Stella cometa
Quando l'Europa politica è diventata moderna? Più o meno, quando nel 1680 compare nel cielo una cometa, la gente prende paura, e Pierre Bayle ci fa qualche pensierino su, convincendosi della possibilità che esistano al mondo degli atei virtuosi.
(E' apparsa la nuova enciclica di papa Benedetto XVI. In attesa di leggere, commento la notizia che ne dà il Corriere)
Postato da Azioneparallela | 16:47 | commenti (2)
Un carico da undici per giocatori di briscola
Su la Repubblica di oggi, c'è la replica di Habermas a un saggio dell'esimio collega Paolo Flores d'Arcais, dal titolo Le tentazioni della fede. Undici tesi contro Habermas, che apparirà il prossimo sette dicembre su Micromega. Il saggio di Flores è stato parzialmente tradotto e pubblicato da die Zeit, dove compare anche la replica di Habermas tradotta oggi da Repubblica.
Ora, sarebbe molto bello distribuire torti e ragioni. Non avendo però letto le tesi di Flores, sarebbe veramente scorretto lanciarsi in commenti di qualunque natura. Sta però il fatto che la polemica di Flores fa seguito all'intervento pubblico di Habermas a Roma, di poche settimane fa, e che la replica odierna consiste nientepopodimeno che nella mera autocitazione di un paio di passi di quell'intervento all'Eliseo.
Habermas non spreca una parola per nuovamente argomentare. Invita Flores a rileggerlo. E mi getta nell'atroce dubbio che il carico da undici di Flores sia perfettamente inutile. Sicuramente lo è agli occhi di Habermas, e chi sono io per?
Postato da Azioneparallela | 11:44 | commenti (9)
Utopia, utopia, sembra che non ci sia
Fredric Jameson su la Republica di ieri spiega perché un'effervescente istanza utopica rispunta in coloro che si oppongono alla globalizzazione (ovvero all'emergente mercato mondiale ovvero all'imperialismo americano e occidentale ovvero all'attuale fase del capitalismo). "Sembrerà paradossale" - dice - ma un tempo i marxisti doc criticavano senza pietà quelle che giudicavano scorciatoie utopiste abbastanza regressive.
A me, invece, non sembra affatto paradossale. E continua a sembrarmi che l'istanza utopica tanto più emerge, quanto più si dipinge la globalizzazione (ovvero ovvero ovvero) come un'unica cosa, un unico blocco, un irrefragabile schiacciasassi. Se è così, in effetti, chi si oppone non può aspirare che a nuovi cieli e nuova terra (e nella misura in cui c'è anche in Marx questa convinzione, l'utopismo c'è anche nel marxismo).
Ad esempio. Se è vero, come scrive Jameson, che "l´universalità invincibile del capitalismo [...] smantella instancabile tutti i progressi sociali strappati a partire dalla nascita dei movimenti socialista e comunista, [...] limita il welfare, la rete di salvaguardie, il diritto a unirsi in sindacato, i vincoli ambientali alle industrie, [...] propone di privatizzare le pensioni e di distruggere quanto si oppone al libero mercato in tutto il mondo" - se questo è vero, se questi sono i termini della questione, capisco che le istanze di criticità debbono necessariamente prendere terreno in un altro mondo. (E se il capitalismo è invincibile in questa forma, mettiamoci l'anima in pace, aggiungerei). Ma questo è vero? Non credo. Se infatti domandiamo: i vincoli ambientali alle industrie sono maggiori o minori di 50 anni fa?, la risposta potrebbe essere: da noi maggiori, in Cina forse minori (o assenti, ieri come oggi). E il diritto di unirsi al sindacato? Da noi mi pare abbastanza stabile, in altre parti del mondo faticosamente in aumento. Ma il welfare, almeno? Certo da noi si va restringendo, immagino. Ma, di nuovo, mi pare difficile sostenere che nel resto del mondo si va parimenti restringendo coll'avanzare progressivo del capitalismo, né si può descrivere lo sviluppo in Occidente del capitalismo come un'unica traiettoria, di progressiva maturazione del capitalismo e progressiva restrizione di diritti e prestazioni sociali. Tutt'altro. E allora: perché non pensare che le faccende sono un po' più complicate di queste storie a senso unico?
(Segnalo che la ricerca "jameson" su Repubblica.it non produce alcun risultato per Fredric, e qualche interessante risultato per Jenna Jameson. Ah l'utopia!)
Postato da Azioneparallela | 09:25 | commenti
In memoria
Una pagina dell'Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza.
Postato da Azioneparallela | 00:01 | commenti
Tora! Tora! Tora!
Non ho ancora fatto bene i conti, ma poiché la novità del 2007 è stata per me la collaborazione con il Mattino, mi pare sensato far sapere al mondo che la retribuzione corrispostami finora dal giornale è inferiore, grazie alla nuova arrivata di questa mattina, alle multe comminatemi per eccesso di velocità dal simpaticissimo comune di Tora e Piccilli.
(E dire che leggo al volante!)
Postato da Azioneparallela | 09:55 | commenti (5)
Viva il prefetto Mori!
Postato da Azioneparallela | 01:09 | commenti (3)
Non si butta via niente (un post per i posteri)
Le carte di Derrida a Irvine. Impressionante il lavoro svolto per iscritto da studente. (Io, per me, ho il problema di una tesi di laurea scritta con un sistema di videoscrittura Amstrad, eredità del fratello maggiore, che era in un rapporto di parentela con i futuri PC ed adoperava strambi dischetti rigidi che non saprei proprio come si potranno mai leggere - ma un'idea forse ce la si può fare qui, perciò non butto via niente).
Postato da Azioneparallela | 07:46 | commenti
Materialismo e religione
Il problema è quello del materialismo: in filosofia essere materialisti significa descrivere la realtà in modo adeguato e aderente ai fenomeni, senza bisogno di postulare l’esistenza di entità misteriose e/o trascendenti. Il problema è che il modo in cui la filosofia analitica ha scelto di essere materialista non è in grado (per limiti interni) di descrivere l’esistenza effettiva degli animali della specie Homo sapiens. In particolare le scienze cognitive, che sono diventate l’orizzonte teorico di riferimento della filosofia analitica, non sembrano essere in grado di cogliere la specificità dell’esistenza umana. Si pensi al caso esemplare dell’esperienza religiosa, a cui Forme di Vita ha dedicato diversi interventi negli scorsi numeri. Per le scienze cognitive «spiegare» la religione significa dare conto, ad esempio, di come sia possibile credere che esista un Dio dotato di corpo ma che allo stesso tempo sia anche incorporeo oppure credere all’esistenza di una donna che sia contemporaneamente madre e vergine. Il problema religioso diventa un problema di credenze improponibili. Ed è facile sostenere che siccome si tratta di credenze irrazionali e false, l’intero problema religioso è in realtà un problema psicologico di credulità se non addirittura d’autoillusione. Ora, l’esperienza religiosa è essenzialmente un problema legato al rito, e com’è noto l’efficacia di un rito non dipende dalle credenze di chi vi prende parte, così come un battesimo è valido anche se il prete che lo officia ha perso la fede, o un matrimonio se l’assessore che lo celebra crede nell’amore libero. Lo stesso vale per le cosiddette descrizioni naturalistiche della cultura umana: ci si affanna a mostrare che anche molti animali non umani, ad esempio, sono in grado di imitare i comportamenti altrui, e così si afferma con soddisfazione che la cultura umana non è un fenomeno speciale. Sia speciale o meno, da Durkheim in poi sappiamo che la cultura umana è un insieme di istituzioni le quali hanno una vita indipendente da coloro che le abbracciano e usano, a partire dal caso esemplare delle lingue, che com’è noto sono arbitrarie, cioè non dipendono dalla volontà di coloro che le parlano. Di questo fondamentale aspetto della cultura umana le scienze cognitive però non si occupano, e talvolta sembrano proprio neanche coglierlo.
Postato da Azioneparallela | 06:38 | commenti (1)
Il mito di Issione
Su Il Mattino di oggi:
Postato da Azioneparallela | 14:15 | commenti
Discombobulating
E' partita nel gennaio del 2007 (sono sempre in ritardo), è peer-reviewed, ed è dedicata allo "Elvis della teoria culturale" e al più marxista dei fratelli Marx. A Zizek, insomma, il cui lavoro suscita enormi interessi perché riesce ad applicare conoscenze accademiche altrimenti esoteriche alla politica e alla cultura di massa. La rivista in questione è la International Journal of Zizek Studies.
Fa piacere sapere che in sede di presentazione si escludono intenti agiografici, benché si ammetta che è discombobulating intestare una rivista a un pensatore assai loquacemente vivente. (E così i Kant-Studien e gli Hegel-Studien imparano a fare i tirchi in rete).
La rivista scombussola, si diceva. Basta leggere, dello Elvis, Why Heidegger Made the Right Step in 1933.
Postato da Azioneparallela | 09:16 | commenti (5)
Tarocchi
L'editoriale de il Foglio di sabato cita René Girard: "La debolezza dell'Occidente è che non crede più ai suoi capri espiatori". Sarà. Ma la debolezza de il Foglio si vede tutta dal fatto che tarocca le citazioni, come mi accade di spiegare su Left Wing (e come ognuno può verificare qua)
Postato da Azioneparallela | 16:36 | commenti
Uno statuto proprietario incerto
Augusto Illuminati recensisce il volume deleuziano su Spinoza attualmente in libreria,e ha l'accortezza di avvisare che il testo è interamente disponibile in rete. Sicché leggete pure la recensione, ma soprattutto scaricatevi le lezioni.
P.S. Io non mi sono accorto che dopo l'estate nel dibattito politco e culturale del paese Spinoza è diventato centrale: "Scalfari ne ha fatto un'icona, quasi il nume tutelare - insieme a pochi altri - dei valori del nascente partito democratico"
Postato da Azioneparallela | 12:37 | commenti (4)
Danni collaterali
Un paio di occhiali rotti, un paio di multe, un tamponamento, una macchinetta del caffè bruciata, un libro e un giornale smarriti, e nient'altro, credo.
(grazie a tutti)
Postato da Azioneparallela | 12:20 | commenti
Postato da Azioneparallela | 22:28 | commenti
Questioni cosmologiche
Enrico: - Papà, ma viene prima il giorno o prima la notte? -.
Il papà, che ha già provato più volte a spiegare rotazioni e rivoluzioni, fa segno verso l'ovale del lavandino, distingue due archi secondo il verso del beccuccio del sapone liquido, posto al centro del lavandino, e comincia a far ruotare lo spazzolino in aria, lungo la linea dell'ovale. Poi domanda:
- Allora cosa viene prima, il giorno o la notte?
Enrico è perplesso. Renata finisce di far pipì e spiega:
- Ma nessuno dei due! E' un cerchio, non ha inizio.
Enrico, lamentoso: - Non è vero, viene prima il giorno -.
Papà: - Perché? -.
Enrico: - Perché se non veniva prima il giorno, Dio creava le cose di notte e poteva sbagliare perché di notte non si vede -.
Mi rendo conto che il contesto creazionista non giustifica perfettamente l'accostamento, ma non siamo molto lontani da Aristotele, per il quale non ci furono per un tempo infinito il caos o la notte, ma sempre le medesime cose, o in tondo (ciclicamente), o in altro modo.
Postato da Azioneparallela | 15:52 | commenti (3)
Quando la moglie è in vacanza (una giornata tipo)
Postato da Azioneparallela | 15:39 | commenti (2)
La partita dell'evoluzione
Tocca a noi scendere in campo. Tocca alla filosofia, intendo dire. E vi faccio vedere perché, con l'aiuto di Papa Benedetto XVI.
Anzitutto, si mettono insieme quattro cose, tutte rubricate come 'vuoti', vuoti o lacune nella teoria dell'evoluzione.
Poi si fa presente che è cattiva scienza quella che dissimula questi vuoti.
Quindi ci si rivolge alla filosofia, "una dimensione della ragione che avevamo perduta", su questioni che "travalicano le possibilità del metodo delle scienze naturali".
Infine si formulano le eterne domande, domande che - dice il Papa "la ragione deve porre e non possono essere lasciate solo al sentimento religioso".
E' fatta. Qui c'è una domanda razionale e non scientifica: perciò filosofica.
E siccome vogliamo stravincere, ce la giochiamo anche a casa degli scienziati e domandiamo loro: la razionalità che voi leggete nella materia da dove viene? Voi non potete rispondere, perché la domanda travalica, ma così vi facciamo vedere che è proprio la fisica (o la biologia) che sollecita una domanda metafisica.
Dopo la vittoria fuoricasa, in casa nostra ce la giochiamo come ci pare. La razionalità in natura c'è, ma non basta: ci sono troppe cose brutte. "Qui la filosofia reclama [reclama] qualcosa di ulteriore e la fede ci mostra il Logos, che è la ragione creatrice e che in modo incredibile [incredibile] potè farsi carne".
Ora, a partita vinta, mi sia consentito obiettare al Mister che continua a giocare la partita con un modulo vecchio, e che commette troppi falli tattici. Per esempio quello di mettere insieme le lacune (vere o presunte) della teoria dell'evoluzione con i limiti del metodo scientifico, oppure quello di far sporgere reclamo alla filosofia, come se reclamare fosse razionale (e come se ci fosse una sola Agenzia reclami), o ancora quella di trovare razionale non solo la domanda sull'origine della razionalità (passi: mi va stretto ma passi), ma anche la risposta, che a me pare abbastanza ingenua (eufemismo): la razionalità nella natura trova la sua origine in....(suspense) Qualcosa di Razionale.
Ah, ecco.
Postato da Azioneparallela | 10:44 | commenti (5)
Volti
I titoli sono tutti accattivanti, e perciò vi segnalo il blog della collana Volti, di Mimesis. Poi ci metto che in questa collana è appena uscito I tempi della poesia, di Vincenzo Vitiello, e sta per uscire, a cura di un famoso (da queste parti) heideggerologo, F. Duque, El mundo por de dentro.
Postato da Azioneparallela | 13:39 | commenti (2)
E il naufragar m'è dolce
Io capisco il liberalismo, figuratevi, i diritti fondamentali degli individui: d'accordo. Capisco il relativismo, la crisi dei valori e tutto quel che segue, ma siamo ormai a un punti di non ritorno. Al punto che Lavinia e John Elkann chiamano il figlio Oceano, rendiamoci conto.
Ahimè, non c'è più il capitalismo familiare di una volta. (Che se poi fossi patriottico, avrei chiamato i miei tre figli Tirrenia Adriatico e Ionio, almeno almeno).
P.S. Però la tradizione è salva, perché abbiamo sant'Oceano.
Postato da Azioneparallela | 11:38 | commenti (8)
Le ragioni nascoste
Su Il Mattino, ieri, è uscito questo articolo qua:
Postato da Azioneparallela | 00:15 | commenti (6)
Le ideologie sono cessate?
Via Gabriele D'Arienzo, ottengo la prova del mio precoce talento critico. Mi imbatto infatti in questo filmato in cui Slavoj Zizek si sofferma sulle importanti varianti tra le toilette mitteleuropee, angloamericane e francesi, a seconda che l'escremento finisca su un bel piatto di ceramica, oppure dritto nel tubo, o ancora giù in fondo, ma sotto abbondanti flutti. Mia moglie m'è testimone: quando, giovani fidanzatini, andammo a Vienna, e prendemmo una camera alle spalle del Rathaus, non potemmo non confrontarci con l'imbarazzo di un gabinetto viennese, dotato di quell'inspiegabile sviluppo orizzontale che consente all'amore romantico di prendere visione della propria umana terrestrità, prima di sbarazzarsene con un colpo secco di sciaquone. Allora pensai: la Fenomenologia dello Spirito! Il mondo rovesciato, die verkehrte Welt!
Con molta più pertinenza filosofica di me, Zizek cita l'analisi strutturale di Levi Strauss e obietta a Lyotard: altro che fine delle ideologie, basta andare al cesso per ritrovarcisi nel bel mezzo.
P.S. Io, per me, mi astenni per due giorni.
Postato da Azioneparallela | 21:02 | commenti (3)
Cosmopoliti di tutti i paesi, ancora uno sforzo
E' veramente dura, per me, stare dietro alle cose in questo periodo. Ieri non vi ho segnalato che con Enrica Lisciani Petrini presentavo il (bel) libro di Pietro Montani, Bioestetica, a Cassino, e che è uscito un articolo su Il Mattino, sulla questione sicurezza (di cui vale la pena leggere solo le prime sette-otto righe).
Oggi è la giornata mondiale della filosofia. Abbiamo una responsabilità cosmica e io manco lo so.
Postato da Azioneparallela | 18:46 | commenti (3)
Bonaccia
Spesso c'è bonaccia sulla pagina.
Inutile girarla per cercare
l'angolo del vento.
Si sta fermi,
il pensiero oscilla,
si riparano le cose
che la navigazione ha guastato
(V. Magrelli, Ora serrata retinae)
Postato da Azioneparallela | 18:57 | commenti (4)
In rianimazione
1.
Alle pareti, una vecchia locandina: "Resuscitation's Two Days". Ma non era al terzo giorno?
2.
Mentre una signora si sistema i calzari, entra un signore in cerca di un camice. - Dove sono? -, domanda. La signora risponde: - Sono finiti, occorre chiederli agli infermieri -. Il signore si guarda attorno, individua il cesto con i camici usati, apre il coperchio e ne preleva uno. La signora: - Ma che fa? -. Il signore: - Eh, signo', siamo abituati -.
3.
Mio padre fa segno. Non capisco. Prendo le lettere, e mio padre batte col dito: "U-N-A-P-E-R-O-L".
4.
Davanti al televisore, dove stazionano i parenti. Esce un infermiere e chiedo di inquadrare mio padre. - Ci sono i prima i signori -, mi risponde, indicando una coppia intenta a guardare lo schermo. - No, abbiamo già visto -, fa l'uomo. - Come avete già visto? -, risponde l'infermiere. - Devo ancora mettere il signor X -. -No, no - replica l'uomo -, è questo qua, e indica il paziente inquadrato dal televisore. La donna, al suo fianco, trattiene a stento le lacrime. - No, questo è il signor Y -, dice l'infermiere. -No, è il signor X, vuole che non riconosca mio suocero? - dice l'uomo. - Ma il signor X è quello che è arrivato stamattina? -, domanda l'infermiere. - Sì -. - Allora adesso glielo faccio vedere io -. Entra dentro. Dopo un minuto, cambia l'inquadratura del televisore. Esce l'infermiere e con aria di trionfo fa: - E allora questo chi è? -.
- Mio suocero -, risponde mestamente il signore.




