Situazionismo
A proposito del passo compiuto ieri, mancavo di dire che, per equilibrare, al mattino avevo acquistato Lotta comunista, che sotto la testata recita: Proletari di tutti i paesi unitevi. Organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista. Opposizione proletaria all'imperialismo europeo e all'imperialismo unitario.
(Con un gesto altamente situazionista, ieri stavo per lasciare distrattamente il foglio nella sede del comitato di uno dei candidati alla carica di segretario del PD. Poi non ho avuto cuore, ma devo dire che l'analisi del risultato elettorale - "Il PD preso in contopiede dal nuovo interventismo di Stato" - condotta sulla base dei dati forniti dall'Istituto Cattaneo, era fatto molto bene e sarebbe potuta tornare assai utile).
Postato da Azioneparallela | 16:38 | commenti
Insegnamenti metafisici
Enrico (a tavola, dopo avere seguito un certo spot): - Papà, ma che cosa ci vuole per fare il legno? -
Io: - Un albero -.
Enrico: - E per fare un albero? -
Io: - Un seme -.
Enrico - Eh? -.
Io: - Sì. Dal seme crescerà l'albero -:
Enrico: - E per fare un seme? -.
Io: - Un frutto-.
Enrico: - E per fare un frutto? -
Io (con tono di soddisfazione): - Un fiore! -
Enrico (insofferente e palesemente insoddisfatto per le continue risposte): - E allora per fare Dio? -.
Io: - Un altro dio? -.
Enrico: - E come ci fa a esserci un altro dio prima di fare Dio? -
Io: - Giusto. E allora come si fa? -
Enrico: - Dio non si fa. Dio esiste da sempre. Non hai capito, papà! -.
Postato da Azioneparallela | 16:30 | commenti (1)
Ora fatale
Stasera ho preso la tessera del PD. (A Baronissi, per ora siamo in nove)
Postato da Azioneparallela | 22:09 | commenti (6)
Ti odierò finché campo
Non ho avuto cuore di tradurre, ma una reazione così dura a una stroncatura io non l'ho mai letta:
Postato da Azioneparallela | 21:08 | commenti (1)
Rifare i conti con la Cina
La visita del presidente cinese Hu Jintao, dieci anni dopo la precedente visita di Jiang Zemin, segna una nuova tappa nei rapporti fra il nostro Paese e la Cina. Secondo l’ex ministro De Michelis, presidente del comitato strategico della fondazione Italia-Cina, la visita di Hu è «la ricaduta indiretta più importante dello svolgimento in Italia del G8». Bastano i numeri che il colosso economico cinese può vantare per rendere ben fondato questo giudizio. Fatti tutti i migliori auguri all’esito di questi incontri ad alto livello, che potranno solo intensificare scambi e cooperazione, rimane comunque il fatto che un alone di inquietudine politica e culturale continua a circondare il confronto con la Cina.
È così dal tempo dei viaggi missionari, nel ’600, quando i gesuiti che ripercorrevano i sentieri dell’antica via della seta giungevano al cospetto di una civiltà antichissima e stupefacente, con cui però era difficile trovare punti di contatto. Tornavano in patria dopo lunghi anni, riportando le «strabilianti ultime novità della Cina», e lasciavano gli europei divisi fra quanti si convincevano che si trattava dell’Impero del Demonio, che si doveva «distruggere per stabilirvi quello di Gesù Cristo», e quanti, invece, se non pensavano addirittura che Cristo e Confucio avessero insegnato le stesse cose, credevano tuttavia che la «filosofia naturale» dei cinesi, cioè la loro visione del mondo, non fosse troppo distante dalla nostra: non al punto che non si potessero trovare insieme le strade del reciproco rispetto e della reciproca comprensione. Il fatto è che oggi come allora non è semplice prendere le misure al colosso asiatico. Il terreno di confronto si è spostato dal piano culturale e religioso a quello economico e politico, ma le incertezze nella condotta occidentale permangono, tanto negli Usa quanto in Europa (e di conseguenza anche in Italia, spesso all’interno dello stesso schieramento politico). In effetti, finché le potenze europee hanno potuto sfruttare il vantaggio competitivo accumulato nel corso dell’800, dalla rivoluzione industriale in poi, la Cina non ha rappresentato un problema. Ma da quando quel vantaggio ha preso ad assottigliarsi, e le stime dimostrano che sotto molti aspetti va riducendosi fino a scomparire, il problema di un nuovo ordine mondiale che tenga conto della crescita economica cinese si pone in forma nuova. È difficile credere che pesi politici (e militari) non si ridefiniscano in conseguenza dei mutati pesi economici e finanziari. Ed è ingenuo assumere che il «miracolo» cinese e il conseguente ridimensionamento dell’egemonia americana possano avvenire senza mutamento alcuno entro la cornice, le regole e le istituzioni internazionali costruite dall’Occidente. Basti pensare al piccolo cenno che si trova nelle ultime dichiarazioni rilasciate da Hu al Corriere della Sera: «Vogliamo rafforzare i controlli sui mercati finanziari e promuovere la riforma sul sistema finanziario internazionale e, appunto, incrementare la rappresentanza e il diritto di parola dei Paesi in via di sviluppo». La domanda è allora: quanto della dottrina neoliberale che ha guidato la globalizzazione negli ultimi trent’anni (il cosiddetto «Washington consensus»), e che la crisi in atto ha già scosso, rimarrà immutato con l’inedita presa di parola dei Paesi in via di sviluppo guidati dalla Cina? E poiché, come diceva Schumpeter, i mercati finanziari sono «il centro di comando del sistema capitalistico», come escludere che avvengano mutamenti significativi dalle parti del «centro di comando»? Il filosofo francese Deleuze riconduceva la differenza fa la Cina e l’Occidente a quella che corre tra l’antico gioco orientale del go e gli scacchi. Gli scacchi sono un gioco di presa, di cattura: Bianchi e Neri si mangiano i pezzi avversari. L’ultimo ad essere catturato sarà il Re, e allora lo a partita avrà termine. Nel go, invece, si dispongono quietamente, una dopo l’altra, le pietre bianche e nere sulla scacchiera (il «goban»), allo scopo non di catturare e annientare l’avversario, ma di formare territori sempre più ampi, circondando o mettendo fuori uso le forze avversarie. Nella dottrina cinese ufficiale dell’«heping jueqi» - che più o meno vuol dire: emergere rapidamente ma pacificamente - c’è forse qualcosa della strategia di quell’antico gioco. Hu Jintao e i dirigenti cinesi non mancano da anni di rassicurare l’Occidente: nessuna corsa all’egemonia, all’uso della forza, agli armamenti, a una nuova divisione del mondo in blocchi contrapposti; ma nei territori che si scompongono e ricompongono sulla scacchiera del mondo, qualcosa, pacificamente ma rapidamente (e inesorabilmente), va cambiando.
Postato da Azioneparallela | 14:09 | commenti (2)
Cartine
Al termine di un lungo articolo in cui spiega come coi personaggi romanzeschi non si può scherzare Umberto Eco conclude che dunque, data l'irrefutabilità di asserzione del tipo: "Superman è Clark Kent (e viceversa)", si può concludere che "la funzione epistemologica degli asserti romanzeschi è che possono essere usati come cartina di tornasole per l' irrefutabilità di ogni altro asserto".
Usiamoli. Io dico: "Garibaldi aveva la barba". Eco mi spiega che di sicuro è un asserto dubitabile (basato com'è su fonti storiche, documentali, iconografiche, ecc. ecc.) e non su un'esperienza diretta irrefutabile, Ma se io capisco questa spiegazione, non vedo cosa aggiunga l'uso dell'asserzione tipo di Eco. L'uso dell'asserzione tipo di Eco mi serve piuttosto nel caso non capisca cosa mai voglia dire "irrefutabile". Allora Eco potrebbe dirmi:vedi questa proposizione? Questa è irrefutabile, la tua non lo è allo stesso modo.
Bene. E se io rispondessi: "Oh bella, tu parli di un mondo fittizio, e la tua è l'irrefutabilità di un'asserzione riferita a un mondo fittizio. Non sarà che il tuo asserto è irrefutabile perché riferito a un mondo fittizio? E perché mai "vero in un mondo fittizio" dovrebbe fungere da cartina di tornasole di ciò che vuol esser vero rierito a un mondo reale? Facciamo così: io chiamo "mangiassassi verde" quell'animale che vive sotto terra, mangia i sassi ed è di colore verde. Non ti pare ora irrefutabile l'asserzione che il mangiasassi è quell'animale che vive sotto terra, mangia i sassi ed è di colore verde? Serve a qualcosa ora l'assumere tutto ciò a cartina di tornasole di alcunché?"
Le cartine: non sempre c'è da fidarsi (e nemmeno delle asserzioni tipo di Eco, come ricorda Luca, che mi ha segnalato il suo articolo)
Postato da Azioneparallela | 11:15 | commenti (1)
Tra le colline senesi
"Non riesco ad abituarmi a come scende la notte"
Postato da Azioneparallela | 15:47 | commenti (4)
Il centro di comando
"Sul mercato finanziario agiscono tutte le condizioni della vita della nazione, tutti gli eventi politici, economici e naturali, tutti i progetti e le prospettive riguardanti il futuro del sistema economico [...]. I mercati finanziari sono e sono sempre stati il centro di comando del sistema capitalistico".
(A commento di questo articolo, da J. Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico, cit. in G. Arrighi, Adam Smith a Pechino. Genealogie del XXI secolo, Feltrinelli 2007, grande libro che finalmente sono riuscito a finire. In memoria dell'autore)
Postato da Azioneparallela | 15:23 | commenti
PubblicitÃ

Postato da Azioneparallela | 07:16 | commenti
50 centesimi
Postato da Azioneparallela | 23:03 | commenti
D ci piace
Pare che al prossimo Congresso del PD, nonostante lo spirito del Lingotto, i piombini non vogliano più Mi fido di te come colonna sonora. Io ho una modesta proposta, al riguardo, che ha il pregio di indicare già il profilo del prossimo segretario del PD:
Beh insomma... modestamente...
Il mondo di fuori non cambia colori
facciamoci sotto gli diamo due mani
Tutti d'accordo? D'accordo!!
Tutti d'accordo? D'accordo!!
Da questa mattina facciamo sul serio
chi vuole sognare lo faccia davvero!
Tutti d'accordo? D'accordo!!
Tutti d'accordo? D'accordo!!
A ci piace perchè parla con il cuore!
B ci piace perchè è buono come il pane!
C ci piace perchè sogna e fa sognare!
D ci piace perchè è il più più che speciale!
Postato da Azioneparallela | 15:06 | commenti (2)
Giovani idee
Ma che lo facciamo a fare, il congresso del PD? Repubblica sa già cosa la base vuole. La base poi sta alzando la voce, quindi come si fa? Ratifichiamo il sondaggio di Repubblica: primarie con Debora, Serracchiani segretario, via tutti (vecchie facce, nomenklatura, cardinali), e ripartiamo.
("Giovani idee"? Ma se Repubblica dice 'sta cosa da quando è nata? Che poi siano arrivate ad essere giovani pure le idee: beh)
Postato da Azioneparallela | 07:37 | commenti (1)
Il punto metafisico
Postato da Azioneparallela | 15:53 | commenti (4)
La giostra della famiglia in vacanza
Postato da Azioneparallela | 10:50 | commenti (1)
Il socialismo sostituito dal nuovismo
Si dice: i partiti che in Europa appartengono al campo socialista hanno subìto con il voto di giugno una dura sconfitta. La cosa è tanto più significativa in quanto la consultazione si è tenuta in un momento di crisi: sarebbe stato perciò naturale attendersi un risultato importante per la sinistra, che poteva tornare a cavalcare le sue ricette tradizionali nelle materie economiche e sociali. E invece non è andata così. La sinistra ha perso in quasi tutta Europa, mentre il Partito popolare risulta essere di gran lunga, nel Parlamento di Strasburgo, il primo raggruppamento. Si dice così, e si conclude: dunque alle socialdemocrazie europee tocca mettersi con maggiore convinzione sulla strada dell’innovazione, della rottura col passato, dal momento che con il voto nulla o quasi del vecchio patrimonio politico e ideologico pare essersi salvato. Se poi si traduce nel linguaggio della politica italiana questo ragionamento sembra che esso conduca diritti a quello «spirito del Lingotto» che aprì due anni fa, con il discorso di Veltroni a Torino, la prima stagione del Partito democratico. A quello spirito, infatti, nonostante i suoi progetti di vita lo portassero altrove, è tornato di recente l’ex segretario, senza tuttavia spiegare quando esso sarebbe andato smarrito, visto che lui stesso, che lo ha enunciato e impersonato, ha tenuto la segreteria del Pd fino al febbraio scorso, e che a sostituirlo dopo le dimissioni, per affrontare il voto europeo, non è andato un suo acerrimo oppositore ma il vicesegretario Franceschini, che ha tuttora il suo leale e convinto sostegnoA ogni buon conto, nel discorso del Lingotto si diceva analogamente: «L’Europa è andata a destra perché la sinistra è apparsa imprigionata, salvo eccezioni, in schemi che l’hanno fatta apparire vecchia e conservatrice, ideologica e chiusa». Se questo era vero (e in realtà era solo parzialmente vero), allora la domanda, riferita all’oggi, è se il Partito socialista di Zapatero o il Partito laburista di Brown si siano presentati alle scorse elezioni di giugno ancora nella forma «ideologica e chiusa» che il discorso del Lingotto imputava loro, e se, soprattutto, hanno perso per questo. La domanda è poi, per venire all’Italia, se il partito democratico, guidato da Veltroni e Franceschini, abbia conservato, nei due anni che lo separano dal Lingotto, una tal forma «ideologica e chiusa» - e in tal caso a chi poi se ne dovrebbe imputare la responsabilità, visti i ruoli dirigenti da loro ricoperti. In realtà, si vede bene che è piuttosto il contrario. Che almeno per il caso italiano le cose sono andate diversamente. Che cioè il Pd, che nel discorso del Lingotto si presentava come un partito del tutto nuovo, come il partito del nuovo millennio, non è apparso affatto imprigionato in una forma «vecchia e conservatrice, ideologica e chiusa», perché è apparso, casomai, stentare a trovare una forma che fosse una. Sul concetto di ideologia ci sarebbe poi da intendersi. Nel linguaggio corrente, e nel discorso del Lingotto, il termine, oltre a significare qualcosa di brutto e impresentabile, indica un insieme compatto di idee, abbracciate però indipendentemente dai fatti e adoperate come chiave generale di interpretazione dei fatti stessi: qualcosa come un partito preso, insomma. Poi però uno guarda i risultati delle europee, e scopre che i due partiti usciti vincitori dalle urne, l’Idv e la Lega, sono le due formazioni a più alto tasso di «partito preso»: quelli cioè di cui si può sapere cosa pensano i loro dirigenti intorno a questo o a quello ancor prima di leggere le loro dichiarazioni - mentre al contrario, nel caso del Pd, è difficilissimo sapere in anticipo quale linea mai prenderà. Forse anche il partito tutto programmatico e anti-ideologico sin qui immaginato, nello spirito del Lingotto, ha bisogno di qualche bussola in più. Tutto questo non significa che bisogna far macchina indietro e tornare appagati ai vecchi partiti di una volta. Ma poiché alla prova del voto la sinistra europea è andata avendo già da anni mollato gli ormeggi, e abbracciato una cultura vagamente liberale, è più ragionevole indicare nella confusione ideologica (o più banalmente culturale), sin qui comportata da un generico nuovismo, la prima responsabile delle sconfitte elettorali. Dopo di che, la nuova sintesi politica resta ancora da fare, e il congresso del Pd sarà probabilmente un buon congresso se proverà a farla. Il che però significa: piantare sì nuove radici, ma evitando di carbonizzare i vecchi alberi. Anche perché, per un partito, forse non è il caso di abbracciare euforici le parole di Nietzsche: rotolare «via dal centro verso la x», e affrontare il mare incognito della modernità senza avere né fondamento né scopo.
Postato da Azioneparallela | 20:23 | commenti
Socialdemocrazia e voto europeo
Non entro nel merito della riflessione sul destino delle socialdemocrazie europee che Andrea Romano ha proposto su Il Sole 24 Ore. Mi soffermo solo sull'argomento finale: nel recente voto europeo le sinistre non hanno tratto affatto vantaggio dalla crisi, dice Romano (e questo è un fatto), il che dimostra che le ricette tradizionali della socialdemocrazia non sono più credibili, almeno agli occhi dell'elettorato europeo. E questo però non è un fatto ma solo un'opinione, che peraltro ho sentito far propria anche da Biagio De Giovanni, alla recente presentazione napoletana del suo ultimo, bel libro (A destra tutta, Marsilio).
E' un'opinione, peraltro, discutibile per la banale ragione che non mi pare affatto che le forze di sinistra si siano presentate all'elezioni sbandierando programmi di schietta impostazione socialdemocratica. Non ho il quadro complessivo delle prese di posizione dei diversi partiti aderenti (o quasi aderenti) al partito socialista europeo, ma se devo giudicare dal caso italiano, mi sembra difficile sostenere che il nostro caro partito democratico si sia presentato con un profilo tradizionalmente socialdemocratico e che sia stato perciò punito dagli elettori. Tutt'altro.
Può darsi dunque che la sinistra debba fare ancora molti passi "all'insegna di quello spirito di libertà e innovazione che ne ha segnato la sua più recente e migliore stagione", come scrive Romano, ma può darsi anche che proprio quello spirito, di cui sono impregnate le sinistre europee che hanno governato negli anni Novanta, e con le quali si sono presentate all'appuntamento elettorale, non basti più, in tempi di crisi.
Postato da Azioneparallela | 08:04 | commenti
Duque e Vitiello
Le puntata di Europa, Occident, su Red Tv, si avviano ad essere disponibili (non scaricabili).
Postato da Azioneparallela | 18:59 | commenti (1)
Effetto in quanto
Postato da Azioneparallela | 11:12 | commenti (2)
Il sorriso della giovane cameriera
Postato da Azioneparallela | 07:42 | commenti (1)
L'autore impegnato
"Scurati ha indosso la sua solita scura tenuta oltre al solito sguardo accigliato - non per niente egli è un autore impegnato" - Gaetano Cappelli, intorno al Premio Strega. (Non ho mai letto un suo libro, credo che lo farò)
Postato da Azioneparallela | 19:57 | commenti
Avrà tre grandi anime
Con la consueta antiveggenza, Michele Salvati spiega a Il Foglio quale rotta deve scegliere il PD. Un partito unico, che tenga dentro anche socialisti, comunisti, radicali, dipietristi, e le cui anime politiche e culturali siano identificabili con Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta.
Facile, no? Ha lasciato di là Fini ma, a parte questo, non mi viene in mente neanche un'obiezione
Postato da Azioneparallela | 10:26 | commenti (6)
Obsolescenza
Vorrei affrontare il problema del rinnovamento del PD da cinque punti di vista differenti. Questi.
Postato da Azioneparallela | 11:49 | commenti
Dieci domande (e relative risposte)
Postato da Azioneparallela | 16:42 | commenti (2)
Il contributo di Baruch Spinoza alla discussione Serracchiani/Scalfarotto che impazza su Friendfeed
Dirò che l'idea di Pietro, in rapporto a me, ha maggior perfezione intrinseca dell'idea di Paolo, poiché l'idea di Pietro mi rende felice e l'idea di Paolo mi rattrista. Quando l'idea di Pietro succede all'idea di Paolo dirò che la mia forza d'esistere o la mia potenza d'agire è aumentata o favorita; quando è il contrario - quando, dopo avere visto qualcuno che mi rende felice, vedo qualcuno che mi rattrista - dico che la mia potenza d'agire è inibita o impedita. (A voi sostituire Pietro e Paolo con Ivan e Debora).
(in attesa dei risultati)
Postato da Azioneparallela | 17:07 | commenti
Meta-
Prima che vi dedichiate tutto il giorno ai risultati elettorali, vi segnalo questa notizia: Godard si appresterebbe a fare un film da Gli scomparsi, di Daniel Mendelsohn. Ora, tra le cose notevoli c'è pure il controverso rapporto di Godard con l'ebraismo, di cui parla Pierre Assouline, che segnala la notizia.
(Ma nel blog di Assouline c'è anche qualche parola di Mendelsohn, a cui si chiede cosa pensi dell'interesse di Godard per il suo libro; e la risposta è: "Io sono colpito dal fatto che nei suoi film, Godard esamina i modi di fare un film. Ebbene, nel mio libro, anch'io mi interrogo sulle possibilità della rappresentazione". Il che - com'è chiaro - rende filosoficamente interessanti tanto il libro quanto i film)
Postato da Azioneparallela | 09:14 | commenti
Tra geografia e politica
Postato da Azioneparallela | 16:24 | commenti
Amori
Torno a un mio vecchio amore: "Tre anni fa Antonio Scurati, autore di un romanzo storico, sosteneva che l'unica cosa che oggi uno scrittore può fare è scrivere romanzi storici. Oggi, autore di un romanzo su un fatto di cronaca, sostiene che l'unica cosa che uno scrittore può fare è misurarsi col tempo della cronaca".
Postato da Azioneparallela | 09:30 | commenti (1)
Dentro di loro
Il tema dell'estate assegnato da Il Foglio è: "che c'è dentro di me". Il quale mi pare che dica - se capisco bene - che c'è una cosa che chiamiamo "sé", la quale ha un "dentro" (e immagino anche un "fuori", però evidentemente meno interessante), in cui ci sarebbe "qualcosa", che però non è ben chiaro cosa sia, perché altrimenti non staremmo a ragionarci sopra per l'intera estate. Nonostante questa poca chiarezza, ci sarebbe già un nome per questa "cosa" che si trova "dentro" di "sé" ma che non si sa bene che cos'è, ed è, stando a Il Foglio, "coscienza". Oppure la "coscienza" è ciò che serve per cercare quel che c'è "dentro" di "sé": ma allora dove si trova, a sua volta, la "coscienza"? Oppure chi "ha" coscienza (perché la coscienza è una cosa che si ha - oppure che si è?) sa già, per il fatto stesso di aver coscienza, che ha coscienza, e che ce l'ha dentro di sé? Ma perché per aver coscienza di aver coscienza, bisogna avercela "dentro"? O si tratta di quel che è "dentro" la coscienza, e di cui la coscienza stessa nulla sa? Ma come fa la "coscienza" ad avere un "dentro"? (Son metafore? D'accordo, e allora me le sostituite, per favore, con le espressioni proprie?)
Com'è chiaro, io ho difficoltà non con la ricerca di ciò che è dentro di me, ma con l'assegnare un significato chiaro ai termini che definiscono il campo dentro cui si dovrebbe condurre la ricerca. Presumo che mi si chiederà di non far finta di non capire, e di fare qualche sforzo, per esercitare in prima persona quella riflessione grazie alla quale ciascuno scopre di avere un sé (o scopre di avere un dentro, o scopre che il suo sé ha un dentro?). Come se poi fosse ben chiaro cos'è la "prima persona". In ogni caso, adesso è tardi, ma domani giro la domanda di Ferrara a Renata, di anni otto e mezzo, Enrico, di anni cinque e mezzo, e Mauro, di anni tre, e vediamo se loro capiscono meglio di me cosa si vuole con questa storia di quel che è dentro di loro
Postato da Azioneparallela | 00:56 | commenti (4)
Buone notizie dal satellite
Sul sito di Red TV, cominciano a riapparire le puntate di Europa, Occidente. Per ora, potete ascoltare il primo colloquio, con Vincenzo Vitiello.
Postato da Azioneparallela | 15:33 | commenti
Q.E.D.
Oggi, alla scuola materna di Aiello di Baronissi, c'è stata la festa di fine anno. I bambini di cinque anni, tra i quali Enrico, salutavano le maestre perché dal prossimo anno comincia anche per loro la scuola elementare.
I genitori, a loro volta, han salutato le maestre - c'era pure la maestra Bice che andava in pensione, e quindi i saluti sono stati più calorosi del solito - e anch'io, com'è usanza, ho porto i miei saluti. Ma al momento di andarmene, raccolta la pergamena, il grembiule, i quadernoni, i figli, sono stato richiamato: - il sig. Adinolfi? -, mi dice una mamma. - Sì, sono io - rispondo. - La cerca l'insegnante di religione -. In effetti, non l'avevo salutata: colpa mia che per un vecchio riflesso laicista dò importanza solo agli insegnamenti curriculari. Mi avvicino all'insegnante di religione, la quale mi fa:
- E' lei il sig. Adinolfi? -:
- Sì, sono io -.
- Guardi, volevo avvertirla che ho trattenuto il quaderno di religione di suo figlio -:
- ?? -.
- Siccome sono in prova, devo documentare il lavoro svolto quest'anno, e ho scelto il quadernone di Enrico perché è quello meglio riuscito. Poi glielo farò avere, non si preoccupi -:
Guardo i quaderni, guardo la maestra:
- Lei legge per caso il mio blog? - le chiedo.
- Blog? -.
- No, niente, non si preoccupi. Allora mi avvertirà la scuola quando potrò ritirare il quaderno -.
- Si grazie -.
- Arrivederci -.
- Arrivederci -.



