Babele
Babele
 
31/10/2007
Culto della personalità

Io questa agenda filosofica 2008 me la comprerei. E visto che ci sono le facce e le parole dei filosofi di ogni tempo e di ogni specie (o quasi), guarderei chi hanno avuto il bene di mettere dalle parti del 19 luglio.

(Se poi non vi serve l'agenda, non ne potete più dei moleskine e vi serve un taccuino, stesso prezzo: c'è anche quello).

Postato da Azioneparallela | 10:14 | commenti (2)

Un'altra cosa

E' uscito il secondo numero di in Schibboleth, e oltre a testi di Curi, Ferretti, de Monticelli, Fabris e altri, ci trovate pure una cosa mia (con qualche virgola fuori posto).

Postato da Azioneparallela | 00:37 | commenti

30/10/2007
Soglia

Nel commento numero 2 al post qui sotto, si linka questa notizia: Guillermo Habacuc Vargas, artista centramericano che non conosco, espone in una galleria d'arte un cane randagio, legato a una catena, con la scritta: "un cane di strada malato". A distanza non raggiungibile dal cane, sta una ciotola di cibo.

Non conosco l'opera né l'artista, ma ho sott'occhio una citazione ad hoc: "La soglia fra l'arte autentica, che prende su di sé la crisi del senso, e un'arte rinunciataria, consistente in frasi protocollari in senso letterale e traslato, è che in opere significative la negazione del senso si configura come cosa negativa, nelle altre si riproduce in maniera cocciutamente positiva"(Th. Adorno, Teoria estetica, Einaudi 1975, p. 220). Si può farla lunga su cosa significa configurare o rifigurare, ma per Vargas basta così.

Postato da Azioneparallela | 10:30 | commenti (1)

29/10/2007
Altre due cose

Sul Mattino, disponibile dalle 14, Identità e diversità (a proposito della tragedia di Roccella Jonica e della neonata commissione dei valori del partito democratico).

Su Leftwing, ironizzo un po' su Un partito senza simboli, ma pieno di valori.

P.S. Sul Mattino, a pagina 5, si può anche leggere il retroscena sui malumori del Ministro della difesa, Arturo Parisi. E a tal proposito si legge: "Non capita spesso di poter dire al responsabile del dicastero della Difesa: ministro, la guerra è finita", dice l'altro aspirante leader, Massimo Adinolfi -. Ma l'aspirante leader non sono io, bensì Mario Adinolfi. Capisco però che se lui si mette a parlare (a suo modo, diciamo) del Dasein, a me capiti di interloquire da aspirante leader.

Postato da Azioneparallela | 09:33 | commenti (3)

25/10/2007
Tonalità emotive

Enrico: - Papà, qual è l'animale più triste? -
Io: - La salamandra -.
Enrico: - Allora stasera sono triste come una salamandra -.
Renata: - Non è vero. L'animale più triste è l'uomo -.
Io: - Che dici? -.
Renata: - Sì. Perché solo l'uomo si intristisce davvero -.

Postato da Azioneparallela | 20:05 | commenti (5)

Due cose

Con un paio di giorni di ritardo vi segnalo Rothko, l'Arte e i disturbi dell'impegno, che sta sul nuovo Left Wing (che ha dei contributi notevolissimi), e Il risveglio politico con i libri, a proposito di letteratura e impegno, che sta invece su Il Mattino di oggi

Ciò detto, dubito molto di riuscire a rimettermi a scrivere sul blog, in questi giorni, per molte ragioni (ma se c'è da commentare commento).

Postato da Azioneparallela | 15:34 | commenti (1)

11/10/2007
A piè fermo

"Caro Walter Veltroni,
gli antichi maestri insegnavano che il senso del pensiero filosofico è nelle domande prima ancora che nelle risposte. Vale anche per il pensiero politico. I nostri progetti di vita individuale, al pari dei progetti politici di vita collettiva, sono figli dei nostri dilemmi. Per questo motivo, in filosofia come nella vita come in politica, è tanto importante porsi i giusti interrogativi".

Giusto, giustissimo. Con questa premessa, però, uno poi si aspetta veramente la giusta domanda, la domanda che, per essere suggerita dal pensiero filosofico, si discosti un po' dal senso comune e mostri le cose in una luce meno ordinaria. (Io mi sono permesso di usare, anche se meno romanzato, un incipit analogo - perché tornano sempre utili, gli "antichi maestri" -, proprio per mostrare come una domanda che circola largamente non sia, a mio modesto avviso, una buona domanda).

Ora invece Scurati (è lui, che manda lettere a Veltroni), che ti fa? Ti propone come domanda una domanda per formulare la quale tutto ci vuole meno che la filosofia. Una domanda che, altro che antichi maestri, qualunque quindicenne è in grado di porre, prima ancora di giungere al terzo anno di liceo: papà, ma tu sei contrario o favorevole alla guerra? La domanda per Veltroni è se sia "contrario per principio a una guerra sull'Iran?". Scurati ha messo la parola "principio", e ora è lì, come un quindicenne però senza brufoli, che aspetta a piè fermo la risposta di Veltroni.

Ma pensa te.

Postato da Azioneparallela | 23:05 | commenti (11)

Una passione senza misura

Indice
 
Premessa
I
Itus et reditus. Note sull’apologetica pascaliana                                                                    
L’amore indifferente. Una lettura dell’Explication des Maximes des Saints di Fénelon   
Della differenza del corpo. Da Descartes a Spinoza                                                            
 
II
Quel che giunge alla parola. Hegel e la proposizione speculativa                                    
Una dialettica senza sintesi. Su alcune pagine de Il visibile e l’invisibile                        
Il sipario dell’identità                                                                                                                  
 
III
Dire volere accadere                                                                                                                    
Il vaso di Ozu. Qualche considerazione sul cinema e l’immagine                                     
Del tempo. Una passione senza misura                                                                          
Intorno alla logica. Un palinsesto             
Un po' di pazienza.                                                                    
 

Postato da Azioneparallela | 08:51 | commenti (4)

10/10/2007
Bollettino delle ore 14

Il titolare di questo blog è palesemente in affanno.

Postato da Azioneparallela | 14:42 | commenti (8)

09/10/2007
Dispute antropologiche

Renata: - Oggi a scuola abbiamo fatto scienze -.
Io: - E cosa avete studiato? -.
Renata: - Eh... niente. Abbiamo ripassato il programma che abbiamo fatto l'anno scorso -.
Io: - E cioè? -.
Renata: - Il maestro ha spiegato cosa sono i viventi e i non viventi. Per esempio: il tavolo è non vivente.
Io: - E una formica?
Renata: Vivente, papà!
Io: E la televisione?
Renata (guardandola): - Non vivente -. Poi, dopo qualche secondo: - Papà, ma i cyborg sono viventi o non viventi? -.
Io: - Quelli di Dragon Ball? Eh, non lo so -.
Renata: - Secondo me, stanno proprio in mezzo -.
Io: - Penso anch'io -.

Postato da Azioneparallela | 17:18 | commenti (1)

08/10/2007
Preliminari a una critica della ragione strumentale

E' il titolo della Lectio inauguralis di Roberto Racinaro, stamane a Salerno. Segnalo, e vado.

Postato da Azioneparallela | 09:17 | commenti

07/10/2007
La fiducia nell'uomo/2

Questa volta mi sono ricordato di mettere per esteso il testo dell'articolo apparso sul Mmattino di oggi. Eccolo:

Vorrei tranquillizzare tutti: la Terra, il pianeta azzurro, non si muove. Abbiamo le foto prese dal satellite, ma non si muove lo stesso. Lo so, quasi cinquecento anni fa Copernico sostenne il contrario. E dopo di lui saltarono per aria le rassicuranti sfere circolari in cui si immaginava che ruotassero i pianeti, e cadde pure il muro delle stelle fisse che costitutiva lo sfondo della nostra bella volta celeste, e dopo qualche secolo venne pure quello scriteriato di Nietzsche a trarne le dovute conseguenze, sostenendo che l’uomo non va da nessuna parte ma ruota via dal centro verso una incognita ‘x’. E forse questi pensieri sarebbero davvero apparsi come gli ospiti più inquietanti del nostro tempo, se non si fosse messa di mezzo pure la biologia, e in particolare la genetica, a demolire un po’ di millenarie certezze: che l’uomo non c’entra nulla con gli altri animali, ad esempio, o che si nasce dal ventre materno. E domani lo scienziato britannico Craig Venter annunzierà al mondo di avere ottenuto il primo cromosoma di sintesi.
Vita artificiale. Non è una contraddizione in termini, o una fantasia letteraria, ma quello che Venter ha promesso in sorte al suo minuscolo DNA da laboratorio. Ospitato da una cellula vivente, il filamento sintetico ne assumerà il controllo, dando così origine a una nuova forma di vita. Venter ne è sicuro, e se anche non gli riuscisse domani, gli riuscirà dopodomani. Un brivido corre lungo la schiena: prima che il mondo si popoli di androidi e altre degeneri creature dovrà passare ancora del tempo, ma tra il presente attuale e il futuro finora solo fantasticato nei film di fantascienza, non sembrano più esservi ostacoli.
Per questo, fioccano le riflessioni etiche. Sarà giusto? Non è la tecnica troppo avanti rispetto alla responsabilità morale che l’uomo è in grado di assumersi? Non è sempre più minacciata la dignità della nostra specie? Può l’uomo arrogarsi il diritto di creare nuove specie viventi? Può il vivente essere ridotto a materiale da laboratorio? Chi ci assicura che queste straordinarie scoperte non saranno usate contro l’uomo? Non occorre mettere un limite alla ricerca scientifica? (Ma come faremo a prenderli uno per uno, gli scienziati che lavorano in ogni angolo del mondo?).
Con nessuna di queste domande ce la si cava con un sì o con un no. Né è detto che siano tutte allo stesso modo e con la stessa urgenza giustificate. In ogni caso, non sempre è chiaro a chi tocca rispondere: agli scienziati stessi, ai religiosi, ai filosofi, ai politici, al popolo con un bel referendum, ai governi, all’ONU? A tutti costoro messi insieme? E come potranno mai mettersi d’accordo? E soprattutto, su quali basi?
Di basi, per il momento, non ne abbiamo molte. Procedure democratiche per le decisioni politiche, libertà della ricerca scientifica, diritti umani fondamentali, responsabilità nei confronti delle generazioni future, diffusione della conoscenza per la formazione di un’opinione pubblica informata. A parziale consolazione si può osservare che queste basi non sono poi così malvagie, e han dato spesso prova di funzionare meglio di altre. Tuttavia ad esse se ne può aggiungere un’altra. Che la Terra non si muove. Lo dicevo all’inizio, e lo spiegava bene, agli inizi del ’900, il filosofo Edmund Husserl. La Terra sta ferma sotto i piedi e continuerebbe a fungere da suolo originario della nostra esperienza, anche se trasmigrassimo tutti sulla Luna. Anche allora, il senso di cosa voglia dire abitare, prendere terra, lo preleveremmo comunque dalla nostra primaria esperienza di terrestri, in continuità con essa. Saremmo pur sempre noi a donare alla Luna il senso di una dimora. Possiamo perciò colonizzarla, non trasformarla nella nostra madre patria. Ora, lo stesso si deve dire dei batteri di Venter: il significato di ciò che è vivente può ampliarsi a dismisura, ma non può essere soppiantato da un esperimento scientifico.Esso proviene dalla nostra originaria esperienza di viventi. Possiamo altresì creare corpi artificiali (in parte lo facciamo già), ma sappiamo cosa significa avere un corpo anzitutto per il fatto che lo abbiamo noi. E così la vita artificiale continua la vita, ma proprio perciò non la scalza né la sovverte.
Questo naturalmente non risponde agli interrogativi prima sollevati, e soprattutto non basta a chi vuole garanzie metafisiche, e teme che, mescolando le cose nei laboratori, sia addirittura in pericolo l’umanità dell’uomo. Può darsi che sia davvero così, ma di sicuro ha più fiducia nell’uomo chi, pur comprendendo questi timori, sa che umana è proprio la capacità di mescolarsi con ciò che umano non è.

Postato da Azioneparallela | 20:18 | commenti

Il relativismo in gioco

A. Tutto è interpretazione.

B. D'accordo, ma cos'è questo tutto?

A. Non vi sono che interpretazioni: concorrenti, concordanti, congruenti o incongruenti, ecc. ecc.

B. Cos'è che vi sarebbe soltanto?

A. Tutto è interpretazione, e anche questa non è che un'interpretazione.

B. Questa quale? Dici proprio questa?

Postato da Azioneparallela | 09:38 | commenti (3)

La fiducia nell'uomo

"Un passo filosofico importante nella storia della nostra specie". Ringrazio Craig Venter, che ha annunciato la realizzazione di un cromosoma di sintesi, per il 'filosofico'. Speriamo che la filosofia si tenga effettivamente al passo. Per il giornalismo, c'è il Mattino (la domenica, dopo le 18).

Postato da Azioneparallela | 08:42 | commenti (1)

06/10/2007
Ritrovamento

E' stato compiuto il primo passo per il ripristino della connessione telefonica del sottoscritto con il resto del mondo. Nel sacchetto dell'aspirapolvere è stato infatti ritrovata la schedina col numero, andata improvvidamente smarrita dopo il triste evento. Non resta che acquistare un nuovo cellulare. Tempo una settimana e ce l'avremo fatta. 

Postato da Azioneparallela | 09:59 | commenti (1)

05/10/2007
Almeno tu nell'universo

Diego Marconi, Per la verità. Relativismo e filosofia, Einaudi, Torino 2007, comincia con un paio di esempi, per arrivare a formulare in maniera accettata e condivisa l'intuizione realista. Realista è uno che pensa che "c'è un modo in cui le cose stanno indipendentemente dal fatto che qualcuno sappia o possa sapere che stanno così" (p.3). Domando al folto pubblico di questo blog: siete realisti? (Attenti! Papa Ratzinger vi vede!). Naturalmente basta un sì o un no, ma è gradito anche chi aggiunga di essere realista per questo o quel genere di cose. (E non fate come con Grillo che ora vi buttate in duemila, eh).

Io invece mi soffermo sugli esempi: uno è il DC9 dell'Itavia, caduto in mare ad Ustica nel 1980. Un realista è uno il quale ignora se cadde per un guasto tecnico, per un missile o una bomba, ma sa che in un modo le cose debbono essere andate, il quale non dipende dal fatto che lui nulla ne sappia (o che altri invece lo sappiano molto bene). L'altro esempio è invece il numero di pianeti dell'universo. "Certamente non sapremo mai quanti sono [...].Eppure - vien da dire - l'asserzione 'i pianeti nell'Universo sono n'  è vera per un qualche numero n, anche se non sapremo mai qual è" (p. 3). A me viene da dire invece: perché Marconi mette la maiuscola a 'Universo'? E poi: il realista è uno il quale pensi che l'Universo esista indipendentemente dal fatto che lui lo sappia o no? Ma questo sapere non fa parte dell'Universo? Il realista pensa che l'Universo è una cosa la cui esistenza è data o non è data al modo stesso in cui sono date o non date le cose nell'universo? E perché pensa una cosa simile? Il realista sa cosa vuol dire 'esistere nell'Universo' per ogni genere di cosa e in ogni genere di dimensione? E non lo turba il fatto che tutte le cose esistono nell'Universo, ma l'Universo no? Il realista deve davvero supporre che è numerabile il numero di pianeti nell'Universo? Oppure Universo dice solo l'ambito in cui è possibile fare esperienza dei pianeti? Ma allora perché la maiuscola? E che c'entra ora l'esperienza, visto che stiamo formulando quell'intuizione per la quale le cose esistono indipendentemente dal fatto che ne abbiamo esperienza? Non c'erano esempi migliori? (E insomma: l'Universo è una cosa come il pianeta che esiste nell'Universo, oppure no?)

Veramente mi ha stupito che Marconi abbia formulato in apertura un esempio simile. Mi ha stupito la maiuscola. (E il titolo, naturalmente, è un omaggio)

Postato da Azioneparallela | 15:43 | commenti (29)

Wikipedia

"Non ha senso creare un'enciclopedia in cui vengono accentrate le informazioni, poiché la rete tutta è un'enciclopedia. Concentrare le fonti è contrario all'idea stessa di web". A me questa pare una scemenza. Anche se l'ha detta "il Gutenberg del XXI secolo", Robert Cailliau, che apprendo essere "co-inventore con Tim Berners-Lee del web".

(Però quello che Cailliau dice sulla delega a servizi esterni della gestione di dati personali è importante, anche se non capisco come stia insieme con l'idea che la tecnologia è, o può essere, o deve essere, neutrale. Ma forse è solo che la parola neutralità è usata impropriamente. Se l'utente deve fare un uso consapevole della tecnologia per non perdere in libertà quel che guadagna in comodità, non c'è per ciò stesso nulla di neutrale nell'uso della tecnologia, visto che è in gioco appunto la libertà, e una 'lotta' per difenderla).

Postato da Azioneparallela | 10:04 | commenti (2)

04/10/2007
Tria mirabilia fecit Deus

"Tre cose mirabili ha fatto Dio: le cose dal nulla, il libero arbitrio, e l’Uomo-Dio". Così pensava il giovane Descartes (Cogitationes privatae, n. 20). Ora, io ho problemi con tutte e tre, ma se devo scegliere, la meno incomprensibile mi sembra di gran lunga l'uomo-Dio.

(in margine a questo pezzo di trasmissione qua)

Postato da Azioneparallela | 11:41 | commenti (2)

Tutto il potere ai Soviet

"Ricordo con chiarezza che a un certo punto qualcuno suggerì saggiamente di adottare, per definire uno scrittore, la cosiddetta posizione sovietica:è scritore chi sostiene di esserlo" (E. W. Said, Umanesimo e critica democratica. Cinque lezioni, Il Saggiatore 2007, a proposito di un incontro organizzato da The Nation nel 1981). Dono questa citazione a chiunque sia impegnato in una discussione su chi sia un blogger, e se i blogger siano scrittori, su chi sia un intellettuale, e se i blogger siano intellettuali, eccetera eccetera.

Postato da Azioneparallela | 09:07 | commenti (3)

Dispute teologiche

Enrico, lavandosi le manine: - Papà, lo sai che oggi oggi ho visto Dio? -.
Renata, lavandosi le manine: - Non era Dio, era Gesù -.
Enrico, con voce più sostenuta: - Noo, era Dio. L'ha detto la maestra -.
Renata, impartendo la lezione: - Non era Dio, era Gesù. Era il figlio. Dio non è mai stato sulla Terra -.
Enrico, lagnoso: Noooo. Era Dio. Uffà! Ma papà: non è valido -.
Io: - Cosa non è valido? -.
Enrico, ancora più lagnoso: - Che Renata dice che non era Dio. E' vero papà che ho visto Dio? -.
Io: - Era di spalle? -.
Renata, impartendo la lezione anche al papà: - No papà era Gesù, ho visto la faccia. Gesù è il figlio di Dio, non è Dio  -.
Enrico, dando uno schiaffo sul bracco alla sorella: - Uffà Papà, non è valido. Ha detto Dio che ho ragione io perciò Renata dice le bugie -.
Mauro: - Papà! Papaà! Appe,appe! [= acqua, acqua!] -.
Io: - Ecco. Smettetela che Mauro deve bere. La prossima volta vengo pure io e vediamo se lo riconosco -.

Postato da Azioneparallela | 00:56 | commenti (2)

03/10/2007
Progresso o regresso

Gli argomenti (e gli esempi) portati da Alberto Contri  (Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso) contro il pugno nello stomaco della campagna di Oliviero Toscani sono, se riassumo bene, i seguenti:

non è vero che la comunicazione pubblicitaria riesca più efficace se colpisce, urta, provoca, scandalizza o ripugna; è vero invece che un messaggio del genere comporta danni sociali; chi lo propone ci fa pure un bel po' di soldi; non è censura mettere dei paletti a questo genere di publicità.

Ora però, non tutto fila liscio nell'articolo. Tra i danni sociali, Contri non indica solo il venir meno del rispetto dei malati (che è peraltro cosa discutibile: se mostro un bambino che muore di fame in una campagna pro-Africa, vengo meno al rispetto che devo al bambino?), ma anche la dichiarazione che solo la violenza può attirare l'attenzione di consumatori e cittadini. Può darsi, ma se solo la violenza può attirare, allora non è vero che è dimostrato, come invece ritiene Contri, che la comunicazione pubblicitaria può essere efficace anche se non colpisce violentemente. Se invece è vero, allora il danno sociale è bello che riparato. Che poi si facciano i soldi con le campagna pubblicitarie, non mi pare questa cosa così sorprendente. Obiezione: ma i soldi si fanno sfruttando il dolore (o la malattia, o il disagio). Risposta: di nuovo, vero o non è vero che la comunicazione pubblicitaria non urlata funziona anche meglio? E allora perché questi qua vogliono fare meno soldi?

Il guaio è che quella premessa sulla superiorità (non in termini morali, ma proprio in termini di efficacia)della pubblicità che ci va di fioretto, premessa che è in realtà il punto che Contri meglio sviluppa ed a cui tiene di più, rende inutile tutto il resto, compresa la censura. Bastano nuovi creativi un po' più al passo coi tempi, e delle provocazioni di Toscani non sentiremo più parlare.

(O no? Oppure il mercato non s'aggiusta da solo, e consente di credere che la comunicazione à la Toscani funzionano ancora, mentre in realtà è roba da analfabeti che non funziona più? E se il mercato non funziona da solo e quindi ci vogliono regole, saranno regoleche facciano funzionare il mercato nel senso di correggerne le storture, e far sì che la pubblicità che funziona meglio sia anche quella che va di più, perché non ci saranno, a mercato regolato fra attori tutti razionali e ben informati, ritardi culturali nei comportamenti e negli investimenti? Ma che si fa se un bel giorno la pubblicità che funziona di più è comunque, socialmente parlando, una schifezza? Si mettono in soffitta questi argomenti e si censura e basta?).

(In tutto cò, io non riesco a capire bene dove stia il danno)

Postato da Azioneparallela | 02:39 | commenti (2)

02/10/2007
Abbi dubbi

Io volevo dar torto a Emanuele Severino, che nel dibattito ascoltato su Radio Radicale spiega come la religione abbia sempre, per essenza, un'anima teocratica. Ma poi leggo che nel suo ultimo libro Rino Fisichella, "vescovo apprezzato tanto a destra quanto a sinistra", sostiene che una vera democrazia non può non tenere conto della voce della Chiesa, e più di un dubbio mi assale.

Postato da Azioneparallela | 15:38 | commenti (2)

À bout de souffle

(Nelle ultime tre presentazioni di libri a cui ho assistito o che ho ascoltato, il libro andava sempre letto, o non poteva non essere letto, o non si riusciva a leggere se non tutto d'un fiato. E all'anima! Ma pure coi libri bisogna andare per forza di corsa? Qualcuno me lo fa un libro che si sbocconcella poco a poco, senza fretta?)

(Qualcuno che ci pensa c'è, naturalmente)

Postato da Azioneparallela | 10:56 | commenti (4)

Lo spirito nella storia

"Al primo posto dobbiamo mettere l’urgente necessità di una riforma della Chiesa. Al secondo posto c’è l’indubbio attacco sferrato alla Chiesa da parte di quei poteri che puntano a ridurla a una forza solo spirituale, priva di incidenza nella storia", Massimo Camisasca, Fondatore della Fraternità sacerdotale di San Borromeo. (Ieri in onda Exit, su La7, con una sezione dedicata ai preti omosessuali e alle loro licenze)

Facciamo che ci riescano. Facciamo che i poteri riescano a ridurre la Chiesa a una forza solo spirituale. Che succede? Di che spirito stiamo parlando? E' ancora Chiesa di Cristo una Chiesa che fosse ridotta a una forza solo spirituale, o no? Oppure si deve pensare che lo spirito o ha una incidenza nella storia oppure non è? Ma la riduzione: come avviene? Poniamo che al Vaticano, con un sopruso e una soperchieria intollerabili, vengano confiscati tutti i beni, tutte le proprietà, tutti i fondi. Che vengano saccheggiati i palazzi apostolici, e depredate tutte le sacrestie. Sarebbe con ciò ridotta la sua capacità di incidenza nella storia? Chi prega, ha capacità di incidere nella storia? Chi prega in un convento di clausura, ha capacità di incidere nella storia? Io credo che un cristiano debba rispondere di sì, debba cioè difendere una nozione di 'spirito', per cui lo spirito è quella cosa che incide nella storia, indipendentemente dalle disponibilità finanziarie. Un cristiano deve pensare che se le disponibilità finiscono e l'obolo di San Pietro si prosciuga, lo spirito troverà il modo di incidere ugualmente: dai conventi, dalle catacombe, da non so dove, ma troverà il modo. Allora non è in questione la presenza dello spirito nella storia - dico dal punto di vista di quel cristiano per il quale lo spirito è incarnazione.Sarà in questione casomai il modo di questa presenza. Ed è più difficle sostenere che questo modo comprenda necessariamente l'esenzione ICI.

(A Hegel che sosteneva in philosophicis una cosa del genere, a scuola gli si obiettava: beh, deducimi allora la penna, la necessità di questa penna. Io credo che Hegel non avrebbe avuto grandi difficoltà a farlo [ed anzi, io a lezione l'ho fatto, in sua vece]. Sicché anche la Chiesa può dedurre l'esenzione ICI dalla presenza dello spirito nella storia, perché no? A patto però di prendersi tutto. A patto che il suo spirito, come quello hegeliano, si sobbarchi la fatica di farsi responsabile di ogni e qualsiasi schifezza si commetta in suo nome).

(E per farmi perdonare, visto che Malvino mette l'impareggiabile musica che stamane mi ha donato un ottimo umore, io vi metto le parole):

Aria
Nulla in mundo pax sincera
sine felle; pura et vera,
dulcis Jesu, est in te.
Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta,
casti amoris sola spe.

Recitativo
Blando colore oculos mundus decipit,
at occulto vulnere corda conficit.
Fugiamus ridentem,
vitemus sequentem
has delicias ostentando;
arte secura vellet ludendo
superare.

Aria
Spirat anguis inter flores
et colores explicando tegit fel.
Spirat anguis, sed tegit fel.
Sed occulto factus ore
homo demens in amore
saepe lambit quasi mel.

Alleluia.

Postato da Azioneparallela | 09:16 | commenti (8)





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