Babele
Babele
 
30/09/2006
Citofoni bollenti

Quando alla domanda "chi è" rispondiamo al citofono: "Sono io", diamo la stessa risposta che diede Dio a Mosé dal roveto ardente (Esodo, 3,14). L'esempio mostra che la risposta non è affatto priva di senso. Sono altresì convinto che al citofono noi non superiamo mica una prova di riconoscimento vocale, e quel "sono io" somiglia piuttosto a un "apri!". Dio rivela se stesso e ordina - come noi al citofono.
(Ma si sa o si crede di sapere che ci sia il citofono? Molti sanno di crederlo, pochi credono di saperlo. Altri sanno che il citofono non c'è - e tra loro c'è uno che sospetta che proprio perciò Dio continui a bussare) 

Postato da Azioneparallela | 09:39 | commenti (7)

29/09/2006
Cristalleria filosofica

Roberta De Monticelli contro gli elefanti. In questa cristalleria non toccherei nulla.

Quasi nulla (analogia, fondamento, dialettica, mistica: chi ce la fa ancora a restituire qualcosa di quella platonica trascendenza di cui parla la De Monticelli?)

Postato da Azioneparallela | 16:07 | commenti (7)

Manovalanza (post di servizio con lenticchie)

la prosa del mondoGentilissimi studenti (dico quelli di Cassino, ma specialmente quelli di Sora!)

Il PDF che vedete contiene la splendidissima brochure realizzata in ore notturne (non da me ma da chi ringrazio) in vista dell'incontro del 10 e 11 ottobre - il cui programma ho già esposto qui. Ora.

1. Chi di voi volesse dare una mano può venire mercoledì prossimo in via Mazzaroppi (Cassino) a ritirare qualche copia, per distribuirla per le vie del mondo. A mia volta, sarò a Sora martedì (credo): avete tutti posibilità di reperire il mio indirizzo email e il mio numero di cellulare (sono anche nella brochure).

2. Tutti voi siete precettati, e avete l'obbligo di precettare. Tutti voi potete spedire via mail, dare il programma, parlare comunicare diffondere.

3. Non vi basta mica un edificio e un'aula per avere un'università? (ci siamo capiti, nevvero?)

Aggiornamento. A causa di una mattinata spesa a mandare mail con oggetti enormi che impiegavano diversi minuti non ho studiato e ho bruciato le lenticchie. (E a pranzo tocca fare a me).

Postato da Azioneparallela | 11:30 | commenti (3)

"Questo Occidente idiota è inemendabile..."

Un emendabilissimo articolo di Maurizio Blondet, che trovo grazie a wXre, che non lo emenderebbe affatto.

(Ma perché lo segnalo? Non lo so. Forse per fare ammenda, così non so l'Occidente, ma almeno io so essere emendabile)

Postato da Azioneparallela | 00:23 | commenti (3)

Minacce

Non me n'ero accorto. C'è un professore di filosofia parigino, Robert Redeker, che ha pubblicato su Le Figaro, un articolo poco conciliante sull'Islam in cui per esempio si legge che "odio e violenza abitano il libro nel quale ogni musulmano è educato, il Corano" (io l'ho trovato qua, in francese). Ora Redeker è sotto scorta, essendo stato minacciato di morte (qui la ferma presa di posizione del giornale), ma che tristezza.

Postato da Azioneparallela | 00:08 | commenti (1)

28/09/2006
L'aiutino

Sulla consulenza filosofica ci si butta un po' tutti. Mi corre perciò l'obbligo di segnalare che il sottoscritto riceve, a prezzi modici, il giovedì pomeriggio. Ma poi segnalo anche l'intervista di Pier Aldo Rovatti, che a proposito di cura di sé, di soggettivazione, di psicologizzazione del sociale, mi pare dica cosa condivisibili e sensate. Salvo ometterne, a mio avviso, una.

E cioè che due ore alla settimana di consulenza filosofica non permettono di scansare nessuno dei pericoli che Rovatti indica: sono un palliativo, un po' di pappa spirituale, una forma di compensazione, un delicato massaggio per le meningi, un supplemento d'anima, un placebo  Un aiutino, insomma. (Una cosa che una vera amicizia fa molto meglio, insomma).

(Però ora non mi fate che non vi prenotate più, al giovedì pomeriggio).

Postato da Azioneparallela | 11:34 | commenti (4)

Paura di conoscere

Paul A. Boghossian vive e lavora a New York. Ha diretto il Dipartimento di Filosofia della New York University portandola, leggo nella premessa all'edizione italiana del suo Paura di conoscere.Contro il relativismo e il costruttivismo, "dal rischio di chiusura ad essere attualmente il primo dipartimento di filosofia analitica al mondo".

Nella Prefazione, Boghossian spiega: ho scritto questo libro per colpa e per merito di Richard Rorty. Voi non sapete l'influenza di Rorty sulle "idee costruttiviste contemporanee". Io mi ero laureato in fisica, ero (e sono) un convinto oggettivista: figuratevi che mal di pancia quando gli sentivo parlare di credenze  razionali. Questo libro nasce dal confronto con quelle idee - per contrastarle.

Nell'Introduzione quelle idee vengono rapidamente esemplificate (per esempio: c'è un tale Roger Anyon, archeologo, per il quale la scienza è solo "uno dei molti modi di conoscere il mondo". Secondo lui, la visione del mondo degli Zuni è valida, "per quel che riguarda la preistoria, tanto quanto il punto di vista archeologico) - vengono semplificate e riepilogate nella DOTTRINA DELLA UGUALE VALIDITA', secondo la quale:

Ci sono molti modi radicalmente diversi, sebbene ugualmente validi, di conoscere il mondo, di cui la scienza è solo uno.

Non ho ancora finito l'Introduzione e ho già difficoltà a proseguire. Dubito che il libro possa in qualche modo essermi utile. La proposizione che infatti ricapitola il punto di vista costruttivista non è - domando - un po' troppo oggettivista?

(Quanto a me, io non immagino affatto che potrei accendere la luce nella mia stanza con l'ausilio di qualunque sistema di conoscenze, e neppure che potrei orientarmi nei boschi o indicare il punto in cui è sepolto mio nonno con la stessa precisione ed esattezza, che possegga il sapere degli Zuni oppure quello archeologico. Penso più semplicemente che il mondo essendo uno, la conoscenza è solidale col mondo che conosce. Cosa mi dice Boghossian di questa solidarietà? Come gli suona questa proposizione, oggettivista o relativista? Io penso che il mondo in cui io posso scegliere fra gli Zuni e l'archeologia non c'è. Io non dico che vi sono, su un piede di parità, molti modi di conoscere il mondo, e neppure che vi sono e si danno insieme molti mondi (allora non sono relativista nel senso di Boghossian), ma non dico neppure che il mondo uno sia il mondo tutto intero al netto della mia conoscenza, che è l'insensato punto di vista oggettivista (peraltro: di difficile dimostrazione).  Tra l'un punto di vista e l'altro, io dico che c'è la filosofia).

Postato da Azioneparallela | 09:05 | commenti (2)

27/09/2006
Chi gliela spiega?

Con una certa frequenza si trovano nella rubrica delle lettere di Repubblica brevi interventi di Alberto Arbasino. Cazzarola, ma ce ne fosse uno di cui mi sia chiaro il significato! Ma che c*** vuole dire?
Sono io che sto grave o cosa? A d esempio, quello di oggi:
 
"Evidentemente i vari Poteri non riscuotono più un estremo gradimento dell'audience, quando fanno i professori in cattedra. 'Ipse dixit, zitti e mosca', si imponeva in altri tempi. Ma adesso, nelle scuole: 'Non c'è più trasgressione, su questa terra?"
 
Ma di che sta parlando? Che vuole dire? A cosa si riferisce? Aiuto!
(by il segretario)

Postato da Azioneparallela | 19:24 | commenti (6)

26/09/2006
Lasciatemi divertire

Stasera, primo consiglio comunale di Baronissi per il sottoscritto subentrante. Non so ancora, a 45 minuti dal suo inizio, se sono carne o pesce.

Postato da Azioneparallela | 18:45 | commenti (5)

La palma del peggior commento

La palma del peggior commento al post  "A proposito di Welby" va, a mio sindacabile giudizio, al numero 14 di farfintadiesseresani. Il fatto che il blog si chiami così, non l'autorizza a scrivere sciocchezze (dico così perché fra meno di un mese debbo incontrarlo in un alto consesso e non vedo l'ora). Ecco il commento:

"Tra l'altro, cominciamo col dire che io una legge la vorrei e che tracci limiti belli grossi. Tipo che se tra trent'anni mi ritrovassi un po' rincoglionito, mio nipote non possa farmi gasare e prendersi l'eredità. Tipo, neh".

Il commento è il peggiore perché l'oggetto del post è non se sia possibile distinguere i casi di eutanasia dagli omicidi deliberati che possono maturare in seno alla famiglia di ffdes, o se si debba o non debba fare una legge in tal senso, ma, posto che quella distinzione si possa fare, se l'eutanasia sia a quel punto un diritto o cosa possa mai essere posto più in alto di quel diritto (così da comprimerlo). Oggi Polito, su Il Foglio, riporta il parere di Ralf Dahrendorf, per il quale il diritto del singolo uomo a decidere della propria vita non è assoluto, perché l'esercizio di quel diritto ha o può avere conseguenze collettive che potrebbero divenire "incontrollabili". E' dunque pensabile che la collettività lo limiti. Trovo questo discorso di Dahrendorf comprensibile, ma non so proprio quali siano le conseguenze di cui parla Dahrendorf, quando la legge fosse severissima nel disciplinare l'esercizio del diritto: aumento dei suicidi, aumento di omicidi fatti passare per dolci morti? Mi pare francamente assai discutibile. E soprattutto: l'eutanasia è un cattivo esempio? Ma, cari liberali, siete consapevoli di cosa ciò significhi? Siete d'accordo almeno su questo, che a meno di non volere uno Stato paternalista è auspicabile che le leggi destinate a vietare i cattivi esempi siano il meno possibile, e che dunque sarebbe preferibile uno Stato in cui il diritto in questione non fosse conculcato per questa pedagogica ragione? Poi magari la legge è ancora complicato scriverla, ma sul principio siete d'accordo?

(Wxre dice invece che "l'affermazione rigorosa di un "piacere nel farsi del male" presuppone l'aver dissolto la possibilità di un riferimento al parametro di salute fisica-mentale". Questo credo signfichi che per lui chi si fa del male da solo è malato per definizione. Io invece penso che se alla mia salute non può appartenere il farmi del male da solo, non è detto che alla salute di un altro non possa appartenere. E il fatto che la mia salute si definisca in termini diversi dalla salute psichica di un altro non vuol dire che dunque non c'è alcuna salute. Nego consequentiam. Lo so che è difficile a capirsi e torna più comodo dire subito: è relativismo, è scetticismo, è nichilismo, ma il fatto che qualcosa cambi non vuol dire che cambia tutto, o che tutto cambia contemporaneamente).

Postato da Azioneparallela | 14:40 | commenti (6)

Biopolitica: materiali

(La Rivista Filosofia e Teologia dedicherà un prossimo fascicolo ai temi biopolitici. Quelli che seguono sono piccoli estratti della relazione predisposta dal prof. F. Piro per i lavori della redazione meridionale della Rivista. Non si tratta di un testo già licenziato per la stampa, ma di materiali per la discussione, che mi permetto di riprendere - prima ancora che trovino forma definitiva nell'editoriale del fascicolo - per il loro interesse, e per invitare tutti ad acquistare la rivista. Così il prof. Piro mi perdonerà - spero - il piccolo furto intellettuale).
 
“[...] Un taglio di analisi che contrapponga radicalmente il “naturale” e l’“artificiale”, condannando il secondo in quanto tale come attentato o insubordinazione prometeica da parte dell’uomo o in quanto prova di “faustismo”, mi sembra fuorviante. Riproporre la normalità di ieri come norma per il domani non è in sé giustificato, almeno se presumiamo che le domande e i bisogni umani possano cambiare anche a giusto motivo [...].. Più generalmente, mi sembra che il rischio di un modello di approccio sostanzialmente “proibizionistico” al problema si ispiri a una logica di sovranità – lo Stato che interviene a por fine al disordine (il tanto citato “far west”) – che risulta poi contraddittoria quando i valori ai quali ci si ispira non sono effettivamente condivisi: si finisce per riprodurre una logica di “alleanza tra trono e altare” che (mi sembra) abbia fatto del male a entrambi, al trono e all’altare. [...]
“La strada opposta, quella che valorizza la “libera scelta” individuale come criterio di orientamento prevalente, appare come una scelta che interpreta preliminarmente l’intera problematica della soggettività delle scelte in una griglia teorica determinata dal concetto di proprietà. Il che conduce direttamente al secondo corno del dilemma […]
“Potremmo facilmente immaginare un futuro nel quale la procreazione assistita si generalizzi come modo normale di fare nascere i cuccioli della specie umana (almeno tra i ricchi o tra i benestanti del pianeta) perché nessun genitore sensato si sognerà più di affidare al caso o alla natura la gestione del proprio patrimonio genetico. In questo modo si potrebbe arrivare ad avere due popolazioni umane conviventi ma differenziate fin dalla nascita (un poco come oggi al mercato si trovano i pomodori biotech e quelli di agricoltura “biologica”) […].
“In breve, il sospetto è che si stia con ciò assistendo a una sorta di “mutazione genetica” del liberalismo che, da dottrina finalizzata a garantire il pluralismo e la possibilità di innovazione all’interno della società umana, tende a divenire il paravento e lo strumento di legittimazione di una costruzione a marce forzate del superuomo ovvero (per inserire cursoriamente anche l’altro e contestuale lato della questione: la morte fisica) la cornice giuridica dell’universale applicazione di una logica di razionalità manageriale a ogni aspetto del nascere, del vivere, del morire […]
“Mi sembra dunque che tutte le soluzioni, per così dire, “lineari” trascurino aspetti essenziali e ricadano o rischino di ricadere in tipici dispositivi biopolitici”.
 
(Ho già violato abastanza la proprietà intellettuale per poter riprendere anche i cenni alla possibile costruzione di una bio-politica affermativa, che si sottragga al dilemma formulato. Perciò, ahivoi, mi fermo).

Postato da Azioneparallela | 01:41 | commenti (2)

25/09/2006
Metafisica e religione

Su Leftwing, Lee Harris e la religione ragionevole. Per dispetto, la goccia è Pascal (per dispetto, perché Dio prima o poi si stufa di starsene nel sepolcro imbiancato della metafisica)

Postato da Azioneparallela | 09:21 | commenti

24/09/2006
A proposito di Welby

Se le mie condizioni di salute mentale e fisica, le mie relazioni amicali e parentali, il mio status economico e sociale e non so cos'altro fossero tali per cui non vi fosse minimamente da ritenere che io mi farei del male per altro che non sia il mio piacere di farmi del male, dovrebbe lo Stato intervenire per impedirmi di farmi del male? E se fosse accertabile oltre ogni ragionevole dubbio che un altro mi aiuta a farmi del male (mi frusta) solo per il mio piacere di farmi del male, dovrebbe lo Stato impedirglielo (o mettere le fruste fuori legge)?

Se la vita è un dono di Dio, io non posso disporne. Ma segue da ciò che dunque ne disponga lo Stato? Lo Stato è ancora il luogotenente di Dio? Facciamo che io sia in condizioni di minorità fisica, sociale, economica, psicologica: per uno Stato liberal-democratico (ma pure un poco socialista) deve potersi dare, almeno in linea di principio, il momento in cui non è più accusabile alcuna minorità per cui io debba essere tutelato da me stesso, o altri debbano disporre di me? O lo Stato rimane comunque e sempre un'istanza etica al di sopra di me?

Postato da Azioneparallela | 13:01 | commenti (19)

Una domanda al Papa

Leggo su Panorama, a firma del teologo Vito Mancuso:

"La scelta di citare le sprezzanti parole dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo sull'Islam si collega al fatto che l'11 marzo 2006 il Papa ha soppresso il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso come ente autonomo, accorpandolo al Consiglio per la cultura. L'organismo, che sotto Wojtyla era di fondamentale importanza, ora non esiste più".

E poi ancora:

"Il Papa, rammaricato, dopo ha rilanciato il dialogo. Ma ora deve rispondere a una domanda: l'Islam viene da Dio oppure no? Se dice no (come il discorso di Ratisbna sottintende) il dialogo religioso è solo finzione; se dice sì, accetta la teologia delle religioni che ha sempre combattuto da cardinale prefetto [...]. Non è, anzi non siamo, in una situazione facile".

 

Postato da Azioneparallela | 05:17 | commenti (11)

23/09/2006
Necessità di una svolta

[Qualche giocherellone deve avere la password di questo blog e ha cancellato il post con il titolo sopra riportato, sostituendovi l'esclamazione qua sotto. Ora cambio la password e vi rimetto, per come lo ricordo - l'imperdibile post]:

Il giorno in cui Chicco manda in soffitta l'eterna musichetta che trilla da ogni carillon di qualunque forma e colore e dimensione - pera mela tartaruga orsetto tigrotto farfalla pagliaccetto mucca luna paperella apina - sarà un gran giorno. Almeno per quel padre al quale la musichetta in questione non darà più sui nervi (del tutto comprensibilmente, giunto che fosse al terzo figlio).

(Intanto, un amico mi regala l'ascolto di Les espaces acoustiques, di Gérard Grisey , che alla Chicco potrebbero prendere in considerazione per ampliare la loro gamma, poiché lo spazio c'è)

Postato da Azioneparallela | 23:27 | commenti

Necessità di una svolta

ahh

Postato da Azioneparallela | 16:04 | commenti

Godimento lento

Non se se il dato sugli artisti vi abbia impressionato; ora vi sottopongo questo, riferito dal New York Times:
"It would take approximately 163 lifetimes to read the fiction currently available, at the click of a mouse, from Amazon.com" (si trova qua).
Ad ogni modo, la scrittrice Francine Prose vi insegnerà a reagire in maniera saggia, leggendo non più velocemente ma più lentamente, per contrastare la tendenza a leggere sempre più di fretta, consumando di più ma assaporando di meno.
(Sul tema, infine, questo blog dovrebbe dirvi molto).

Postato da Azioneparallela | 00:12 | commenti (2)

21/09/2006
La prosa del mondo

Un incontro tra filosofia e letteratura
 
10-11 ottobre 2006
Palazzo Baronio – Sora
 
 
Programma
 
10 ottobre – ore 10.00
 
Saluti delle autorità e introduzione ai lavori
 
Dialoghi
Ermanno CAVAZZONI – Mario PERNIOLA
Scrittore                                Filosofo
 
Dario VOLTOLINI – Fausto PELLECCHIA
Scrittore                                Filosofo
Presiede
Vincenzo VITIELLO
Filosofo, Università degli studi di Salerno
 
10 ottobre – ore 15.45
 
Dialoghi
Antonella MOSCATI – Donatella DI CESARE
Scrittrice                           Filosofa
 
Giorgio FALCO – Massimo DE CAROLIS
Scrittore                           Filosofo
Presiede
Valerio MAGRELLI
Poeta, Università degli Studi di Cassino
 
11 ottobre – ore 10.30
 
Dialoghi
Antonio FRANCHINI – Rocco RONCHI
Scrittore                        Filosofo
 
Umberto CASADEI – Massimo ADINOLFI
Scrittore                        Filosofo
Presiede
Giulio MOZZI
Scrittore, editor Sironi
 
Con il patrocinio di:
 
Regione Lazio, Comune di Sora,
Università degli Studi di Cassino, Associazione “Alinet”

Postato da Azioneparallela | 08:47 | commenti (5)

20/09/2006
La storia dell'arte mondiale divisa in quattro

Il filo delle cose che ho dette a Matera sabato 9 settembre doveva essere questo:
1. L’opera nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
(L’opera che nasce già predisposta a ciò)
(Non esiste nulla al mondo che sia neutrale, figuriamoci la tecnica. La torta di mele di Mc Luhan)
2. Benjamin dice: perdita d’aura. Traduco: lo statuto dell’opera d’arte quale immagine è minacciato
(Però di Benjamin leggere anche Il compito del traduttore e Sulla facoltà mimetica)
3. Gadamer: l’immagine non è una mera copia. Traduco: se viene allo scoperto la regola della sua produzione e riproduzione, non è immagine
4. Ma questo è quel che accade! La tecnica mette allo scoperto la regola
(Cos’era? Un segreto mal custodito?)
(Per salvare l’immagine, i fondamenti teologici o antropologici del gesto artistico non sono più disponibili)
(Perciò sempre più l’immagine va compresa non a partire dal dio o dall’uomo, ma dal mondo L’arte è un attributo del mondo)
5. L’arte contemporanea la mette così: ma non c’è alcuna regola! Oppure: altre regole nascoste allignano, e ve le mostro io!
(si pensi ai caratteri riflessivi e performativi di tanta parte dell’arte contemporanea
6. Dalla Ruota di biciletta di Duchamp (1913) a Do it yourself di Andy Wahrol (1962)
A questo punto, siete pronti per la storia dell’arte mondiale divisa in quattro:
I. La mimesis è una poiesis che non si può vedere (momento arcaico)
II. La mimes è una poiesis che non si deve vedere (momento classico)
III. La poiesis è una mimesis che non si deve vedere (momento romantico)
IV. La poiesis è una mimesis che non si può vedere (momento tecnico).
(Ricordo che il sottoscritto si è già prodotto in una storia della filosofia in tre mosse e 2837 caratteri, spazi inclusi).

Postato da Azioneparallela | 09:04 | commenti (5)

19/09/2006
Miracolo!

Stamattina ho preso il treno delle sette per andare a Napoli; alle 8.30 ero davanti al portone dell'Università: sprangato!!! E dire che alla stazione di S. Severino c'era un Gennaro che offriva caffè a tutto spiano; dopo essermi dato del coglione, già che ero lì, ho fatto altri cento metri e sono andato a vedere il miracolo. Duomo pieno, ma non strapieno: ho trovato posto in fondo. All'ingresso intervistavano Bassolino, che ho trovato un po' sgorovato; dentro, era pieno di flash, telecamere, cellulari fotografi. Dopo un po' è apparso il cardinale, seguito dagli accoliti; dalla cappella della navata sinistra ha attraversato il Duomo per andare nella cappella di S. Gennaro, navata destra. Applausi a scena aperta. In fondo alle due navate, due maxischermi riprendevano la scena che si svolgeva nella cappella; non potevo vederla, avevo le colonne davanti, sia a destra che a sinistra, che fungevano da "palo di Vicenza"; ogni tanto partiva un applauso, le telecamere aumentavano, una capocomotiva di turisti con un fazzoletto in alto invitava i seguaci a seguirla; qualche accento del nord, folla composta. Intanto il cardinale col suo codazzo esce dalla cappella, riattraversa il duomo, si dirige verso l'altare, dietro di lui l'ampolla col sangue, dietro ancora la statua di S. Gennaro. Applausi, applausi, applausi. Inizia l'omelia: il cardinale ringrazia il pubblico, saluta le autorità presenti, Bassolino, il presidente della provincia, Iervolino (timidi applausi) e poi altri, saluta gli ospiti, della diocesi di Ivrea, applausi, inizia l'omelia. Al 10' del primo tempo, il cardinale, dice: "ecco, sta cominciando a sciogliersi" (applausi) ma senza interrompere l'omelia, come se niente fosse, come quando uno sta parlando al telefono con un amico, e dice, "aspetta, sta uscendo il caffè", e continua a parlare. Durante l'omelia il cardinale fa un'analogia tra il martire S. Gennaro e la martoriata città di Napoli, invita alla speranza, poi invita alla solidarietà col papa (applausi scroscianti, a questo punto mi aspetto un bel "chi non salta musulmano è", ma resto deluso), una signora dai primi posti grida: "Viva il papa" (applausi); un'altra rimbecca: "Viva papa Wojtila" (applausi più forti). Finisce l'omelia, Bassolino sale sul palco (cioè, sull'altare), naturalmente s'è sciolto, applausi, il cardinale fa il giro della chiesa con l'ampolla in mano, percorrendo tutta la navata centrale, fino agli ultimi posti, in un moderato visibilio. Applausi. Controllo: si muove, il sangue s'è sciolto. Una signora per guardare meglio sale sul banco, gli altri seguono dai maxischermi, penso che il vero miracolo è che in tutta la cerimonia non è squillato neppure un telefonino, e che neanche a "Controcampo" ho mai sentito tanti applausi. Intanto sono uscito, penso al miracolo, immediatamente sfodero il cellulare e telefono a Nicola (romanista): "Il sangue si è squagliato, domani vi faremo le pacche gialle: segnerà Javier (Zanetti)".  
(by il venerabile)

Postato da Azioneparallela | 14:02 | commenti (3)

18/09/2006
Buon primo?

Primo giorno di s´quola elementare per renata, primo giorno di squola materna per enrico. Comincia l'omollogazione culturelle. (Che veramentè cominciata gia con la scelta degli zaineti, dello astucio, dei grembiulli).

Il parere di Ivan Ilich, Descolarizzare la società, e di Pier Pasolini, Lettere luterane.

Postato da Azioneparallela | 09:31 | commenti (5)

Buon ultimo

Dopo il profluvio di parole sul viaggio del Papa in Germania, L'altra via di Ratzinger, su Left Wing. La goccia è boccaccesca.

Postato da Azioneparallela | 09:11 | commenti (7)

17/09/2006
La filosofia italiana del 2030: una profezia fatta a tavolo da un signore che conosco

Gennaro Carillo, Matteo Vegetti, Francesco Berto.

E un altro nome.

Postato da Azioneparallela | 16:30 | commenti (14)

16/09/2006
Situazioni

Situazione 1
a) Le strade sono bagnate, non andare in motorino: è pericoloso! Se disobbedisci, te lo sequestro
b) Ragazzo mio, vuoi andare in bicicletta? Vai, però sappi che poi se ti fai male sono fatti tuoi, di certo io poi non ti dò i soldi per ripararlo
 
Situazione 2
a) guai a te se ti scopro con il fumo!
b) ti va una sigaretta?
 
Situazione 3
a) non dire il falso!
b) ognuno ha il diritto di dire quello che vuole
 
Situazione 4
a) godere è peccato
b) ma sì, spassatela! (però poi non venire a dirmi che non ti è piaciuto)
 
Slavoj Zizek ha scritto un lungo e interessante saggio sulla London Rewiew of Books (1999, ma è quello che pensa tutt'oggi, credo) per spiegare come sia vero che certe situazioni, in cui prima vigevano divieti e proibizioni, siano oggi frutto di una scelta individuale, ma quella scelta individuale contiene una falsa libertà (che magari maschera una più dura soggezione).
Bene: la vera liberazione?
(il saggio però contiene due capoversi particolarmente interessanti: quello sui dieci comandamenti, e quello sulla genetica, che è la ragione per cui ve lo segnalo).

Postato da Azioneparallela | 12:44 | commenti (3)

Campa cavallo!

Sosterrò una tesi condivisa esclusivamente da me stesso. Heidegger e il nazismo. Roberta de Monticelli espone sinteticamente e con equilibrio i fatti (trovato grazie ad articoli filosofici). Poi espone il primo dei suoi argomenti, per sostenere che il contenuto fondamentale del pensiero heideggeriano è legato non accidentalmente al nazionalsocialismo, valendosi delle parole di R. Klibansky: “Heidegger stesso gli [a Karl Loewith] aveva confermato che la sua adesione al partito, mantenuta fino alla débacle finale, discendeva dalla sua filosofia, e in particolare dalla sua concezione della Geschichtlichkeit, della storicità dell'uomo. E in questo non si sbagliava. Secondo Heidegger, è l'essere che si rivela nel tempo, nel momento storico, in questo caso nell'avvento e nel trionfo del nazionalsocialismo”.
Io ora non voglio sapere come stanno le cose. Quello che so, è che se Sein und Zeit significa quel che Klibansky gli fa significare, che cioè l’essere, nel ’33, decide di rivelarsi alle elezioni parlamentari tedesche, al termine dello spoglio o al più tardi quando Hitler vien fatto cancelliere, o forse con il suo primo discorso da cancelliere, oppure con le prime leggi o non so come – se Sein und Zeit significa una rivelazione del genere, o se una cosa del genere discende da Sein und Zeit, allora il problema non è il nazismo di Heidegger, ma la filosofia di Heidegger. Però si badi: non il fatto che la filosofia di Heidegger abbia di queste implicazioni/rivelazioni, ma che se lo sogna di essere filosofia. Poiché se l’essere si rivela nel tempo, quel che si è rivelato nel nostro tempo, nel nostro momento storico, è che non c’è più filosofia – rivelazione dell’essere – che si realizzi rotondamente in un determinato evento storico. Quel che si rivela nel nostro tempo, contrariamente a quel che scrive la De Monticelli accostando Hegel e Heidegger, è che lo spirito del mondo non va più a cavallo. Se Heidegger l’ha visto cavalcare, fatti suoi – non della filosofia. E che siano fatti suoi e non della filosofia io – questo è il punto - lo desumo dalla sua filosofia. Il nostro tempo storico è il tempo in cui l’essere si rivela storicamente così: che non va più a cavallo.
(E’ una tesi condivisa esclusivamente da me stesso perché non mi importa nulla della sua eventuale ortodossia heideggeriana).
 
[Però il passo della Hersch citato dalla De Monticelli ha la sua verità, ed eccolo, dunque:
“Nel cuore della filosofia di Heidegger troviamo un disprezzo ardente, appassionato, ossessivo per tutto ciò che è comune, medio e generalmente ammesso; per il senso comune, per la razionalità; per le istituzioni, le regole, il diritto; per tutto quello che gli uomini hanno inventato, nello spazio in cui debbono convivere, per confrontare i loro pensieri e le loro volontà, dominare la loro natura selvaggia, attenuare l'impero della forza. Disprezzo globale, dunque, per la cività occidentale, cristallizzata in tre direzioni: la democrazia, la scienza e la tecnica - per tutto ciò che, generato dallo spirito dell'Illuminismo, fa assegnamento su ciò che può esserci di universale nel senso di Cartesio, in tutti gli esseri umani. Tutto questo è vuoto. Tutta l'epoca è vissuta come superficiale, vana, senza spessore né profondità”
Ovviamente la cosa ci può spaventare, ma non per questo può bastare in filosofia il nutrire un apprezzamento ardente e appassionato per tutto ciò che Heidegger ardentemente e appassionatamente disprezzava]

Postato da Azioneparallela | 00:33 | commenti (7)

15/09/2006
Che ci faccio lì?

Oggi comincia il Festivalfilosofia. Se fossi un inguaribile flâneur, ecco dove andrei:
alla mostra di Giacometti
da Marina Abramovic
alla galleria Spazio fisico per la mostra Stati di indifferenza
al cinema a vedere Il ragazzo selvaggio di Truffaut
ad ascoltare Todorov, L’umanesimo tra ieri e domani
ad ascoltare Luisa Muraro, Ritorno al regno di generazione. La creazione politica dell’umanità
ad ascoltare Roberta de Monticelli, Eva pensante
a seguire solo l’inizio del dibattito Bodei-Rodotà per passare subito alla video intervista a Raimon Panikkar
(a seguire la performance di Lucarelli per chiedermi poi ma che c’entra?)
ad ascoltare Henri Atlan, Tra vivente e non-vivente
ad ascoltare Carlo Galli, Umanità multiculturale
a guardare il pubblico che ascolta Emanuele Severino, L’essenza della tecnica
a seguire la performance di Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti, in attesa di conoscerlo
a rivedere al cinema L’enigma di Kaspar Hauser.
 
Ma oggi guardate un po' dove mi tocca di andare (cliccate su news)!

Postato da Azioneparallela | 08:35 | commenti (6)

Mucche: una clausola

Ho letto la recensione critica di Jerry Fodor al libro di Michael Frayn, The human touch. Non conosco né il libro, né l’autore del libro. La recensione (in inglese) lascia però ben intendere l’opinione di Fodor: questo Frayn è un parolaio. Probabilmente è così. Ma quel che mi colpisce nel tono ironicamente liquidatorio di Fodor, è la quantità di cose che Fodor sa e che ritiene sia infantile, oppure retrogrado, mettere in discussione. Chi non le sa, o chi vuole metterle in discussione, è ignorante o illuso, in nessun caso filosofo. Chi dubita che una mucca sia una mucca per il solo fatto che non sappiamo determinare tutti gli infiniti casi in cui sarebbe ancora tale, confonde epistemologia e metafisica, e finge che tutte le mucche si trovino in situazioni-limite in cui si potrebbe dubitare, forse, che siano tali (ma mai ritenere che siano fiori).
Ora, io non dubito che una mucca sia una mucca. Non ci penso nemmeno: se debbo mungere qualcosa, mungo anch’io mucche e non tavoli o sedie. Ma questo per me significa solo che nel mondo in cui si mungono le mucche, non c’è da dubitare che le mucche siano mucche. Ora la questione è: visto che io e Fodor viviamo in un mondo in cui si mungono le mucche, un mondo che sotto questo aspetto è lo stesso mondo per me e per lui (e così il relativismo è servito), perché a Fodor dà così fastidio che io tenga fermo non solo che la mucca è senz’altro una mucca, ma che essa è tale nel mondo in cui si mungono le mucche? Perché gli dà fastidio il fatto che io veda, per dirla con Kant, la curvatura trascendentale dell’esperienza, il mondo mungiforme in cui incontro le mucche e non solo le mucche, visto che per il resto condividiamo lo stesso realismo empirico, visto che io come lui mungo mucche e mangio carne di mucca? Cosa ha da temere dalla mia clausola?
Si dirà: ma perché allora tu ti ostini a mettere una differenza, anche se poi verso le mucche ti comporti esattamente alla stessa maniera di Fodor – tu mungi mucche e non tavoli esattamente come lui? Qual è il senso – se ce n’è – di quella differenza?
Io direi così:
io e Fodor ci comportiamo (presumibilmente) alla stessa maniera verso le mucche, ma non verso i discorsi sulle mucche – e non verso il mondo (in cui si mungono le mucche). La mucca è una mucca nel mondo in cui si mungono le mucche, ma del mondo io non posso dire quello stesso che dico delle mucche (che è questo, non vedi?). Le mucche ci sono, son queste e non possono che essere queste: non così il mondo. Fodor forse crede di sì: ma il mondo non si munge (non è una cosa - come una mucca), non sta al mondo come le mucche di Fodor.
(A scanso di equivoci: un altro mondo non c’è – e*non può essere detto da qui: ci sono però altri modi di stare al mondo).
(Invece, per ingenerare equivoci: un altro mondo c’è, e per esempio c’è un mondo in cui le mucche pascolano nell'aria o allattano rosee sui tetti).
* Questa e, posta in luogo di una o, è per mio conto essenziale. Ma questo è solo un esoterico spunto.
 
 (In sede di presentazione del corso di laurea, è intervenuto il collega che insegna Filosofia della scienza, per mettere brevemente i puntini sulle i: non vorrei, dopo questa semiseria presentazione, che si pensasse che si affronta la filosofia come la letteratura. No, no: la filosofia non ha nulla a che vedere con. E va bene mettere scompiglio nei discorsi, ma ragionare, che diamine. E per questo, per dare ai propri argomenti un minimo di rigore, ci vuole almeno la baby logic.
Ho brevemente replicato: d’accordissimo che la filosofia non è letteratura. Quanto però all’ordine o al disordine dei discorsi, non ho detto solo che la filosofia getta scompiglio, ma anche che mette ordine (magari, un altro ordine). E in ogni caso: l'una e l'altra cosa insieme. Che poi: ci vuole il rigore, certo: ma quanto è filosoficamente rigoroso quel discorso che sa già, ancor prima di cominciare, cosa è il rigore?)

Postato da Azioneparallela | 00:10 | commenti (4)

14/09/2006
Spunti

Disegno intelligente o caso e necessità? Disputa appassionante.

Io vorrei propendere per il disegno intelligente, e anzi ho deciso: propendo. A patto che qualcuno mi spieghi come funziona un'intelligenza divina, che nel nulla e prima di ogni cosa, concepisce i suoi disegni. Allora propendo per caso e necessità. Da cui vien fuori la mia intelligenza e questa spiegazione. Ma ora occorre spiegarmi perché questa spiegazione intelligente non sarebbe solo necessaria (come tutto), ma anche rotondamente vera.

Il fatto è che all'intelligenza non riesce di venire semplicemente prima, né semplicemente dopo.

P.S. Il presente post rientra nella rubrica spunti - a beneficio degli utenti di macchianera che passassero di qua.

Postato da Azioneparallela | 08:17 | commenti (12)

Il vero cecchino

L'unico modo per portare Riotta alla direzione del Tg1 e superare i veti incrociati era impallinarlo. Dopo Ratzinger e Napolitano, ho fatto fuoco su di lui, ed eccolo lì.

(Mi dicono che Baudrillard è in corsa per il Nobel)

Postato da Azioneparallela | 08:01 | commenti (2)

12/09/2006
Una presentazione semiseria

Stamane, a Cassino, presentazione del Corso di Laurea in Filosofia. Il Presidente ha avuto la bella idea di affidare a me la realizzazione del powerpoint che deve accompagnare l'ardua impresa di catturare l'interesse per gli studi filosofici nel frusinate, e io l'ho fatto.

Dubito che in Italia siano molti i corsi di laurea in filosofia che ricorrano a simili mezzucci. Ma ditemi voi se non accorrereste.

P.S. Della cosa i colleghi ignorano tutto, e in particolare lo scherzo fotografico finale.

Postato da Azioneparallela | 00:06 | commenti (12)





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