Perofobia.
E se fossi perofobo? Me lo chiedo davvero. Leggo gli articoli di Marcello Pera e ho una reazione di ripulsa ingiustificata e ingiustificabile. Leggo che non solo non esiste in Europa un "problema sociale degli omosessuali", ma che gli omosessuali sono pure avvantaggiati! "Mentre è possibile oggi bloccare strade e città per una manifestazione di gay pride, non è più possibile intralciare il traffico per una processione del Corpus Domini".
Io non so come si possa dare una simile rappresentazione della realtà. A parte il fatto che nel mio paese le processioni procedono eccome (deve dunque essere che noi provinciali siamo arretrati) ma è veramente curioso che Pera si stia convincendo che fra poco i cattolici saranno costretti a tornare nelle catacombe, non potendo più manifestare per strada. Ma il family day - mi chiedo a questo punto allarmato - è stato autorizzato? E dove lo fanno: a Roma o a Pontecagnano (io, peraltro, non ho nulla contro Pontecagnano)? E, dico, il gay pride a Roma, quando fu che se ne parlò, parve una provocazione tanto obbrobriosa quanto il family day?
Ma Pera continua: dove sarebbe tutta questa omofobia della Chiesa? Solo perché considera l'omosessualità "un disordine morale e un a-normalità" tutti lì a parlare di omofobia? Sono anormali: che sarà mai! Forse che non lo si può dire? Deviano dalla norma: beh, non lo sapete? Chissà, forse Pera pensa che gli omosessuali siano anormali come le persone coi capelli rossi, che proprio normali non sono: se ne vedono così poche, in giro.
Ma Pera è uno che parla chiaro: non ci prendete in giro con questa storia dei DICO, cambiate i nomi, allungate il brodo, ma noi mica siamo fessi, noi difensori dellla civiltà: "il matrimonio uomo-uomo e donna-donna" non lo vogliamo. E perché non lo volete? Io, per esempio, non voglio il matrimonio delle persone coi capelli rossi: sono anormali.
Ma no. C'è di più. Questi qua sono moralmente disordinati. Le persone moralmente disordinate non si possono sposare. ai golosi dovrebbe essere vietato di entrare in pasticceria. Il disordine morale: scherziamo? Non c'è altro - almeno non nell'articolo di Pera. Né si capisce cos'altro possa esserci, contro l'unione uomo-uomo o donna-donna. Solo il disordine morale, per argomentare il quale Pera non si dà troppa pena. Anzi: non se ne dà affatto. Non ci spiega a chi facciano male due persone dello stesso sesso che si uniscono in matrimonio. (Già: a loro stessi. Come ho fatto a non pensarci: fuori i golosi dalla pasticceria: subito!)
Ma perché sono perofobo? Non mi dò pace. Salto su con questi post e maltratto l'ex Presidente del Senato che vuole salvare la civiltà in pericolo, solo perché lui, non più di molti altri, scrive articoli di una sfacciataggine unica. Perché non riconosco i suoi indubbi meriti intellettuali, perché non apprezzo la lucidità del suo pensiero? Perché mi convinco che Pera, statisticamente parlando, non è normale? Perché finisco col pensare che filosofi di tal lustro teoretico ce ne sono pochi, pochissimi, praticamente solo lui?
(Perché, perché non smetto di immaginare Marcello Pera coi capelli lunghi e rossi ?)
Postato da Azioneparallela | 19:07 | commenti (13)
Il cielo significa
Postato da Azioneparallela | 17:12 | commenti
Ultimo
Ultimo numero di Left Wing. L'elzeviro è Un'esperienza più libera e più umana. La goccia è Dewey. Ma soprattutto, dicevo, è l'ultimo: l'editoriale spiega che e perché per un po' (quanto poco non si sa) Left Wing non verrà aggiornato. Certo, se vi inscrivete in massa alla newsletter...
Postato da Azioneparallela | 02:08 | commenti
Parentesi per intenditori
"Che una certa area cerebrale si attivi tutte le volte che un cattolico pensa a padre Pio non ci dice proprio nulla sul senso di quei pensieri. Le domande del tipo 'che cosa significa?' non sono cioè riducibili a quelle del tipo 'dove accade?'"
"L'esperienza religiosa è un caso esemplare dell'impossibilità di ridurre i fatti della vita ai suoi componenti. L'esperienza religiosa è un fatto della nostra vita, un'evidenza di cui rendere conto (non c'è umano per il quale non si ponga questo tipo di esperienza: quello dell'ateo, per intenderci, è uno dei modi in cui si può vivere quell'esperienza), un'evidenza elementare, nel senso che non può essere tralasciata per tempi migliori, quando si saranno intanto spiegati gli altri 'moduli', quelli più semplici. [...] non è possibile - senza una teoria dell'esperienza religiosa - neanche avere una teoria soddisfacente del linguaggio umano".
C'è una parentesi quadra nel testo che avete appena eletto, e che proviene dall'editoriale del primo numero della rivista Forme di vita, nata nel 2004, attualmente in libreria con un bel fascicolo dal titolo foucaultiano. Nella parentesi quadra si legge:
"[Per intenderci, dal nostro punto di vista radicalmente materialistico] non è possibile...".
Postato da Azioneparallela | 19:02 | commenti (4)
Par condicio
Terrorismo dal volto umano, ma pur sempre terrorismo. E come l'altro ripugnante, "altrettanto" ripugnante. Cioè: ti ripugna il kamikaze? Ti ripugna Osama Bin Laden? Beh, a mons. Amato ripugnano nella stessa maniera, ripugnano "altrettanto", gli abortisti (e/o tutto ciò che concorre a).
Mons. Amato non è un arcivescovo qualunque (che già, essendo arcivescovo, non sarebbe qualunque). No, è il segretario della Congregazione della Dottrina della Fede. Che si lamenta perché "purtroppo" (purtroppo) non gli è dato di chiudere le biblioteche e le cineteche del male. Le deve accettare con cristiana sopportazione, immagino.
Ho preso queste piacevolezze dall'intervento di mons. Amato qui, ma ha richiamato la mia attenzione su di esse, stamane, luigi de marchi, su Radio Radicale. Ovviamente, nessuno vuole impedire a mons. Amato di dire le cose orrende che dice, non è che ora mi salta su qualcuno il quale si lamenta che si vuole zittire mons. Amato o la Chiesa. Ma nient'affatto. Io mi auguro che consentano a mons. Amato di dire queste cose alle 20.30 a reti unificate, nei panni più solenni che la sua veste ufficiale gli dona. Mi auguro che qualcuno gli metta a disposizione anche le immagini da mandare mentre lui parla dei mattatoi, le cliniche dove si abortisce essendo per lui dei mattatoi. E le immagini delle stragi terroriste, sottotitolate dalle sue parole. Bambini dilaniati dalle bombe e medici ospedalieri che fanno il loro mestiere. Per rendere il tutto più vivido e impressionante. Così almeno mons. Amato non parlerebbe più delle "centrali oscure, laboratorio di pensieri falsi" che inquinano la verità. Dopodiché mi prenderei solo un minuto per informare i telespettatori che questa è l'opinione della Chiesa cattolica apostolica romana,o almeno della sua gerarchia, e che vi sono al mondo altre Chiese cristiane, altri pastori cristiani, che non possono non inorridire ascoltando le parole di mons. Amato. E leggerei una pagina del Vangelo, una a caso: Così: per par condicio)
Postato da Azioneparallela | 09:49 | commenti (7)
Il Manifesto, organo dei radicali italiani
Trovo, dopo quasi un mese, questo notevole articolo di Luisa Muraro sui temi più scottanti del confronto tra laici e cattolici. Enumero in breve i punti salienti:
radici cristiani dell'Europa. Chi le voleva in Costituzione aveva ragione: non si può mettere in Costituzione il mondo antico, il rinascimento, l'illuminismo e saltare il medioevo. L'Europa è quella che è anche per la mediazione romana e cristiana;
i Dico. L'abbiamo buttata sull'ideologico e abbiamo sbagliato. Un monsignore diceva un anno fa che le coppie di fatto sono un fatto e come tale va riconosciuto. E invece guardate come è andata a finire, a prendersela con le ingerenze della Chiesa. (Zapatero, lui, è stato troppo disinvolto);
Il referendum sulla legge 40. Ruini è di destra e vabbè, Ruini ha giocato non proprio pulitissimo con l'astensione e vabbè, però anche alle donne i referendum non garbavano tanto: ma chi se ne è accorto? Si sono preferite contrapposizioni laici/integralisti, credenti/non credenti, destra/sinistra che non hanno rispondenza nei reali interessi delle donne e delle classi popolari;
la dottrina sociale della Chiesa. Ma la dottrina assegna al lavoro un primato sul capitale: ce ne siamo dimenticati? "Certe volte, a leggere il manifesto sui temi di confine tra società e vita religiosa, credo di avere in mano il giornale dei radicali e non un quotidiano comunista".
Qualche considerazione in estrema sintesi: radici cristiane. Nessuno mi ha spiegato che dobbiamo farci con queste - e con le altre radici. Un fatto simbolico, dice la Muraro. Ma anche i fatti simbolici hanno una ragione d'essere e un senso politico. Le celebrazioni del 25 aprile rinnovano l'esecrazione del nazifascismo, che non deve tornare. Con le radici cristiane sto forse dicendo che il paganesimo non deve tornare, che i buddisti se ne devono andare, o che l'islamismo non deve avanzare? (Dopodiché, non mi straccerei le vesti, se è solo per gusto antiquario)
i Dico. Non scherziamo. Confrontiamo la proposta di legge sui Dico con il resto delle legislazioni europee e poi vediamo se è frutto di laicismo esasperato e di polemica anticlericale, oppure se il resto d'Europa meriterebbe con più ragione, visti i testi legislativi, accuse simili.
il referendum. In attesa di conoscere come si sarebbe dovuta disegnare la contrapposizione secondo le vere linee divisive, mi domando in cosa la legge 40 sarebbe a giudizio della Muraro più rispettosa della specificità femminile. Il referendum su una materia del genere per me è peraltro sacrosanto, direi anzi che è la materia referendaria per eccellenza. Non dò giudizi sull'opportunità politica del momento, o su come sia stata condotta l'intera vicenda, perché non me ne intendo, ma, nel merito, non ho capito o non mi vien detto quali punti, conseguenti all'eventuale abrogazione referendaria, avrebbero offeso le donne, urtato le donne, mortificato le donne. Quel che succede invece con la storia dell'impianto di massimo tre ovuli fecondati ho invece idea che non sia il massimo della prospettive per una coppia, e per la donna in particolare.
dottrina sociale e radicali. I radicali prendono in Italia percentuali elettorali assai basse: possibile che siano questo spauracchio? Non mi capacito. Non c'è forse ragione di pensare che non è il manifesto a simpatizzare ma, su certi temi, la realtà? Dopodiché con le formule si fa presto: è come se un marxista mi tirasse fuori Marx e la religione oppio dei popoli per meravigliarsi che la Muraro vada in cerca di un incontro coi cattolici. Stupidaggini. D'altra parte è anche vero che la Muraro respinge come inadeguata la distinzione destra/sinistra, e dunque c'è da sospettare che il comunismo al quale pensa non sia di sinistra. O forse: c'è Arpaia che ha scritto un efficace pamphlet sulla sinistra reazionaria, magari tornerà utile leggerlo.
Postato da Azioneparallela | 22:37 | commenti
After this nothing happened
Ho cominciato a leggere l'interessante libro di J. Lear, Radical Hope: Ethics in the Face of Cultural Devastation, che sulla New York Review of Books è recensito da una firma illustre, Charles Taylor. La recensione è un lungo commento alle parole del grande capo della tribù dei Crow, al tramonto del suo mondo: After this nothing happened. Quando una cultura (una forma di vita) finisce, non rimane da vivere che un'esistenza incomprensibile.
Quand'è così, solo una speranza radicale ti può sostenere in un mondo altrimenti privo di significato. E una speranza radicale è una speranza diretta verso un bene futuro che trascende qualunque capacità di comprensione di ciò cui propriamente essa si indirizza. Una simile speranza è una speranza religiosa.
Lear lascia vedere anche i problemi. Per esempio: in nome di una simile speranza, si finisce con l'accettare un bel po' di cose. E cosa pensare di chi amministra una simile speranza? D'altra parte, tu eri un indiano coraggioso perché andavi a caccia: come puoi ancora dirti coraggioso, ora che hai accettato il dominio yankee, e una vita in riserva? Eppure, se non puoi dirti coraggioso, non puoi vivere. Dunque, devi risignificare il coraggio. Coraggiosa diviene la pazienza di chi accetta di vivere per un bene futuro radicalmente incerto (secolarizzato, questo coraggio non ci è affatto estraneo, ed è quel che trattiene lo svantaggiato, in condizioni di ingiustizia sociale, dal mandare tutto per aria). (Quanto a loro, i Crow si diedero all'agricoltura).
C'è un'ultima cosa. Nella recensione, Taylor si sofferma sul tema della democrazia. Il caso dei Crow dimostrerebbe che dall'interno della tua cultura tu puoi e devi trovare le risorse per inventare nuove soluzioni, mentre non basta esportare libere elezioni per trapiantare modelli politici e culturali. A me interessa invece il problema di se e come si mantiene la speranza religiosa: può essa vivere in condizioni di completa indeterminatezza? Se non lo può, allora, inculturandosi, finisce col perdere la sua radicalità, cioè la sua tensione propriamente religiosa. E se finisce col perdere la sua tensione propriamente religiosa, finisce col morire insieme con la cultura in cui s'è infilata.
Postato da Azioneparallela | 09:59 | commenti (1)
Serial killer
Se avete sei minuti di tempo, poco meno, e vi piace Dylan Dog, guardatevi questo cortometraggio al quadrato. (Girato da un amico, girato a Salerno, girato bene con pochissimi mezzi).
(oggi è festa, si può derogare)
Postato da Azioneparallela | 14:47 | commenti (1)
Il dispositivo
Grazie a georgiamada (che ringrazia giorgio di costanzo) leggo l'articolo che Alfonso Belardinelli ha dedicato su Il Foglio a Che cos'è un dispositivo? di Giorgio Agamben. L'articolo è ottimo. Non avendo però letto il testo di Agamben (e soprattutto non avendo letto il suo ultimo libro, cosa che prima o poi farò) mi astengo dal discutere nel merito. Salvo un punto, che se non ricordo male ho già proposto (ma non saprei dire dove). Belardinelli conclude infatti con cinque domande, e ho anch'io la mia domanda, a proposito di questo passo agambeniano:
Vi propongo nulla di meno che una generale e massiccia partizione dell’esistente in due grandi gruppi o classi: da una parte gli esseri viventi (o le sostanze) e dall’altra i dispositivi in cui essi vengono incessantemente catturati” (p. 21).
La domanda è: chi diavolo li produce i dispositivi, da dove vengono fuori? Come cioè ha origine la partizione proposta? Se debbo pensare che sono gli esseri viventi a produrre i dispositivi, allora non posso saltare questo punto e cominciare dalla partizione; se invece non sono loro, chi mai sarà? Sorgono da sé? Ci sono sempre stati? (E in generale, posso io cominciare con un di qua questo, di là quello?)
Postato da Azioneparallela | 11:01 | commenti (3)
La pura laicità e il sorriso della vergine pagana
A Salerno è partito il corso di formazione politica fortemente voluto dall'on. M. Carfagna, commissario di Forza Italia in città (ecco l'intenso programma, inaugurato dall'on. S. Bondi con una relazione su Laici e cattolici: una fede comune). Analoga iniziativa a Napoli (manifesto in pdf, con Gandhi in esergo). Visto l'attivismo, son risalito all'origine, al Dipartimento di Formazione del Partito (guidato dall'on. Gaetano Quagliariello, vice l'on. Mara Carfagna) e a Ragionepolitica.it, diretta da don Gianni Baget Bozzo.
E' un sito molto istruttivo, da frequentare assiduamente. Vi si leggono per esempio gli articoli di Raffaele Iannuzzi (nato a Grosseto nel 1966, si è laureato in filosofia presso l'Università di Pisa. È stato socialista operaista e vicino ad Autonomia Operaia. Nel 1992 è approdato alla fede cattolica. Ha pubblicato Il Dio cercato, Marietti, Genova-Milano 2003: notizie prese qui, dove c'è anche una convincente foto).
Raffaele Iannuzzi ha, nel suo ultimo articolo, un attacco fulminante: "Il laicismo è reazionario. Non può che essere tale perché si pone relativamente nei confronti della vera laicità, competitiva e fondata su un ethos oggettivo e naturale". Ora, io a Raffaele Iannuzzi voglio concedere (per non più di un secondo) l'ethos oggettivo e naturale che dice lui, voglio concedere la vera laicità competitiva e l'idea che il laicismo si ponga relativamente nei suoi confronti (qualunque cosa ciò significhi: si pone in relazione, si pone di sguincio, si pone di fianco?), ma non mi riesce di capire come, anche tutto ciò concesso, ne venga che il laicismo è reazionario. Forse che la vera laicità è progressista, e il cattivo laicismo che si pone relativamente è perciò reazionario? Ma Iannuzzi, don Gianni che è il suo Direttore, Quagliariello che guida il Dipartimento, son tutti progressisti? E soprattutto: Iannuzzi crede che l'uso della congiunzione perché equivalga automaticamente alla produzione di un argomento, di uno straccio di spiegazione? Uno legge l'articolo, e la fondazione dell'ethos oggettivo e naturale, e della laicità vera e competitiva (ma 'competitivo' cos'è, un omaggio a Berlusconi e alla cultura dell'impresa? Pure la laicità è competitiva?) non ce la trova.
In compenso trova garbate prese in giro. Per esempio all'indirizzo della filosofa De Ponticelli (in luogo di Monticelli: spero sia solo un refuso), "mite figura dell'Anticristo nostrano" (addirittura!) che nell'ultimo libro, siccome si dichiara a favore dell'eutanasia (che poi sarebbe da vedere se e come), sfodera per Iannuzzi "il sorriso della vergine pagana". Ma l'articolo è davvero esilarante: si apprende per esempio che "la Cristianità di Benedetto XVI" è "l'ultimo bastione della laicità" è "laicità pura" - e nel corso dello stesso capoverso si rimbrottano tutti i cattolici che cercano altre strade: "Non esiste 'pensiero laterale' possibile, solo per chiamarsi fuori dall'adesione piena e incondizionata alla poizione della Chiesa".
Esilarante davvero: pura laicità, laicità pura. Adesione piena e incondizionata. Non so voi, ma io preferisco mille volte il sorriso della vergine pagana. (E pazienza per la civiltà occidentale che Iannuzzi "ama e difende").
Postato da Azioneparallela | 09:58 | commenti (1)
Un sano concetto di laicitÃ
"Come è adeguato esigere dai musulmani, che sono maggioranza in Italia, il rispetto della costituzione, anche là dove potesse chiedere loro un 'sacrificio' dal punto di vista della loro ermeneutica del bene comune (per esempio, a proposito della poligamia), così, in base a questo sano concetto di laiità, non mi pare contraddittorio chiedere qualche sacrificio a una minoranza che pretenda un riconoscimento giuridico-legislativo rigettato dalla maggioranza, sempre fatto salvo il riconoscimento e l'esercizio dei diritti fondamentali personali" (Angelo Scola, una nuova laicità. Temi per una società plurale, Marsilio 2007, p. 24).
(Il 2 maggio parteciperò a Roma a un incontro sui temi della nuova laicità, poi vi dirò, e mi sto preparando. Si accettano suggerimenti. Uno potrebbe essere questo del patriarca di Venezia: sacrifici per le minoranze).
Postato da Azioneparallela | 19:06 | commenti (7)
La lotteria di Maurizio Ferraris
La lotteria funziona così. Vende biglietti, incassa, preleva dall'incasso una quota, che incamera, e quel che resta mette a montepremi. Quand'ero un bravo ragazzo, e in tv Pippo Baudo reclamizzava a Fantastico i biglietti della Lotteria, facevo questo ragionamento: i biglietti costano 5000 lire, ma valgono 1000, perché solo un quinto dell'incasso finisce nel montepremi. Chi compra un biglietto perde dunque, mediamente, quattromila lire. Allora io mi piazzo davanti all'edicola, e promettendo di far risparmiare duemila lire al costo di duemila lire spiego questa cosa al potenziale acquirente del biglietto: lui, non acquistando, risparmia duemila lire; io, spiegando, guadagno duemila lire.
Bene: non va così. La gente preferisce comprare il biglietto piuttosto che dare duemila lire a me (che sarebbe molto più razionale). Maurizio Ferraris, in volo sull'easy-jet, su una cosa cioè che funziona solo grazie a degli ingegneri molto razionali, si meravigliava del fatto che i passeggeri acquistassero dalle hostess biglietti gratta e vinci: "Non dobbiamo illuderci sul fatto che il progresso tecnologico sia anche sviluppo razionale", commenta.
Ma è così irrazionale acquistare un biglietto "gratta e vinci"? (A scanso di equivoci, non ne ho mai acquistato uno in vita mia). E' irrazionale partecipare a un gioco 'in perdita'? Si dice tutto dicendo che è irrazionale? In realtà La lotteria 'gratta e vinci' (e ogni altra lotteria e banco di scommesse, comprese quelle più o meno propinate da omonimi) ha di brutto non che è irrazionale, ma che è immorale: qualcuno (lo Stato) lucra sulle speranze irrazionali dei passeggeri di vincere una fortuna (e tanto più è immorale quanto più è debole il soggetto abbindolato dalla speranza). Se uno però si accorge che c'è chi lucra, si arrabbia: questo spiegherebbe perché davanti all'edicola nessuno mi darebbe duemila razionalissime lire per la mia spiegazione, dimostrando che si preferisce un comportamento irrazionale al lucro altrui (quando sarebbe razionale il contrario).
Ecco, con il libro su Babbo Natale ho l'impressione che Ferraris voglia fare un po' come me dinanzi all'edicola. Se distinguesse fra chi lucra sulle speranze irrazionali e tutto il resto, apprezzerei un po' di più.
Postilla. Il credente che credeva che il mondo è stato creato in sei giorni, era in buona fede. Il credente che oggi sa che il racconto non può essere preso alla lettera e tuttavia crede lo stesso, è in malafede (secondo Ferraris). Ma crede lo stesso cosa? Che il mondo è stato creato? Io non lo credo, ma neppure so cosa debba credere al riguardo: debbo credere che il mondo non è stato creato? E cosa vuol dire, questo? E' sicuro Ferraris che è tutto in ordine a proposito dell'inizio del mondo, e che non abbiamo bisogno che di ingegneri?
Postato da Azioneparallela | 09:59 | commenti (5)
Le parole di Cho
Diciamo che ho scritto questo articolo per Left Wing allo scopo di linkare le parole di Cho Seung-Hui che, messe in versi da Tiziano Scarpa, mi hanno molto impressionato. Poi l'ho scritto anche per polemizzare con quelli che, come Lee Harris, non perdono mai l'occasione per prendersela con l'Occidente malato (e questo spiega come mi sia potuto imbattere nell'orrendo editoriale di Folli linkato sotto). E tutto sommato può darsi anche che non sia una gran cosa, ma il solo fatto che gli sia stato trovato questo stupendo titolo, E liberaci dalle spiegazioni, ne giustifica l'esistenza.
(La goccia è Wittgenstein, Comprendere una poesia, e anche quella vale la pena e ha a che fare con)
Postato da Azioneparallela | 00:16 | commenti (1)
Una nota
(Stimolato dal commento di giulio mozzi, metto anch'io una nota al post su limbo e purgatorio)
Nota. Se si può andare nel logo chiamato 'paradiso' anche senza essere battezzati, e si deve anzi sperare che i bimbi senza peccato all'infuori del peccato originale ci vadano senz'altro (visto che non hanno colpe da scontare in purgatorio, e visto che il limbo è stato inventato per evitare loro l'inferno), che fine fa il peccato originale? Io ho sempre pensato che la peccaminosità del peccato originale fosse ben più grande e grave di quella dei peccati personali, ma ora solo questi ultimi possono farmi dubitare di finire in paradiso, mentre quello no. E allora: perché mantenere la dottrina del peccato originale? Eppure Papa Benedetto XVI ha messo tra i segni dei tempi tristi che stiamo attraversando proprio l'incapacità di mantenere nell'orizzonte della comprensione dell'umano la dottrina del peccato originale.
Io, per me, ho sempre pensato che una religione è spacciata quando si risolve in morale. Alla lunga, è spacciata. La dottrina del peccato originale è moralmente assai dura da digerire: ed ecco che la Chiesa corregge moralmente l'ingiustizia più insopportabile, che cioè i bimbi senza colpa siano privati del luogo chiamato 'paradiso'. Nella zona temperata dalla morale, la religione secondo me non sopravvive a lungo. Per questo, ho scritto che, non avendo più il fegato di Sant'Agostino, che dannava l'umanità intera salvo pochi, non vedo altra possibilità che 'superare completamente la scena della giustizia'. Tutti salvi.
Ma se siamo tutti salvi (in verità, ci vuole coraggio anche per pensare qualcosa del genere, e ancor più perché lo pensi un vescovo di Roma: ma un coraggio di altra natura), che fine fa l'amministrazione ecclesiastica della salvezza? E d'altra parte, se i sacramenti vengono amministrati in base a ragioni morali - tanto che per i bimbi non battezzati provvede direttamente la grazia di Dio - perché dovrei rivolgermi alla Chiesa petrina, per trovare la salvezza?
Non so. (giulio, mi piacerebbe che tu avessi ragione. Ma forse per la Chiesa il primo crimine, sebbene minore, è ancora sufficiente per lasciare le cose come stanno)
Postato da Azioneparallela | 11:52 | commenti (17)
L'editoriale peggiore
Stefano Folli su Il Sole, scrive stamane il peggiore editoriale che mi sia stato dato di leggere da un po' di tempo in qua. Folli scrive che in Francia il partito più imponente è quello degli indifferenti e degli indecisi. (In Francia, straordinaria affluenza alle urne: 84,6%). Quali le cause? La fine delle ideologie. Segue questo passaggio agghiacciante: "Le ideologie si sono sfarinate, e negli Usa la società è disgregata. I morti del Virginia tech sono lì a ricordarcelo. La politica non svolge più la sua impareggiabile funzione di grande pedagoga della gioventù. Così come la scuola non educa più alle virtù civiche, né lo fa la famiglia. I giovani sono lasciati a se stessi".
Senza commento.
Postato da Azioneparallela | 10:04 | commenti (3)
Limbo e purgatorio
"Il limbo sembra sparito, il purgatorio è scivolato nel limbo, l’inferno non viene più menzionato tranne forse per i terroristi e i rei di crimini odiosi, mentre il paradiso è il diritto umano finale e universale, o forse soltanto un mito consolatorio".
George Pell, arcivescovo di Sidney, esprimeva così la sua preoccupazione nel lontano 2001. Ormai ci siamo (o quasi): il limbo si appresta a scomparire per davvero. Prima che Pell abbia ragione su tutta la linea, vorrei raccomandare ai vostri pensieri le anime di questo purgatorio qua
(Poi tutti a dire che è il trionfo del Dio della misericordia, che non può condannare le anime dei bimbi innocenti morti senza colpa personale, e che perciò nella sua grazia sovrabbondante potrà salvarle anche se non hanno ricevuto il sacramento del battesimo. A me pare al contrario il trionfo del Dio della giustizia. Almeno finché non saremo tutti salvi, indipendentemente dalle colpe personali - così come siamo partiti, con S. Agostino, tutti dannati, indipendentemente dai meriti personali)
Postato da Azioneparallela | 15:57 | commenti (17)
Sagunto e la professione intellettuale
Non è la prima intervista a Bernard-Henri Levy che segnalo. Levy parla di America ed Europa, di come si sia accorto che la capitale intellettuale del mondo sia New York, non Parigi (e io che pensavo fosse Bergamo!), dell'islamofascismo, della guerra in Iraq, dei suoi rapporti con i neo-con, del valore universale dei valori democratici. Discuterei (non da posizioni distantissime) su ognuno di questi punti, a condizione che Levy considerasse che se ne può discutere senza che il mondo precipiti mentre noi ne discutiamo.
Il guaio è infatti che Levy sembra pensare (sembra a me, magari non è così) sull'onda di un dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Ma io prendo a pretesto la bella definizione dell'intellettuale che dà nel corso della stessa intervista - l'intellettuale è uno che all'improvviso si mette a pensare come se il saggio sull'illuminismo Kant l'avesse scritto ieri, è uno che sa prendere distanza dal proprio tempo, o forse meglio è uno che vive il proprio tempo, ma sa prestargli un'altra cornice temporale, meno cronachistica, non necessitata dall'attualità - prendo questa definizione per chiedermi se oggi vi siano per Levy le condizioni per una discussione intelletttuale, oppure no, oppure ogni discussione è da imbelli, visto che Sagunto sta per essere espugnata.
Postato da Azioneparallela | 12:12 | commenti (4)
Lo storicismo, l'autobus, i torti e le ragioni
Postato da Azioneparallela | 10:04 | commenti (1)
Evoluzione e resurrezione
Postato da Azioneparallela | 23:06 | commenti (13)
In Padania
Sono veramente lusingato dall'attenzione che la Padania ha voluto dedicare al mio elzeviro su Left Wing. Mi preoccupa tuttavia che qualcuno possa pensare, leggendo l'articolo, che sia stato Nietzsche a inventarsi Ireneo Funes, il che, come ognuno sa, non è.
Postato da Azioneparallela | 19:11 | commenti (3)
Amplius
"Alcune persone, legate tra loro solo da liberi vincoli di comune passione, hanno pensato di dare vita a questa piccola rivista che cercherà di guardare il mondo da una prospettiva più ampia.".
(Del mondo? Più ampia del mondo?)
Così inizia lo stralcio dell'editoriale del primo numero della rivista "Il primo amore" che uscirà nelle prossime settimane. E che comprerò. Però non dice più ampia del mondo, la prospettiva, ma della 'sola' letteratura, anzi delle mere competenze specialistiche, o peggio delle consorterie. E tuttavia, anche così, non è che questo stralcio mi convinca molto. Perché non solo non si vuol fare la solita rivista - il primo che invece vuol mettere su una rivista e che dichiari che sarà la solita rivista ha il mio appoggio incondizionato -, ma non ci si contenta neppure di fare, che so, la rivoluzione (come se fosse facile farla, una rivoluzione!). No, che vuoi fare la rivoluzione? Sarebbe troppo poco "in un tessuto politico e culturale depotenziato" quale quello attuale. Una rivoluzione non sarebbe granché. Per "spostare in modo profondo la nostra situazione di specie", non ci vuole una rivoluzione. Ci vuole di più: ci vuole una rigenerazione).
(Per spostare la specie ci vuole una rivista? Per rigenerare la specie ci vuole una rivista? D'accordo che non sarà la solita, ma la prospettiva è veramente molto ampia)
Postato da Azioneparallela | 12:50 | commenti (16)
Gli abitanti di Chicago quando escono in inverno
"Le persone che dubitano della possibilità di un Islam liberale dovrebbero andare a vivere in India per un po’. Per quanto riguarda il dibattito europeo, credo che esso sia basato sull’assunzione secondo cui essere un buon cittadino democratico significa accettare le norme e i comportamenti della maggioranza. Ma perché dovremmo pensar questo? [...]. Qui [negli U.S.A.] le persone diverse dalla norma non solo ottengono scrupolosa giustizia, che persino John Locke auspicava, ma ottengono anche quelli che vengono chiamati diritti di accoglienza (rights of accommodation): ciò significa che non devono osservare alcune norme che peserebbero sulla loro coscienza, a meno che non ci sia uno stringente interesse di stato”.
"Credo sia spaventoso che le nazioni vogliano bandire il tradizionale velo islamico. L’argomentazione secondo cui le donne velate in strada costituiscono un problema di sicurezza è davvero comica [...]: noi abbiamo a che fare ogni giorno con persone dal volto coperto, dai chirurghi e dentisti agli abitanti di Chicago quando escono in inverno! E nessuno sostiene che ci sia un rischio per la sicurezza".
Postato da Azioneparallela | 06:27 | commenti (5)
Sondaggio
Da Malvino c'è un sondaggio in cui si chiede se le parole citate nel post sono di Rutelli, di Diaco, di Mario Adinolfi o mie. Io ho lasciato la mia mail sulla poll page per conoscere l'esito finale del voto. Spero di non dovere sgomentarmi, ma fin d'ora mi accorgo che Il cognome comincia a darmi dei problemi.
Postato da Azioneparallela | 06:03 | commenti (1)
Post attonito e inutile
Stavolta non ho sognato nulla. Tutto vero. Mi sveglio causa raffreddore, vado a farmi un caffè, e su Telediocesi ascolto Francesco Giorgino spiegare le tre condizioni associate al presentismo, questa patologia del presente. Me ne ricordo solo una: che la famiglia non è più famiglia dei valori ma famiglia degli affetti. Mamma che brutta patologia. Poi gli sento dire che non l'uomo deve fare un passo indietro ma il suo arbitrio, e vabbè. Per fortuna la macchinetta è piccola e il caffè viene subito su.
(Trattasi di roba vecchia, del 20 gennaio. Ma resto comunque attonito scoprendo che Giorgino scrive libri pieni di Buoni propositi)
Postato da Azioneparallela | 05:36 | commenti (2)
El memorioso
Fassino el memorioso è il titolo borgesiano dell'elzeviro, questa settimana su Left Wing. Il tema è il rapporto con la storia, e la goccia è, comprensibilmente, Nietzsche, la seconda inattuale. Ma in questo numero c'è anche una lettera, che ho mandato a proposito dell'articolo davvero notevole di Roberto Calasso apparso sul Corriere del 7 aprile (che mi sarebbe del tutto sfuggito, se Gregotti non avesse tentato una involutissima replica). Ecco il testo:
Cara Left Wing – Nei giorni scorsi, un importante e autorevole contributo al dibattito su destra e sinistra è venuto sulle pagine del Corriere della sera addirittura da Roberto Calasso. Non che sia un contributo nuovo, visto che l’illustre scrittore ha ritenuto ancora valide le considerazioni che in merito fece nel lontano 1993, e già questo dovrebbe segnalare, a parer suo, quanto logoro sia il dibattito medesimo. Ma è nel merito che queste considerazioni si segnalano. Calasso ritiene infatti che ci voglia della “beata improntitudine” per parlare oggi di progresso, perché la parola è del tutto priva di significato. Io però mi chiedo come stia insieme l’idea che la parola progressista sia semplicemente inservibile, e faccia vagamente schifo, con l’affermazione – che Calasso ci dona nel corso del medesimo contributo – che la democrazia formale rappresenti “la forma politica più alta che l’Occidente abbia inventato”, visto che per inventarla c’è voluto, in mezzo a molte altre cose, anche un bel po’ di tempo. Forse Calasso concederà almeno questo, che è un progresso limitarsi a una definizione molto limitata di progresso. E dunque, con le sue stesse parole: c’è progresso quando si consideri che la democrazia è, fino a prova contraria, la forma politica più alta che l’Occidente abbia inventato. E siccome Calasso afferma pure che la democrazia “fa già un’enorme fatica ad applicarsi nei paesi che l’hanno inventata”, ricavo senza troppo difficoltà anche una definizione implicita di progressista: è progressista colui il quale ritenga che la democrazia non si applica senza fatica, e va anzi aiutata e sostenuta, perché si stabilisca o si consolidi contro le potenti spinte che vengono in senso contrario (da qualunque parte vengano). Ringrazio l’illustre scrittore nonché editore di prestigio Roberto Calasso per avermi fornita, sia pure obtorto collo, una indicazione abbastanza soddisfacente di cosa sia il progresso e di chi sia progressista.
Massimo Adinolfi
Postato da Azioneparallela | 16:39 | commenti
Post inutile e attonito
(Ma com'è possibile che uno sogni Fabrizio Cicchitto, dico Fabrizio Cicchitto, spiegare e ripetere più e più volte, dinanzi a una platea rumorosa e indisciplinata, che c'è poco da protestare, si può ben dire 'sasse', oltre che 'sapesse'. Com'è possibile, mi chiedo, che sogni di queste cose uno che ricorda i suoi sogni una volta l'anno, o poco più? L'inconscio lavora, permuta e combina il materiale onirico, d'accordo; ma Fabrizio Cicchitto).
Postato da Azioneparallela | 06:50 | commenti (7)
Fascista di sinistra: valore di cambio
Postato da Azioneparallela | 15:41 | commenti (3)
Tutti in ritiro
"Facciamo così: se viene fuori la prova che la Juve corrompeva gli arbitri e comprava le partite, io ovviamente ritiro ogni parola in difesa di quella strepitosa squadra. Se non viene provato l'illecito, come nei giudizi sportivi, gli altri faranno lo stesso?" (Christian Rocca, 12 aprile).
Detto senza acrimonia, senza nessun reale interesse per queste vicende, e senza nessuna opinione in merito, e detto in considerazione del fatto che invece Rocca di parole a queste vicende ne ha dedicate molte, e non delle più tenere, visti annessi e connessi mi domando: ma come si ritirano le parole? Si dice: ritiro e s'intendono ritirate?
(Ovviamente, la domanda vale anche o soprattutto per gli altri, chiunque essi siano. E in fondo vale pure per la linea della fermezza e il rapimento Moro, per la riabilitazione di Craxi, per le leggi razziali, per Pio XII, e chi più ne ha più ne metta).
Postato da Azioneparallela | 19:43 | commenti (3)
Terza pagina
E' imbarazzante. Uno legge un articolo apparso in terza pagina, sul Corriere, perché si parla della fine di destra e sinistra, e c'è il nome di Adorno nel titolo, nientemeno, e la firma di Vittorio Gregotti sotto, nientemeno, e si ritrova poi a segnalare l'articolo solo perché scopre che Gregotti proprio non sa scrivere. (Che siccome è Gregotti, al giornale non hanno dato neppure una sistematina alle virgole. Che e siccome).
Postato da Azioneparallela | 18:09 | commenti (1)
Il punto due
L'articolo di Lucetta Scaraffia ha tre punti che voglio mettere in evidenza, ma uno soprattutto, il punto due. Nell'articolo, la Scaraffia replica a Fabio Sebastiani, il quale, su Liberazione di domenica (non l'ho trovato), si domandava a quel che capisco se la risposta moralistica della Chiesa ai bisogni spirituali del nostro tempo fosse la più adeguata; se la Chiesa, ingombrata dal suo corpo istituzionale, dall'esercizio di un potere non soltanto spirituale, non si fosse allontanata dal 'popolo di Dio'. La Scaraffia replica pazientemente così:
1. quante volte abbiamo sentito questa litania! Non è la prima volta e non sarà l'ultima;
2. Ma Sebastiani, e tutti quelli che ripetono la stessa solfa, dimentica che se non fosse stato per quel potere, per quella istituzione, non staremmo qui a parlare di cristianesimo;
3. E poi Sebastiani cosa veramente vuole, cosa veramente intende? In fondo, intende che la Chiesa debba assecondare le richieste che vengono dalla società, invece di dirigerle, invece, se necessario, di rettificarle. Gli danno fastidio i rimproveri, a Sebastiani, e vorrebbe che la Chiesa accompagnasse il corso della secolarizzazione, non sospettando minimamente che, forse, la causa del disagio spirituale delle persone non sono affatto i rimproveri della Chiesa, ma la secolarizzazione stessa.
Replico a mia volta (un po' meno pazientemente). Ad 1. Vero. Quant'è vero che la risposta data sub 2 l'abbiamo sentita altrettante volte. Peraltro, io preferisco pensare che non è il numero delle volte in cui viene proposto un argomento a decidere della sua validità (né posso pensare che siccome non l'aveva, poniamo, cento anni fa, non ce l'ha nemmeno oggi). Ad 3. Vero. Sebastiani si vuole divertire, vuole correre appresso ai diritti individuali, e non vuole che la Chiesa gli tiri caritatevolmente le orecchie, gli dia un buffetto materno e lo richiami ai suoi doveri. Anzi, Sebastiani probabilmente vuole pure l'applauso. MI domando però se la Scaraffia pensa seriamente che gli uomini non vivrebbero più alcun disagio spirituale se si attenessero scrupolosamente al catechismo, al diritto canonico e all'omiletica domenicale. E mi domando anche se la società che hanno al posto delle leggi l'equivalente del nostro catechismo, o le stesse società europee quando, prima dell'orrenda secolrizzazione, il catechismo si riverberava senza difficoltà sulle leggi dello Stato, fossero al riparo dai disagi spirituali che affliggono noialtri. (Io, peraltro, non sono affatto a disagio).
Ma queste sono sciocchezze. Più grave è il punto due. Perché io ho un bisogno spirituale assai forte, un bisogno spirituale fortissimo, che però urta contro il punto 2 della Scaraffia. Quel punto, in tutta la sua crudità, significa: vi va di parlare ancora di cristianesimo? E allora non state lì a ricordare le Sante Inquisizioni, i Papi guerrieri, il mercato delle indulgenze, i fatti e i misfatti dell'istituzione. Ma chissenefrega! Ma non facciamo i bambini, i puri di cuore! Siccome è un gran bene che il cristianesimo ci sia oggi e sia vivo e vitale, bisogna che pensiate: pazienza. Bisogna che pensiate: c'è un prezzo da pagare. Ma io questa pazienza non ce l'ho. O meglio: capisco benissimo che la storia funzioni così, figuriamoci, ma non è nella storia che chiedo di soddisfare quel mio fortissimo bisogno spirituale. Io considero che lo spirito sia anzi quel luogo più alto in cui uno si domanda persino: perché la storia? perché giustificare tutto quanto? Perché pagare un prezzo? Perché non "restituire il biglietto"? Io in questa storia del cristianesimo, no grazie: non ci voglio neppure entrare. (E, secondo me, neppure Gesù Cristo in persona in quella storia c'è entrato tanto, anche se ce l'hanno fatto entrare). Quella storia non fa per me, e sospetto di chi ne va fiero: pensa un po'. E se debbo giustificare il male, mi dò un pizzico sulla pancia e lo giustifico pure, ma non nel nome dello spirito e della verità. Se devo darmi il pizzico me lo dò, ma non capisco perché dovrei rinunciare alla secolarizzazione. Se nella storia se ne commettono, di nefandezze, non vedo perché si voglia tornare a commetterne in nome di Gesù, e pretendere pure di stare sereni.
( La Scaraffia, invece, sembra non sapere nulla di tutto ciò, e perciò a un certo punto in quella storia c'è entrata di chiatto, come si dice a Napoli. Perciò gli basta il punto 2; e perciò di disagi col catechismo non ne ha)



