Babele
Babele
 
30/12/2006
Mazapegul

Corda di canva fata da nov lìgul, cun una ciapra e cun i chév a spìgul; corda par imbalze’ e’ caval de’ re cun e’ pél négar e balzan da tre; par inlazè e’ cavron dl’anma daneda ch’l'à la rogna cun la schena pleda; pr impiadurè la bes-cia buvarena, pr ande int la val a fe tri cuv ad zlena; corda d’canva pr al campan da mòrt, corda pr e’ col dla speia screca fort; corda di canva pr impicher e’ ledar, bona par impicher e’ mazapédar

(da Wikipedia)

Postato da Azioneparallela | 00:18 | commenti

29/12/2006
Attacco terribile

[Per par condicio]

- Renata, leggi quel cartello! -. - Papà non posso, m'è venuto mal di pancia -.

(Qualche chilometro dopo).

- Papà, non mi passa! -. - Non ti preoccupare, siamo arrivati. Ma tu non leggere, eh -. - Papà, non posso -. - Come sarebbe non puoi? Non guardare fuori -. - Papà non ci riesco. M'è venuto un attacco terribile a leggere -.

Postato da Azioneparallela | 21:43 | commenti (1)

Pannella e Saddam

Confesso di non avere compreso bene il senso dello sciopero della sete e della fame di Marco Pannella per scongiurare la condanna a morte di Saddam Hussein. Io sono d'accordo con Pannella: la pena di morte è una scelta politicamente ottusa. Aggiungo, sul piano dei principi , che non mi riesce di condividere l'idea che si possa fare giustizia dando la morte a qualcuno (ma non pretendo qui di discutere la cosa). Capisco che di fronte alla vita di un uomo si possano scegliere forme di lotte estreme. Tanto più quando l'esecuzione della condanna ha sicuramente un impatto politico non trascurabile. Quel che non comprendo, è cosa vi sia in ciò che Pannella chiede al governo italiano che il Ministro Bonino non possa chiedere con altrettanta se non maggiore forza al tavolo del Consiglio dei Ministri. E cosa possa ottenere Pannella che non possa ottenere il Ministro Bonino a quello stesso tavolo. Se l'iniziativa di Pannella è più forte di quella che è nella disponibilità del Ministro Bonino (ma anche dei parlamentari radical; per esempio: minacciare le dimissioni, voti contrari in Parlamento; sfiducia), allora non capisco perché non si tenti prima tutto ciò che precede una decisione così estrema come lo sciopero della sete e della fame. Se invece è più debole, allora non capisco perché, per la difesa del diritto primo e fondamentale di Caino a vivere, non si provi anche l'azione più forte.

Tanto più che leggo qui che ciò di cui si tratta è sostenere una mobilitazione. Ora, voglio dire. 

Postato da Azioneparallela | 21:39 | commenti

27/12/2006
Le vie del Signore sono infinite

Papino! Papinooo!

Se cadiamo per la strada ci prendono i ladri, meglio andare in cielo con gesù bambino. Ho fatto la mappa. Te la regalo.

Postato da Azioneparallela | 09:44 | commenti (6)

Tony Blair

Premesso che condivido, nelle linee generali, l'intervento di Blair apparso oggi sul Corriere (condivido cioè l'idea che la guerra 'globale' in corso è una guerra comportata dai processi di modernizzazione, con tutto quel che ne consegue), mi interessa segnalare il passo seguente:

"Nei miei nove anni da primo ministro non sono diventato meno idealista o più cinico. Mi sono solo convinto ancor di più che distinguere una politica estera guidata dai valori da una guidata dagli interessi è sbagliato. La globalizzazione genera interdipendenza e l'interdipendenza genera la necessità di un sistema comune di valori per funzionare. L'idealismo diventa, così, realpolitik".

Questo passo pone la seguente questione: forse che essere di sinistra significava, prima del New Labour, essere per i valori e non per gli interessi? Spero proprio di no. E allora perché Blair la mette così?

Postato da Azioneparallela | 09:23 | commenti (1)

26/12/2006
Ad Harry (un post dovuto)

Scrive Harry (nei commenti): "I radicali mentono. Se è vero che, come diceva ieri Pannella, si trattava di accanimento terapeutico, allora esiste non solo larga convergenza tra le forze politiche e culturali del Paese nella ridefinizione legislativa della materia, ma esiste anche una prassi deontologica dei medici che sanno in coscienza quando la somministrazione delle cure diventa accanimento terapeutico. La battaglia condotta dal cespuglio radicale è a favore dell'eutanasia, come dimostrano gli appelli che puoi leggere sul loro sito. Ora, è inutile che Cappato in televisione dica che non è eutanasia ma la fine dell'accanimento terapuetico soltanto perché teme ripercussioni giudiziarie. Basta leggere il sito dei radicali per sapere di che cosa si trattava".
 
Visto che Harry, nauseato, ha mancato di controllare [gli ho chiesto infatti di dare una controllatina al ragionamento], e molto me ne dispiace, provvedo io, vincendo a mia volta la nausea.
“I radicali mentono" è la tesi. Vediamo l’accurata dimostrazione di Harry.
Prima ipotesi: se si trattava [in buon italiano: se si fosse trattato] di accanimento terapeutico, allora esiste una larga convergenza, ecc.
Ovviamente, la larga convergenza esiste, se esiste, indipendentemente da quel che Pannella dica o abbia detto, e indipendentemente anche dalla natura del caso Welby. In un italiano più attento ai nessi logici e alla forma linguistica, Harry avrebbe forse potuto scrivere: se è vero che..., allora, poiché esiste una larga convergenza...”: in questo caso manca però la conclusione del ragionamento di Harry. Manca in particolare la dimostrazione, in conclusione, della menzogna dei radicali, la coraggiosa tesi di Harry. A meno che Harry non sottintenda che, siccome c’è la larga convergenza sull’accanimento terapeutico (ma ahimè non sulla fine di Welby, ad oculos), allora non è accanimento terapeutico e i radicali mentono. Ma questo è un ragionamento assai sgangherato, poiché la convergenza c’è (se c’è) sulla figura generale dell’accanimento terapeutico, e non sul caso di specie, se sia (stato) o non sia (stato) accanimento. E dal fatto che c’è una simile convergenza generale ma non quella sul caso di specie, non si vede come possa seguire che dunque i radicali mentono. Si noti infine: mentono. Harry non dice che hanno torto, ma che mentono. Però poi si lamenta che i toni di certi commenti sono fuori dalle righe. E’ fuori dalle righe anche solo accusare un avversario politico di mentire, che è altra cosa dall’aver torto.
Harry continua dicendo che gli appelli dei radicali dimostrano che i radicali si battono per l’eutanasia, e perciò mentono quando dicono che nel caso di Welby è accanimento terapeutico. Anche in questo caso, Harry dimostra di avere difficoltà nel ragionare corretto e fondato. Dal fatto che i radicali abbiano una certa posizione politica Harry trae conclusioni circa la natura del caso stesso. Sarebbe molto meglio se le tirasse in base al merito specifico (essendo in grado di farlo, del che è lecito dubitare). Nulla impedisce ad esempio di essere favorevoli all’eutanasia e di chiedere a gran voce la fine dell’accanimento terapeutico. Anche Welby era a favore dell’eutanasia, a quel che so, ma questo non rende la sua fine un caso di eutanasia praticata. (Per dire: se io sono a favore del divorzio legale, non per questo sono divorziato). Aggiungo che ciò vale qualunque cosa abbia detto lo stesso Welby. Altro è infatti dire: voglio che sia ‘staccata la spina’ – espressione di volontà chiara e tonda – altra è chiedersi in quale fattispecie giuridica o morale rientri la volontà e l’atto conseguente. Quest’ultima faccenda può essere controversa o chiara (per me è chiara pure questa), ma in ogni caso non dipende da quel che io o Harry o i radicali ne diciamo. E l’inferenza che muovesse dalle mie parole, da quelle di Harry o dei radicali potrebbe concludere qualunque cosa circa quel che appunto quelle parole vogliono dire, ma nulla circa la cosa stessa. (Harry, non è difficile convincersene).
Quanto infine alla paura delle ripercussioni giudiziarie, è una mera illazione che da sola dimostra il tenore e il grado di tenuta dell’intero commento di Harry. Illazione che peraltro non tiene conto del fatto che, ben prima dell’epilogo, era possibile ascoltare da ogni parte la stessa opinione: che nel caso di Welby si trattava di interrompere l’accanimento terapeutico, cioè di rispettare la volontà del malato di rifiutare le cure (presupposto soggettivo che è condizione sufficiente, in base al dettato costituzionale, perché si configuri accanimento).
In generale, molto meglio sarebbe non desumere dalle parole dei radicali o di chicchessia nulla crca la natura del caso (di qualunque caso), ma avere la forza di formarsi un'opinione in base alla natura del caso stesso. O, non avendola, non formarsela affatto.

Postato da Azioneparallela | 10:15 | commenti (3)

Notte di Natale gaudente e disperata

Postato da Azioneparallela | 00:21 | commenti (4)

23/12/2006
Un mesetto

Questo blog patirà un mesetto di difficile esistenza. Non solo perché i prossimi sono giorni festivi; non solo perché ai primi di gennaio comincio i corsi (Heidegger e Wittgenstein); non solo perché ai primi di gennaio il libro entra in fase di stesura (Spinoza); ma perché (soprattutto perché) il contratto ADSL scade, a seguita di disdetta, il prossimo 29 dicembre. Sui tempi necessari per avere di nuovo la linea ADSLcol nuovo operatore non formulo neppure auspici. Se passeranno solo tre settimane senza connessione mi considererò fortunato, visti i precedenti.

Fra un mesetto, vedremo come Azioneparallela tornerà. Intanto, difficilmente seguirò le circonvoluzioni della blogosfera, mentre qua e là mi capiterà di postare, ma con la mano sinistra. (In verità, sono mancino).

Auguri a tutti.

Postato da Azioneparallela | 17:07 | commenti (7)

22/12/2006
In dubio pro vita

“Nessuno può dimostrare che la morte cerebrale determini la separazione dell’anima dal corpo e dunque la morte reale dell’individuo – ha continuato de Mattei –. C’è un alta probabilità che quel corpo cerebralmente leso conservi ancora un’anima, così come quasi certamente ha un'anima l’embrione nella prima fase dello sviluppo” (bioetiche, da zenit)

Roberto De Mattei, vice presidente del CNR, in forze all'Università di Cassino, mai visto in faccia (mai visto a un Consiglio di Dipartimento, e fino all'anno scorso stavamo nello stesso, mai visto a un Consiglio di Facoltà - ma forse non l'ho riconosciuto) - Roberto De Mattei, Consiglio Nazionale delle Ricerche (immagino: ricerche pneumatologiche) lascia intendere che c'è morte reale quando l'anima si separa dal corpo. Ora, siccome le macchine non mi pare registrino con facilità la separazione, sarebbe coerente proporre di non seppellire nessuno, in dubio essendo noi tutti pro vita. Dylan Dog, c'è del lavoro per te:

(Roberto De Mattei, quello dell'Associazione Lepanto, che purtroppo in rete non c'è più, ma di cui si possono ancora apprezzare le idee).

Postato da Azioneparallela | 23:06 | commenti (6)

Kultur

Il Papa: "I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo?".

Ah!: è perché sono colti. (La frase citata segue immediatamente il passaggio preoccupato sulle coppie di fatto).

Postato da Azioneparallela | 22:35 | commenti (1)

Welby la giustizia e l'umanità

La mia idea sulla fine di Pier Giorgio Welby è nota, ma voglio aggiungere: sono grato al medico anestesista dottor Riccio più che ad ogni altro.

Poi voglio aggiungere un'altra cosa. Mettete su un piatto le parole di Pier Giorgio Welby, e mettete nell'altro piatto le dichiarazioni dei difensori della vita dal concepimento fino al suo termine naturale (trovate tutto sul blog bioetiche). Tarate la bilancia non per pesare il giusto, non chiedo tanto, ma per valutare dove stia l'umanità.

E non è colpa di Dostoevskij se a volte certi prelati fanno la figura di grandi inquisitori. Come ci si può indignare della strumentalizzazione della vicenda Welby e poi far sapere ai giornali che a messa stasera si prega per coloro che lo hanno ucciso?  Questi prelati strumentalizzano la loro stessa fede, la loro stessa preghiera. Chiedono a Dio. La smettessero di chiedere.

Postato da Azioneparallela | 12:09 | commenti (3)

21/12/2006
Ricordi liceali

Fa uno strano effetto l'articolo di Mario Ricciardi su Il Riformista, a proposito di Pacs. Il senso dell'articolo è: questa roba non ha nulla a che vedere con il matrimonio. Si tratterebbe di dichiarazione resa da due cittadini perché sia più semplice accertare una situazione di fatto e riconoscere certi diritti. Il "paragone più calzante" è quello dell'iscrizione presso l'anagrafe di cittadini residenti all'estero. Sì, d'accordo: son due cittadini insieme, ma insomma: i due possono essere di ogni specie e condizione: "non c'è nella proposta alcun riconoscimento esplicito della famiglia omosessuale, come quello introdotto in altri ordinamenti". Ora, io non ho nulla in contrario contro questo modo di mettere le cose, specie sotto un profilo strettamente giuridico. Specie, poi, se serve perché almeno i Pacs entrino nell'ordinamento giuridico italiano. Dico almeno perché passano i giorni, ma gli argomenti contro il matrimonio civile di Zapatero scarseggiano, non vanno oltre il fatto che il Papa non è d'accordo, e che sarebbero di cattivo esempio - come ho scritto qui, scurateggiando -, mentre nel frattempo in Spagna non avviene la tanto attesa fine del mondo. Né in altri paesi, dove è possibile agli omosessuali adottare, si registra un boom di squilli ai vari telefoni azzurri. Però così sembra che soltanto i cattolici vogliano caricare i Pacs di un significato più ampio, che formalmente parlando essi non hanno. Sembra la cosa un po' ipocrita per cui devo far finta di non sapere che i Pacs saranno stretti anzitutto da coppie omosessuali.

(Oppure no? Oppure - come un amico alto in grado mi diceva via mail - vedrete che finirà che per motivi fiscali, per qualche pensione da revertere, i Pacs spunteranno come funghi? E allora quel mio amico ha forse ragione: norme severissime per accedere ai Pacs, e matrimonio à la Zapatero subito).

P.S. Mario Ricciardi è filosofo del diritto, insegna a Milano, ma nacque a Salerno e fondò al liceo, in tempi non sospetti, una cellula semiclandestina del partito umanista. Io non mi iscrissi.

Postato da Azioneparallela | 16:43 | commenti (7)

Mood

Oggi ho ascoltato se perdo te, domani è un altro giorno, insieme a te non ci sto più, ma che freddo fa, balocchi e profumi, la voce del silenzio, e soprattutto vedrai vedrai e  io che amo solo te.

(E da che sito: questo qua. Non ditemi nulla)

Postato da Azioneparallela | 12:54 | commenti (2)

Ci vuole equilibrio

Ho appena appreso da Omnibus La7, che riferiva la notizia data da Radio Radicale, che Pier Giorgio Welby è morto. In studio c'era (c'è ancora) Bruno Tabacci, che riconosce a Welby il merito di avere posto il problema del "giusto equilibrio tra la vita e la morte". Welby non aveva posto questo problema, e la traduzione del problema da lui posto nel linguaggio di Tabacci a me pare un po' indecente.  Però sono sicuro che quanti si sono lamentati dell'esposizione pubblica della vicenda di Welby, della sua odiosa strumentalizzazione, già saranno tutti lì, in biblioteca in commissione in aula, a studiare una legge. Bravi.

(Mi sono anche ricordato perché, pur non essendo un estremista, non sono mai stato e non sono mai voluto essere un moderato nel senso di Bruno Tabacci. In politica, moderato è uno che usa il linguaggio a questo modo).

Su Welby io penso così: o la persona o la vita.

Postato da Azioneparallela | 08:52 | commenti (3)

20/12/2006
La proposizione perfetta/3

L'esperienza della cosa richiede una sua specifica determinatezza.

(La prima proposizione perfetta sta qua; la seconda sta qua).

Postato da Azioneparallela | 11:08 | commenti (8)

Danza del Fuego - Manuel de Falla

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 

Questo è il mio primo esperimento con i file audio. Perché ne seguano altri, occorre che qualcuno mi spieghi come diavolo si fa a tagliare un pezzettino di file, visto che Splinder mi consente di caricare solo file-audio di dimensioni inferiori a 5MB. C'è qualcuno che mi sa dire? (grazie)

Postato da Azioneparallela | 01:11 | commenti (8)

19/12/2006
Foucault Agamben Esposito Piro: tutto su Azioneparallela

" [...] Non è casuale che le due reinterpretazioni più creative della categoria di biopolitica – quelle di Giorgio Agamben e di Roberto Esposito – tendano entrambe a dare al nazismo proprio quel rango di fenomeno esemplare che Foucault, come abbiamo visto, non si sente di dare. Nel caso di Agamben, che intende esplicitamente mettere a confronto la riflessione politica di Foucault con quella di Hannah Arendt, l’elemento politicamente centrale per definire la biopolitica è l’affermarsi (o piuttosto il riemergere) all’interno della politica di una zona di indistinzione tra i poli dell’eccezione e della norma, secondo una logica il cui modello paradigmatico è il “campo” (di concentramento, di internamento, di smistamento dei flussi migratori…), cioè una struttura di potere che produce la “nuda vita” ridotta ai suoi aspetti puramente biologici. Nell’epoca di Guantanamo e dei campi di soggiorno per i “clandestini”, quest’interpretazione ha senz’altro elementi di suggestività, ma mi sembra semplificare fortemente il tipo di problematica che emergeva dal discorso di Foucault. Per contro, Esposito rilegge l’intera problematica della bio-politica a partire da una categoria al tempo stesso medico-biologica e giuridica, quella di immunità. La “biopolitica” è quella politica che si fa carico dei processi biologici in quanto i corpi viventi vengono considerati come esposti alla malattia, al contagio, al richio della contaminazione, e perciò bisognosi di una protezione e di un controllo che è l’unica possibilità per garantirne l’identità e il benessere. Da questo punto di vista, diviene abbastanza facile attribuire un’esemplarità al nazismo la cui “tanatopolitica” sarebbe l’esempio di un uso assolutamente rigoroso del paradigma immunitario, l’analogo politico di una malattia auto-immune. È chiaro però che questa declinazione del tema della biopolitica assolve rispetto al presente compiti di natura prescrittiva più che di natura diagnostica: essa individua i meccanismi teorici generali che conducono a una deriva “tanatopolitica” e suggerisce le linee per una loro critica bio-filosofica, più che individuarne la continuità storica o l’eventuale presenza attuale [...]".
L'autore di queste righe, Francesco Piro, mi ha autorizzato a darvi a spizzichi e bocconi il suo saggio sulla biopolitica in corso di pubblicazione su Filosofia e Teologia. Capisco che faccia gola a molti pubblicare su Azioneparallela, ma io finora mi ero praticamente astenuto dal proporre testi, miei o altrui (un tempo c'era il capodivisione, per questo, ma non ne vuole più sapere). Domanda, questa svolta scientifica interessa a qualcuno?
(E interessa a qualcuno questa riflessione sulla biopolitica? A me sì, ovviamente)

Postato da Azioneparallela | 16:30 | commenti (7)

Cattiverie

Ultimo, notevole numero dell'anno per Left Wing. Io scrivo su Pacs e coppie di fatto, con qualche cattiveria. Non essendo riuscito a reperire argomenti decenti sul fronte dei contrari, l'ho fatta facile e me la sono presa un'altra volta con il mio, al momento, commentatore preferito, Antonio Scurati. La goccia, guarda caso, si occupa di stupidità.

Postato da Azioneparallela | 00:06 | commenti (2)

18/12/2006
Che ne dici? Che ne dico

Che ne dici di una newsletter di taglio filosofico?
“Inizialmente fui scettico. Non vedevo come la filosofia potesse conciliarsi con un supporto così diverso da quelli ai quali ero abituato. Non ero, inoltre, interessato alla divulgazione ritenendola incompatibile con la pratica filosofica. Né volevo aggiungermi, con la scusa della filosofia in pillole, alla già lunga schiera degli opinionisti che affliggono i lettori italiani (non godendo, oltretutto, di alcuna visibilità mediatica ed essendo sfornito di qualsiasi appeal pubblico). Il fantasma della semplificazione, dell’adeguamento coatto del pensiero al suo presunto uditorio e alle sue altrettanto presunte esigenze di intellegibilità media, alimentava ulteriormente il mio scetticismo. Se infatti la divulgazione filosofica è una contraddizione in termini, la banalizzazione è una vera perversione della comunicazione.
“Mi resi però conto che le mie perplessità si fondavano su un pregiudizio e su una visione ancora troppo timida della pratica filosofica. Il pregiudizio consisteva in una serie di equazioni care ai costruttori dei palinsesti televisivi: intellegibilità=semplificazione, chiarezza=banalità, efficacia sulle anime=marketing (gli effetti negativi di questo pregiudizio sono di una portata incalcolabile). La timidezza era invece quella che provavo di fronte a una conclusione che, stante la mia comprensione della filosofia teoretica come esercizio, avrei dovuto immancabilmente trarre: se la filosofia è pratica teorica, se è pensiero in atto e non sapere -, allora la filosofia deve essere praticabile senza indugi propedeutici. Può, anzi deve essere una parola che si misura sull’attualità, addirittura sull’«occasione» e, al pari di ogni parola, deve aspirare a una piena comprensione”.
(Rocco Ronchi, Libero pensiero. Lessico filosofico della contemporaneità, Fandango Libri, 2006, p. 5).
Che ne dico? Mi piacerebbe che ci si potesse dire d’accordo e insieme non d’accordo. Mi piacerebbe che mi fosse concesso che non è possibile spiegarsi sul quoziente di disaccordo. Mi piacerebbe che mi fosse concesso di pensare che le parole non sono pari, e neppure le aspirazioni che le animano. Mi piacerebbe che, come doveva accadere con Socrate e con Nietzsche, in tutto ciò ci si comprendesse e insieme non ci si comprendesse. Mi piacerebbe che aspirassimo, in filosofia, alla comprensione di questa incomprensione e all’incomprensione di questa e, forse, di ogni comprensione.
P.S. Sono graditissime le molte ironie che è possibile fare su queste mie parole. (Magari comincio io).

Postato da Azioneparallela | 09:45 | commenti (7)

15/12/2006
Vibrisselibri

(Non mi sarà quasi mai capitato di copiare e incollare un post. Stavolta lo faccio, per ringraziare i partecipanti a Vibrisselibri di quel che stanno facendo, visto che io ne faccio parte ma non ho ancora fatto nulla. Aggiungo che copio-e-incollo questo post da Lucio Angelini, che ringrazio, perché, per quel che può valere - condivido sottoscrivo e quindi diffondo con entusiasmo i sette punti sette):
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=140407.
--
1. Io sono l'esatto contrario di un imprenditore: mi piace avere una buona idea e trovare qualcuno che ci stia. Non guardo al profitto, il profitto è un limite».

2. [Perché non fare una casa editrice vera e propria?] «Per uscire dalla logica del piccolo editore, costretto a rifugiarsi nella nicchia per non soccombere alla logica della grande industria editoriale.

3. Io voglio fare azioni esemplari e minimizzare i costi significa avere la libertà dal profitto. Al mio progetto lavorano gratis cinquanta persone che hanno aderito con entusiasmo.

4. [Scusi Mozzi, lei è un editore o il capo di un girotondo per la liberazione della letteratura, un no global del libro?] «Macché, un vecchio democristiano come me [IL SOLITO VEZZO DI GIULIO PER BASIRE L'INTERLOCUTORE, n.d.r.] al massimo può fare un'iniziativa di sinistra riformista».

5. A me non interessa assecondare il gusto, mi interessa l'innovazione. Io penso che ogni libro possa avere più vite. La prima gliela diamo noi su vibrisselibri, sperando che poi ne trovino un'altra di carta. Il mio scopo è che questi libri vengano poi stampati».

6. [Che libri intende pubblicare?] «Libri mostruosi... [cut]... Voglio fare libri che siano mutazioni genetiche [si veda il mio post di ieri, n.d.r.]. Il problema vero dell'industrializzazione dell'editoria è la riduzione della varietà genetica. Sono contro l'eugentica del libro: deve essere fatto in certo modo per andare bene. Questo danneggia la specie».

7. Se io fossi capace di fare soldi come Baricco, farei come lui. Avrei fatto la scuola di scrittura Holden, avrei creato la casa editrice Fandango. Ho molta stima di lui come operatore culturale, c'è molta sufficienza in chi ignora questo fatto. Ma io non ho questo talento. Talenti diversi dal mio, con le mie idee potrebbero farci molti soldi.

Postato da Azioneparallela | 16:09 | commenti (6)

Qfwfq

Nei pressi di questo blog, c'è un'enoteca (forse questa, ma non sono sicuro), un sito inutile e la torre di Babele (non credo questa, che s'è trasferita). C'è la zona fumatori (io non fumo). C'è anche Babsi Jones, e mi fa molto piacere, ma dei miei vicini è l'unica che conosca. Se voglio fare quattro passi in più, posso recarmi dalle vecchie e anziane di Bologna, ma la cosa non è che mi entusiasmi. Oppure dai gatti fatti e misfatti, ma se c'è una cosa di cui non mi importa nulla sono le vicede dei gatti altrui.

Insomma, di coloro che frequento e linko, nei miei pressi non c'è nessuno. Negli spazi siderali della blogosfera, di cui è possibile scaricare qui la mappa, o mi metto in cammino, dalla fredda periferia nord occidentale in cui mi trovo, verso il pulsante centro al calor bianco intorno a cui tutto ruota, o non incontro nessuno con cui solitamente scambio quattro ciacchiere (grazie a ffdes, che non sono riuscito a trovare sulla mappa).

Postato da Azioneparallela | 11:51 | commenti (3)

Non pensare a

Non conosco il saggio di Peter Sloterdijk, Dans le même bâteau. Essai sur le hyperpolitique (1993, trad. fr. 1997), che per fortuna l'indispensabile suo bibliogramma non indica tra le opere centrali nella vasta produzione del filosofo. Ma oggi mi imbatto in una recensione di Bruno Guitton in cui trovo citata, per essere criticata, la seguente affermazione di Sloterdijk: "Se oggi gli Occidentali non hanno difficoltà a definirsi democratici non è in generale perché essi hanno la pretesa di sostenere coi lori sforzi, quotidianamente, la comunità politica, ma perché considerano a buon diritto la democrazia come quella forma di società che consente loro di non pensare allo Stato, né all'arte dell'appartenenza".

Non so se sia un male o un bene, vedo che il recensore non pare soddisfatto; a me non soddisfa granché Sloterdijk, però mi pare che le cose stiano proprio così.

Postato da Azioneparallela | 09:10 | commenti

14/12/2006
Celan e il podcast

L'Università di Salerno ha un centro di podcasting. Oggi ha registrato il secondo intervento: il prof. V. Vitiello ha letto e brevemente presentato Luzi. Il primo podcast, su Paul Celan, è qua, e vale la pena ascoltarlo.

Postato da Azioneparallela | 18:40 | commenti (1)

Orson Welles è tornato!

Ieri sera. I belgi hanno appreso dalla televisione RTBF che il loro paese aveva cessato di esistere. Le Fiandre avevano proclamato unilateralmente l'indipendenza. Il re Alberto II, nell'impossibilità di regnare, aveva abbandonato il Paese.

(Ma si voleva solo suscitare un dibattito. E pare che il Ministro delle Telecomuniazioni se la sia presa)

Postato da Azioneparallela | 10:04 | commenti (4)

Ideas

Sul Magazine del New York Time, si passa in rassegna l'anno trascorso da un punto di vista straordinariamente inedito: quello delle idee emerse in corso d'anno. Non ho guardato tutte le voci, ma alcune sì:
big urbanism, il ritorno della grandiosità nella pianificazione urbana;
digital maoism, Wikipedia, Google, la corsa a chi mette in campo la maggior metarisorsa e l'intelligenza collettiva;
the visage problem, ossia la prosopagnosia. Una columnist di The Times parla della sua lotta contro questo rarissimo disturbo: è cieca all'aspetto del volto umano. Vede volti come pietre.
literary spam, la moda per ora innocua di spammare pezzi di celebri testi letterari;
redifining torture, perché non tutte le nuove idee sono buone idee;
psychological neoteny, l’idea che non diventiamo più adulti (messa così, era già apparsa con Peter Pan; però è una cosa più seria, credo).
homophily, definita più o meno come la tendenza a tenersi stretti a quelli che la pensano come noi. Di qui la polarizzazione nei risultati elettorali. (Da leggersi insieme con negativity friendships) Bah. Il solo fatto che mi sono sciroppato questo elenco, mostra comunque che non ne sono affetto in forma grave.
(Voi potete aggiungere nei commenti le buone idee che vi sono venute in corso d'anno)

Postato da Azioneparallela | 09:47 | commenti (1)

Welcome!

- Ma dai! L'idea che gli uomini siano soltanto il prodotto cieco dell'evoluzione ha lo stesso grado di probabilità della produzione della Divina Commedia per mano di una scimmia che batta le zampe su una tastiera -.

Dici? Va bene. Allora ci proviamo! Welcome to the Darwinian Poetry Project!

Postato da Azioneparallela | 09:17 | commenti (1)

12/12/2006
La proposizione perfetta/2

Si homines liberi nascerentur, nullum boni et mali formarent conceptum quamdiu liberi essent.
(La prima proposizione perfetta sta qua)

Postato da Azioneparallela | 19:44 | commenti

Quindici secoli, quindici anni. (E centocinquant'anni)

"Io vorrei rispondere alle questioni che avete posto a Ratisbona. Su tre punti: la libertà e le conversioni; la ragione; la violenza e la guerra. La libertà? Per i musulmani, credere è una grazia di Dio, ed è un atto completamente libero. Il Corano dice: «Chi vuol credere crede, e chi non vuole credere non crede» e: «Dio guida verso la luce chi vuole». Contrariamente a quel che si pensa, la vitalità dell’islam si è fondata su questi principi di responsabilità e di libertà. Il papa ascolta con benevolenza, sembra stupito, ma non fa ancora domande. Io insisto sulla sura: «nessuna costrizione nelle cose di religione» che data non dall’inizio (come aveva detto il Santo Padre), ma dalla fine della predicazione maomettana. quanto alla ragione, io gli dico che per il Corano la rivelazione è venuta a illuminare la ragione, non a contraddirla. È per questo che l’islam ha permesso l’emergenza del rinascimento europeo, con il contributo della matematica e dell’algebra, scienze razionali per eccellenza. Sul jiihad, tema che il papa aveva posto al centro del suo discorso di Ratisbona, gli significo espressamente che ci sono due jiihad, il piccolo e il grande. Il grande, è la pietà, lo sforzo su di sé, il «buon agire» e il sapere. Il Profeta ha detto: «L’inchiostro dei sapienti vale più del sangue dei martiri». Mi risponde: «Ah, è così? Bisognerebbe che fosse meglio conosciuto». Io proseguo: il piccolo jiihad, è la legittima difesa, il ricorso alla guerra giusta in condizioni strettamente codificate, proprio come aveva fatto Sant’Agostino». Mi interrompe: «Esattamente!Sant’Agostino ha posto delle condizioni assai strette». Io rispondo che le nostre sono ancora più dure! Do un esempio: «Non essere mai l’aggressore, non toccare i non belligeranti, proteggere i deboli e anche la natura. È proibito, per esempio, inquinare i pozzi...». Mi accorgo che riflette, che pensa alle azioni di tutti quelli che agiscono usurpando il nome dell’Islam. Io preciso: «Santo Padre, non confondete gli ultimi quindici anni con i quindici secoli della nostra storia comune, in ci abbiamo vissuto insieme, cristiani e musulmani, malgrado pagine nere come le crociate e la colonizzazione. Oggi, la stragrande maggioranza dei musulmani rifiuta la strumentalizzazione della religione e la cieca violenza». Lui dice: «Sono consapevole che molti musulmani subiscono una simile deriva». Gli rispondo: «Soffrono che si mettano insieme le due cose. Quanto a me, io non dico certo che l’Inquisizione era nel Vangelo, o che i gulag erano in Marx, o che la cieca violenza è nel Corano»".
Si potrebbero fare alcune osservazioni su questo dialogo fra Benedetto XVI (alias Manuele II Paleologo) e Mustapha Chérif, il primo intellettuale musulmano ad essere ricevuto in udienza privata da un Papa. Per esempio, che il Papa sembra un po’ groggy; o che forse crociate e colonizzazioni non furono solo épisodes (e temo non gli unici). Ma insomma. C’è comunque da credere che Ratzinger sia apparso a Chérif molto più preoccupato del dilagante ateismo, che non dell’aggressività musulmana. E c'è da convincersi dell'ovvio, che cioè se c'è uno scontro, questo non è affatto tra le religioni. Se volete farvi un'idea del pensiero di Mustapha Chérif, leggete qua. Se non avete tempo, andate direttamente al paragrafo sesto, dove la modernità è ormai in preda a una razionalità senza senso, e capirete subito come stanno le cose. Non c'è nessuna differenza apprezzabile tra il pensiero di Papa Benedetto sul moderno e quello di Mustapha Chérif. Non si tratta di un problema di quindici secoli, ma di centocinquant'anni sì  (all'incirca).
(Però non sarebbe male se un giornale italiano proponesse il testo di questo dialogo, mi pare).

Postato da Azioneparallela | 09:58 | commenti (5)

11/12/2006
O la persona o la vita

Ed ecco Left Wing. Il mio elzeviro su Welby (e su Roberto Mordacci che ha tentato una giustificazione razional-kantiana del no all'eutanasia, fermo restando che il caso di Welby non è un caso di eutanasia) ha un titolo indovinato: quello di questo post . La goccia è giornalistica.

La terza pagina di Ffdes sulla sofferenza cristiana merita una considerazione. Marco Beccaria scrive:  "Ci si chiede (sui giornali, in televisione, sui blog, nelle aule scolastiche, tra amici, un po’ dovunque) se si sia favorevoli o contrari all’eutanasia, senza che nessuno abbia mai la pazienza e la carità di chiarire di che cosa si stia parlando". Caro Marco, tu sai bene che esistono, per esempio, i libri. Uno li prende, e si fa un'idea meno vaga della cosa. E, scrivendone, prova a diminuire la vaghezza che c'è in giro. Invece: lamentare, rimanendo sul vago, che si rimane sul vago, non apparterrà alla "cultura della morte" che rischia di minare le fondamenta del vivere civile (così per molti, e in buona parte per Marco) ma, francamente, non è che le consolidi.

Postato da Azioneparallela | 16:00 | commenti (7)

Su Welby

Sul 'caso' Pier Giorgio Welby nel fine settimana sono usciti alcuni articoli rilevanti: il cardinale Barragan su la Repubblica e Il Tempo, Barbara Spinelli su La Stampa; Roberta De Monticelli sul Corriere; un post scriptum di Scalfari su Repubblica. Li trovate tutti insieme qua (insieme ad altri un po' meno rilevanti). Li segnalo perché su Left Wing (che esce a momenti, a minuti o ad ore), si parva licet, me ne sono occupato anch'io (dopo avere tempo fa scritto sul caso Terri Schiavo, un articolo con un'imprecisione.

(Alla De Monticelli obietterei che la distinzione fra accanimento terapeutico ed eutanasia, da lei contestata, mi pare che abbia senso. Perché l'accanimento terapeutico non si configura solamente su basi soggettive - mentre l'eutanasia di queste basi ha strettamente bisogno: occorre cioè che la volontà del soggetto sia inequivocabilmente manifesta - e perché l'eutanasia non è necessariamente il percorso con il quale si intende porre termine a insopportabili sofferenze, o a cure strazianti).

Postato da Azioneparallela | 09:22 | commenti





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