Chi gioca con i diritti
Su Il Mattino, dopo le 14.
Prima delle 14, invece, io parto, e perciò non posterò l'articolo qui sotto.
Postato da Azioneparallela | 07:10 | commenti (1)
Il tifo
La macchina grande è vecchia: ha fatto 240.000 km e la stiamo cambiando. La macchina piccola sta dall'elettrauto. Il frigorifero si è rotto e lo stiamo cambiando. Da ieri è rotto pure il televisore è rotto e la dobbiamo aggiustare. La lavastoviglie oggi non ha asciugato e non capisco perché.
Qui in casa facciamo tutti il tifo per la lavatrice.
Postato da Azioneparallela | 15:36 | commenti (3)
Credo di conoscere
"Credo di conoscere, dopo averla colta anche nelle attitudini del padre, la vocazione di Veltroni per la drammatica dualità del fondere, ma anche del separare, la vecchia nozione e la nuova lettura del dilemma di fondo: la fides et ratio, cioè la presenza di Dio in sé, nel suo proprio arbitrio e dominio, e in noi, nella nostra facoltà di intenderlo e viverlo".
Zavoli che recensisce Veltroni che recensisce Scalfari. Non aggiungo parola perché non vorrei ritrovarmi da qualche parte come anello di questa stessa catena.
P.S. Che poi, abbiate pazienza, ma una cosa devo notarla. Veltroni attacca così: "Aprirò il libro dalla dedica. Non guarderò la copertina, non ancora. Ci ritorno dopo un po'". A parte il discutibile uso dei tempi verbali, ma che ti fa Veltroni, dopo avere cominciato così? Ti parla a lungo proprio della copertina che non ha guardato subito ("è rilegata in brossura...la sovraccoperta è bianca..., ecc. ecc.), e per tutto l'articolo non dice una parola sulla dedica! Straordinario. (Veltroni in realtà voleva dire: solo alla fine vi dirò il nome dell'autore che sta in copertina. Ma sarà rimasto così stordito dalla brillantezza della sua trovata che purtroppo gli è venuta male)
Postato da Azioneparallela | 00:04 | commenti (1)
Di fronte a un pensiero così
Lunghissimo articolo di Vito Mancuso, addirittura con escursioni di politica internazionale, che è però rapidamente riassumibile, grosso modo, così: Nietzsche è il padre spirituale del nostro tempo; per Nietzsche non c'è peggior nemico del cristianesimo; la teologia deve pensare all'altezza di Nietzsche, senza inganni e senza infingimenti; si fa questo quando si pensa che il mondo è forza, e nient'altro che forza, e che è vano pensare di chiamarsene fuori, anche se ciò non vuol dire soltanto rendersi ad essa.
E fin qui. Poi però Mancuso dice pure che uno che ha portato Nietzsche nel cristianesimo è Bonhoeffer, e che il suo problema era vedere, certo, la forza, la forza anonima, ma per ritrovare dentro di essa (non di fronte, non fuori), la provvidenza personale, il tu. Scoprire quindi che la forza più grande è l'amore. "Di fronte a un pensiero così, Nietzsche non avrebbe accusato il cristianesimo di menzogna", scrive Mancuso. Ma davvero Nietzsche non avrebbe considerato menzognera la proposizione di Mancuso, che la più grande forza è l'amore (l'amore cristiano, I suppose)? Sicuro che questa conversione dell'esso in un tu non sarebbe accusata di menzogna sol perché il tu, anziché stare di fronte, sopra o al di là, sta proprio dentro le viscere della storia?
Temo proprio che ci sia poco da stare sicuri.
Postato da Azioneparallela | 17:37 | commenti (2)
Indovina indovinello
Il sonno turbato degli italiani, è il titolo dell'articolo di oggi. In cui tutto è esplicito e solo una cosa è implicita:
Postato da Azioneparallela | 18:58 | commenti (2)
Aristotele e l'anello di bronzo
La colpa è mia. Ieri ero stanco, e sul treno non mi andava di studiare. Alla stazione ho allora deciso di acquistare un romanzo breve, che potessi leggere e terminare nel viaggio di ritorno. A causa del poco tempo, del nome di Aristotele, delle dimensioni del libro e della sua prossimità alle casse, la scelta è caduta su questo libro di Margaret Doody, che non ho difficoltà a considerare il peggior libro che io abbia letto, da un bel po' di tempo in qua.
Lo sconsiglio caldamente a tutti.
Postato da Azioneparallela | 16:29 | commenti (9)
Intercettazioni
Buongiorno, sono xxx della Tiscali
Buongiorno, mi dica.
Signor Adinolfi, Tiscali la informa che dal prossimo mese Lei ha diritto a non pagare più il canone Telecom...
Ma io già non pago più il canone Telecom
Ha fatto la disdetta?
Sì
Ah. Perché qui a noi non risulta...
Mi scusi, ma perché dovrebbe risultare a lei?
Postato da Azioneparallela | 09:53 | commenti (4)
Socrate e il tampax
Io so che se mi intercettano, e in specie: se mi hanno intercettato in questi ultimi giorni, la quantità di spiegazioni che dovrei a Tizio e a Caio (spero non a magistrati) sarebbe enorme. Ciò detto, replico brevemente a Malvino, che a proposito dell'articolo qui sotto postato mi obietta sostanzialmente di avere fatto una distinzione tra curiositas e curiositas: edificante l'una, indecente l'altra.
L'obiezione, fin qui, non è degna di particolare nota, perché suppongo - anzi: so per certo che Malvino, come me e come tutti, è curioso di questo e non di quello, e distingue benissimo quel che vale la pena sapere da quel che non vale la pena sapere, sicché si autoconfuta da solo.
Ma poi Malvino aggiunge: "Si pone la necessità di un'autorità (se non morale, culturale; se non culturale, politica) che scoraggi i sudditi dalla curiositas spiritualmente deleteria". E qui non mi è chiaro a quale punto del mio articolo si riferisca, visto che l'articolo non suggerisce l'urgenza di una svolta autoritaria nel paese. Capisco bene, però, perché usi la parola autorità, e perché poi la parola sudditi (che peraltro va esattamente nel verso opposto a quanto scrivo, nell'ultima parte dell'articolo), ma non capisco a quale punto del mio articolo si riferisca per giustificarne passabilmente l'uso.
A mio avviso, c'è sotto (ma non troppo sotto) una bella, e sofistica, quaternio terminorum, perché il termine viene preso nell'accezione larga - per cui è un'autorità (in senso morale, e spirituale) anche l'amico di cui si seguono i consigli, o il docente che invita a vedere un film piuttosto che un altro, o lo stesso Malvino che di libri me ne ha consigliati e regalati in passato (e spero in futuro) -, ma è un'autorità anche il pubblico ufficiale che impone il rispetto di un divieto di legge. E scambiando o sovrapponendo i due termini, l'obiezione di Malvino fila che è una bellezza.
Che Malvino non si preoccupi di sottilizzare troppo, nonostante le note, a me pare peraltro evidente da ciò: che avanza dubbi su quel che è opinione mia e su quel che è opinione di Tommaso, e non posso credere che non abbia saputo distinguere. Sarebbe bastato fare attenzione al 'per fortuna', posto fra parentesi (e anche senza quello, si capiva benissimo);
che trascura di considerare l'unico passaggio che dedico all'aspetto non dico legale, ma di legittimità costituzionale della faccenda (del quale naturalmente si può discutere, ma non è una discussione di quest'aspetto il post di Malvino, ed è comunque sorprendente che un liberale come lui sorvoli così velocemente sul tema delle garanzie);
che, soprattutto, trascura di considerare tutta la coda dell'articolo, che è poi la sua vera ratio (anche se Malvino sospetta, bontà sua, che sia altra). E cioè, se dovessi dirla persino nel più diretto dei modi: che non c'è motivo di supporre che la classe politica democristiana che governava il paese trenta, quaranta, o cinquant'anni fa fosse moralmente migliore di quella attuale, e tuttavia il motivo principale per cui veniva combattuta non era di ordine morale, ma politico (non importa ora quanto fondato, il motivo). Il che peraltro, aggiungo en passant, non obbligava a condividerne o ad apprezzarne la moralità.
Infine, sul tema delle garanzie. Al gentile commentatore malviniano che si chiede se io ponga sullo stesso piano le telefonate tra amici che si fanno i fatti loro, e le telefonate tra Berlusconi e Saccà, pur dovendo fare qualche precisazione, vado al sodo e scelgo il lato a lui più indigesto della faccenda e rispondo (da liberale, credevo) di sì. C'è un piano sul quale stanno sia le une che le altre, ed è per esempio il rispetto delle persone che funzionari pubblici non sono, e che sono sputtanate comunque dalle telefonate. Lui pensa evidentemente che il diritto dell'opinione pubblica di sapere cosa dice in privato il Presidente del Consiglio giustifichi lo sputtanamento di chiunque, io no. Per fare un esempio: nell'esercizio delle mie funzioni di docente, sono, a quanto pare, un pubblico funzionario. Bene, trovo che sarebbe veramente preoccupante se per questo gli studenti, venuti in possesso del contenuto di mie telefonate private in cui sparo giudizi su questo e su quello (e magari rivelo pure questioni di corna tra colleghi, che stuzzicano sempre la curiositas), trovo veramente preoccupante, dicevo, se le potessero mettere liberamente sul giornalino dell'università, o sul Corriere della sera.
E a tal proposito, preferisco infine che lui pensi che l'opinione che io ho di lui sia quella che emerge da queste righe, e non quella che mi potrebbe scappare al telefono con Malvino. (Si scherza, eh).
p.s. Lo rassicuro, infine, su un punto secondario: il mio gioudizio politico su Mastella è lo stesso, e non ha avuto bisogno delle ultime vicende per formarsi, né quelle vicende lo hanno mutato.
Postato da Azioneparallela | 11:01 | commenti (16)
Cento porte, cento strade
Se viveste in un castello che ha cento porte, e sapeste che dietro tutte quelle porte può esserci un nemico mortale, vi impegnereste a sbarrare la prima porta, anche se non aveste, sul momento, idea di come sbarrare le altre novantanove? Fate però che sbarrare la prima delle 100 porte non significhi dedicare ogni grammo della vostra esistenza all'impresa, e che io non vi stia cadendo di rinchiudervi in uno spazio angusto e inospitale, ma al contrario di renderlo il più possibile ospitale, e il meno possibile esposto all'irruzione della morte.
Però forse avete ancora dei dubbi. Forse voi pensereste che comunque non ne vale la pena. Ma avreste nulla in contrario se altri, che vivono nei loro castelli, provvedessero a sbarrare la loro porta: è così riprovevole?
No, non lo è. Ma può apparire vano, dal momento che la morte può sorprendervi da ognuna delle altre 99 porte. Il che è vero. Ma è vano come vana è, a cospetto della morte, ogni altra impresa umana. E bisogna sapere che quando si usa quest'argomento per trovare insensata l'impresa di chiudere almeno una porta, si usa un argomento che rende insensata, in genere, ogni impresa umana che non sia una meditazione sulla morte. (In realtà, è vana pure quella meditazione, e per gli stessi motivi. E qui c'è il lato politico della faccenda, perché non sono gli stessi, gli uomini che, nella considerazione della universale vanità dell'esistenza, meditano sulla morte, e gli uomini che invece meditano sulla vita - ma questa è un'altra storia).
Ciò detto e meditato, la porta è il tumore al seno, e le altre 99 porte sono gli altri tumori, e le altre infinite disgrazie e malattie che possono sorprenderci nel corso della nostra vita, senza che l'avere sbarrato la possibilità (percentualmente, a quanto leggo, bassa) di una contrazione della malattia per eredità genetica grazie alla selezione preimpianto impedisca al nuovo nato di ammalarsi e morire di chissà cosa.
Ma la selezione preimpianto non è senza costi, si obietta: si sopprimono embrioni. Il che, allo stato, è vero, ma significa che il punto è sempre lì, cosa mai sia un embrione. Solo che porte e castello stanno in quest'articolo di Marina Corradi, che in premessa mette da parte la domanda sull'embrione, nel tentativo di proporre argomenti che a suo dire sconsiglierebbero la selezione preimpianto per l'insensatezza della cosa. Il che, come s'è visto, non è, se non a prezzo di rendere insensata ogni cosa, compreso scrivere articoli sull'argomento.
(C'è un altro modo di considerare insensato l'atteggiamento dei genitori inglesi che hanno seguito la strada criticata dalla Corradi, a cui l'articolista accenna, ed è quello di ricondurre l'intera faccenda ad una sorta di fissazione un po' paranoica: ho sconfitto quel timore, ho sconfitto il tumore. Ma non v'è ragione di supporre che i genitori inglesi non sappiano che hanno solo ridotto le possibilità che il loro figlio o la loro figlia contragga quel tumore. E se io fossi di fronte a cento strade, ognuna delle quali contenesse potenziali pericoli ma una più delle altre, credo proprio che, senza pensare di avere evitato ogni pericolo, e senza sentirmi paranoico, eviterei senz'altro la strada che mi risulta essere la più pericolosa).
Postato da Azioneparallela | 10:02 | commenti (3)
Il sottoscritto
Oggi il sottoscritto ha scoperto di essere tra le firme del Sottoscritto. Non avendo mai sottoscritto nulla in tal senso, pur apprezzando il Sottoscritto e tutti i sottoscritti, ho mandato questa mail a ilsottoscritto@ilsottoscritto.it:
"Io sottoscritto Massimo Adinolfi non sono in Sottoscritto: non essendomi mai iscritto, perché l'avete scritto? Quel che scrivo vi è proscritto né io voglio esservi ascritto. Di togliere il sottoscritto, comunque descritto, dal Sottoscritto, vi è quindi prescritto. Spero per voi che il mio sia un caso circoscritto e che non vi siano altri a forza coscritti. In ogni caso, questo che metto per iscritto l'ho già trascritto altrove, e non sarà sovrascritto, così che il mondo sappia. Lo scrivente, ecc."
Postato da Azioneparallela | 07:53 | commenti (2)
Curiositas et acedia
Bisognava titolarlo come sopra. In mancanza, Voyeurismo e rispetto:
Postato da Azioneparallela | 16:11 | commenti (5)
Operazione veritÃ
Come si evince senza troppi sforzi dalla testata, questo blog è di MASSIMO Adinolfi, non di MARIO Adinolfi, con il quale il sottoscritto non ha, a mia conoscenza almeno, rapporti di parentela.
Per evitare confusione, e soprattutto per non usurpare fama e onori altrui, questo post verrà riproposto una volta a settimana, fino a quando non si verificheranno più equivoci di sorta (nel mondo reale e nel mondo virtuale). Si ringraziano tutti coloro che vorranno contribuire nel mondo alla necessaria operazione verità
Postato da Azioneparallela | 12:52 | commenti (12)
L'impotenza sessuale maschile ha sempre cause psicologiche?
Risposta: "Nonostante che, con l'affinarsi delle tecniche diagnostiche, stia aumentando il riconoscimento di alterazioni organiche alla base delle disfunzioni erettili, vi è sempre in tutti questi casi una componente psicologica.
"E' quindi sempre opportuno effettuare una psicoterapia sessuologica per supportare eventuali terapie farmacologuche o chirurgiche".
No, questo blog non ha cambiato ragione sociale. Ma in vista della IX International Conference on Philosophical Practice, in programma dal prossimo 16 luglio a Carloforte, in Sardegna, ho deciso di introdurvi all'opera del Prof. Dr. Ludovico Edoardo Berra, "medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e counselor ad orientamento filosofico esistenziale", già autore di Oltre il senso della vita. La disinteressata risposta alla domanda frequente sopra riportata è la sua.
(Non ho i titoli del Prof. Dr., però se volete un filosofo per consulente, sono a disposizione. Tanto più che sono in grado di farvi, come Foucault, un'archeologia della pratica filosofico-terapeurtica. Risalendo addirittura all'episodio sul Telefono consolatore della impeccabile signorina Beata, inserito ne Gli amanti latini, in cui la signorina Beata, che deve risolvere i problemi coniugali di Aldo Giuffré, è affiancata dallo psicologo. Che pronuncia le parole decisive (più o meno): "Sta scritto: Bussate, e vi sarà aperto. Ma io vi dico: telefonate, e vi sentirete meglio". Nella foto, al centro, l'ispirato consulente)
Postato da Azioneparallela | 16:34 | commenti (7)
Alle porte
Ora che l'Italia ha perso, I difensori delle radici, dell'identità, dei valori, prendano posizione circa la possibilità di una vittoria della Turchia agli Europei di calcio. Se poi uno pensa che la vittoria potrebbe materializzarsi a Vienna, dove meno di 350 anni fa...
Postato da Azioneparallela | 14:56 | commenti (2)
Esame di maturitÃ
Ancora polemiche sull'esame di maturità. E voglio vedere, direte voi: le tracce sono piene zeppe di errori.
Ma io mi riferisco alla prova di filosofia. Quale prova di filosofia?, direte voi. Quella che si tiene in Francia.
Ecco le due domande tra le quali scegliere:
Si può educare la percezione?; E' possibile una conoscenza del vivente?
Niente male, non è vero? In alternativa c'era un testo di Sartre, di non facile domesticazione. E su Libération si incavolano un po': qui la vogliono rendere così difficile per dire che, insomma, non è il caso di continuare con questa sorta di formazione dello spirito critico (tale sarebbe prevalentemente l'insegnamento attuale della filosofia in Francia), e meglio sarebbe passare alla più robusta storia delle idee. Senza di che, l'esame non si passa.
Che dire? Rispetto alle polemiche che investono le prove italiane, è tutto grasso che cola.
Postato da Azioneparallela | 09:46 | commenti (2)
Opposizione ondulante
Sotto un titolo gentile, l'articolo di oggi, su Il Mattino:
Postato da Azioneparallela | 14:24 | commenti (2)
Domande
"L'etica pubblica si fonda sulla contrattazione fra poteri forti o ha un fondamento prepolitico?", si domanda il filosofo della politica Vittorio Possenti.
O almeno se lo domanda il titolista de Il Foglio, perché io non ho letto e non so se avrò il tempo di leggere l'articolo. Sto perciò a titolo e sottotitolo.
E rispondo: ma non è che per caso vi siano poteri forti anche dalle parti del prepolitico? E il politico deve per forza essere lo spazio dei poteri forti?
Secondo me, come sottotitoli, le mie domande vanno anche meglio di quelle di Possenti.
P.S. Quanto al titolo, quello era: Religiosamente laici. E lo capisco, visto che di essere laicamente e non clericalmente religiosi non se ne vuol parlare.
Postato da Azioneparallela | 14:55 | commenti (1)
Alla scuola del realismo
Enrico: - Papà, perché non compriamo una macchina nuova ogni giorno? --
Renata: - Ma sei pazzo? Così diiventiamo subito poveri -.
Enrico: - Ma io voglio diventare povero! -.
Renata: - E vuoi morire di fame, di sete, senza più giocattoli? -
Enrico: - Ah già. Non ci avevo pensato -.
Postato da Azioneparallela | 14:37 | commenti (1)
La nuova stagione
Effettivamente, fa un po' impressione
Postato da Azioneparallela | 11:51 | commenti (2)
Necessità e urgenza di polemiche razionali
“La necessità non è una situazione oggettiva, implica soltanto un giudizio o una valutazione personale. In fondo, sono straordinarie e urgenti solo le situazioni definite tali”. Misuriamoci con questa molto filosofica considerazione, senza rivelare, per ora, se sia tratta dalla dialettica trascendentale di Kant o dal saggio sul concetto del politico di Carl Schmitt. E domandiamo: davvero, “in fondo”, le cose stanno così? Bisogna essere abbastanza postmoderni, o comunque assai lucidamente disincantati, per pensarlo. Per pensare, poniamo, che se si verifica un terremoto di proporzioni catastrofiche la situazione non è affatto straordinaria e urgente, o almeno non finché qualcuno, ad esempio il governo, non la definisca tale.
(continua)
Postato da Azioneparallela | 12:48 | commenti
Cinque piccoli particolari
Uno trascorre un tranquillo pomeriggio a pranzo fuori, la prima comunione del primo nipote, con i bimbi che giocano tutto il tempo nel parco giochi, un bel sole, un bel venticello, e non vuoi che a cinque minuti dalla fine, quando tutto sembra essere andato per il verso giusto, qualcuno si accorga dei cinque piccoli particolari: una è più alta, l'altra più bassa; una è più scura, l'altra più chiara; una è più nuova, l'altra più vecchia; una a pianta larga, l'altra più stretta; una a punta quadrata, l'altra più appuntita?
(Però vi assicuro, le mie scarpe erano entrambe marroni)
Postato da Azioneparallela | 23:07 | commenti (1)
-Ibile, -eide
"Che il PD non abbia la vocazione al dibattito interno e alla valorizzazione della diversità di opinioni lo si vede benissimo aprendo il sito ufficiale del partito. E' pura veltroneide" (Mario Barbi, su il Riformista).
Basta la parola. Lascio perdere il giudizio sul PD, l'analisi del voto, l'azione politico-programmatica, la democrazia e il dibattito interno, e sposo la parola. Concedo tutto, purché mi si conceda la parola. Veltroni è, più precisamente, una Veltroneide. Non come l'Eneide, però, ma come le storie di Topolino.
(Per nobilitare il post, la butto in filosofia. Paolo Virno, Parole con parole. Poteri e limiti del linguaggio: "Certo, non si può pronunciare senza imbarazzo qualcosa come 'Paolibile', 'Giovannibile', 'Elenibile': ma la trasformazione dei nomi propri in altrettante disposizioni sarebbe, forse, una mossa grammaticale in grado di simboleggiare il paradosso della contingenza".
Il guaio è che, invece che in -ibile, i nomi si trasformano in -eide. E l'individuale non si fa potenziale, ma caricaturale).
Postato da Azioneparallela | 15:48 | commenti
Non ce l'ho fatta
Non ce l'ho fatta a ignorare, come si dovrebbe, Luca Volonté. Sicché vi linko il suo impeccabile articolo su L'incredibile cinismo dei genitori di quei genitori di Foggia, ma poi anche l'incredbile cinismo dell'onorevole Volonté, post di Antonio Vigilante, che conosce la vicenda.
(grazie a bioetiche).
[Mi dispiace di avere appreso solo adesso la vicenda. La petizione non ha più senso firmarla, ma dargli visibilità credo sì. Perciò la ricopio qua sotto (questo il link)]:
Davide è nato il 28 aprile agli Ospedali Riuniti di Foggia. Subito dopo la nascita è stato trasportato in terapia intensiva neonatale per uno pneumotorace. Nelle ore, nei giorni successivi le notizie si sono susseguite, in un crescendo che ha via via eroso la speranza: Davide forse non ha i reni, Davide certamente non ha i reni, Davide ha la sindrome di Potter. Nome simpatico per una malattia terribile. I bambini affetti da sindrome (o sequenza) di Potter non hanno i reni, hanno i piedi torti, non hanno o hanno poco sviluppati gli ureteri e la vescica, hanno malformazioni al viso (facies di Potter) e, nel 60% dei casi, malformazioni intestinali ed anorettali. Nel caso di Davide, a ciò si aggiunge l’altissima probabilità di danni cerebrali per mancanza di ossigeno durante il parto. La prognosi per la sindrome di Potter è “costantemente infausta” (R. Domini-R. De Castro, Chirurgia delle malformazioni urinarie e genitali, Piccin, Padova 1998, p. 96). Quasi tutti i bambini affetti da questa malattia muoiono subito dopo il parto. Nel caso di Davide, le cose vanno diversamente. Il bambino sopravvive alle prime ore. Nei giorni successivi le sue condizioni polmonari migliorano, fino a non rendere più necessaria la respirazione artificiale.
Nel raccontare i nudi fatti abbiamo tralasciato di riferire lo stato d’animo dei genitori. Non occorre spendere molte parole: ognuno può figurarselo. I genitori di Davide passano dalla felicità per la nascita al dolore, alla speranza che cerca di alimentarsi frugando nelle pieghe dei resoconti dei medici. I quali, però, di speranze non ne lasciano. L’indicazione che ricevono dai sanitari è chiara: un bambino con quella malattia non può sopravvivere, insistere sarebbe egoismo. Si rassegnano, comprendono. E’ doloroso, ma bisogna fare i conti con la realtà. Quando Davide comincia a respirare da solo, la situazione cambia di colpo. Ai genitori, che con non poca sofferenza hanno accettato una situazione così disperante, si chiede ora di fare una scelta: evitare ogni ulteriore trattamento, oppure autorizzare la dialisi. Non è una scelta facile. Nessun genitore vorrebbe arrendersi alla morte del figlio. Ma la dialisi è forse, in questo caso, una forma di accanimento terapeutico. Una terapia dolorosa ed invasiva che con ogni probabilità non eviterà a Davide la morte. I genitori sono confusi. Non è facile passare dalla gioia al dolore alla speranza alla rassegnazione. Né è facile capire cosa è bene e cosa è male per Davide. Chiedono tempo. Vorrebbero discuterne con il comitato etico dell’ospedale. Nella rivista eMedicine si legge che nel caso di sindrome di Potter con pneumotorace “può non essere indicato un ulteriore trattamento”, e che “la decisione dev’essere presa dopo una discussione con i genitori”. Così vanno probabilmente le cose all’estero; non in Italia. Nessuna discussione, nessuna riunione del comitato etico. Con un atto di forza incomprensibile ed umanamente deprecabile, il primario del reparto di terapia intensiva degli Ospedali Riuniti si rivolge al Tribunale per i Minori di Bari per chiedere la sospensione dei genitori di Davide dalla potestà genitoriale, ottenere di esserne nominato tutore e autorizzare, in quanto tutore, il suo trasferimento presso un ospedale attrezzato per la dialisi. Viene accontentato. Con provvedimento del 10 maggio il Tribunale per i Minori di Bari sospende la potestà genitoriale dei genitori di Davide. La decisione è presa “inaudita altera parte e senza ulteriori approfondimenti del caso”, dice il provvedimento. Che vuol dire: senza ascoltare i genitori di Davide e senza nemmeno chiedersi cos’è una sindrome di Potter.
Ora Davide si trova presso l’ospedale Giovanni XXIII di Bari. Vi è stato trasportato senza che i genitori venissero informati; hanno saputo dove si trovava il figlio solo a trasferimento avvenuto. Ai medici dell’ospedale di Bari, persone umane e premurose, non sono stati forniti i numeri di telefono dei genitori di Davide.
Le condizioni di Davide sono attualmente disperate.
Non è facile, in situazioni così gravi e difficili, fare la cosa giusta. Sbagliare è comprensibile, sempre; in questi casi lo è di più. Ma è difficile non scorgere in alcuni passaggi della storia che è stata raccontata una incomprensibile insensibilità nei confronti di persone che si sono trovate ad affrontare un grande dramma umano. Il provvedimento di sospensione della potestà genitoriale è offensivo e umiliante, ed ha arrecato una grande sofferenza psicologica a persone già duramente provate.
Per questo chiediamo che il provvedimento venga sospeso e che venga riconosciuto ai genitori di Davide Marasco il diritto di dire la loro sul futuro di loro figlio e sui trattamenti medici cui sottoporlo.
Postato da Azioneparallela | 09:07 | commenti (9)
Il cantiere aperto della laicitÃ
Postato da Azioneparallela | 15:04 | commenti (6)
Laicità positiva: una vacanza, una seduta, un sms (e una domanda demoniaca)
1. Vacanza a Maiori, Costiera amalfitana. Sul mare. Due adulti e tre bambini: una notte, due pranzi. Spesa complessiva: 120 euro. Presso gli amici di San Francesco, nella Casa adiacente la chiesa: se non è laicità positiva, questa...
2. Di ritorno da una faticosa giornata al mare, nell'androne buio e fresco, con gli occhi ancora abbagliati dal sole, perdo di vista Enrico. - Enrico, dove sei? -. - Sono qui, papà. Sono seduto su Dio -. Che poi in realtà non era Dio, ma l'immagine di un santo barbuto, su una lastra di pietra che giaceva in un angolo dell'androne.
3. Mando un messaggio via sms, e mi accorgo che il programmino di scrittura veloce del mio cellulare mette al primo posto "sarà", al secondo "papa", e solo al terzo "papà". E poi dice che la presenza della Chiesa, ecc.
4. Leggo stamane: "Il mio governo non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa". Concedo totum: valori irrinunciabili, presenza pubblica, libertà di esprimere il proprio pensiero su tutto (in verità: son cose che concedo volentieri a tutti), ma compiacere... Non sarà che la famosa tentazione demoniaca alberghi nelle parole con cui non il leader di un partito, ma il Presidente del Consiglio ha espresso "l’apprezzamento che il Papa ha voluto dare al nuovo clima che si è instaurato in Italia con l’avvento della nostra parte politica al governo"?
(Morale: una cosa è sedersi, un'altra sdraiarsi).
Postato da Azioneparallela | 11:20 | commenti (4)
E il comitato nazionale di bioetica non dice nulla?
Postato da Azioneparallela | 19:11 | commenti (2)
Finitudine finitezza
Chi l'avrebbe mai detto che la mia vecchia tesi di laurea sarebbe finita sulle pagine de L'espresso!! Sarà stato per giustificare l'appellattivo di "giovane". Oppure per il titolo, sufficientemente spaventevole per dare l'idea dello studio accademico. E dire che il titolo originario, che aveva l'ancor più orrifico "finitudine" al posto di "finitezza", mi costò una borsa di studio all'Istituto di Studi Storici di Napoli. Il fatto è che francesizzava troppo, esistenzialeggiava troppo, Kant essendo, ad evidenza, tedesco e non francese, e non esistenzialista, ma casomai razionalista (critico, però), sicché secondo gli esaminatori il titolo era già così sbagliato, ma così sbagliato, da rendere sostanzialmente inutile la lettura di quel che veniva dopo il titolo.
P.S. E quest'anno, per la prima volta da quel dì, gli studenti cassinati si sono beccati il mio primo corso kantiano sulla deduzione. A volte anche i più tremendi traumi possono essere superati.
Postato da Azioneparallela | 11:55 | commenti (3)
Quel che la fede
"Quel che la fede può fare non è dirti cosa è giusto, ma darti la forza di fare ciò che è giusto"
Chi l'ha detto?
a. Hermann Melville b. Friedrich Nietzsche c. George W. Bush d. Tony Blair e. Padre Pio f. Martin Lutero g. Papa Giovanni Paolo II h. Daniel Dennett i Madonna l io.
(Che poi mi piacerebbe sapere da voi se queste parole contengano un biasimo o un elogio. So quel che ne penserebbero Socrate o Spinoza, mi domando cosa ne pensiate voialtri)
Postato da Azioneparallela | 23:04 | commenti (12)
Prolusione
Postato da Azioneparallela | 12:38 | commenti
Sfide culturali
"Parlare di tensione vuol dire escludere qualsiasi tipo di traduzione della morale in psicologia morale, di questa in neurobiologia e tanto meno l'instaurazione di un nesso causale o funzionale tra cervello e comportamento. Tale tensione chiama piuttosto in causa la persona che s esprime attraverso il suo cervello e, di conseguenza, può viverlo in maniera anche contraddittoria, passiva e al tempo stesso attiva: come oggetto fisico che una malattia può distruggere o indebolire e che la scienza insegna a conoscere, ma anche come parte di sé con cui intrattenere un rapporto consapevole" (L. Boella, Neuroetica, Cortina, Milano 2008, p. 51).
La persona che si esprime attraverso il cervello? Vivere il proprio cervello in maniera contraddittoria? Intrattenere un rapporto consapevole col proprio cervello? Molte e appassionanti sono le sfide culturali che ci attendono.
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