Scemenze metafisiche
Il nuovo Presidente della Cei avrebbe dichiarato:
"Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?".
Ma avesse dichiarato solo questo. Bagnasco ha anche detto: "Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male".
Qui posso dire con cognizione di causa: vedo che anche all'arcivescovo capita di dire clamorose, metafisiche scemenze. La concezione corretta autotrascendente!! E senza, niente bene e male!! Poi l'arcivescovo dice: "Oggi ci scandalizziamo, ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire 'no'. Perché dire 'no a questo o a quell'altro?".
Tutto insieme: che ci vuole? La concezione corretta autotrascendente (ma che è?) e il dato di natura. Olè. Ma quanti slogati cascami metafisici è necessario sforzarsi di tenere su per dirsi cattolici secondo il magistero di quest'arcivescovo qua?
(Post della serie di sotto: a volte la realtà...: ma che l'hanno eletto a fare, un papa teologo?)
Postato da Azioneparallela | 18:58 | commenti (11)
La realtà supera sempre la fantasia
O meglio, più che la realtà, il filosofo cattolico Giovanni Reale, specie quando a sentirlo è Armnado Torno sulle pagine del Corriere della Sera. Sospetto infatti che i due siano troppo amici, e che quindi Torno non se la senta di dire ogni tanto a Reale: - Dài, Giovannino, forse questa è un po' troppo forte!! -.
Così nell'intervista odierna al Corriere, capita che Reale dia certo mostra di tutto il suo apprezzabilissimo spirito di apertura (quelle del magistero sono proposte che non vanno imposte), ma che poi non riesca a non concludere con Platone, il suo cavallo di battaglia. E che ti dice, infatti, su Platone? Che diede "un duro colpo all'idea di famiglia". Ora, per assorbire questo colpo Reale, che ha sempre utilizzato Platone per disposer au christianisme, che ti fa? Ti continua così, che Platone, con quella storia della comunione delle donne, dei bambini che vengono assegnati dallo Stato, "in fondo anticipò - stando alle più accreditate interpretazioni - gli ordini monastici".
Stando alle più accreditate interpretazioni??? Gli ordini monastici???
Non basta. Reale continua: "Certo, con Platone gli orizzonti si ampliano a dismisura. Il filosofo che ha universalizzato la famiglia forse non aveva presente i dibattiti del nostro tempo e i drammi in essi contenuti?"
Forse non aveva presente i dibattiti del nostro tempo? Cioè, dico: forse????
Postato da Azioneparallela | 18:35 | commenti (2)
E' l'Europa, bellezza
"If the European Union has a constitution, then it has to mention Auschwitz": me l'ha detto Joschka Fischer, e io sono d'accordo. Al che Spiegel domanda a Henri-Levy. Ma allora, porcaccia la miseria, l'Europa ha solo un'identità negativa, si definisce solo per ciò che non è? (E' abbastanza evidente che nessuno di Der Spiegel ha seguito di recente seminari sul Sofista). Al che Henri-Levy risponde:
"Yes. That's the beauty of it. It's a negative project. We all come together and agree what we are not. The European Union should not be prescribing an identity".
(L'intervista offre altri spunti di riflessione interessanti. Henri-Levy rimprovera un certo semplicismo ai neo-con, ma è abbastanza semplicistico sulle origini del terrorismo, mi pare).
Postato da Azioneparallela | 10:24 | commenti (2)
Potenti mezzi
Per chi volesse, Don Paolo ha messo a disposizione l'audio della puntata di Fahrenheit di ieri. QUI
Postato da Azioneparallela | 10:35 | commenti (11)
La violenza. Una storia
Non crediate: le cose vanno bene. Anzi: di bene in meglio. Altro che se vanno bene. Non arrostiamo più gatti per il diletto dei re. Abbiamo bandito i sacrifici umani. La schiavitù è solo un brutto ricordo. Non condanniamo a morte gli idolatri. E se facciamo due conti, e li facciamo per bene, proporzionando per esempio il numero delle vittime alla popolazione, vediamo che nel '900 son morti pochini per cause violente (pochi in rapporto a quanti ne morivamo prima). Eh, già.
E' che il cervello s'è fatto più educato. Perché la fantasia di uccidere chi non ci garba ce l'abbiamo ancora. Ma si sono sviluppate per benino, con la civilizzazione, quelle parti del cervello che la tengono a freno. Come mai?
Non si sa. Possiamo avanzare qualche congettura. Per esempio: si vive meglio tra persone educate. In natura, non è che si faccia la bella vita. E poi la vita s'allunga. Un conto è ammazzare uno che tanto morirebbe a trent'anni, un altro è ammazzare uno che camperebbe fino a ottanta. E così diamo più valore alla vita, adesso. E inoltre ci siamo accorti che darsi una mano conviene. E infine una mano ce la dà pure l'evoluzione. S'è ampliata la scala dell'empatia, finisce che mi fa tenerezza non solo mio figlio, ma pure un infedele.
Però niente facili ottimismi. Ci sono in giro certi stranamore alla guida dei popoli che combinano una sensibilità premoderna con armi di distruzione di massa da paura. Attenzione, neh.
Ho finito la mia sintesi dell'articolo di Steven Pinker, mezzo filosofo mezzo scienziato (si può dire?). E non so cosa pensare. o meglio: nutro delle fantasie.. Ma certi parti del mio cervello si sono sviluppate, e me le tengo per me.
Postato da Azioneparallela | 10:32 | commenti (4)
Dottrine non scritte
Il cielo significa ha una cosa sul Sofista (però il meglio non c'è, sia chiaro, altrimenti non mi invitate a tenere un seminario su)
Postato da Azioneparallela | 06:02 | commenti
Il bello della differita
Fra meno di mezz'ora, su Radio Tre Fahrenheit credo si parli di Dico. E sospetto di dover dire qualcosa in merito anch'io.
(Poi però recupero e vi posto qualcosa sul Sofista, in differita).
(E siccome il conduttore mi ha sollecitato a riflettere su cosa significhi discutere nella blogosfera, qui aggiungo una cosa su quel che significa discutere alla radio via telefono: significa per esempio che Enrico ti chiama che deve fare la pipì, mentre parla Don Paolo, e siccome Enrico ha tre anni, non è che è sicuro che quando faccia la pipì non faccia anche la cacca, e infatti ha fatto anche la cacca, mentre parlavo io. L'ho tenuto un po' là, però è stato bravo e silenzioso).
Postato da Azioneparallela | 15:21 | commenti (4)
Di principio. E di fatto?
La nota Cei sui Dico. Tutto bene. Mi domando un politico cattolico, tenuto all'obbedienza, che "ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge", che non “può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”, che "sarebbe incoerente" se sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto (però di sicuro c'è qualcuno che passerà di qui a dirmi che questo non vuol dire che in ultima istanza non deciderà la sua coscienza; e certo: siamo mica marionette - salvo che la coscienza va formata in coerenza con questa nota qua), un politico cattolico si può prendere almeno la libertà di condurre una ricerca empirica in argomento? Poiché nella Nota i vescovi italiani affermano che "la legalizzazione delle unioni di fatto [è] inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo", un politico cattolico si può prendere la libertà, dal momento che nella nota si trovano solo le impeccabili considerazioni di principio, può prendersi la libertà di condurre qualche verifica in punta di fatto della pericolosità sul piano sociale ed educativo di una legge simile? Può prendersi la libertà di verificare se, nei paesi in cui è stata introdotto qualcosa di analogo ai Dico, e persino, a Dio piacendo, di più avanzato, la situazione sociale ed educativa s'è fatta o si sta facendo veramente intollerabile e pericolosa? Oppure l'inaccettabilità di principio esclude a priori che in quei paesi l'introduzione di norme che legalizzano le unioni di fatto possa non avere messo in pericolo la società e l'educazione delle future generazioni? Per capire: se conduco uno studio sull'argomento, in Francia, cosa trovo, a conferma o eventualmente (se l'eventualità è contemplabile) a smentita della Nota dei vescovi?
(E se, Dio non voglia, si scoprisse che quei paesi non sono Babilonia, che si fa?)
Postato da Azioneparallela | 09:19 | commenti (14)
Dieci anni vi bastano?
Ma veramente mi sto convincendo che l'Europa s'è infiacchita parecchio, visto che ospita articoli come quello di Fukuyama. Io veramente ho bisogno che qualcuno mi dica quali sono i valori in cui l'Europa non crede più (ma magari l'America sì), che "mancano nell'era postmoderna". Per favore: ditemeli. Elencatemeli. La dichiarazione di Berlino, ve l'ho detto, ne è piena. Ma forse state parlando di Dio, patria e famiglia? Ditemelo chiaro e tondo, per favore, senza menarla con questa storia del relativismo, del nichilismo, della mancanza di identità. E, di grazia, se promettessimo tutti di andare a messa la domenica, se reintroducessimo la coscrizione obbligatoria, ed il 'voi' ai genitori, e proibissimo il divorzio e l'aborto, verremo fuori da questa terribile crisi di valori? Acquisteremmo di nuovo fiducia in noi stessi e nel futuro? Schiacceremmo come si deve il fondamentalismo islamico?
Facciamo dieci anni. Sì, dieci anni. Ci sacrifichiamo tutti per dieci anni. Poi, al termine dei dieci anni sabbatici, se l'Occidente sta messo come prima o peggio di prima, per favore dateci di nuovo, non dico lo yacht per tutti, ma di nuovo e senza querimonie aborto e divorzio e immigrazione e pure l'adozione gay.
Postato da Azioneparallela | 19:58 | commenti (2)
Depressurizzazione
Il Sofista. Ci son cose che non si possono studiare stando fermi. Domani, seminario a Salerno.
Postato da Azioneparallela | 13:57 | commenti (1)
Free will al Financial Times
Il neuroscientist americano Libet ha dimostrato che quando voi decidete liberamente ed in piena consapevolezza di muovere il braccio verso destra piuttosto che verso sinistra, è troppo tardi: il corpo s'è già mosso, a livello neurologico, nella direzione che dopo avete scelto. D'altronde, due australiani hanno dimostrato che è possibile condizionare 'dall'esterno' la scelta, senza che voi ve ne accorgiate. Voi pensate di decidere liberamente da quale parte muovere il braccio, ma gli australiani vi hanno già condizionato per benino, in modo che lo muoviate dove hanno stabilito loro.
Susan Greenfield, una best mind, è preoccupata, a causa dell'impatto che simili dimostrazioni possono avere sulla nostra vita. E Paul Churchland si chiede quanto a lungo la legge penale potrà ignorare questi risultati. Si sa che meno MAOA hai (il MAOA, com'è noto, è un enzima), e più aggressivo e violento sei: e che colpa ne hai, allora?
E in carcere chi ci sta, in più alta percentuale? Chi ha un QI basso, o qualche disabilità. E' giusto, questo? E se si potesse intervenire sul cervello, non sarebbe meglio? Certo, intervenire sul cervello non è piacevole, ragiona acutamente il filosofo Churchland, ma neanche andare in prigione lo è (e non dite che volete deciderlo voi, perché Libet vi ha già dimostrato che non decidete un bel nulla).
Non potrebbe essere, quella dell'intervento, una forma piuttosto energica di rieducazione e reinserimento nella società, che è dopotutto la più nobile tra le finalità che giustificano la pena? Il filosofo Derk Pereboom crede che, comunque sia, il determinismo impone di ripensare la funzione della pena: come deterrente non serve a nulla, tanto vale concentrarsi appunto sulla rieducazione. Oggi più che mai, scrive saggiamente Stephen cave, abbiamo bisogno di filosofi che ci facciano capire che stia mai combinando la scienza.
Lasciamo allora l'ultima parola a John Searle, grande vecchio della filosofia americana. Searle dice: ma se l'intenzionalità, la vita cosciente, la free will sono tutte pie illusioni, che cavolo ci stanno a fare, com'è che sono spuntate fuori?
Forse è ancora presto, conclude l'articolista, per considerarci puramente e semplicemente pezzi della natura (e allora basta prigioni, tanto sono inutili). Ma certo è che di cose ne dobbiamo ripensare.
Ho finito la mia sintesi. E non so cosa pensare. Ma che importa? Sarebbe un'illusione, no?
Postato da Azioneparallela | 10:47 | commenti (13)
Il voto sull'Afghanistan
Non so voi, ma io ho già espresso il voto sull'Afghanistan. Favorevole. Novantasei. Il capitano F., in licenza per motivi di studio, ha lasciato l'Afghanistan due giorni fa per laurearsi in Filosofia questa mattina, con una tesi su L'Occidente medievale e l'Islam tra missione culturale e guerra. Assistevano alla seduta di laurea, la moglie, i genitori, e due splendidi figlioletti.
Il relatore, un francescano assai buono (e bravo), gli ha dato una tesi con l'idea di mostrare come sia stato possibile convivere pacificamente tra musulmani e cristiani. Il capitano non mi è sembrato tuttavia molto convinto del, pardon dal suo lavoro di tesi.
A margine, gli ho detto scherzando: guardi capitano che è caduto il governo! Finalmente, mi ha detto. Come sarebbe finalmente? No, mi scusi. Ma volevo dire: non è che possiamo rimanere ancora a farci sparare addosso. Dice le regole d'ingaggio? Veda, noi lì siamo la Nato, noi ci stiamo come Nato, e non è che possiamo pretendere che gli altri facciano molte distinzioni. Io poi vorrei tornare per loro.
In effetti.
Postato da Azioneparallela | 15:18 | commenti
Democrazia e obiezione di coscienza
E' uscito Left Wing e, come preannunziato, c'è il pezzo che ho dedicato al recente intervento di Zagrebelsky, sulla democrazia. La goccia è John Rawls sull'obiezione di coscienza.
Postato da Azioneparallela | 15:13 | commenti (3)
Il peggio di sé
Andrea Romano deve essersi addormentato tra una colonna e l'altra del suo editoriale. Nella prima colonna, riporta l'incipit della dichiarazione di Berlino: "L'uomo è al cuore della nostra azione. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti inalienabili", e poi ancora: "noi aspiriamo alla pace e alla libertà, alla democrazia e allo stato di diritto, alla prosperità e alla sicurezza, alla giustizia e alla solidarietà". Di queste parole, Romano dà questo giudizio: "toni compiaciuti tanto da risultare stucchevoli, contenuti tanto vaghi da apparire evanescenti". Forse è per questo che si è addormentato.
Seconda colonna: "Il vuoto della retorica europea colpisce soprattutto all'indomani dell'entrata a gamba tesa del pontefice" (il quale, sia detto en passant, compie ottant'anni). "Di fronte a quell'accusa di 'apostasia', dinanzi all'immagine di un continente che 'si congeda dalla propria storia',perché 'privo di valori universali', con cui Benedetto XVI ha voluto condannare l'assenza di riferimenti alle 'radici cristiane' dell'Europa, l'Unione ha scelto di sfoderare la sua arma più innocua", cioè la retorica.Ora, se Romano non avesse preso così improvvisamente sonno tra una colonna e l'altra del suo editoriale, si sarebbe accorto che nella prima colonna non faceva altro che riportare un mucchio di valori universali in cui noi europei crediamo, e di cui secondo il Papa ottantenne a gamba tesa saremmo privi. La Dichiarazione è piena zeppa di valori universali, gronda valori universali da tutte le parti: ce ne sono persino troppi!. (Oppure Romano non li considera valori universali?)
L'accusa di vuota retorica è ovviamente comprensibile. Una dichiarazione, peraltro, è retorica per definizione. Ma forse Romano intende proprio che è vuota perché la dichiarazione non esordisce con qualcosa del genere: "Poiché siamo cristiani, noi consideriamo, noi aspiriamo, ecc. ecc.". In effetti: sentite adesso com'è piena! E' piena almeno quanto questa: "Poiché siamo musulmani, noi consideriamo, noi aspiriamo, ecc. ecc.". Ma se Romano ritiene che solo un uso polemico della religione riempie le dichiarazioni di principi, allora - a parte il fatto che l'universalizzazione rischierebbe di andare a farsi benedire (certo, dal papa cattolico: ma solo da lui), allora non potrei che dare ragione alla conclusione del suo articolo: in queste solenni e sonnolenti circostanze, capita che ognuno dia il peggio di sé..
Postato da Azioneparallela | 12:21 | commenti (1)
Dragon Ball
Postato da Azioneparallela | 00:13 | commenti (6)
Colletta
Vi va di aiutarmi? Il novantunenne filantropo David Rockefeller ha deciso che ne ha abbastanza, e ha perciò messo in vendita White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose) di Mark Rothko, a suo tempo acquistato per 10.000 dollari. Ora di dollari ce ne vogliono almeno quaranta. Milioni. Abbiamo tempo fino al 15 maggio per mettere insieme la cifra.
Potete vedere David Rockfeller, e White Center su Il cielo significa.
Postato da Azioneparallela | 11:25 | commenti (5)
Totalmente mio?
Copio e incollo un estratto di una lettera di Anna Maria Ortese, ripubblicata da Francesco Forlani (su Lipperatura). La lettera ha ad oggetto la comprensibile, giustificata e anzi sacrosanta resistenza della scrittrice a vedere trasformate più o meno indebitamente conversazioni telefoniche in interviste (non entro però nella vicenda raccontata da Forlani, che mi pare tuttavia - e purtroppo - assai indicativa, e mi scuso se prendo queste parole a pretesto per una modesta considerazione di altro segno):
"La gente, nemmeno sospetta la differenza tra parlato e scritto. Se io dico qualche cosa - non è lo stesso se la scrivo. Scritto, significa pienamente persona. Parlato, è la vita a onde che ci muove. Se io ho diffidenza del mio parlato (non lo trovo veramente - totalmente mio) che sarà mai quando questo parlato - recepito in modo confuso da un estraneo - diventa lo scritto di questo estraneo, e mi viene attribuito come un momento di verità? Una mascherata, nient'altro".
Ora, i blog. Non mi riesce di considerarli 'scritti', e nemmeno 'parlati'. Sono uno scritto parlato, o un parlato scritto. E con ciò mi giustifico. In un certo senso, il blog non lo trovo veramente mio. Questo dovrebbe in quello stesso senso spiegare quello che scrivo, e anche quello che non scrivo. Ed è pure la ragione per cui con il cielo significa ci sto su a pensare.
Postato da Azioneparallela | 11:23 | commenti (5)
Il Festival
Non è colpa mia, peraltro, se il sito pubblica di seguito a Zagrebelsky (vedi post sotto) l'articolo di presentazione del Festival della Filosofia che si terrà a maggio, in quella città che un Festival non riesce a negarlo a nessuno. Per ora però trovo solo il tema, Confini, il lotto dei più illustri partecipanti.
Che mi paiono appunto selezionati perché più illustri. D'altronde è un Festival.
Postato da Azioneparallela | 10:53 | commenti (2)
Compiti a casa
Consiglio vivamente di leggere l'intervento del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, Laicità. Pericolosi Non Possumus, pubblicato dall'Unità (e qui riprodotto). Ne parlerò su Left Wing, lunedì. Ma intanto ve lo assegno come compito a casa, per il fine settimana: trovare il punto in cui non si può essere assolutamente d'accordo
Postato da Azioneparallela | 10:42 | commenti (3)
Un altro mondo è possibile
Che bello. Oggi sono stato a un funerale. Un funerale evangelico. In una Chiesa cattolica.
Postato da Azioneparallela | 19:01 | commenti (5)
Noblesse oblige
Al convegno in suo onore (lo ricordavo ieri) Vattimo non c'è andato, pare senza gran preavviso. Pare anche che non tutti i partecipanti l'abbiano presa bene.
Postato da Azioneparallela | 10:05 | commenti (5)
Fallimenti
La religione è indispensabile per la sopravvivenza della specie umana, dice René Girard. La religione è necessaria a reprimere la violenza, poiché quella umana è l'unica specie che minaccia la propria sopravvivenza con la violenza. Ma oggi non proteggiamo più la vita dalla violenza, ma la schiacciamo con la violenza. Oggi avanza una nuova forma di neopaganesimo.
"La microeugenetica è la nuova forma di sacrificio umano. Non proteggiamo più la vita dalla violenza, schiacciamo invece la vita con la violenza. Per cercare di appropriarci del mistero della vita a nostro beneficio. Ma falliremo. L’eugenetica è il culmine di un pensiero iniziato due secoli fa e che costituisce il più grande pericolo per la specie umana. L’uomo è la specie che può sempre distruggere se stessa. Per questo ha creato la religione".
Facciamo che stia tutto come dice Girard (l'articolo sul Foglio, assai interessante, contiene un mucchio di altre cose, tutte, più o meno, di questo tenore). Girard dice: i pagani sacrificavano, oggi noi sacrifichiamo al nuovo dio della scienza, siamo neopagani, solo il cristianesimo porta ad esaurimento la violenza.
Ma chi l'ha detto a Girard che si può 'esaurire la violenza'? Mi assumo l'onere di fare il neopagano e di dire a Girard: mi hai convinto! come hai ragione! L'uomo è violento, proprio per questo ci vogliono i miti pagani (o i miti scientisti) per gestire la violenza, per contenerla, per canalizzarla, perché esaurirla non si può. E francamente, sarà come dici tu quanto ai Vangeli, ma converrai che una cosa sono i Vangeli, un'altra la storia della Chiesa. Tu non puoi insegnare che la religione è un instrumentum regni, sulla base di una verità antropologica fondamentale (l'uomo è violento, perciò la religione), e però dire: tutte le religioni eccetto il cristianesimo, anzi eccetto Gesù Cristo, perché io allora mi atterrò alla tua antropologia, alla tua verità fondamentale, e mi industrierò a proporre la nuova religione della scienza, visto che la vecchia non funziona più, e a organizzare i nuovi sacrifici umani microeugenetici. Perché dovrebbe fallire? Se tu dici che c'è bisogno della religione, e che la scienza è un nuovo paganesimo, siamo a cavallo.
A fallire sarà Gesù (e in effetti ha abbastanza fallito). Peraltro, se tu hai ragione, il suo più grande fallimento è proprio la Chiesa (o vuoi sostenere che quando aveva un bel potere temporale la violenza era esaurita?). E in fin dei conti si tratterebbe solo di questo, che la Chiesa non può accettare che a gestire la violenza sia oggi il nuovo paganesimo scientista. Insomma: falliremo, dici. Ma se falliremo allora hai torto (e se hai torto non starò a sentirti se dici che falliamo: ti sei messo in scacco da solo): o la scienza non è il nuovo paganesimo, oppure non è vero che la religione è necessaria per gestire la violenza. E allora tutta la storia del sacrificio, del meccanismo mimetico, del capro espiatorio non è la verità fondamentale che tu dici.
Non so se falliremo; per il momento è fallimentare come la mette Girard
Postato da Azioneparallela | 09:41 | commenti (7)
Vattimo e Severino
Ieri, sulla Stampa, un articolo di Marco Baudino presentava il convegno romano con e su Gianni Vattimo. C'era anche un articolo dello stesso Vattimo, al quale risponde oggi amabilmente Severino. Severino ha ragione sul punto: Vattimo mi attribuisce una filosofia che non è la mia, fatta di strutture epistemiche e principi primi che devono spiegare (cioè dominare) il divenire. Chiarito l'equivoco, possiamo essere d'accordo: si tratta di pensare l'essere, quello che c'è. Però Vattimo pensa all'attualità, e arriva sinanche a pensare che quello che c'è, è grosso modo quello che c'è sui giornali: l'attualità nel senso finanche della quotidianità. Mentre io voglio scendere nel profondo: la quotidianità stessa ci impone di andar oltre, verso il profondo.
E' curioso. Senza impegnare altro che questi articoli di giornale, mi chiedo come possa Severino non sospettare che scrivendo che la quotidianità "impone di andar oltre" (corsivi miei), presta il fianco alle osservazioni di Vattimo: c'è una superficie, e c'è un profondo oltre la superficie... D'altra parte Vattimo scomoda implicitamente Foucault ed esplicitamente Hegel per pensare la filosofia come il proprio tempo pensato in concetti, senza dire nulla sul fatto che al nostro tempo forse appartiene proprio questo tratto, che non si lascia pensare in concetti. E forse non è nemmeno una roba del nostro tempo soltanto.
Postato da Azioneparallela | 10:25 | commenti (3)
Preferenze
Postato da Azioneparallela | 09:21 | commenti (1)
Passeggini Aerosport e mondo naturale
Sono trascorsi cinquant'anni dal libro Mythologies di Roland Barthes e in Francia la cosa viene celebrata, provando a analizzare i miti quotidiani di oggi. Tra questi c'è anche il passeggino, e la faccenda mi riguarda. Perciò me ne sono occupato su Left Wing.
La goccia, un po' criptica, tocca la questione della libertà: in maniera che al Papa forse prima piace, ma poi dispiace.
Postato da Azioneparallela | 17:01 | commenti (3)
Berlusconi e l'astice
"Che rapporto c'è tra Silvio Berlusconi e un astice?", domanda Antonio Scurati. E questa volta trovo l'articolo assai interessante: non mi dispiace affatto, benché non capisco bene che bisogno avesse Scurati di tirare in ballo Berlusconi, visto che per il resto dell'articolo non lo nomina più. Tolgo quel nome, metto Iva Zanicchi e l'articolo funziona uguale. Però ci vuole Berlusconi, perché Berlusconi, cioè Mediaset è, suppongo per antonomasia, lo "scandalismo perpetuo e incessante di una macchina mediatica che ha bruciato i confini tra privato e pubblico". E in un certo senso, è come se, mettendo Berlusconi, alla macchina non si sottraesse nemmeno questo articolo di Scurati.
(Se la macchina è una macchina, questa cosa epocale di cui parla Scurati, dargli il nome di Berlusconi è fare un'implicita polemichetta inutile all'interno di un ben più ampio problema)
Postato da Azioneparallela | 10:27 | commenti
Due
Due proposizioncelle in Il cielo significa
Postato da Azioneparallela | 09:52 | commenti
Sul dialogo
Su Avvenire di sabato (copia-e-incollato qui, perché non sapevo come linkarvelo) Adriano Fabris recensisce il nuovo libro di Roberta De Monticelli, in uscita martedì. E' una recensione strana (almeno per me, che non ho ancora letto il libro). La De Monticelli è filosofa di parte laica tra le più sensibili alle ragioni della fede. La recensione di Fabris lascia trasparire una forte delusione. La posta in gioco è "il costituirsi della mentalità comune", di cui Fabris intende mettere in discussione i titoli (e in effetti, da sempre la filosofia se la prende col senso comune). In questo senso va inteso l'invito del papa ad "allargare gli spazi della razionalità", perché non si creda che la ragione sia solo scienza e tecnologia. Dalla recensione pare di capire che la De Monticelli consideri invece che la posizione papale discende semplicemente dall'esercizio di un potere. Leggerò il libro, e vi saprò dire.
Ma intanto, io non ho alcuna difficoltà a riconoscere che "il richiamo al cristianesimo è in grado di mettere sotto giudizio un tale pensiero unilaterale" (ho già detto però che la filosofia vi provvede per conto suo), tanto più che "lo stesso cristianesimo è caratterizzato da una pluralità di esperienze dello spirito che sono in conflitto tra loro" (qui però non so dire se Fabris parla delle diverse confessioni cristiane, o di diverse esperienze dello spirito all'interno di una stessa confessione: che se fosse quella cattolica, bisognerebbe riconoscere che in essa gli spazi sono un po' meno larghi). Ma allora perché Fabris non avvia il dialogo, che dice sarebbe bello avviare, con il neoplatonismo della De Monticelli? Oppure nel libro c'è troppa verve polemica? E in ogni caso, riconosciuto quel che ho riconosciuto al cristianesimo, può Fabris riconoscere in esso (o in talune di quelle esperienze), non solo ma anche l'esercizio di un potere? E se lo riconosce, perché non lo si dovrebbe sottoporre a critica? Perché questo impedirebbe il dialogo?
(Quanto infine all'affermazione che non c'è dialogo possibile con chi non abbia principi di fondo: dipende da che cosa s'intende per principio. Se per esempio con esso s'intende una tesi formulabile chiara e tonda in una bella proposizione, confesso di essere, al momento, un uomo senza principi, anche se disponibile al dialogo).
Postato da Azioneparallela | 11:13 | commenti (6)
Opinabilia
1. Dichiarazione di voto. Non voterò per quello schiarimento che candidasse Montezemolo alla guida del paese. Per nessun motivo al mondo, neanche per evitare la terza guerra mondiale
2. Camillo linka la lista dei giornalisti americani blogdotati e segnala la nuova veste grafica del Times. E, anche lì, è notevole come vengano impaginati i blogs.
3. Non ho commentato l'incredibile uscita di Rosi Bindi, democratica ("è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne"), in attesa di conoscere scuse, precisazioni, smentite. Ma come diavolo facciano quelle parole a non essere offensive e a non mostrare il più radicato dei pregiudizi, non so. Propongo però una domanda: per un bambino sarebbe meglio essere adottato da una coppia di omosessuali o da Rosi Bindi?
4. Fabrizio Corona, Riccardo Schicchi, Lele Mora: c'è altro nella sfera pubblica?
5. Mi dicono che Edoardo Camurri è intelligente. Mi dicono che è intelligente anche quando non fa dello spirito. Cionostante, leggo l'inizio della pagina che su Il Foglio scrive in occasione della morte di Baudrillard. C'è una citazione di Derrida, e poi Camurri che commenta: "più che una frase lucida, sembra una frase lucidata". Ma è una scemenza, poiché la frase che Camurri cita per far colpo ha tutta la lucidità desiderabile, a patto di intendere il significato delle parole tecniche (Verwindung, différance) che vi occorrono, e forse anche senza intenderlo. Smetto allora di leggere l'articolo, rimandando alla prossima volta in cui Camurri mi promette di fare meno spirito.




