Voi mi venite a parlare di soft, di weak moltitude: io ho qualche problema con questi aggettivi un po' miserrimi.
Vi assicuro che in Italia, negli anni '70, s'è cominciato col soft e col weak, e poi s'è finito alla lotta armata. Stiamoci attenti... Sembra un paradosso [lo è, lo è, ndb], ma se tu cominci subito con la resistenza strong, di passare alla lotta armata la voglia non ti viene [eh, già, ndb]. Comunque l'efferverscenza che c'è in giro a me piace. Si possono fare un sacco di cose. Io per esempio ho proposto di trasformare i consigli di fabbrica in centri sociali urbani. Così si fa. Lo Stato è vecchio, i movimenti sono giovani, e le istituzioni devono essere realtà aperte, in continuo divenire. Pensate a Rostock: io non dico che è stato come il 1905 in Russia, l'inizio di un nuovo ciclo rivoluzionario.
Non lo dico, però lo spero: Toni Negri, l'ho letto oggi, il giorno dopo lo speciale di Ballarò.
Postato da Azioneparallela | 09:38 | commenti (2)
La moralità nella seconda repubblica
A seguito del tamponamento, già rubricato come danno collaterale, questa sera il perito dell'assicurazione della mia auto è venuto a chiedermi conferma dell'avvenuto incidente, dal momento che non trovavano in agenzia copia della mia denuncia (che io, posso assicurare l'inviperito - immagino - automobilista da me tamponato, avevo regolarmente presentato). E' passato un po' di tempo, quasi tre mesi, perché la macchina era intestata a mia madre, che ora non c'è più. E non c'è più mio padre, e la casa è vuota e nessuno risponde, e la cassetta postale dove sono stati depositati gli avvisi non è stata svuotata con regolarità, e insomma solo stasera sono risaliti a me.
Io ho tutto confermato. Ma mi sono chiesto anche, dimostrando come in me campano sia per via di queste strane domande una precaria pellicola il senso civico: se, ora che non c'è più l'intestataria dell'automobile, e io devo pure cambiare l'auto, che ha superato i 200.000 km e i sette anni di vita, se me ne andassi in giro tamponando qua e là un po' di amici compiacenti, con l'auto un po' ammaccata, che vogliono rifarsi la carrozzeria, dal momento che la prossima assicurazione sarà intestata a mio nome, o a nome di mia moglie, e quindi non dovrò accollarmi tutti questi incidenti, se io così facessi, l'assicurazione come potrebbe parare il colpo?
P.S. Un mio amico suggeriva di confezionare, per noi campani, la maglietta: "Sono campano, ma mi sto curando".
Postato da Azioneparallela | 20:07 | commenti (2)
Tutto da leggere
Su Left Wing ci sono un bel po' di cose nuove: Veltroni contro i velociraptor, La solitudine del leader, Correnti senza partito, Bettiniani brava gente, La volpe e il pulcino. Tutto da leggere.
Postato da Azioneparallela | 18:30 | commenti
La politica ai tempi della biopolitica
Su Europa, comincia oggi una serie di "interviste sulla politica ai tempi della biopolitica con alcuni tra i più importanti filosofi italiani". Il primo a essere intervistato è Roberto Esposito. Un punto della sua intervista, in particolare, mi fa difficoltà, quando dice che "il problema centrale [della politica] non è più tanto quello della ripartizione delle risorse e della giustizia sociale", ragione per cui le classiche distinzioni destra/sinistra non funzionano più. "Le questioni che riguardano l'inizio e la fine della vita o la salute sono in gran parte trasversali ai concetti di destra e sinistra".
Io invece penso che questa trasversalità è forse il segno che non sono ancora divenute (non dico concettualmente, ma empiricamente) così centrali come Esposito ritiene. Ed è possibile che diventino centrali (anche se ciò non vuol dire che destra e sinistra rimarranno immutate) quando porteranno sempre più con sé "questioni di ripartizione delle risorse e della giustizia sociale" (ad esempio: io ho i soldi per acquistare un rene, e tu no; io ho i soldi per mangiare cibi certificati, e tu no; e così via).
Postato da Azioneparallela | 10:18 | commenti (2)
Senza paura
Su il Mattino, dopo le 14, la Chiesa senza paura. Ecco il testo:
(So che l'articolo di Marcello Pera era criticabile sotto molteplici aspetti, ma io dovevo servirmene solo come spunto)
Postato da Azioneparallela | 09:20 | commenti (13)
Nichilismo per tutti
Com'era quella storia di Crono che divora i suoi figli? E' la stessa logica del nichilismo: che divora se stesso. Non c'è via di scampo.
Postato da Azioneparallela | 15:49 | commenti (1)
Death of a Legend
E' morto Bobby Fischer. Colui che vinse il campionato mondiale di scacchi nel 1972, in una sfida epica contro Boris Spassky. Di cui conservo qualche memoria: perché quell'anno imparai a giocare a scacchi, e perché a casa mia si faceva il tifo. E il libro 60 partite da ricordare divenne un classico anche a casa mia. Che razza di tipo fosse Bobby Fischer è egregiamente detto qui.
But the show must go on, e, dopo un minuto di silenzio sui campi di gioco, a Wijk aan Zee è ripreso il torneo. Uno dei tornei più forti della storia, con 11 dei primi 15 giocatori al mondo (graduatoria Fide). Mi ha fatto una certa impressione apprendere anche che, a fianco dei tornei principali,si tiene anche un quadrangolare onorario fra quattro vecchie glorie, di quelle che appunto riempivano le riviste di scacchi quando io giocavo: Kortchnoi, Portisch, Ljubojevic, Timman. Ah, nostalgia canaglia.
P.S. Non lo segnalo mai, ma il blog scacchierando è veramente ben fatto.
Postato da Azioneparallela | 22:36 | commenti (2)
Sandro Bondi: lo statista. E l'uomo.
A dicembre ho seguito molto poco i blog e i giornali. Non potevo sospettare che, mentre io leggevo a ragion veduta Patrimonio di Philip Roth e, al di là dei meriti letterari del libro, mi riconciliavo con il potere della parola, il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi pensosamente recensiva, il 29 dicembre, lo stesso libro sulle pagine de Il Foglio, soffermandosi in particolare su "quell’oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine che percorre ossessivamente tutto il libro di Roth, nel quale è assente ogni sia pur flebile ricerca del senso della vita e della sofferenza. Non c’è scampo per l’uomo: ogni scelta, ogni sentimento viene trattato con cruda indifferenza come sul tavolo anatomico di un medico".
Questo Bondi deve avere una straordinaria intelligenza politica. Non c'è altra spiegazione. Per il resto, se gli riesce, leggendo Patrimonio, di percepire solo cruda indifferenza, e questo perché Roth non va in cerca di un senso della vita e della sofferenza (di un senso che trascenda alla grande la vita e la sofferenza), mi sia consentito di dubitare molto delle sue doti intellettuali applicate a qualsiasi altra dimensione della vita umana.
Vorrei essere più cattivo. Io sono sicuro che ci sono tanti credenti, che hanno sicuramente minore intelligenza politica di Bondi, ai quali riesce però di comprendere quanta stupidità vi sia in un simile modo di leggere i libri, di accostarsi alla sofferenza, e di scaldarsi il cuore.
P.S. Sul Foglio, era già uscita una recensione di Nicoletta Tiliacos.
Postato da Azioneparallela | 16:55 | commenti (2)
Ratio inversa
Su Il Foglio il professor De Marco dedica una notevole analisi all'accostamento moratoria sull'aborto/moratoria della pena di morte comportato dall'iniziativa di Ferrara. Se la prende con le resistenze scandalizzate e risentite non dell'opinione più o meno liberal, radicaleggiante, veterofemminista e altre zozzerie nichiliste varie, ma con gente come Cacciari che dovrebbe conoscere e frequentare la grande cultura morale e giuridica occidentale.
Infatti: "La cultura morale e giuridica occidentale individuava certamente una simmetria o una ratio inversa nel'allineare aborto e pena di morte, ma in tutt'altra direzione". E cioè: questa grande cultura non ha mai messo in dubbio "la legittimità del dare secondo regole la morte al reo", da parte naturalmente non dell'individuo, ma del potere sovrano. Se qualcosa deve dunque venire in dubbio, e la legittimità di abortire. Ma il fatto è che abbiamo stravolto ogni cosa, e non abbiamo più i cosiddetti per dare la morte al reo, e perciò ce la prendiamo, per rivalsa, con l'innocente, a cui sappiamo dare la morte con facilità nel grembo della madre. E' proprio il contrario di quel che s'ha da fare!
E hai voglia ad appoggiarti al diritto naturale. Il diritto naturale (altrimenti detto: la Norma) distingue tra pubblico e privato, indviduale e statale, e invece con questa moratoria sulla pena di morte, s'è prodotta un'indebita estensione del punto di vista soggettivo/individuale/liberale sull'ordinamento statuale, che ha offuscato la distinzione. E la distinzione offuscata significa anche che la donna, perbacco, decide lei, alla faccia della Norma. Come se, horribile dictu, diritto naturale significasse tout court diritti fondamentali degli individui.
Io credo che De Marco abbia ragione. Io credo che Ferrara, che sta preparando la lettera da inviare all'ONU, snervante forma burocratica del nichilismo giuridico internazionale, dovrebbe collegarsi un po' meglio alla grande cultura morale e giuridica dell'Occidente, contrastare un po' meglio il nichilismo, far presente la robusta ratio inversa, e proporre, insieme alla moratoria sull'aborto, l'urgente ripristino della pena di morte in tutta Europa.
Postato da Azioneparallela | 09:04 | commenti (7)
Revisionismi
Luca Sofri mette "il formidabile servizio del Tg2 su Galilei" ascoltato il quale non ci si può non domandare perché gli eredi del geniale scienziato pisano e la comunità scientifica tutta non abbiano mai chiesto scusa per aver costretto la Chiesa a intentare un processo contro di lui.
(ah, l'eccesso di zelo...)
Postato da Azioneparallela | 11:35 | commenti (1)
TranquillitÃ
Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, e al Papa quel che è del Papa. Il discorso che il Papa aveva in animo di pronunciare alla Sapienza è un gran bel discorso. Non ho tempo né modo di condurre un'analisi critica approfondita. Mi limito perciò a due notazioni, una particolare e l'altra più generale:
1. Per delineare i contorni generali della riflessione filosofica sopra le condizione della legittimità politica moderna generalmente accettate, il Papa si riferisce essenzialmente a Habermas e Rawls.Io sono stato oggi a un certo incontro per una certa cosa che prima o poi comparirà pure sul blog, e avevo sul quadernetto questa bella considerazione: "A Theory of Justice di John Rawls, apparsa nel 1971, deve essere retrospettivamente giudicata - per usare la nota metafora di un filosofo che Rawls non amava, cioè Hegel - come una sorta di 'nottola di Minerva che vola sul far del crepuscolo', cioè come l'idealizzata ricostruzione post factum di un tipo di patto sociale che stava già esaurendo le sue potenzialità di sviluppo". Credo proprio che l'autore non avrebbe soverchie difficoltà a riferire questo giudizio anche alla teoria politica di Habermas. Ed io con lui.
2. Il Papa esprime il modello tomista dei rapporti fra filosofia e teologica con la formula "trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro 'senza confusione e senza separazione'". Il 'senza separazione' significa che "la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica". Il che è vero. Ma ciò non toglie che, in primo luogo, tale dialogo può essere anche critico; in secondo luogo, che la sapienza storica necessaria per non pensare il soggetto pensante come un punto zero non è necessario che sia sapienza teologica; in terzo luogo, che se la sapienza teologica è parte della sapienza storica conta filosoficamente per quanto è appunto una tal parte (e se conta anche per altro, la legittimità di questo altro non discende affatto dal suo essere parte della sapienza storica, sicché questo altro non è legittimato veritativamente dalla considerazione che è parte di una sapienza storica. Pare perciò perlomeno azzardato affermare la verità di quella fede, del suo nucleo essenziale, sulla base della storia dei santi o della storia dell'umanesimo cristiano, come fa il Papa, tanto più che il nucleo essenziale è forse, ma questo è solo un mio sospetto, un po' meno ragionevole di quel che il Papa dà qui ad intendere); in quarto luogo, che se vi è un rapporto tra filosofia e teologia, è da chiedersi anche se la questione della possibilità o delle condizioni di un simile rapporto sia filosofica o teologica, con tutto quel che ne consegue. E a questo proposito: non c'è alcuna ragione di pensare che se la ragione si chiude al messaggo che le viene dalla fede cristiana, allora è una ragione chiusa nel cerchio delle proprie argomentazioni. Qui c'è un palese non sequitur, e pure qualche problema nello spiegare cosa siano le argomentazioni non proprie della filosofia che, pur rimanendo argomentazioni (il Papa a questo tiene molto), la filosofia dovrebbe apprendere da qualche altra parte
Ciò detto, ripeto che per me è un gran bel discorso. Il Papa è veramente preoccupato che l'uomo moderno possa arrendersi davanti alla questione della verità. Per quel che mi riguarda, io, da buon spinoziano, sento di poterlo tranquillizzare.
Postato da Azioneparallela | 22:06 | commenti (11)
Our fetid city
Elena Ferrante, che nessuno sa chi sia (benché vi siano sospetti) e che ha scritto dei gran libri, firma questo articolo sul New York Times, da cui prelevo:
"But this city, a million people, keeps going". "...the more general acquiescence of Naples...". "Crime, in this city, has become a destiny; it has the power of things that are well known but about which there is nothing to be done".
"Take Antonio Bassolino, the former mayor of Naples and now governor of Campania. That even an honest man like him, coming from the least corrupt political tradition in Italy, couldn’t change anything that really matters, and in fact was slowly swallowed up by the most complicitous inefficiency, is for the Neapolitan (and not only the Neapolitan) the ultimate proof that in Naples there is nothing to be done, that there remains only the quiet impotence of those who manage to get by in the rot".
"This deep feeling makes Prime Minister Romano Prodi’s efforts to clean up the mess absurd [...]. Only a fool would believe that what has not been done for decades can be done in the space of a few days".
"...the definitive loss of trust in institutions. A resigned loss, by people who no longer believe even in the cleanliness of other places in the world. In Naples the mountains of garbage seem the symbol of a cosmic rot. Here the rot is not only visible; it has the power of portent"
"Is not some ancient relic but very modern, and that it underlines the precariousness of every sort of order, in every part of the planet".
(E così, di dritto o di storto, Napoli è sempre all'avanguardia. Very modern, you know?).
Postato da Azioneparallela | 20:13 | commenti (1)
Una grande moria delle vacche
Poiché la grandezza di un pensatore si vede dalla capacità di patire il peso delle contraddizioni, senza sbarazzarsene per amor di sistema, devo confessare tutta la mia ammirazione per Giuliano Ferrara, che non vuole toccare la 194 però afferma: "L'aborto è un omicidio, punto". Può naturalmente spingersi più in là: la donna è un'omicida, punto. Merita la galera, punto.
Postato da Azioneparallela | 13:39 | commenti (5)
Consigli per gli acquisti
Sicome sono sicuro che avete già comprato Una passione senza misura, posso fare pubblicità a Il soggetto e il tempo, che è frutto del lavoro di tre dottori di ricerca cassinati, coordinati dal prof. F. Pellecchia. Io non c'entro per nulla. Però li conosco, e so che sono bravi.
Postato da Azioneparallela | 12:39 | commenti
Delle cose ultime
Papa Benedetto XVI parteciperà giovedì prossimo all'inaugurazione dell'anno accedemico dell'Università La Sapienza di Roma. Proteste di alcuni collettivi studenteschi e di 67 docenti dell'Ateneo, i quali non possono passare sopra la valutazione ratzingeriana del processo a Galilei (sulla stampa nazionale, non mi pare ci sia già l'intervista ad Odifreddi, per il momento c'è però Alberto Asor Rosa sul Corriere).
Il Giornale, che se la prende con l'oscurantismo laicista dei 67 docenti, cita le parole dell'allora Cardinale Ratzinger, il quale metteva in fila Ernst Bloch, Paul Feyerabend e Carl Friedrich von Weizsaecker su Galilei - sulla relatività del moto, sulla debolezza delle prove a disposizione di Galileio, sulla linea che conduce la scienza moderna fino alla bomba atomica -, per mostrare quanto profondamente "il dubbio abbia attinto oggi la scienza e la tecnica". Il che è precisamente il punto: che la scienza e la tecnica si lasciano attingere dal dubbio molto più del Cardinale Bellarmino o dello stesso Cardinale Ratzinger. Senza dire che non pare proprio, dagli stralci riportati, che Ratzinger prenda le distanze dai giudizi riportati, mentre pare piuttosto che voglia mostrare quanto, al di là del processo, fossero giustificate le preoccupazioni della Chiesa: col risultato che, fossero anche giustificate, giustificatissime quelle preoccupazioni, si va appunto con passo leggero al di là del processo, il che non è precisamente un bel leggere.
Ciò detto, io non avrei chiesto al Rettore di non invitare il Papa. Gli avrei chiesto piuttosto, visto che s'è discusso di come tenere la cerimonia, di non dare per ultimo la parola al Papa. Gli avrei fatto fare il discorso, la lectio magistralis, qualunque cosa, ma per una volta non gli avrei dato la parola per ultimo. Lo so che il protocollo, col Papa e in queste circostanze, non prevede una cosa del genere. Ma appunto perciò lo avrei chiesto e mi sarebbe piaciuto.
Postato da Azioneparallela | 12:09 | commenti (14)
La questione rifiuti - umori popolari
"...Ccà si strunz' si nun sfasci nient'. Hanno portato 'a munnezz' dint' 'e class'. So tog' fratè. Tu si tog' si scass' tutt'. Ccà so tutt' ricchiun'. Puort 'o fierro a scola, allora si bbuon. Fatt' a pover' bianca e stai chin' 'e guaglion..."
(Sotto ho messo gli amici delle idee, questi sono i figli della terra)
Postato da Azioneparallela | 12:47 | commenti (5)
La questione rifiuti - apocalittici di professione
Postato da Azioneparallela | 10:33 | commenti (11)
La questione rifiuti - un prologo in cielo
Parmenide: "E allora, Socrate, di fronte a oggetti che sembrerebbero ridicoli come i capelli, il fango, l'immondizia, oppure qualcos'altro senza valore e di pochissimo conto, ti trovi in difficoltà circa la questione se occorra ammettere o meno l'esistenza di un eidos? [...]. "Nient'affatto - rispose Socrate - [...] Pensare che ci sia un eidos anche di esse mi sembra veramente assurdo" (Platone, Parmenide, 131d).
Capisco: erano alle Grandi Panatenee. Ma che ci sia l'immondizia per strada, più o meno a casa di Parmenide, questo non è più assurdo ancora?
Postato da Azioneparallela | 15:07 | commenti
L'etichetta etica
Cos'è un tema eticamente sensibile? Boh. Se qualcuno proponesse di abolire l'assistenza sanitaria, abolirla punto e basta, avanzerebbe una proposta su un tema eticamente sensibile o no? Se qualcuno proponesse di dichiarare guerra alla Slovenia, avanzerebbe una proposta su un tema eticamente sensibile, o no? Oppure dichiarar guerra non interpella la sensibilità di nessuno? Se qualcuno proponesse di vietare agli extracomunitari l'accesso agli stadi di calcio, o l'edificazione di templi dedicati alla dea Kahlì, avanzerebbe una proposta di qualche significato etico? Se qualcuno proponesse l'ineleggibilità di persone che abbiano scontato una pena detentiva per una certa tipologia di reati, c'è qualcuno che non giudicherebbe la cosa di qualche rilevanza etica, indipendentemente dal favore o dalla contrarietà alla proposta?
C'era scritto nell'appello di ieri, e lo ripete Ignazio Marino oggi: passano per questioni eticamente sensibili cose che andrebbero ascritte al tema dei diritti civili. Si potrebbe però proporre la definizione seguente:è eticamente sensibile quel tema sul quale un tempo non c'era da prendere una qualche decisione politica, mentre ora non solo si può, ma persino si deve. Eticamente sensibili sono dunque i temi sui quali la politica ha il fiato corto, nel senso che non si è ancora costruita una sua propria legittimità in materia (mentre in tema di pensioni o di guerra è già acquisito che la politica sia chiamata a decidere).
Ma se è così, e senza prefigurare già contenuto e senso della decisione politica, voi vi augurate che la politica se la costruisca, una simile legittimità, oppure no? Voi siete per: sulla vita non si vota (dopo, magari, che s'è votata una legge), oppure no? Io no: io auspico fortemente che la politica si dia tutta la legittimità possibile, per decidere. E perciò non sono contento se il Partito Democratico si affanna a trovare il maggior numero di problemi sui quali apporre l'etichetta "attenzione: tema eticamente sensibile, obiezioni di coscienza in vista".
Postato da Azioneparallela | 10:54 | commenti (6)
Lo stato delle cose
Dal 1997 a oggi, stiamo meglio o stiamo peggio? Alla difficile domanda danno risposta dieci filosofi. Vi riassumo brutalmente le loro risposte:
Simon Blackburn: peggio. Aumenta il numero di filosofi che mascherano i loro pregiudizi con il nome di apriori. Jerry Fodor: meglio. Diminuisce il numero di filosofi che spacciano per apriori i loropregiudizi. Jakko Hintikka. peggio. Qua si continua con la letteratura secondaria su, e di primario, cioè di idee fresche e nuove neanche l'ombra. MacIntyre: molto peggio. Se scomparisse la filosofia degli ultimi dieci anni, chi se ne accorgerebbe? Colin McGinn: un po' meglio un po' peggio. Meno scuole, ma anche meno idee. Nussbaum: un po' meglio un po' peggio: pochi sbocchi professionali. La qualità in moral philosophy è maggiore, ma i giovani filosofi farebbero bene a leggere meno e viaggiare di più. John Searle: un po' meglio, grazie alla globalizzazione. Peter Singer: decisamente meglio. Ci leggono anche i non filosofi.
Avrete capito che si tratta dello stato della filosofia as a profession oggi. Aggiungo adesso il mio parere: decisamente peggio. Se si mette a far bilanci ogni 10 anni.



