Babele
Babele
 
30/11/2006
Carinerie

Come può un filosofo dire di un collega che è un fottuto idiota? Così: "E' curioso [oppure: "E' interessante] che il mio collega X pensi che io affermi p quando chiunque può vedere che io affermo in realtà q". Ancora meglio sarebbe premettere qualcosa come "Adoro X quando pensa che...".

Di insulti tra filosofi si occupa tal Joe Salerno. Il suo post è segnalato in coda al Philosophers' Carnival # 39.

Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (4)

29/11/2006
Gauche e Gauchet

Ségolène Royal: la decomposizione del mitterandismo. Uno si aspettava che dal mitterandismo i socialisti sarebbero usciti sul piano della dottrina, e invece... e invece tutto si è giocato sul terreno dell'immagine e del simbolo. La vera forza della Royal sta nell'aver colto la profonda crisi d'autorità che attraversa la società francese, e nell'incarnare la giusta misura di scetticismo nei confronti della classe dirigente del paese. Poi dice cose che è difficile tenere tutte insieme, però forse, proprio perciò (perché parla ogni volta a pezzi diversi della società, senza inventarsi una sintesi politica) questa cosa può funzionare (a condizione, ovviamente, di non metterla per iscritto!). Può andare bene o male, può sgonfiarsi oppure no, ma di certo Ségolène è espressione di un  rigetto della politica tradizionale che è palpabile.

(Libera sintesi di alcune opinioni espresse su Libération dal filosofo Marcel Gauchet, che ha pure un blog dedicato)

Postato da Azioneparallela | 09:49 | commenti (2)

Ginocchioni

Derrida. per esempio. Uno dei più grandi filosofi del '900. L'unica critica che gli si può muovere, è che a volte diceva certe cose in ginocchio: ecco, non è bello.
(Vedere per credere).
aggiornamento. Visto che nei commenti si segnalano altri video (Heidegger e Zizek), non vorrei che vi perdeste il filosofo sloveno, Zizek appunto, che spiega cos'è la filosofia. A letto.

Postato da Azioneparallela | 00:00 | commenti (2)

28/11/2006
Ho una strategia

Alle prossime Olimpiadi di Pechino (2008: abbiamo un paio di anni scarsi per prepararci), un'ondata di attentati terroristici. Bombe, kamikaze, spari sulla folla, assalto al villaggio olimpico: cose così (non sono un tecnico, non saprei calibrare rigorosamente gli interventi). Poi: rivendicazioni di democrazia sufficientemente attendibili, un po' di indipendentismo tibetano, la riesplosione del problema Taiwan (se c'è dell'altro, ben venga). Segue orchestrata (ma non poi tanto: la cosa verrebbe da sé) campagna di stampa contro i pericoli di investimento in un paese con forti problemi politici.

Che ve ne pare: destabilizza l'ordine mondiale o invece funziona? Funziona, dico, per frenare un po' la corsa economica del gigante cinese, e non sentire noi occidentali sul collo il fiato del dragone? (Con l'India, la stessa strategia andrebbe a nozze, con tutti i problemi che hanno).

Una precisazione: non accetto obiezioni moralistiche basate su cose tipo i costi umani. Se poi mi si dice che la concorrenza economica è pacifica, rispondo: certo, per ora. Ma dico: non vorrà l'Occidente svegliarsi troppo tardi? Non vogliamo far credere al mondo che siamo imbelli? (E poi non sto proponendo una guerra, solo di dare qualche primo segnale).

Beh, funziona? La so fare la guerra, o no? (E' che mentre Giuliano Ferrara si accalora, io mi sono stufato di cincischiare con i musulmani, e punto al bersaglio grosso: la Cina, intendo. E comunque, magari, qualcuno ci sta già pensando).

Postato da Azioneparallela | 12:33 | commenti (6)

Most cited

Lista dei prominent books on ethics a far data dal 1960, sulla base della Stanford Encyclopedia of Philosophy. John Rawls piazza il primo e il terzo libro. Sul podio con lui Robert Nozick. Non ci sono molte sorprese, nel senso che i libri che mi aspettavo di trovare ci sono tutti. Ovviamente, ciascuno se la canta e se la suona: anche la Stanford. Non è che sia un filosofo che ami molto,ma un posticino a J. Habermas per esempio l'avrei trovato. e invece il posticino ce l'ha, ma solo nella lista degli ethicists. Score: 28. Primo è ancora Rawls, e lo score è 93. Non c'è partita.

Passiamo alla lista dei filosofi del linguaggio/della mente. Svetta solitario Jerry Fodor (score: 148), il che per me è abbastanza inaccettabile (Kripke, per dire, ha uno score di 33, e lo stesso autore della lista se ne meraviglia un po'). Secondo Dennett, terzo Block. Per i libri, di nuovo qui, il terzetto di testa è formato da Chalmers, Kripke (che si prende la sua rivincita), Dennett. Fodor scivola al quarto posto, e per me poteva scivolare anche di più.

Postato da Azioneparallela | 09:13 | commenti (10)

27/11/2006
In nome di Dio

Nuovo numero di Left Wing. Il sottoscritto è stato esonerato. Se avessi scritto, mi sarei occupato del pregevole articolo di Gianni Baget Bozzo, apparso su Il Foglio di venerdì 24 novembre, dal titolo La libertà degli atei devoti. Non sto a dire perché lo trovi pregevole (il che ovviamente non significa che lo condivida). Dico solo che, se ne avessi scritto, avrei cercato di sostenere (un po' provocatoriamente, lo confesso) la seguente tesi: solo in nome di Dio uomini possono muovere guerra a altri uomini. In caso contrario, la guerra non può avere che un significato esclusivamente nichilistico. E dunque, a meno che non siate utopici (cioè stolidi) pacifisti, o peggio nichilisti confessi, vi occorre Dio.

(Ma non dico altro, perché magari per lunedì prossimo non mi viene in mente niente e il pezzo lo scrivo lo stesso). 

Postato da Azioneparallela | 18:13 | commenti (4)

Piacere e dispiacere

Il bel programma (pdf, pesantuccio) dell'incontro, organizzato dalla Biblioteca Nazionale d'Algeria, Sur les traces de Jacques Derrida, tenutosi ieri e l'altroieri ad Algeri, a due anni dalla morte. L'eco sulla stampa internazionale, finora, non mi pare sia stato granché. E mi dispiace.

(Però il coordinatore scientifico del colloquio, Mustapha Chérif, riferisce per esteso  nel suo blog - che piacere!: questo islamologo e filosofo algerino ha anche un blog -, sul contenuto di un altro colloquio, quello con Benedetto XVI in udienza privata! Tra le altre cose, Mustapha Chérif si intrattiene sulla differenza fra guerra giusta - di difesa - e guerra santa, che non sarebbe contemplata dal Profeta. Benedetto XVI pone invece l'accento sui pericolo della secolarizzazione galoppante. Sul blog è riportata anche l'eco che l'incontro col Papa ha avuto sulla stampa).

Postato da Azioneparallela | 09:37 | commenti (1)

My Lord

L'articolo di Ralf Dahrendorf che segnalo non è granché. Però il passaggio seguente è interessante:

"Why has religion returned to secular and democratic politics? The main reason is probably that the enlightened countries of the world have become unsure of their values, even of the Enlightenment itself. A moral relativism has spread, leading many to accept the taboos of all religious groups in the name of tolerance and multiculturalism" (seguono esempi).

Perché è interessante? Ma perché i religious groups sono in prima fila a combattere quel moral relativism che sta consentendo il ritorno religioso. (In verità, non c'è bisogno di essere Lord per notare la cosa: mi pare che Vue sostenesse in neretto qualcosa di analogo, qui)

Postato da Azioneparallela | 00:42 | commenti (3)

26/11/2006
Trotterellando

Ho dato un'occhiata al documento preparatorio della tavola rotonda sul tema: que peut la philosophie dans le monde arabo-méditerranéen, organizzata dall'UNESCO che tiene da qualche anno una giornata mondiale della filosofia. Non è che non veda l'importanza politico-culturale di portare un centinaio di filosofi in Marocco, a Rabat, a discutere di multiculturalismo, condizione umana, condizione femminile, cittadinanza, diritti umani, società aperta, cultural studies, revival religiosi, e via di questo passo. Però mi torna in mente quel che Cavazzoni diceva, a Sora, dello scrittore: che è un animale che non può vivere in un branco, in un gruppo. Non vi fa ridere la frase: "sette scrittori andarono a cena nel ristorante sul lago"? Lo stesso dicasi dei filosofi: "trentatre filosofi andarono al cinema tutti e trentatre trotterellando".

Messa da parte questa sciocca riserva, le domande preparatorie fanno un po' tenerezza. Che deve fare la filosofia, si chiede? Ci son troppe cose che alla filosofia non andrebbero giù, nella tradizione del mondo arabo che ancora dura e perdura: si tratta di far piazza pulita o di tenerne conto, di mediare? Deve la filosofia tenersi a distanza dalla realtà o contribuire al suo cambiamento effettivo? E via di questo passo. Io la metterei così: evitiamo di considerare filosofi coloro i quali non solo accettano la domanda, non solo accettano il dilemma, ma provano pure a rispondere.

Postato da Azioneparallela | 08:30 | commenti (8)

25/11/2006
Invenzioni e domanda

"Il fatto è che gli animali ci insegnano se non altro il carattere irriducibilmente esteriore della morte, benché si diano la morte necessariamente gli uni con gli altri: la morte in quanto cattivo incontro inevitabile nell'ordine delle esistenze naturali. Ma essi non hanno mai inventato questa morte interiore, questo sadomasochismo universale dello schiavo-tiranno" (Deleuze, Spinoza. Filosofia pratica, Guerini, 1998, p. 22).

(Domanda: un pensiero come questo rientra nella political correctness, si ode in tv, si legge sui giornali?)

Postato da Azioneparallela | 12:44 | commenti (5)

24/11/2006
Proposta indecente

"Vi propongo nulla di meno che una generale e massiccia partizione dell'esistente in due grandi gruppi o classi: da una parte gli esseri viventi (o le sostanze) e dall'altra i dispositivi in cui essi vengono incessantemente catturati" (Giorgio Agamben ripreso da Tiziano Scarpa ne Il primo amore).

Rifiuto la proposta: è troppo ingenua.

Postato da Azioneparallela | 11:03 | commenti (7)

Fassino non c'entra

Armando Torno dà conto delle polemiche suscitate da Giovanni Reale, sui presocratici e l'imperante (un tempo) marxismo. Reale precisa la sua accusa: il modo in cui Giannantoni ha riprodotto Diels-Kranz, con tagli e omissioni, "ha l'effetto di svuotare le idee forti di codesti autori [i presocratici]". Straordinario Reale: è riuscito a scovare la "vecchia tattica". I presocratici avevano le "idee forti", e il superficiale Giannantoni gliele svuotava. Carogna. Ma Togliatti? Ma i comunisti? Uno vorrebbe chiedere a Reale: e quali sono le forti idee presocratiche che davano fastidio a Togliatti, che non sono presentate a tutto tondo nell'edizione Giannantoni? Ma a intervistare quel colosso della filosofia antica che è Giovanni Reale (così lo presenta Torno), è quel colosso del giornalismo culturale che è appunto Armando Torno, e così la domanda a Reale non viene posta. Però Torno chiede a Mario Vegetti (di cui si cita la monumentale edizione della Repubblica in corso di pubblicazione, ma presentandolo come un professore di Pavia sembra che il suo formato sia dieci volte inferiore a quello del grande Reale, ed è invece cento volte maggiore) - Torno chiede a Vegetti, e Vegetti (immagino sorridendo) dice che è assurdo. Poi Torno chiede pure a Roberto Radice e Roberto Radice aggiunge: nulla so del ruolo dei comunisti, però anche il più piccolo frammento può essere rivelatore, anche il capro omesso da Giannantoni. Radice ha ovviamente ragione, ma altrettanto ovviamente non si preoccupa minimamente del capo d'accusa ideologica, poiché non ne sa nulla e non c'entra nulla. Ma Torno di nuovo non domanda. Aggiungiamo pure che: non ogni libro è per ogni uso. Avendo tradotto una 'selezione' dell'epistolario cartesiano, ed essendo iscritto ai DS, vorrei mettere le mani avanti: nessuno accusi fra 40 anni Fassino per le incredibili omissioni della mia traduzione!

(Poi Torno conclude con un paio di porcherie: prima, la citazione dell'ateo Onfray - infilata lì solo per dimostrare che tutto si può discutere e vedete come sono aperto, ma senza un cenno al fatto che Onfray non è un antichista e dunque non c'entra un bel nulla; poi, l'affermazione che gli è aumentata enormemente la stima per Togliatti, nonostante l'atteggiamento di chi lo difende. Che è una porcheria perché non c'è un rigo nel suo articolo che giustifichi questo incremento di stima, il che significa che la cosa è di nuovo messa lì per far vedere che lui sì che è veramente aperto di mente. Che pena). 

Postato da Azioneparallela | 10:17 | commenti (14)

23/11/2006
I comunisti non mangiano più i bambini, ma i vecchietti

Molto si discute di eutanasia. Ma nessuno era ancora arrivato a sospettare che, anche lì (non solo coi prescratici), il problema fosse il comunismo. Ora mando una mail a Serra per segnalargli la cosa, ma l'illustre senatore Gaetano Quagliariello, tra le tante cose che avrebbe potuto dire, sceglie di dedicare la sua verve intellettuale prima ai tempi di discussione (perché diavolo stanno tutti lì a parlarne, perché questa urgenza di legiferare? Meglio sopire, meglio tacere) poi a quel "residuo culturale" di "mentalità comunista", "che vorrebbe imporci oggi felicità per altra via: se non possiamo esser felici perché tutti uguali, quanto meno cerchiamo di esserlo mettendo nelle mani dell'individuo [lo vedete il comunismo?] il diritto di agire senza limiti sull'origine e sulla fine della vita, di condurre un'esistenza che non tenga conto di alcun fondamento [è noto che i fondamenti disponibili sono tre o quattro]: né dove andiamo né cosa lasciamo".

Perché in fondo cosa vogliono questi comunisti infiltrati nei laboratori? "L'abolizione della morte come fenomeno naturale" - che è tutto quello che i "costruttori di utopie" possono chiedere oggi, non potendo per decreto abolire la caduta dei capelli.

(Quagliariello dice: che follia, fare una legge in faccende di finesse, in cui tutto deve risolversi nel rapporto medico/paziente. Il che mi fa pensare che potrebbe essere d'accordo con una legge che dica che tutto si risolve nel rapporto medico/paziente, di modo che quando questo rapporto porti a scegliere l'eutanasia, nessuno finisca in carcere)

Postato da Azioneparallela | 06:54 | commenti (2)

Una buona notizia

Ieri si è svolta la prova orale del dottorato di ricerca. Come ho segnalato le mie perplessità sullo scritto, così segnalo la mia soddisfazione per lo svolgimento dell'esame orale. Esame vero, al termine del quale hanno vinto la borsa i due studenti che hanno effetivamente dimostrato una maggiore propensione alla ricerca, e una più solida preparazione. Incredibilmente, nessuno si era scomodato per segnalarceli, e credo che i due vincitori siano abbastanza sorpresi pure loro.

Postato da Azioneparallela | 06:34 | commenti (35)

Per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l'altro

Michele Serra su Togliatti e i presocratici.

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22/11/2006
Poi dicono che non serve a niente

Il filosofo Régis Debray inviato speciale di Chirac in Siria. (Non so: D'Alema potrebbe spedirmi in Libano)

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La proposizione perfetta

Vita tamen illa qua unumquodque est contentum et gaudium nihil aliud est quam idea seu anima ejusdem individui

Postato da Azioneparallela | 00:19 | commenti (6)

21/11/2006
Bravo Togliatti!

Uno accompagna i figli a scuola, torna, si fa un caffé e apre il giornale, e legge in prima, sul Corriere, taglio basso: Il filosofo accusa: censura marxista sui Presocratici. Il caffè è rovinato.

Perché chiunque abbia studiato filosofia al liceo sa che Marx ha cominciato di lì, dai Presocratici: vuoi vedere che è tutto un imbroglio? Di corsa a pagina 47. Armando Torno occupa una pagina che è tutta e intera dedicata alla "prima traduzione integrale" del Diels-Kranz, ad opera di Giovanni Reale e dei suoi collaboratori. Reale, Giovanni Reale, il più discriminato dei filosofi italiani (in quanto non è un filosofo, si capisce: il titolo del Corriere è sbagliato). Reale, che nell'intervista apre la scatola dei ricordi e racconta amareggiato: "nelle biblioteche la mia Metafisica di Aristotele era sempre dal rilegatore" (e io fesso che ne ho due, di Metafisiche curate da Reale). Reale, che imputa alla regia del partito comunista la clandestinità delle Enneadi di Plotino, finché un giorno Faggin non poté tirarle fuori (nientemeno!). "Il vero problema, ci confida Reale, stava proprio nella penetrazione degli intellettuali comunisti nei laboratori dell'editoria liberale e nella successiva occupazione del sapere" (che uno pensa: se la penetrazione e l'occupazione servivano a non leggere di simili scemenze non era meglio?). Comunque, tra i frammenti che la cappa comunista sui presocratici impedì alle sfortunate generazioni venute prima di ieri pomeriggio di leggere, ce n'è uno riportato parzialmente da Canfora in basso. Facciamo opera di verità, citiamolo anche noi:

"Perché tu possa trovare corpo (lacuna) raccogli (?) per l'iniziazione. Tagliarono le pene dei padri (lacuna) affinché celebriamo bei riti (lacuna) e un capretto e un capro doni meravigliosi (?) e sul pascolo del fiume (lacuna) del capro".

Togliatti disse no: di tagliare le pene dei padri non se ne parla. Bravo Togliatti!

P.S. Torno dice che ben 4 pagine sono dedicate da Reale all'edizione comunista di Giannantoni. Non fornisce esempi dello sporco lavoro, sicché mi son dovuto limitare a citare Canfora.

Postato da Azioneparallela | 09:28 | commenti (21)

A domanda Baricco risponde

Su Repubblicatv c'era Baricco, e io gli ho posto una domanda, ripresa in forma accorciata ma corretta. Qui vi metto la domanda intera inoltrata via mail:

"Chiedo a Baricco se abbia letto l'articolo apparso sul quindicinale Stilos in questi giorni in edicola, dal titolo: "Estetismo baricchiano spettacolo da Barbari", a firma di Sergio Garufi. Si tratta di un'intervista al professore Giulio Ferroni, già entrato in accesa polemica con Baricco, nel quale fra l'altro si attribuisce a Baricco la responsabilità di "offrire emozioni puramente spettacolari, che offrono al pubblico immagini standardizzate di profondità, proiezioni di sublimità estetica, ecc." e lo si inserisce all'interno di quel genere di letteratura un po' "plastificato" che, da l'Eco de Il nome della rosa in poi, rappresenterebbe piuttosto "una sua evaporazione, un suo scivolamento nell'indifferenza e nell'inessenzialità".
Non domando solo per il gusto della polemica, ma perché credo che Baricco possa avere la questione a cuore, soprattutto se il suo feroce recensore ha torto, se cioè Baricco non crede affatto di avere sposato un'idea di letteratura di puro intrattenimento, superficiale o finto-profonda".
L'intelligente risposta si può ascoltare qui.

Postato da Azioneparallela | 00:02 | commenti (16)

20/11/2006
Bullismo e adoratori

Dopo la sosta americana torno su Left Wing. L'elzeviro èIntellettualismo e bullismo, e parla dei fatti di Torino (il video delle angherie su un ragazzo disabile) per fare a pezzi un articolo e un modo di scrivere e pensare che trovo esemplarmente rappresentato da Antonio Scurati, su La Stampa. La gocia è dedicata invece agli adoratori di Siva

Postato da Azioneparallela | 10:27 | commenti (16)

Ancora sul naturalismo

Uno di seguito all’altro trovate qui due articoli su naturalismo e evoluzionismo. Corrado Ocone rifiuta qualunque valore scientifico al creazionismo. Poi però aggiunge che d’altro canto sul piano filosofico l’evoluzionismo non regge, nonostante il suo successo tracimi ben al di là dell’ambiente scientifico. La ragione per cui non regge: in termini tecnici, “il presupposto oggettivante”, il fatto cioè che il naturalismo evoluzionistico deve mettere di là la natura in posizione di oggetto, e installare di qua la scienza in posizione di soggetto. Queste posizioni non sono affatto naturali, ma pre-giudicate, e nessuna scoperta scientifica  “potrà mai dirci nulla su ciò che precede ogni postulato e ogni pre-giudizio”.
Segue la replica di Franceschelli, che sul punto mette la cosa così: “Egli infatti suggerisce che, per collocarsi effettivamente tra i laici che non aderiscono ad alcuna «dottrina cristiana», occorre derubricare anche il naturalismo darwiniano, anzi l'idea stessa di natura, ad ipostasi metafisica, ed appellarsi ad un'autentica, questa sì antimetafisica e riformista, filosofia dello spirito, «nel senso del Geist tedesco». Ossia, sembrerebbe di capire, di hegeliana memoria”.
Francamente, non mi riesce di capire da dove Franceschelli ha tirato fuori lo spirito ed Hegel (o meglio: sì, lo capisco – dalla formazione crociana di Ocone, ma che c’entra?). Siccome per Franceschelli derubricare la natura del naturalismo scientifico a ipostasi metafisica significa mettere capo a una filosofia dello spirito, la domanda che rivolge a Ocone è la seguente: “da dove proviene lo spirito?”, e la risposta che suggerisce è che o torna alla natura, oppure finisce nelle braccia della teologia (come sarebbe finito persino Croce, che affidandosi a Vico avrebbe messo nell’uomo almeno “una favilla divina”). Tutto quel che segue non mi interessa.
Siccome per me derubricare la natura del naturalismo scientifico non mette capo a una filosofia dello spirito, e non in particolare a uno spirito che sarebbe da definirsi come non-natura, la domanda seguente di Franceschelli non è che mi tocca molto. Ma mi lascio toccare e rispondo: perché lo spirito deve provenire da qualcosa? Se qualcuno domanda a Franceschelli da dove proviene la natura non sarà costretto a rifiutare la domanda, oppure a dare una risposta di tenore metafisico? E allora?
Regolato Franscechelli, torno a Ocone. Ocone lascia intendere che la scienza non potrà dirci nulla su ciò che precede il pre-giudizio, ma la filosofia sì. E perché mai? Da dove la filosofia trarrebbe questo suo maggior potere? Da dove trae la convinzione che ‘qualcosa’, un ‘ciò che’, precede? Non vorrà mica dare ragione a Ocone?
 
P.S. Qualche post fa agli scienziati facevo replicare così: d’accordo, io son giocato dai miei presupposti, dal pregiudizio di Ocone, ma tu filosofo come diavolo fai a non essere giocato dai tuoi? D’accordo, io non saprò mai cos’è l’uomo: domanda metafisica su cui non mi azzardo, ma perché tu escludi per principio che questa domanda possa essere semplicemente irrilevante? Che cosa credi di saperne già? Agli scienziati a mia volta non posso che rispondere così: sì, son giocato anch’io, e posso solo sperare di giocare meglio. A differenza di Ocone (e di qualcun altro), io poi non escludo affatto che sia irrilevante. Anzi: oso pensare che in fondo lo sia. Ma alla scienza posso in fondo solo mostrare che il modo in cui procede implica una certa risposta alla domanda, e nient’affatto la sua irrilevanza. Posso poi confessare che d’altra parte pure la mia critica implica qualcosa del genere (un ‘sapere già da sempre’). E posso infine avanzare il dubbio che un nuovo lavoro filosofico deve consistere non già nel rivendicare ermeneuticamente questo ‘già da sempre’ presupposto, ma nel deporlo. Altro è il lavoro con cui il presupposto viene posto, altro il lavoro con cui viene deposto.
(E che genere di lavoro è? Ah, saperlo!).

Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (8)

18/11/2006
Tranche

E finalmente arrivarono le foto newyorkesi. Una prima tranche, perché al momento non ne posso caricare di più su flick. Ma eccone alcune:

una difficile accoglienzafluorescenze; parking: una liberalizzazione; il futuribile; stonehenge; cinderella; scene da un set cinematografico; il mandrillo; cartolina.

L'intero set è qui.

Postato da Azioneparallela | 01:30 | commenti (2)

17/11/2006
Malinconie

Leggo che i 220mila iscritti del partito socialista francese (quest'anno: record di iscritti) hanno scelto Ségolène Royal quale candidata socialista per un posto di qualche responsabilità: la presidenza della Republica. A noi Prodi l'avrebbero selezionato in quattro milioni. Non so perché, ma ho l'impressione che un dato simile significa che forse essere iscritti al partito socialista è in Francia ancora una cosa seria.

Postato da Azioneparallela | 11:49 | commenti (4)

Nel giardino

Chez Lipperatura, articolo di Girolamo De Michele (già apparso su Liberazione) su Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi, di Roberta De Monticelli, libro che ho adottato come sorta di introduzione al filosofare per il corso di Interpretazione dei testi (Sc. della Comunicazione). Qui non dico nulla del libro, ma una parola sull'articolo, che si sofferma su un punto, questo: non è vero che se Dio non c'è tutto è permesso, non è vero che impallidisce la differenza tra bene e male. A farla impallidire è casomai l'idea che una cosa è bene sol perché Dio la vuole.

La mia idea è invece: non è vero che quando impallidisce la differenza tra bene e male non c'è più spazio per un agire morale. Non è vero che io abbia bisogno di sapere che è male fare violenza a un bambino per non fare violenza a un bambino. E' vero che quando non so che è male fare violenza a un bambino è più facile che faccia violenza a un bambino. Ma allora è vero che quando non faccio violenza a un bambino senza sapere che è male fare violenza a un bambino compio un'azione più 'difficile'. Se è morale solo quell'azione che discende dal sapere quel che è moralmente consentito, allora quando non faccio violenza a un bambino senza sapere che è male non compio un'azione morale. Ma se è morale, e moralmente positivo, non fare violenza a un bambino, allora la mia azione è un'azione morale. E se un'azione morale 'difficile' vale più di un'azione morale facile, la mia azione ha un valore morale maggiore.

Postato da Azioneparallela | 11:22 | commenti (9)

16/11/2006
Merola è morto. Viva Merola!

Il Segretario:
Il giorno dei funerali di Mario Merola ho pensato più volte di scrivervi, perché quella mi pareva una manifestazione esemplare della necessità da parte di molti di trovare aspetti nobili e positivi in una sottocultura che Napoli prima si lascia alle spalle e meglio è. Mi pareva naturale parlarne. Poi però, non so perché, non l'ho più fatto. Oggi vado a pranzo col Vesuviano e lui esprime indignazione per il panegirico di Bassolino, Mastella, la Russo Iervolino. Torno a casa e leggo l'articolo di Giuseppe D'Avanzo, largamente condivisibile. Ma più di tutto mi colpiscono le dichiarazioni dei nostri, in particolare quella del sindaco: "Merola era un prepotente buono. Dobbiamo recuperare la guapparia nella misura in cui è orgoglio." Avete capito?
 
Il Venerabile
Caro S., naturalmente sono d'accordo; ho letto un articolo di Masullo, largamente condivisibile, in cui dice le cose che dici tu. Parla anche della borghesia, che non ha saputo o voluto diventare da avvocatizia imprenditrice; l'avesse fatto, la plebe sarebbe diventata popolo operaio e le cose sarebbero andate meglio. Dice anche altre cose, tutte lucide e condivisibili. 
Venendo a Merola, io credo che si sia un po' travalicato, nel senso che il giudizio dovrebbe essere solo estetico; Merola ha dato voce a una Napoli che non ci piace, ma gli ha solo dato voce, da "artista". Ora, si può confondere chi canta la guapparia con la guapparia stessa? Si può confondere chi ha cantato la droga (Lou Reed o i Rolling Stones) con la droga? Si può confondere Vasco Rossi che ha cantato la maleducazione giovanile con la maleducazione giovanile e così via? Dopotutto anche il tango cantava la guapparia argentina. Si può condannare il tango per questo? C'è, naturalmente, che il tango e Lou Reed sono tutt'altra cosa dal punto di vista artistico. L'arte di Merola è una schifezza, ma è solo arte. E' uno che canta quello che c'è, e se quello che canta non ci piace è giusto dirlo, come è giusto dire che non ci piace il mondo che rappresenta, ma è una parte di mondo, e lui gli ha dato voce. Nient'altro. 
 
Il Segretario:
caro V., la questione è complicata perché se Bassolino e la Russo Iervolino non fossero andati ai funerali di Mario Merola si sarebbe scatenato chissà cosa, e andandoci non c'è dubbio che essi hanno mostrato di essere "vicini" ad una parte consistente della cittadinanza che ama Merola, con annesso ritorno in termini oggi di popolarità e domani, chissà, di voti. E' il problema della rappresentatività. Verrebbe voglia di dire, io questi qui non li rappresento, sono lontani da me, non ho nulla a che fare con loro, e però da queste parti si corre il rischio di fare la fine che ha fatto Alfonso Andria a Salerno [candidato a sindaco sconfitto alle elezioni comunali della scorsa primavera], pochissimi voti tra proletari e sottoproletari e conseguente scusuta. Però almeno si poteva andare evitando di pronunciare certe stupide frasi ad effetto. Quanto a Merola, fuor di dubbio che lui sia stato autentico in quanto rappresentativo di una parte della città e della cultura che essa esprime. Ma non è la "nostra" cultura, è quella che vorremmo a poco a poco scomparisse, e quindi con tutto il rispetto rimangono grandi difficoltà ad accettare che proprio dalla nostra parte politica vengano simili esagerate celebrazioni.
 
Il Venerabile:
Caro S. le affermazione di Bassolino o della Iervolino io non le ho proprio commentate perché si commentano da sé; andare ai funerali era un dovere istituzionale, ma poi si poteva evitare di parlare; idem, al miracolo di S. Gennaro, si può andare per dovere istituzionale, ma senza per forza salire sul palco a baciare l'ampolla.

Postato da Azioneparallela | 12:58 | commenti (2)

Marisa

Meno male che c'è lei.

(Quello che succede oggi, spiegato al colto e all'inclita

Postato da Azioneparallela | 10:01 | commenti

15/11/2006
Perplessità

Ieri, esame di dottorato. Essendo in commissione, ho provato a difendere l'idea che, benché il dottorato di Cassino non abbia un programma, e non sia espressione di una scuola o di una tradizione, non indichi in sede di bando testi o contenuti di sorta, cionondimeno rinunciare a dare una traccia in qualche senso determinata non mi sembrava il massimo. Gli altri due colleghi in commissione mi han dato torto, anche sulla scorta di quanto fatto negli scorsi anni dalle precedenti commissioni, e così il tema sorteggiato chiedeva agli studenti di affrontare una problematica filosofica o scientifica ritenuta rilevante in un dato periodo storico. Non specificava quale problematica, lasciando allo studente facoltà di scelta, e non specificava neppure il periodo storico. Che si scegliessero pure quello.

Bah. (Post reso necesario dal fatto che in passato, non mi ricordo se sul blog o altrove, ho fatto un po' d'ironia su tracce così generiche. E ora mi ci ritrovo responsabile)

Postato da Azioneparallela | 11:10 | commenti (8)

La passione della scrittura

Poesia e filosofia in dialogo.

Mercoledì 15 novembre 2006, alle ore 17.00, nella sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici,
in via Monte di Dio 14, Napoli, in occasione della presentazione del volume di Flavio Ermini: Il moto apparente del sole. Storia dell'infelicità, pubblicato da Moretti & Vitali, Bergamo 2006,

Massimo Adinolfi, Ermanno Cavazzoni, Flavio Ermini,
Marcello Gombos, Ida Travi e Vincenzo Vitiello

terranno una tavola rotonda sul tema:
La passione della scrittura.

Postato da Azioneparallela | 11:03 | commenti (7)

14/11/2006
E io che c'entro?

"Il 16 novembre 2006, alle ore 11.30, a Roma presso il Caffè Fandango (Piazza di Pietra 32/33), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione di vibrisselibri. Partecipano: Lucio Angelini, responsabile del Comitato di lettura; Gaja Cenciarelli, responsabile della redazione; Giulio Mozzi, ideatore di vibrisselibri; Demetrio Paolin, autore del saggio Una tragedia negata pubblicato da vibrisselibri; Filippo La Porta, critico letterario".

E io che c'entro, direte voi? Perché ne faccio parte, sia pure ancora solo come cellula dormiente. Su vibrissebollettino trovate il link al sito, e i link ad altri avventurosi che ne fanno parte e ne hanno parlato

Postato da Azioneparallela | 18:41 | commenti

Reportage

Sono rientrato.
La cronaca delle giornate residue non ha molto senso e ve la risparmio. Metterò invece alcune foto su Flick.
Libri acquistati:
M. Rothko, Writings on Art
J. Perl, New Art City,
A. Berman, Hopper’s New York.
Mi sono avvicinato a Arguing about Art, ma non mi ha convinto. Ho ricevuto aggratis dall’IIC il libro di Renato Miracco su Lucio Fontana at the roots of spatialism.
Cose in ordine sparso:
la più bella ‘cartolina’: New York in bianco e nero alle sette di domenica mattina dal ponte di Brooklyn;
la migliore cena: da Sea Shore, City Island. Aragoste enormi e tenere, vino a go-go
la peggiore cena: Farfalle Pasta alla Union Station di Washington D.C. Quel giorno non ho fatto colazione, non ho pranzato e ho camminato per 8 ore consecutive, e tuttavia loro, le farfalle, sono avanzate. Immonde.
il problema maggiore: il caldo in camera. Termosifone non regolabile.
il problema minore: il freddo fuori. Nel senso che non faceva freddo, e cappotto e giubbino sono rimasti assai spesso in camera
il problema maggiore di NY: il traffico, of course. Ma anche l’allagamento delle strade in caso di pioggia non scherza.
l’opera d’arte più sorprendente: gli otto pannelli di Rothko esposti all’East Building della National Gallery di Washington. “Non faccio pitture, faccio un luogo”. Sacrosanto: da inchino.
maggior rimpianto: ex-aequo, la Sculpture Garden a Washington per non averlo visto, e un certo computer portatile, per non averlo acquistato
la spesa migliore: i jeans Levi’s sulla Madison (ma non ho comprato quasi nient’altro)
il quartiere più deludente: Soho (almeno per la parte che ho girato). C’è molto da lavorare.
la cosa più americana fatta: ex-aequo, per non scontentarle, la foto con Biancaneve e la foto con Cenerentola, da Disney’s World;
Partita grandi magazzini: Macy’s contro Blomingdale’s: vince il secondo.
lo spettacolo che avrei voluto vedere: una partita di basket al Madison Square Garden;
la bocciatura più sonora: Mary Poppins a Broadway (bocciata senza averla vista, beninteso)
l’utensile da importare: la paletta per pulire per terra ribaltabile (che cioè passa da posizione parallela a posizione a perpendicolo rispetto al pavimento. Magari c’è già, ma io non la conoscevo)
la cosa più inutile fatta da me: l’acquisto di pile Duracell per la fotocamera.
la cosa più inutile fatta dai newyorkesi: il pane tricorno mal lievitato che vende qualunque bancarella a qualunque angolo di Manhattan (e, temo, non solo). Sopra ha uno spruzzo di sale, che è l’unica cosa che vale la pena mangiare;
la cosa che più non ti aspetti: i mercatini con le bancarelle, alla domenica, sulle Avenues, a ridosso di Central Park!
la cosa più inutile fatta dai washingtoniani (si dirà poi così?): le colonne dei palazzi istituzionali. Nel senso che dopo una passeggiata da Capitol Hill verso la Casa Bianca, diventa impellente il bisogno di abbatterne almeno una. E dunque:
il progetto più insensato: correre nudo davanti a Capitol Hill. Ti arrestano, paghi la cauzione esci e corri nudo davanti al palazzo delle Nazioni Unite. Ti arrestano. Ma dovrai pure uscire. E di lì in poi inanelli tutte le sedi governative del mondo. Andy Wahrol apprezzerebbe;
la considerazione più ricorrente e rimuginante: in quali e quanti luoghi sarei potuto arrivare con bomba al seguito. Oltre che, ovviamente, nel metro: nella Trump Tower e in molti grattacieli a scelta, nei musei, nelle stazioni, a 300 metri dalla Casa Bianca, a 50 da Capitol Hill, nei grandi magazzini. Giusto l’aeroporto mi avrebbe messo in difficoltà.
i progressi della filosofia: ci sono stati, a tavola. Schiarimenti intorno alla natura del cristianesimo nel match Mazzarella-Vitiello, e intorno alla natura del bicchiere (qui gli schiarimenti mi appartengono, e non li comunico, per ora).
premio migliore guida: Peter Carravetta. Per il giro nel Bronx,, per la scelta del ristorante, per le considerazioni sulla classe media newyorkese e i suoi stipendi.
il film più bello visto: Respiro di Crialese. Perché all’andata ho ceduto, e mi sono visto in aereo Il diavolo veste Prada e addirittura Il Codice da Vinci, ma al ritorno ho tirato fuori il computer e ho scelto io. E sceglietelo anche voi. se non l’avete già fatto.
 

Postato da Azioneparallela | 07:18 | commenti (8)





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