Babele
Babele
 
30/11/2007
Stella cometa

Quando l'Europa politica è diventata moderna? Più o meno, quando nel 1680 compare nel cielo una cometa, la gente prende paura, e Pierre Bayle ci fa qualche pensierino su, convincendosi della possibilità che esistano al mondo degli atei virtuosi.

(E' apparsa la nuova enciclica di papa Benedetto XVI. In attesa di leggere, commento la notizia che ne dà il Corriere)

Postato da Azioneparallela | 16:47 | commenti (2)

Un carico da undici per giocatori di briscola

Su la Repubblica di oggi, c'è la replica di Habermas a un saggio dell'esimio collega Paolo Flores d'Arcais, dal titolo Le tentazioni della fede. Undici tesi contro Habermas, che apparirà il prossimo sette dicembre su Micromega. Il saggio di Flores è stato parzialmente tradotto e pubblicato da die Zeit, dove compare anche la replica di Habermas tradotta oggi da Repubblica.

Ora, sarebbe molto bello distribuire torti e ragioni. Non avendo però letto le tesi di Flores, sarebbe veramente scorretto lanciarsi in commenti di qualunque natura. Sta però il fatto che la polemica di Flores fa seguito all'intervento pubblico di Habermas a Roma, di poche settimane fa, e che la replica odierna consiste nientepopodimeno che nella mera autocitazione di un paio di passi di quell'intervento all'Eliseo.

Habermas non spreca una parola per nuovamente argomentare. Invita Flores a rileggerlo. E mi getta nell'atroce dubbio che il carico da undici di Flores sia perfettamente inutile. Sicuramente lo è agli occhi di Habermas, e chi sono io per?

Postato da Azioneparallela | 11:44 | commenti (9)

Utopia, utopia, sembra che non ci sia

Fredric Jameson su la Republica di ieri spiega perché un'effervescente istanza utopica rispunta in coloro che si oppongono alla globalizzazione (ovvero all'emergente mercato mondiale ovvero all'imperialismo americano e occidentale ovvero all'attuale fase del capitalismo). "Sembrerà paradossale" - dice - ma un tempo i marxisti doc criticavano senza pietà quelle che giudicavano scorciatoie utopiste abbastanza regressive.

A me, invece, non sembra affatto paradossale. E continua a sembrarmi che l'istanza utopica tanto più emerge, quanto più si dipinge la globalizzazione (ovvero ovvero ovvero) come un'unica cosa, un unico blocco, un irrefragabile schiacciasassi. Se è così, in effetti, chi si oppone non può aspirare che a nuovi cieli e nuova terra (e nella misura in cui c'è anche in Marx questa convinzione, l'utopismo c'è anche nel marxismo).

Ad esempio. Se è vero, come scrive Jameson, che "l´universalità invincibile del capitalismo [...] smantella instancabile tutti i progressi sociali strappati a partire dalla nascita dei movimenti socialista e comunista, [...] limita il welfare, la rete di salvaguardie, il diritto a unirsi in sindacato, i vincoli ambientali alle industrie, [...] propone di privatizzare le pensioni e di distruggere quanto si oppone al libero mercato in tutto il mondo" - se questo è vero, se questi sono i termini della questione, capisco che le istanze di criticità debbono necessariamente prendere terreno in un altro mondo. (E se il capitalismo è invincibile in questa forma, mettiamoci l'anima in pace, aggiungerei). Ma questo è vero? Non credo. Se infatti domandiamo: i vincoli ambientali alle industrie sono maggiori o minori di 50 anni fa?, la risposta potrebbe essere: da noi maggiori, in Cina forse minori (o assenti, ieri come oggi). E il diritto di unirsi al sindacato? Da noi mi pare abbastanza stabile, in altre parti del mondo faticosamente in aumento. Ma il welfare, almeno? Certo da noi si va restringendo, immagino. Ma, di nuovo, mi pare difficile sostenere che nel resto del mondo si va parimenti restringendo coll'avanzare progressivo del capitalismo, né si può descrivere lo sviluppo in Occidente del capitalismo come un'unica traiettoria, di progressiva maturazione del capitalismo e progressiva restrizione di diritti e prestazioni sociali. Tutt'altro. E allora: perché non pensare che le faccende sono un po' più complicate di queste storie a senso unico?

(Segnalo che la ricerca "jameson" su Repubblica.it non produce alcun risultato per Fredric, e qualche interessante risultato per Jenna Jameson. Ah l'utopia!)

Postato da Azioneparallela | 09:25 | commenti

In memoria

Una pagina dell'Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza.

Postato da Azioneparallela | 00:01 | commenti

29/11/2007
Tora! Tora! Tora!

Non ho ancora fatto bene i conti, ma poiché la novità del 2007 è stata per me la collaborazione con il Mattino, mi pare sensato far sapere al mondo che la retribuzione corrispostami finora dal giornale è inferiore, grazie alla nuova arrivata di questa mattina, alle multe comminatemi per eccesso di velocità dal simpaticissimo comune di Tora e Piccilli.

(E dire che leggo al volante!)

Postato da Azioneparallela | 09:55 | commenti (5)

Viva il prefetto Mori!

Si stava meglio quando si stava peggio? Beh, forse non è proprio così, però Giorgio Agamben ritiene che “se uno storico confrontasse i dispositivi di legge esistenti durante il Fascismo e quelli in vigore oggi, ho paura che dovrebbe concludere a sfavore del presente”.
Se non si tratta di una mera provocazione, Giorgio Agamben immagina che lo storico in questione – ma forse, in fondo, lui stesso – rimpiangerebbe di non essere vissuto sotto il Fascismo…
Ad ogni modo, ci sono due cose che non mi sono chiare nell’intervista. La prima riguarda la tesi secondo cui certe misure di sicurezza non servono per prevenire i delitti, casomai per impedire che vengano ripetuti. Servono, più precisamente, per acchiappare chi ha già commesso un delitto, grazie a tutto ciò di cui si è oggi capaci per identificare e tenere sotto controllo le persone. Posto che sia così, bisognerebbe forse adottare misure che prevengano la stessa possibilità di commettere un delitto? Ma io non mi sentirei molto rassicurato da un potere che, come i precog di Dick e Spielberg, fosse in grado di riportarmi all'ovile ancor prima che io commetta un delitto…
La seconda cosa riguarda la ‘quantità’ di libertà di cui disporremmo oggi. I nostri movimenti fisici e virtuali sono come mai prima d'ora rintracciabili: grazie a telecamere, connessioni, schede, carte di credito, cellulari, ecc. ecc. Questo controllo è però potenziale, nel senso che non c’è nessuno che sverni ad esempio 24 su 24 dietro l’occhio di una telecamera. Solo nel caso che accada un delitto nel luogo sorvegliato dalla telecamera, il filmato può essere messo a disposizione della magistratura (secondo procedure di legge - che non è un particolare irrilevante). Se io ho garanzie che in altri casi nessuna autorità giudiziaria può servirsi del filmato, debbo ritenere di essere sottoposto a un controllo asfissiante? Non mi pare. Con questo non voglio dire che le telecamere mi fanno piacere, ma che in simili faccende non conta solo il ‘significato’ di una certa misura, ma la sua portata effettiva. Agamben cita una legge non più applicata, in materia di ospitalità: l'obbligo di denunciare la presenza nella propria casa di un ospite. E gli pare più rilevante il fatto che quella legge sia sopravvissuta, che non il fatto che non sia più applicata. A me pare invece che sia decisamente più rilevante il contrario: che non venga applicata, benché sia sopravvissuta. (Dopodiché abrogratela, per favore).
(Io poi non sono un esperto di diritto comparato, ma credo che vi siano al mondo un buon numero di paesi, la cui patina di democrazia formale, che tanto pare insufficiente ad Agamben, è ancor più ridotta, ma che in compenso hanno anche un bel numero di leggi illiberali scrupolosamente applicate)

Postato da Azioneparallela | 01:09 | commenti (3)

28/11/2007
Non si butta via niente (un post per i posteri)

Le carte di Derrida a Irvine. Impressionante il lavoro svolto per iscritto da studente. (Io, per me, ho il problema di una tesi di laurea scritta con un sistema di videoscrittura Amstrad, eredità del fratello maggiore, che era in un rapporto di parentela con i futuri PC ed adoperava strambi dischetti rigidi che non saprei proprio come si potranno mai leggere - ma un'idea forse ce la si può fare qui, perciò non butto via niente).

Postato da Azioneparallela | 07:46 | commenti

Materialismo e religione

«Wittgenstein addio». Così, sbrigativamente (i titoli sono redazionali, ma spesso colgono il senso del tempo) era intitolato un breve intervento del filosofo del linguaggio Diego Marconi pubblicato nel giugno scorso sull’inserto domenicale del quotidiano della Confindustria, Il Sole24ore. Marconi, che ne è uno dei maggiori studiosi italiani e non solo, osservava come nella filosofia analitica «negli ultimi venti anni l’interesse per la filosofia di Wittgenstein sia nettamente declinato». In realtà il quadro è ancora peggiore, continua Marconi, perché «per la maggior parte dei giovani filosofi americani di oggi rappresenta un paradigma di cattiva filosofia, da relegare nella stessa pessima compagnia a cui appartengono Dewey e Heidegger». Ora, a parte il fatto che verrebbe da chiedersi quale filosofo possa ritenere che Heidegger rappresenti il «paradigma della cattiva filosofia» (ma poi, davvero Dewey è «peggiore» di Davidson o Fodor?), Marconi solleva una questione che il collettivo redazionale di Forme di Vita si è posto fin dalla sua fondazione.
Il problema è quello del materialismo: in filosofia essere materialisti significa descrivere la realtà in modo adeguato e aderente ai fenomeni, senza bisogno di postulare l’esistenza di entità misteriose e/o trascendenti. Il problema è che il modo in cui la filosofia analitica ha scelto di essere materialista non è in grado (per limiti interni) di descrivere l’esistenza effettiva degli animali della specie Homo sapiens. In particolare le scienze cognitive, che sono diventate l’orizzonte teorico di riferimento della filosofia analitica, non sembrano essere in grado di cogliere la specificità dell’esistenza umana. Si pensi al caso esemplare dell’esperienza religiosa, a cui Forme di Vita ha dedicato diversi interventi negli scorsi numeri. Per le scienze cognitive «spiegare» la religione significa dare conto, ad esempio, di come sia possibile credere che esista un Dio dotato di corpo ma che allo stesso tempo sia anche incorporeo oppure credere all’esistenza di una donna che sia contemporaneamente madre e vergine. Il problema religioso diventa un problema di credenze improponibili. Ed è facile sostenere che siccome si tratta di credenze irrazionali e false, l’intero problema religioso è in realtà un problema psicologico di credulità se non addirittura d’autoillusione. Ora, l’esperienza religiosa è essenzialmente un problema legato al rito, e com’è noto l’efficacia di un rito non dipende dalle credenze di chi vi prende parte, così come un battesimo è valido anche se il prete che lo officia ha perso la fede, o un matrimonio se l’assessore che lo celebra crede nell’amore libero. Lo stesso vale per le cosiddette descrizioni naturalistiche della cultura umana: ci si affanna a mostrare che anche molti animali non umani, ad esempio, sono in grado di imitare i comportamenti altrui, e così si afferma con soddisfazione che la cultura umana non è un fenomeno speciale. Sia speciale o meno, da Durkheim in poi sappiamo che la cultura umana è un insieme di istituzioni le quali hanno una vita indipendente da coloro che le abbracciano e usano, a partire dal caso esemplare delle lingue, che com’è noto sono arbitrarie, cioè non dipendono dalla volontà di coloro che le parlano. Di questo fondamentale aspetto della cultura umana le scienze cognitive però non si occupano, e talvolta sembrano proprio neanche coglierlo.
(pezzetto dell'editoriale della rivista Forme di vita dedicato a Ontologie del presente. Logica e antropologia, appena ordinato)

Postato da Azioneparallela | 06:38 | commenti (1)

27/11/2007
Il mito di Issione

Su Il Mattino di oggi:

E se al sistema politico italiano toccasse la stessa pena inflitta ad Issione? Il Re dei Lapiti, invitato alla mensa degli dèi, cercò di sedurre Hera, la sposa di Zeus. Il Signore dell’Olimpo diede allora ad una nuvola le sembianze di Hera e la inviò ad Issione, che su di essa sfogò le sue brame. Dall’amplesso nacque la stirpe dei Centauri, mostri favolosi per metà uomini e per metà cavallo. Issione terminò i suoi giorni nel Tartaro legato ad una ruota infuocata che gira eternamente nel cielo.
Ora, è probabile che nessuno degli autori antichi che ci ha tramandato questa storia pensasse ai sistemi elettorali. Tuttavia il mito si attaglia benissimo. I politici rischiano a volte di somigliare ad Issione: il loro sogno, Hera, è quella legge elettorale che soddisfi completamente i loro inconfessabili desideri (più o meno: scansare la fatica di raggiungere la maggioranza dei consensi, ricevendola in dote da opportuni meccanismi di legge). Ma come il mito insegna che nessun uomo può forse mai dire di possedere completamente una donna, e che anzi gli tocca di acchiappar nuvole, quando in tal modo si illude, così, applicandolo al caso nostro, suggerisce che inseguire il sistema elettorale perfetto è una pia illusione. Anche gli altri tasselli del mito vanno al loro posto: la mensa con gli dei è forse l’incontro del 30 novembre fra Veltroni e Berlusconi, e la riforma rischia di uscire, dalla complessa partita che si è appena avviata, con fattezze alquanto ibride: per metà tedesca per metà spagnola; proporzionale però anche maggioritaria; bipolare ma non poi troppo, e persino, in maniera inedita, binominale, nel senso che nei collegi uninominali lo sconfitto spesso ce la farebbe comunque. Infine, la ruota di Issione pare alludere all’impressionante ripetitività con la quale la competizione politica prende a ruotare intorno alla questione elettorale.
Naturalmente, che una nuova legge elettorale sia indispensabile è vero; e se anche non lo fosse ci penserebbe il referendum prossimo venturo ad imporre l’appuntamento al paese (Consulta permettendo). È possibile poi che il nuovo partito democratico da un lato, e dall’altro il nuovo partito della libertà, spezzino finalmente il cerchio sempre uguale in cui la politica sembra essersi rinchiusa da più di un decennio. Ma non va dimenticato che in ogni caso non possono essere (perché non sono mai state) le leggi elettorali a risolvere i problemi di sistema della politica italiana. Che sono legati per un verso alla necessità di adeguamenti istituzionali, per l’altro, più banalmente, alla capacità di proposta politica delle forze in campo. E come, per il passato, nessuno si sognerebbe di raccontare la storia politica italiana in funzione del sistema elettorale adottato, così i cambiamenti introdotti negli ultimi anni, con un ritmo crescente, in materia di leggi elettorali, saranno descritti dallo storico che verrà più probabilmente in termini di effetti che non di cause. In generale, l’efficacia dell’azione di governo dipende da ragioni politiche molto più che dai congegni elettorali. E per fare solo un esempio, se oggi è sacrosanto denunciare (come ha fatto Giuliano Amato) il premio di maggioranza come una specie di Viagra, è perché stanno finalmente prendendo forma partiti politici capaci di farne a meno – mentre finora si era percorsa purtroppo la strada contraria: dare il premio poiché i partiti da soli non ce la fanno.
Qual è allora la morale della favola, cioè del mito? Issione era un brigante matricolato. Quando si sedette alla mensa degli dèi, aveva già alle spalle un assassinio e uno spergiuro. Ciononostante, Zeus, ottimo politico, gli diede una chance. Per fortuna, nessuno dei nostri leader ne ha combinate di così grosse; però c’è da sperare che non ci voglia la pazienza o l’astuzia di un dio, ma che basti un po’ di lungimiranza politica per evitare al paese il supplizio che Zeus inflisse al suo ospite, e cioè, nel caso nostro, la pena di una discussione inconcludente. Lungimiranza, e un po’ di auspicabile concretezza, per non disperdere tra le nuvole del perfettismo elettorale l’obiettivo di una robusta riforma della politica.

Postato da Azioneparallela | 14:15 | commenti

Discombobulating

E' partita nel gennaio del 2007 (sono sempre in ritardo), è peer-reviewed, ed è dedicata allo "Elvis della teoria culturale" e al più marxista dei fratelli Marx. A Zizek, insomma, il cui lavoro suscita enormi interessi perché riesce ad applicare conoscenze accademiche altrimenti esoteriche alla politica e alla cultura di massa. La rivista in questione è la International Journal of Zizek Studies.

Fa piacere sapere che in sede di presentazione si escludono intenti agiografici, benché si ammetta che è discombobulating intestare una rivista a un pensatore assai loquacemente vivente. (E così i Kant-Studien e gli Hegel-Studien imparano a fare i tirchi in rete).

La rivista scombussola, si diceva. Basta leggere, dello Elvis, Why Heidegger Made the Right Step in 1933

Postato da Azioneparallela | 09:16 | commenti (5)

26/11/2007
Tarocchi

L'editoriale de il Foglio di sabato cita René Girard: "La debolezza dell'Occidente è che non crede più ai suoi capri espiatori". Sarà. Ma la debolezza de il Foglio si vede tutta dal fatto che tarocca le citazioni, come mi accade di spiegare su Left Wing (e come ognuno può verificare qua)

Postato da Azioneparallela | 16:36 | commenti

Uno statuto proprietario incerto

Augusto Illuminati recensisce il volume deleuziano su Spinoza attualmente in libreria,e ha l'accortezza di avvisare che il testo è interamente disponibile in rete. Sicché leggete pure la recensione, ma soprattutto scaricatevi le lezioni.

P.S. Io non mi sono accorto che dopo l'estate nel dibattito politco e culturale del paese Spinoza è diventato centrale: "Scalfari ne ha fatto un'icona, quasi il nume tutelare - insieme a pochi altri - dei valori del nascente partito democratico"

Postato da Azioneparallela | 12:37 | commenti (4)

Danni collaterali

Un paio di occhiali rotti, un paio di multe, un tamponamento, una macchinetta del caffè bruciata, un libro e un giornale smarriti, e nient'altro, credo.

(grazie a tutti)

Postato da Azioneparallela | 12:20 | commenti

16/11/2007

A Renato Adinolfi
 
che praticamente non ho ancora conosciuto in questo mondo,
forse perché lo ha abitato solo di sfuggita,
come tutti coloro le scoperte dei quali
se ne stanno nel mondo vero.
 
 
 
Gli uomini oggi non credono all’esistenza reale dei numeri,
perché questa non è riducibile alla loro forma di vita;
ma sapranno cambiare idea,
quando si accorgeranno di una vita umana
che ha la stessa stoffa di cui sono fatti i numeri?
L. V. T.

Postato da Azioneparallela | 22:28 | commenti

15/11/2007
Questioni cosmologiche

Enrico: - Papà, ma viene prima il giorno o prima la notte? -.
Il papà, che ha già provato più volte a spiegare rotazioni e rivoluzioni, fa segno verso l'ovale del lavandino, distingue due archi secondo il verso del beccuccio del sapone liquido, posto al centro del lavandino, e comincia a far ruotare lo spazzolino in aria, lungo la linea dell'ovale. Poi domanda:
- Allora cosa viene prima, il giorno o la notte?
Enrico è perplesso. Renata finisce di far pipì e spiega:
- Ma nessuno dei due! E' un cerchio, non ha inizio.
Enrico, lamentoso: - Non è vero, viene prima il giorno -.
Papà: - Perché? -.
Enrico: - Perché se non veniva prima il giorno, Dio creava le cose di notte e poteva sbagliare perché di notte non si vede -.

Mi rendo conto che il contesto creazionista non giustifica perfettamente l'accostamento, ma non siamo molto lontani da Aristotele, per il quale non ci furono per un tempo infinito il caos o la notte, ma sempre le medesime cose, o in tondo (ciclicamente), o in altro modo.

Postato da Azioneparallela | 15:52 | commenti (3)

Quando la moglie è in vacanza (una giornata tipo)

Mi sveglio, faccio colazione, mi preparo. Si sveglia Renata, si sveglia Enrico, si sveglia Mauro. Preparazioni, abluzioni,colazioni. Recapito bimbi alla nonna, alla scuola elementare, alla scuola materna. Spesa, acquisto giornale. Rientro a casa, studio. Mezza mattina: a Salerno per commissione, poi all'ospedale. Lettura del giornale. Poi a scuola, a prendere Renata. Lettura del giornale. Poi cucinare, poi sparecchiare. Poi email, blog. Da qui in poi: prendere Enrico. Scrivere un paio di cose. Merenda Renata e Enrico. Poi portare Renata a Musica, prendere Mauro, commissioni, riprendere Renata. A casa, scrivere e inviare. Preparare cena, cenare, sparecchiare. Poi rito propiziatorio per andare a nanna: pigiama, denti, altre abluzioni varie, lotta sul letto, storia, buona notte.
Poi studio, studio, studio, notte.
P.S. In verità, la moglie non è in vacanza, ma fuori per lavoro. E questa, più che una giornata tipo, è quel tipo di giornata...

Postato da Azioneparallela | 15:39 | commenti (2)

13/11/2007
La partita dell'evoluzione

Tocca a noi scendere in campo. Tocca alla filosofia, intendo dire. E vi faccio vedere perché, con l'aiuto di Papa Benedetto XVI.

Anzitutto, si mettono insieme quattro cose, tutte rubricate come 'vuoti', vuoti o lacune nella teoria dell'evoluzione.
Poi si fa presente che è cattiva scienza quella che dissimula questi vuoti.
Quindi ci si rivolge alla filosofia, "una dimensione della ragione che avevamo perduta", su questioni che "travalicano le possibilità del metodo delle scienze naturali".
Infine si formulano le eterne domande, domande che - dice il Papa  "la ragione deve porre e non possono essere lasciate solo al sentimento religioso".
E' fatta. Qui c'è una domanda razionale e non scientifica: perciò filosofica.

E siccome vogliamo stravincere, ce la giochiamo anche a casa degli scienziati e domandiamo loro: la razionalità che voi leggete nella materia da dove viene? Voi non potete rispondere, perché la domanda travalica, ma così vi facciamo vedere che è proprio la fisica (o la biologia) che sollecita una domanda metafisica.
Dopo la vittoria fuoricasa, in casa nostra ce la giochiamo come ci pare. La razionalità in natura c'è, ma non basta: ci sono troppe cose brutte. "Qui la filosofia reclama [reclama] qualcosa di ulteriore e la fede ci mostra il Logos, che è la ragione creatrice e che in modo incredibile [incredibile] potè farsi carne".

Ora, a partita vinta, mi sia consentito obiettare al Mister che continua a giocare la partita con un modulo vecchio, e che commette troppi falli tattici. Per esempio quello di mettere insieme le lacune (vere o presunte) della teoria dell'evoluzione con i limiti del metodo scientifico, oppure quello di far sporgere reclamo alla filosofia, come se reclamare fosse razionale (e come se ci fosse una sola Agenzia reclami), o ancora quella di trovare razionale non solo la domanda sull'origine della razionalità (passi: mi va stretto ma passi), ma anche la risposta, che a me pare abbastanza ingenua (eufemismo): la razionalità nella natura trova la sua origine in....(suspense) Qualcosa di Razionale.

Ah, ecco.  

Postato da Azioneparallela | 10:44 | commenti (5)

12/11/2007
Volti

I titoli sono tutti accattivanti, e perciò vi segnalo il blog della collana Volti, di Mimesis. Poi ci metto che in questa collana è appena uscito I tempi della poesia, di Vincenzo Vitiello, e sta per uscire, a cura di un famoso (da queste parti) heideggerologo, F. Duque, El mundo por de dentro.

Postato da Azioneparallela | 13:39 | commenti (2)

E il naufragar m'è dolce

Io capisco il liberalismo, figuratevi, i diritti fondamentali degli individui: d'accordo. Capisco il relativismo, la crisi dei valori e tutto quel che segue, ma siamo ormai a un punti di non ritorno. Al punto che Lavinia e John Elkann chiamano il figlio Oceano, rendiamoci conto.

Ahimè, non c'è più il capitalismo familiare di una volta. (Che se poi fossi patriottico, avrei chiamato i miei tre figli Tirrenia Adriatico e Ionio, almeno almeno).

P.S. Però la tradizione è salva, perché abbiamo sant'Oceano.

Postato da Azioneparallela | 11:38 | commenti (8)

Le ragioni nascoste

Su Il Mattino, ieri, è uscito questo articolo qua:

Anima concupiscibile, anima irascibile, anima razionale. Per Platone siamo fatti così: desideriamo, ci adiriamo, ragioniamo. Non che la sua idea dell’uomo debba essere presa necessariamente per buona. Tuttavia torna utile, specie quando si tratta di cronaca nera. Prendete i fratelli Karamazov, capolavoro di Dostoevskij che ruota tutto intorno a un delitto. Muore il vecchio e laido padre Fëdor. Ad ucciderlo, senza avere un vero motivo ma desiderando di averne uno, per riscattarsi almeno nel male, è il figlio illegittimo, il rancoroso Smerdjakov: l’anima concupiscibile. In carcere finisce però Dmitrij, l’anima irascibile, l’impetuoso ufficiale che volentieri avrebbe ucciso il padre per una folle gelosia. Ma ad aver teorizzato il delitto è stato Ivàn, l’anima razionale, che si spinge fino ad un passo dall’omicidio gratuito, al solo scopo di dimostrare la propria illimitata volontà di potenza, in spregio a ogni morale. (C’è ancora un fratello, Aleksèj, ma la sua anima non è gravata da pensieri delittuosi, il che dovrebbe darci una chance)
Ora, immaginate di essere la Metro Goldwin Mayer, e di produrre un film su questo capolavoro della narrativa russa: chi dei fratelli Karamazov mettereste in cartellone? A chi dei fratelli fareste giocare il ruolo di protagonista? A Dimitri, naturalmente, e infatti nel drammone di quasi cinquant’anni fa era Yul Brinner a dominare la scena, con il colbacco in testa e una donna ai suoi piedi.
Noi non pensiamo molto diversamente dalla Metro Goldwin Mayer. Dovessimo scegliere, lasceremmo che a commettere il delitto, qualunque delitto, sia un’anima grande, disposta a rovinarsi per un motivo altrettanto grande: per una travolgente passione, per un orgoglio smisurato, o anche, se ci attirano le febbri cerebrali di Ivàn, per un’ossessione metafisica o una cieca furia ideologica.
E invece accade spesso che il delitto sia compiuto da anime basse e vili, persino meschine, e che terribili fatti di sangue siano commessi per futili motivi. Vorremmo prestare agli assassini un impeto romantico e una tensione ideale, sia pure volta al male, vorremmo immaginarli dominati dagli slanci potenti di un’anima irascibile, e invece nella scena che dopo la notte dell’omicidio si sgrana grigia nella luce del giorno, restano macchie di sangue e qualche impronta, il laborioso affaccendarsi della polizia, e del resto nessuna traccia.
Così è stato, ad esempio, per il delitto nella quiete di Cogne, poi per quello condominiale di Rosa Bazzi e Olindo Romano, e più di recente per il delitto di Garlasco e da ultimo per l’omicidio della povera Meredith, a quanto pare commesso tra studenti fuori sede in cerca di nuove emozioni. Non sappiamo ancora come si siano svolti i fatti, ma siamo stupefatti per l’esiguità dei moventi, e per la normalità di vita dentro la quale si inserisce il crimine efferato. Eppure va quasi sempre così, ed è forse solo per il bisogno di esorcizzare il male che preferiamo dipingerlo in grande formato, così da renderlo eccezionale e spingerlo lontano dalla nostra quotidianità. Purtroppo, certi delitti di sangue accadono invece stupidi come gli incidenti, quasi con la stessa ingovernabile fatalità, in contesti affatto ordinari, non diversi da quelli nei quali noi tutti viviamo.
Ma siccome questo non è accettabile, sentiamo l’esigenza di dare all’omicidio un senso, di prestargli una cornice tutta particolare, di renderlo significativo non si sa bene di cosa. Di significativo c’è invece soltanto il nostro bisogno di reperire un senso pur che sia. Sicché, invece di domandarci quale significato abbia per il nostro tempo, la nostra società e o il futuro dei nostri figli che si commettano delitti del genere – una domanda che nessuna generazione di genitori ha potuto evitare di porsi – sarebbe il caso di domandarsi quale significato abbia il fatto che si scelgano simili vicende per trarre pronostici sull’avvenire. Ogni società ha infatti avuto bisogno di decifrare il proprio futuro. Gli antichi cercavano nelle viscere degli uccelli; noi sembra che dobbiamo guardare nelle nostre stesse viscere. Quel che è più preoccupante, non è dunque la funesta previsione che vogliamo trarne, quanto piuttosto da dove ci sforziamo quotidianamente, di trarla, cercando nelle pieghe della cronaca nera nuovi Dmitrij e pescando sempre turpi e deboli Smerdjakov. 

Postato da Azioneparallela | 00:15 | commenti (6)

08/11/2007
Le ideologie sono cessate?

Via Gabriele D'Arienzo, ottengo la prova del mio precoce talento critico. Mi imbatto infatti in questo filmato in cui Slavoj Zizek si sofferma sulle importanti varianti tra le toilette mitteleuropee, angloamericane e francesi, a seconda che l'escremento finisca su un bel piatto di ceramica, oppure dritto nel tubo, o ancora giù in fondo, ma sotto abbondanti flutti. Mia moglie m'è testimone: quando, giovani fidanzatini, andammo a Vienna, e prendemmo una camera alle spalle del Rathaus, non potemmo non confrontarci con l'imbarazzo di un gabinetto viennese, dotato di quell'inspiegabile sviluppo orizzontale che consente all'amore romantico di prendere visione della propria umana terrestrità, prima di sbarazzarsene con un colpo secco di sciaquone. Allora pensai: la Fenomenologia dello Spirito! Il mondo rovesciato, die verkehrte Welt!
Con molta più pertinenza filosofica di me, Zizek cita l'analisi strutturale di Levi Strauss e obietta a Lyotard: altro che fine delle ideologie, basta andare al cesso per ritrovarcisi nel bel mezzo.

P.S. Io, per me, mi astenni per due giorni.

Postato da Azioneparallela | 21:02 | commenti (3)

07/11/2007
Cosmopoliti di tutti i paesi, ancora uno sforzo

E' veramente dura, per me, stare dietro alle cose in questo periodo. Ieri non vi ho segnalato che con Enrica Lisciani Petrini presentavo il (bel) libro di Pietro Montani, Bioestetica, a Cassino, e che è uscito un articolo su Il Mattino, sulla questione sicurezza (di cui vale la pena leggere solo le prime sette-otto righe).

Oggi è la giornata mondiale della filosofia. Abbiamo una responsabilità cosmica e io manco lo so.

Postato da Azioneparallela | 18:46 | commenti (3)

05/11/2007
Bonaccia

Spesso c'è bonaccia sulla pagina.
Inutile girarla per cercare
l'angolo del vento.
Si sta fermi,
il pensiero oscilla,
si riparano le cose
che la navigazione ha guastato

(V. Magrelli, Ora serrata retinae)

Postato da Azioneparallela | 18:57 | commenti (4)

01/11/2007
In rianimazione

1.
Alle pareti, una vecchia locandina: "Resuscitation's Two Days". Ma non era al terzo giorno?

2.
Mentre una signora si sistema i calzari, entra un signore in cerca di un camice. - Dove sono? -, domanda. La signora risponde: - Sono finiti, occorre chiederli agli infermieri -. Il signore si guarda attorno, individua il cesto con i camici usati, apre il coperchio e ne preleva uno. La signora: - Ma che fa? -. Il signore: - Eh, signo', siamo abituati -.

3.
Mio padre fa segno. Non capisco. Prendo le lettere, e mio padre batte col dito: "U-N-A-P-E-R-O-L".

4.
Davanti al televisore, dove stazionano i parenti. Esce un infermiere e chiedo di inquadrare mio padre. - Ci sono i prima i signori -, mi risponde, indicando una coppia intenta a guardare lo schermo. - No, abbiamo già visto -, fa l'uomo. - Come avete già visto? -, risponde l'infermiere. - Devo ancora mettere il signor X -. -No, no - replica l'uomo -, è questo qua, e indica il paziente inquadrato dal televisore. La donna, al suo fianco, trattiene a stento le lacrime. - No, questo è il signor Y -, dice l'infermiere. -No, è il signor X, vuole che non riconosca mio suocero? - dice l'uomo. - Ma il signor X è quello che è arrivato stamattina? -, domanda l'infermiere. - Sì -. - Allora adesso glielo faccio vedere io -. Entra dentro. Dopo un minuto, cambia l'inquadratura del televisore. Esce l'infermiere e con aria di trionfo fa: - E allora questo chi è? -.
- Mio suocero -, risponde mestamente il signore.

Postato da Azioneparallela | 09:11 | commenti (4)





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