Babele
Babele
 
28/02/2007
L'articolo piu' interessante degli ultimi trenta giorni

Enzo Bianchi, su Repubblica di oggi, invita a riflettere fra l'altro sulle seguenti cose:

1 si puo' essere agnostici, oppure atei, senza deridere i credenti; 2 si puo' essere credenti senza pensare che i non credenti, siccome sbagliano, vadano corretti e guidati, 3 gli uni possono evitare di considerare che il male e' oggi la presenza degli altri, e viceversa; 4 relativismo non e' nichilismo; 5 l'affermazione Dio c'e', tanto quanto l'affermazione Dio non c'e', non e' dell'ordine del sapere; 6 c'e' posto per una spiritualita' senza religione; 7 essa si nutre della domanda sul senso, e si alimenta nell'incontro con gli altri; 8 in questo posto ci si puo' incontrare; 9 Mussolini una volta confesso' di essere cattolico e anticristiano 10 Camus una volta disse: "poter essere santi senza Dio e' il solo problema che io conosco".

In breve. 1 D'accordo 2 Difficile, ma d'accordo 3 D'accordo 4 D'accordissimo 5 Fuorviante 6 Accordo totale 7 Disaccordo totale 8 D'accordo 9 Se capisco bene, si tratta dunque del primo degli atei devoti. 10 In certo modo, anch'io.

Parte del mio disaccordo si spiega cosi'. Per Bianchi (e Dostoevskij), "Se Dio non c'e' tutto e' permesso" e' l'abisso del nichilismo; per me, "Se Dio c'e' tutto e' permesso" e' la santita'. (Ma, non chiedo la santita', sull'umanita' ci si puo' incontrare)

Postato da Azioneparallela | 13:39 | commenti (9)

Eccezioni

Si era a tavola. Eravamo tutti ebrei. Si parlava della Torah. Io me ne stavo zitto. Mi chiesero perché tacevo, e io risposi: “Che volete che vi dica? Io sono greco”.
Sollecitato da un intervento del linguista Jean-Claude Milner, suo vecchio amico, François Wahl, 82 anni, nume della scena culturale francese, si lascia intervistare da Libération.
Tesi centrale del Milner: gli ebrei sono quel popolo che furono a un passo dalla piena assimilazione nel consesso delle democrazie europee, per esserne poi violentemente respinte. Ma non fu per caso; fu invece perché l’Occidente è impregnato dell’universalismo cristiano, quello che si annuncia già con Paolo: “non vi sono più giudei, né pagani”. E questo è il fondamento ultimo di ogni antisemitismo.
W Wahl non ci sta. E rilascia una bella intervista. In cui parla di sé, della sua vita, di come abbia reagito all'antisemitismo senza fare della condizione ebraica un'eccezione assoluta, e fra le altre cose dice:
"Fare la rivoluzione in una situazione in cui non c'è alcuna possibilità di scatenarla, è solo un modo per dare spettacolo di sé".
(Potete leggere qui, pesante pdf, l'articolo che Wahl ha scritto per rispondere a Milner e al suo libro Le Juif du savoir. "Tutto il ragionamento di Milner si fonda sulla messa in eccezione degli ebrei, come se non appartenessero alla dimensione universale del socius")

Postato da Azioneparallela | 09:25 | commenti

27/02/2007
Dolce e Gabbana

Immagini artistiche e fatti reali, piacere e cadavere (rispettivamente, elezeviro e goccia. Per una volta, faccio il modaiolo)

Postato da Azioneparallela | 07:43 | commenti (3)

25/02/2007
Salvezza

(Rimaniamo in Francia). E' in corso una revisione della legge di ispirazione antipsichiatrica del 1990 in senso "genericamente repessivo" (ovviamente: Sarkozy). Gli psichiatri francesi pare abbiano segnato un punto a loro favore.

Ma quel che mi colpisce, dell'articolo apparso sul Riformista (e trovato qui), è il punto della situazione in Italia. Non sospettavo infatti che nel tradizionale dilemma tra psicofarmaci e antipsichiatria, spuntasse fuori la consulenza filosofica. e il suo strenuo difensore, Umberto Galimberti, con il suo La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica. Avendo già dato (acquistai infatti a suo tempo la summa, Psyche e techne, per un allucinante corso abilitante per le scuole secondarie superiori nel lontano 2000) lascio la conclusione - un po' sconfortata, all'articolista:

"Dunque psicofarmaci e filosofia. La proposta di Galimberti sembra curiosamente ignorare sia l’allarme sociale sul crescente abuso di psicofarmaci ormai somministrati a partire dalla più tenera età, sia il fatto che la psichiatria fenomenologica è già da trent’anni, con la legge Basaglia, la base teorica della psichiatria italiana. Se questa è la risposta della filosofia italiana alla tragedia della malattia mentale in aumento, allora, «ormai solo un medico ci può salvare!». E non un dio, come diceva Heidegger".

Postato da Azioneparallela | 12:19 | commenti (7)

Campagna presidenziale francese

Chi fa più rumore sul web. La buona notizia è che Le Pen è quinto.

(In base alla legge che stabilisce che prestare attenzione - e in specie: attenzione politica - a qualcosa è toglierla a qualcos'altro, la campagna andrebbe seguita con la massima attenzione).

Postato da Azioneparallela | 11:14 | commenti

24/02/2007
Amorevolezze e calamari giganti

Ieri sera, mentre amorevolmente davo 180cc. di latte al terzogenito, Daria Bignardi intervistava amorevolmente Nicky Vendola. E nell'intervistava veniva ogni volta amorevolmente ripetendo: "lei che è profondo, lei che è filosofo...".

Ma un filosofo lo si riconosce dal fatto che, facendo violenza a se stesso, sorride beffardo, e senza alcuna amorevolezza smentisce che la filosofia abbia a che fare con chissà quale profondità e calamari giganti.

Postato da Azioneparallela | 09:37 | commenti (4)

Individuals: Kafka e Wittgenstein

"Ho uno strano animale, mezzo gattino, mezzo agnello. E' un pezzo ereditato dai beni di mio padre. Ma è diventato così solo da quando ce l'ho io, prima era molto più agnello che gattino...

... Qualche volta salta sulla sedia accanto a me, si appoggia con le zampe anteriori sulle mie spalle e accosta il muso al mio orecchio. E' come se mi dicesse qualcosa, e in effetti poi si piega avanti e mi guarda in faccia per osservare l'impressione che mi ha fatto la sua comunicazione. E, per essere cortese, fingo di aver capito qualcosa e annuisco. - Allora salta giù per terra e si mette a ballare tutt'intorno. Forse per questo animale il coltello del macellaio sarebbe una liberazione" (F. Kafka, Un incrocio)

"Ora qualcuno mi dice di sapere che cosa siano i dolori soltanto da se stesso! - Supponiamo che ciascuno abbia una scatola in cui c'è qualcosa che noi chiamiamo <coleottero>. Nessuno può guardare nella scatola dell'altro; e ognuno dice di sapere che cos'è un coleottero soltanto guardando il suo coleottero [...]. Supponiamo che la parola <coleottero> avesse tuttavia un uso per queste persone! - Allora non sarebbe quello della designazione di una cosa. La cosa contenuta nella scatola non fa parte in nessun caso del gioco linguistico; nemmeno come un qualcosa: infatti la scatola potrebbe essere anche vuota" (L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, § 293).

(A proposito della scoperta dell'individuo risalente a ieri)

Postato da Azioneparallela | 09:15 | commenti

23/02/2007
A la guerre comme Ă  la guerre

Richard James ha dichiarato che la struttura rappresenta "un luogo dove verranno sviluppate bombe intelligenti contro bersagli molecolari in modo da potersi difendere dal nemico invisibile".

Chi è Richard James?

a - Un dirigente di una major hollywoodiana

b - Un medico

c - Uno dei massimi responsabili dell'antiterrorismo

(La risposta è qui, e la riflessione è interessante)

 

Postato da Azioneparallela | 15:53 | commenti

la scoperta della scoperta

Umberto Galimberti l'ha messa così: il cristianesimo ha scoperto il primato dell'individuo, ignoto al giudaismo e alla grecità. Dopodiché, tempo qualche secolo,

"il laico (parola che deriva dal greco laikós che significa "ciò che è proprio del popolo") ringrazia il cristianesimo per aver introdotto nella nostra cultura il primato dell´individuo e, in coerenza, rivendica l´esercizio dei diritti individuali. In questa rivendicazione c´è il riconoscimento di fatto e di principio delle "radici cristiane" della cultura europea, per non dire occidentale. E chiede alla Chiesa di non conculcare questa radice su cui sono cresciuti i "diritti individuali" che caratterizzano la nostra cultura".

Capisco che queste spettacolari semplificazioni di due millenni di storia siano richieste dal numero di battute di un articolo, ma io ne impiego anche meno per spiegare cosa non va. Quel che non va è questo: che il cristianesimo non sapeva assolutamente nulla di quel che, solo dopo, si scoprirà che aveva scoperto.

(Il che significa che non ha senso riconoscergli il merito della scoperta, e neanche imputargli qualche intrinseca contraddizione).

Postato da Azioneparallela | 09:12 | commenti (4)

22/02/2007
Defatigante

Andrea Romano pubblica una "spietata analisi" dell'ascesa e del declino del postcomunismo che, apprendo dal Corriere, è anzitutto una spietata analisi del compagno D'Alema. Quel che leggo non è nuovo: si imputa a D'Alema l'errore del '98 (una scorciatoia per andare al governo, invece di andare alle elezioni). Ma siccome questa considerazione non mi ha mai convinto, mi pare più importante quel che viene aggiunto, che cioè D'Alema dovette allora, secondo Romano, inoltrarsi in una "defatigante trattativa con tutti coloro ai quali non si era saputo dire la verità".

La cosa mi ha colpito, perché se c'è una cosa che D'Alema ha ripetuto ieri e l'altro ieri, è che c'era bisogno del passaggio parlamentare, di una 'operazione di verità'. Non so nulla del '98, ma forse ieri, se mai erano cominciate, le defatiganti trattative erano anche, e davvero, finite.

Postato da Azioneparallela | 09:49 | commenti

21/02/2007
E quando alla fine il centrosinistra non saprĂ  a quale santo votarsi

Fai dell'Italia il tuo Auditorium.

(Uno slogan che le migliori menti della mia generazione stanno già facendo circolare via mail)

Postato da Azioneparallela | 15:30 | commenti

Due notizie con concorso

Prima notizia. Avendo ricevuto autorevolissima richiesta, ho deciso di "attivare il feed completo dal pannello syndication di splinder". Il che vuol dire, come ho dovuto comprendere, che solo ora un feedreader può leggere integralmente i post di azioneparallela.

Seconda notizia. Ho aperto (non vi dico quando) un blog del tutto anonimo. Se ho fatto bene le cose, non dovrebbe esservi alcun elemento che permetta di ricondurlo al suo autore, cioè al sottoscritto. Riceverà un fantastico premio (non in denaro) chi dovesse scovarlo. Posso solo dire che viene aggiornato con regolarità. Vista la mia ignoranza devo genericamente precisare: il grande concorso vale solo se non esistono scorciatoie tecniche per la sua soluzione. Chi, vagando nella blogosfera, lo scoverà, dovrà averlo scovato in base al contenuto e allo stile dei suoi post, e a nient'altro. Per questo, potrebbe essergli richiesto di addurre concisa motivazione. (Infine, se a scovarlo dovesse essere addirittura l'acido signore, lo chiuderei immediatamente: così gli dò un buon motivo per partecipare)

Postato da Azioneparallela | 12:08 | commenti (11)

Inquinamento

Rocco Ronchi a Fahrenheit spiega che lo svuotamento di senso di ogni parola, nella banalizzazione della comunicazione quotidiana, è il principio di ogni violenza. Se è inquinata la parola, è inquinato il pensiero, e se è inquinato il pensiero, ogni cosa è inquinata.

D'accordo. Ma chi o cosa inquina le parole? Altre parole? Se è così, in principio è la parola inquinata, e non c'è niente da fare. Se non vi sono solo parole prima dell'inquinamento delle parole, contrastare l'inquinamento delle parole significherà contrastare il potere che le inquina. E la violenza di questo contrasto sarà prima di quel principio. Dire che l'asservimento delle parole è il principio di ogni violenza, rischia perciò di nascondere il reale terreno di scontro.

(Io però sarei propenso a ritenere che non c'è parola che non sia inquinata, e che c'è molto da fare. O perlmeno da dire).

Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (5)

Viceversa: due non sensi fanno un post

A - Tu che hai una fede, una speranza, tu che cerchi di essere buono anche coi cattivi, che ne dici del problema del male?
B - Dico che è im-menso, cioè senza misura. Non si riesce a padroneggiarlo, afferrarlo, gestirlo. Ci sfugge.
A - Ci sovrasta, dunque. Ci opprime, ci domina. Allora, come puoi credere nel bene, in Dio buono, garante del bene?
B - Potrei dirti che voglio credere in Dio per non "credere" solo nel male. Cioè, voglio fidarmi e affidarmi a Dio per non accettare che il male vinca. Per non dargliela vinta.
A - Ma ti pare che basti una tale scelta volontaristica, una scommessa pascaliana, del tipo: «Se Dio c'è - speriamo che ci sia! - mi tira fuori dal dominio del male»? Ti pare che risolva il problema?
B - No, forse no. Credo nel bene non solo alla cieca, come in una pura scommessa.
A - Cioè? Hai un argomento?
B - Non so se è un argomento. Certo non è una dimostrazione evidente, che non si possa non accettare. Ma neppure un semplice azzardo.
A - Allora?
B - Mi pare che il male non sarebbe un problema, almeno non sarebbe il problema che è, se non avessimo presente in noi il criterio del bene. Non striderebbe il male se non stridesse contro il bene. Non ci sarebbe la malattia se non ci fosse la salute, anche come salute perduta. Nessun corpo morto è malato, solo un corpo vivo soffre. Solo i viventi muoiono. È il bene che sente, misura e mostra il male. E viceversa: quasi quasi oserei dire che il male dimostra il bene. Non sarebbe male se non urtasse il bene.
(E. Peyretti, Sul male e sul bene)

Sì, ma il problema è proprio il viceversa. Perché se il male dimostra il bene, il bene dimostra il male. E allora cos'è che abbiamo dimostrato? (Su Vibrisselibri, Demetrio Paolin si impigliava in un non senso analogo. E due non sensi fanno un post)

Postato da Azioneparallela | 08:51 | commenti (1)

20/02/2007
Tizio ma Caio

Il Concordato “non ha più molto significato né per la Chiesa né per lo Stato”. Ma “quella di abolire il Concordato è una richiesta insensata”.
Pari di capire: è insensato abolire ciò che non ha più molto significato.
Nonostante la brevità, l’intervista a Massimo Cacciari riceve così il premio per la peggior intervista resa da un filosofo negli ultimi trenta giorni.
In verità, anche grazie all’esordio e alla conclusione.
All'inizio: cosa sarebbe questo Paese senza la Chiesa?, si domanda all’inizio Cacciari. Beh, un mucchio di cose, immagino. È solo la pigrizia che impedisce di credere che l’Italia non sarebbe nulla senza il Vaticano (si badi: stiamo parlando del Vaticano).
Alla fine. Approfittiamo della questione vaticana, e "facciamo diventare l'Italia il centro del dibattito internazionale sulle questioni bioetiche", Questa è peggio che pigrizia.
Primo, perché l'Italia può essere il centro di quel che vuole, se ci riesce, anche senza il Vaticano. Secondo, perché è discutibile che sia il caso che il centro stia non dove stanno le questioni, ma dove si pretende di conoscere già un buon numero di risposte per quelle questioni. Terzo, perché il centro di simili questioni sta non dove vogliamo noi, ma là dove sta la ricerca scientifica che pone le questioni. Quarto, perché in verità simili questioni un centro non ce l'hanno proprio.
(Confesso che mi sono un po' stufato di sentire che "tizio sbaglia, ma anche caio esagera". Questo va bene coi miei bimbi, ma nel dibattito pubblico non sarebbe male che ogni tanto gli intellettuali italiani dicessero: "tizio sbaglia, punto". E mi domando: cosa sarebbe questo paese se avessimo qualche intellettuale in più che parlasse così?)

Postato da Azioneparallela | 16:03 | commenti (9)

I libri del 2006 che mi sono sfuggiti ma che se non mi fossero sfuggiti neppure avrei comprato

Filosofia da tasca. Piccola passeggiate nelle idee dell'umanità

Filosofia dell'avventura

Filosofia della moda

La filosofia dell'Aikido

Filosofia della navigazione

Filosofia in versi

Filosofia per i manager

Il tempo della fiducia. Filosofia del consueling

Platone e la legge del pallone. Lezioni di filosofia per tipi in gamba

Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima

Cucina e filosofia. 73 ricette inedite filosoficamente cucinate

Indagine intorno alla filosofia occidentale. Ricerca diligente, sistematica e approfondita

Postato da Azioneparallela | 12:30 | commenti

19/02/2007
Tris di filosofi

(Tris perche' indebitamente mi ci metto anch'io). Venerdi' Severino, Sabato Possenti. Lunedi' il sottoscritto. Su Left Wing, ovviamente.

Postato da Azioneparallela | 15:12 | commenti (1)

17/02/2007
Pausa

Il blog si prende un'altra pausa

Postato da Azioneparallela | 20:18 | commenti (3)

Beata ingenuitĂ 

Il convegno foucaultiano che ho sotto segnalato, ha ricevuto l'attenzione de Il Manifesto. Così, nel rimandarvi ai due articoli che riprendono i temi del convegno e forniscono in particolare ellementi della riflessione foucaultiana sul potere, pongo (qui necessariamente in termini generici) la mia domanda sull'intera faccenda: perché dovrei liberarmi dalla presa che il potere ha su di me? Sicuro che si tratti di una presa che il potere ha su di me? C'è un punto fin dove arriva il potere e poi comincio io? A me pare evidente che no. E allora?

Può darsi che la mia domanda sia ingenua, io trovo invece che sia raramente posta (giovedì al convegno, per esempio, non lo era) - e mi pare invece che sia ingenuo pensare queste cose senza fare i conti . per dire - col Sofista di Platone.

Postato da Azioneparallela | 13:07 | commenti (10)

PubblicitĂ /2

Come da programma, giovedì 22 febbraio Giuseppe Cantillo, Francesco Tomatis e Vincenzo Vitiello presentano all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici il volume di Ernesto Forcellino, Hoelderlin e la filosofia. L'uno in se stesso diviso, Guida 2006.

Sarà presente l'autore, che, sia detto en passant, è un celebre poeta autostradale.

Postato da Azioneparallela | 09:08 | commenti

PubblicitĂ 

Uno non fa in tempo a incensare qualcuno che quello subito ti vince un premio. Con Teorie dell'assurdo, Carocci 2006, Francesco Berto ha vinto il premio Antonella Musu. (Qui lo potete leggere gratuitamente, e deve essere per questo che, incredibile dictu, non lo trovate su internetbookshop, unilibro o ita-bol)

Postato da Azioneparallela | 09:02 | commenti

16/02/2007
Poesia, poesia, sembra che non ci sia

Non c'era, in effetti. Le poesie sotto riportate sono nate così, nel viaggio di ritorno da Cassino, precisamente all'altezza di Capua e fino a Cava de' Tirreni, in compagnia di un valente heideggerologo più ispirato di me, secondo la regola: cinque parole per ciascuno, alternatamente, senza rigorosamente pensare a nulla (preciso: la regola iniziale era tre parole, ma l'heideggerologo non ce la faceva a starci dentro; una poesia aveva l'ambizione di figurare una cosa che non si può dire).

Prima che qualcuno si arrabbi per avere io tradito il patto di fiducia con i lettori di questo blog, aggiungo che avevo messo due labili indizi: il primo, il riferimento alla pubblicazione da parte di Antonio Moresco delle poesie della figlia; secondo, il fatto che io richiedessi un'opinione in merito, mentre è noto - se non era noto è noto adesso - che posso anche essere cortese con quelle altrui, ma a me le opinioni, in quanto tali, non interessano né poco né punto.

E allora perché le ho messe? Per diverse ragioni. La prima delle quali è ben dimostrata dai commenti. Tra quanti si sono pronunciati, coloro che mi stimavano, hanno sostanzialmente giudicato con favore le poesie (nei commenti e anche via mail, devo dire). Coloro che prima non mi stimavano, hanno giudicato con sfavore. (Esemplare l'acido signore che, credendosi più arguto di tutti, continua a sgambettare anonimo nei commenti, ha addirittura messo un link sul suo blog, immagino con quale soddisfazione. D'altra parte io ho il mio banner qui a lato, e dunque). Questo pregiudizio non ha nulla di male, io stesso a mio modo lo nutro qua e là, e forse è inevitabile. Ma bisogna saperci stare 'nel modo giusto'. (Sospetto che alcuni lettori abbiano affettuosamente evitato di pronunciarsi per questo, ma forse mi sbaglio).

Per riscattare la mia reputazione ormai compromessa dallo scherzo (fare scherzi è stata però l'attività principale del ramo paterno della mia famiglia per decenni, accanto al gioco e in particolare agli scacchi: potrei farne una category), dico una cosa vera sul mio conto. Alle origini di questo blog, o poco dopo: non ricordo, mandai a Giulio Mozzi un racconto (l'unico che abbia scritto: non ne ho altri, nel cassetto). Giulio, che allora non mi conosceva, fu così gentile da leggerlo con attenzione. Del suo giudizio ricordo questo, che Giulio lo rimise a quando gli avrei mandato dodici racconti. Uno non basta. Ecco, potrei qui fare un lungo discorso teorico su perché e per come oggi nessuno è poeta per quattro o cinque poesie e trentacinque versi, né la figlia di Moresco né io. E se nessuno è poeta per quattro poesie, nessuna delle quattro poesie da sola ce la fa ad essere poesia. Di questo sono fermamente convinto. Anzi: lo so.

P.S. Tra i commenti, il più caro era quello della persona a me più cara e per giunta assai in gamba, criticoletterariamente parlando, il venerabile. Spero non si arrabbi, ma devo deluderlo: per fortuna, non sono poeta. (Un grazie anche a Cocciante)

PP.SS. Però quando era ragazzo scrissi qualche poesia. Una in particolare, in endecasillabi sciolti, cominciava così: "Poche barche sono a sera sul mare/nell'ampio giro di orizzonte chiuse/dallo sguardo, visibili le onde/ e dal porto lontane e nel silenzio", ecc. ecc. Non ricordo il seguito. Qualcuno però mi aiuti a far capire a mia moglie, che pensa (comprensibilmente) che io scherzi ed è convinta di averla sentita da qualche parte, che non esiste nella letteratura italiana una poesia che cominci così.

Postato da Azioneparallela | 09:54 | commenti (10)

Undicesima fila

Ieri e oggi si tiene a Napoli, presso l'Istituto Italiano degli Studi Filosofici, questo importante convegno su Foucault. Cosa del tutto insolita per i filosofi, trovate qui gli abstract di tutti gli interventi (complimenti agli organizzatori). Io ho potuto seguire la seduta di ieri pomeriggio, ed in particolare, ho potuto ascoltare un Natoli ispiratissimo, che per la mia miopia, per la distanza della dodicesima fila dov'ero seduto, e per il fatto che mentre parlava di corpo e di vitalità letteralmente non riusciva a star fermo sulla sedia - era il suo modo di dar forma alla forza - per tutto ciò e soprattutto per la pelata pareva a me un Foucault redivivo.

Ma non è di questo che vi voglio parlare. Bensì dell'undicesima fila. Sedevano infatti in undicesima fila il segretario provinciale dei DS, Alfredo D'Attorre, e poco più in là Adalgiso Amendola, ordinario di filosofia del diritto. Il primo classe 1972, il secondo classe 1969. Stavano dunque a un convegno foucaultiano uno degli uomini - mi perdonerà se dico così - del Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che la settimana scorsa ha fatto sgomberare dalle forze dell'ordine il Laboratorio Diana ("Li abbiamo finalmente sgomberati. Hanno lasciato i locali un porcile. C'era una Wanda Osiris di 60 anni, col rossetto, che ieri si è fatta intervistare in televisione. Fanno pena"), e uno dei più convinti difensori di quel Laboratorio (curriculum).

Io stavo solo una fila più indietro, e mi interrogavo sulla sinistra plurale.

P.S. La trascrizione dell'intervento del sindaco De Luca, a proposito dello sgombero

Postato da Azioneparallela | 00:44 | commenti (6)

15/02/2007
Prestare il fianco

"Non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili" (La Repubblica)

Di solito non riprendo cose che sono sicuro i lettori di questo blog hanno già trovato per proprio conto sui giornali. Ma per Mara Carfagna ho fatto un'eccezione, visto che, oltre che deputata di Forza Italia, è anche Commissario di Forza Italia a Salerno, la mia città.

Che vergogna.

(E aggiungo una cosa, visto che si parla di Ariel Toaff e si spiega come non bisogna prestare il fianco a; si parla di Vicenza, e si spiega come non bisogna prestare il fianco a; si parla di di terrorismo, e si spiega come non bisogna prestare il fianco a, si parla della violenza negli stadi e si spiega come non bisogna prestare il fianco a: bene, tutto giusto. Ci mancherebbe. Ma qualunque cosa si pensi sui DICO, vista l'omofobia che la discussione sui DICO riesce a portare indecorosamente a galla, non bisognerebbe sentire il dovere morale di approvare la legge, per non prestare il fianco a, visto come invece certi parlamentari facciano di tutto per prestarlo?)

Postato da Azioneparallela | 19:38 | commenti (1)

L'amore secondo noi

"L'amore secondo noi è una campagna pubblica contro l'omofobia e per il diritto a vivere liberamente e pienamente le proprie identità e i propri orientamenti sessuali". Grazie a lucio angelini, trovo questa pregevolissima iniziativa sostenuta dal Comune di Venezia, e partita, cosa notevole, da una scuola (pubblica). Il sindaco  Cacciari non sta dando molto alla filosofia, ultimamente, ma questa volta lo perdoniamo.

Postato da Azioneparallela | 09:42 | commenti (5)

Fame da lupi

"Chiarire la rottura di Hegel con l'idealismo kantiano, riferendosi alla rivoluzione cinematografica compiuta da David Lynch, passare da leibniz al cyberspazio, girovagare tra il grande Altro di Lacan, Lenin e Matrix, la pornografia e la commedia dell'arte, l'intolleranza e il multiculturalismo, l'opera lirica, l'11 settembre, san Paolo, l'Irak, Full Monty, Toni Negri, Tony Blair, la perversione del cristianesimo, Schelling e Kiesslowski, i gender studies, Adorno, X-files, le tendenze New Age, il postmodernismo, la postpolitica, eccetera, ha in effetti asicurato a Zizek la reputazione di tuttologo, nel peggiore dei casi, e nel migliore quella di pensatore trasversale, di frontiera".

Così Zizek su Libération, in occasione della pubblicazione del volume già tradotto in italiano, Il soggetto scabroso. La cui tesi di fondo viene così presentata: c'è una specie di Santa Alleanza accademica contro il cogito cartesiano, e io che ti faccio? Ti faccio proprio "il manifesto filosofico della soggettività cartesiana". E te lo faccio io, filosofo lacaniano. (Lettura che rinvio da un paio di anni, a favore dei saggi pop, ma non più rinviabile)

Postato da Azioneparallela | 08:50 | commenti

Il faut

Robert Redeker ha scritto il diario dei suoi giorni sotto scorta, Il faut tenter de viver. (Par di capire che la morale sia che oggi accorda "un valore enorme alle piccole cose della vita". L'ho già sentita, ma va bene così).

Postato da Azioneparallela | 08:36 | commenti

14/02/2007
Considerazioni inattuali

L'articolo apparso oggi sul supplemento Tuttoscienze de La Stampa, a proposito di eutanasia, è interessante, salvo il brano filosofico, che riporto:

"La preoccupazione è infatti che la comprensione dei meccanismi biologici del cervello possa minare le nostre credenze su di esso [minare credenze sul libero arbitrio?] e sulla responsabilità morale [cioé a seconda di com'è fatto il cervello si attribuirà o meno responsabilità morale?]. Si riattualizza pertanto il dualismo filosofico tra mondo «deterministico» (tutto è stabilito da Dio o dalla fisica) e «libertario» (tutto è casuale) [speriamo proprio che non si riattualizzi affatto, e poi come diavolo fa 'libertario' ad essere sinonimo di casuale?]"

Colombo propone di sostituire a 'libertà', 'controllo'. Così si dirà: 'quando il soggetto ha il pieno controllo di', invece di dire 'quando è libero di'. Il che, se mai, dimostra che appunto non c'è alcun bisogno di riattualizzare alcunché.

(Ho corretto, come mi è stato con squisita cortesia fatto notare: 'su di esso' si riferisce non al cervello, ma al libero arbitrio. Il non senso rimane uguale: chi 'crede' nel libero arbitrio, ben difficilmente immagina, almeno da Kant in poi, che in corrispondenza di una libera scelta nel cervello non accada nulla, oppure ci sia un vuoto improvviso,o non so cos'altro).

Postato da Azioneparallela | 18:32 | commenti (2)

Versi plurali

Ho visto, su Il primo amore,  che il pudore può essere vinto quando prevalgono le ragioni "brusche e belle" dell'arte. E allora, confessando di non aver tutto distrutto, a differenza di Platone, ecco a voi. (Non mi dispiacerebbe conoscere la vostra opinione):

Traguardando l’orizzonte
S’annunciano nubi
E nell’altezza
Patisco l’eterno
 
 * * *
Gesti, all’occorrenza
Disdicono la vita
Anime come buchi
M’insegnano a tacere
Dei vini del deserto
Ma è la mia bocca
                        Arsa
 
* * *
 
Dimmi di quando
Lacerammo le stelle
E traghettammo la notte
In un luogo sicuro.
Poi
cosa ancora accadde?
Morti a noi stessi
Tra cechi rami spogli
Fummo vergini e ladri
 
 * * *
Litiga il rosmarino
Avvicinando il lontano:
La serpe nel bulino
Si fa tutt’una al sole
Sorrisi
Della dimenticanza.
La furia degli uccelli
E l’ostinata attesa
spegnemmo
 
* * *
 
Eppure svanisce,
pietra dilavata,
questa cadenza stanca
mentre,
oh! Mentre,
smarrisco l’altrui passo.
 
* * *
Un corpo contundente
È l’aria che respiro.
-         Uccidila, Lachete! -.
Non dà piacere viva
Ma le sue membra nere
Ingorgano nel sangue.
Indovinano l’affanno
Dei miei trenta denari.

Postato da Azioneparallela | 08:59 | commenti (7)

La violenza nel calcio

L'ultimo turno di campionato, che s'è giocato in casa. (Cliccare sul link solo se si ama lo sport dilettantistico, e solo se interessano gli immediati dintorni di casa mia)

Postato da Azioneparallela | 08:45 | commenti (1)





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